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Intervista al prof. Serianni

Premessa

È un topos dell’oratoria celebrativa la dichiarazione dell’insufficienza delle parole rispetto alla grandezza dell’oggetto o del soggetto che intende rappresentare: non è il nostro caso. Nello scrivere queste righe, sono proprio le parole a prendersi una vendetta sulle freddezze dei trattati di retorica e a mostrare il contrario, affannandosi tempestosamente a ricambiare l’affetto con cui il professore le studia, le pronuncia, quasi le accarezza. In maniera assolutamente democratica, perché anche le minoranze hanno i loro diritti. Ecco allora tornare in auge, dissotterrati dagli orti degli autori più nascosti della nostra letteratura, termini dimenticati ma non per questo privi di vigore, anzi spesso più efficaci e orgogliosi di tante parole sconsacrate dal quotidiano logorio: da ginepraio a giacitura, da specola a spesseggiare, fino all’utilissimo (per gli studi di linguistica) disambiguare. Profondità della ricerca, esempio didattico, sensibilità linguistica e composta ironia cospirano a trasmettere un modello vincente di umanesimo, che punta a restituire dignità alla parola, in un mondo contento di sentir suonare il sì.
Una contentezza che non si esaurisce nei tempi stretti dei corsi semestrali, spesso ne travalica i limiti e induce gli studenti a seguire le interessanti monografie, dopo l’istituzionale corso di grammatica storica italiana. La rincorsa delle parole esce dalle porte dell’aula di geografia e conquista i minuti (mai più di dieci) dell’intervallo, trascorsi entusiasticamente davanti alla macchina del caffè, tra curiosità etimologiche e apprezzamenti di testi poetici, non senza confidenze su personali scoperte letterarie. Un magistero alto ed esigente, ma capace di far valere le doti di platee numerosissime distudenti teneramente ricordati col nome di battesimo, anche a distanza di tempo, in un dialogo virtuoso che ci ricorda quotidianamente le ragioni autentiche degli studi umanistici.

E. Cerroni

Intervista al professor Serianni

Primo giorno del corso monografico su Pascoli, inizia il nuovo ciclo di lezioni; questo è il giorno fissato per l’intervista con il professore. In attesa di poter conferire con lui una lunga fila di studenti accalca il corridoio. La prima cosa che facciamo una volta entrati è far leggere la presentazione al professore, che legge interessato, ridacchia e appena termina ci dice sono commosso, grazie.
Iniziamo subito con la prima domanda:
– Professore, come spiega la sua grande popolarità, nonostante il fatto che non regali voti agli studenti?
Il professore si schermisce, ci risponde non è giusto fare autocelebrazione e accettiamo di buon grado la risposta, al giorno d’oggi è difficile trovare simili esempi di umiltà quindi consideriamo la risposta più che esaustiva. Incalziamo chiedendo:
– Potrebbe però fare paragoni con altri professori che lavorano in questa università, avrà pur sentito voci di corridoio, saprà come si lavora abitualmente.
- Per sapere come lavora un collega dovrei seguire le sue lezioni, cosa che non ho modo di fare, quindi non posso esprimere alcun giudizio. Posso però affermare per quel che mi ruguarda che dal 1974, anno in cui ho iniziato l’insegnamento, non ho mai usufruito di un anno sabbatico, devo dire che trascorrere un anno intero senza corsi e senza studenti mi immalinconirebbe.
Capiamo che non è il caso di insistere, passiamo quindi ad altro.
– Professore, nell’articolo si parla di “composta ironia”; quanto pensa che possa contare l’aspetto scherzoso, durante una lezione di una materia che, in realtà, offre poca esca per slanci poetici o letterari?
- Ogni discorso è sempre tenuto di fronte ad un uditorio e con esso è tenuto a fare i conti. L’uditorio spesso si distrae e una lezione di due ore riesce inevitabilmente pesante, quindi la battuta ha il compito di risvegliare l’attenzione degli ascoltatori e di alleggerire un discorso pesante.
-Molti studenti sono spesso stupiti dal fatto che lei ricorda molti nomi, ed altri dati ancora, di chi abbia frequentato le sue lezioni o dato esami con lei. Come è possibile, considerando anche l’alta affluenza che caratterizza i suoi corsi?
Il professore in questo caso fornisce subito, senza pensarci, una risposta abbastanza articolata; segno, forse, del fatto che non siamo i primi ad aver posto questo quesito.
- Dunque, ho due motivazioni principali. Innanzitutto bisogna premettere che non ho questa grande memoria che mi si attribuisce, poi non sono un gran fisionomista; quindi assimilando altri dati, oltre al nome, di uno studente questi si sostengono tra loro e mi consentono di ricordarlo. Spesso mi ricordo la scuola superiore che ha frequentato, o il luogo di origine. L’altra motivazione dipende dal mio investimento nella didattica, quindi di necessità il rapporto con gli studenti viene in primo piano.
- A molti studenti piace l’analisi del canto di Dante, che si trova alla fine del suo manuale di grammatica storica. E’ un esercizio che ha battezzato lei? Ne ha compiuti altri, magari anche pubblicati?
-No. È un lavoro utilizzato solo in questo caso che ho riadottato dal mio maestro, Arrigo Castellani, che aveva l’abitudine di commentare i primi 51 versi di alcuni canti danteschi. È però solo uno strumento che ormai non utilizzo più in sede d’esame, perché alcuni studenti tendono a memorizzare senza comprendere il procedimento; quindi ora faccio analizzare parole estratte a caso da quotidiani o libri che mi trovo sottomano al momento dell’esame.
Chiediamo allora al professore di citare i primi nomi che gli vengono in mente di autori italiani. Per simpatia, amore o comunque predilezione.
- Dante e Manzoni.
– Se invece parlassimo di autori stranieri?
- Tra i prosatori, direi Cechov. Quanto ai poeti, più che alle letterature straniere moderne, risalirei ai classici e, dovendo indicare un nome, direi Orazio.
– Qual è il suo rapporto con Leopardi?
- Se si dovesse dar credito solo agli esami universitari, per quanto riguarda le conoscenze di ogni studente, io dovrei conoscere solo Leopardi. Nel clima “liberato” seguito alle proteste studentesche del ’68 si usava far portare agli studenti all’esame un solo autore completo, senza letteratura. Io per il mio unico esame di Letteratura Italiana scelsi proprio Leopardi, che mi piaceva e mi piace molto.
– Qual è il suo rapporto con Parini, e con Carducci?
- Mi piacciono molto entrambi, perché sono classicisti ma anche ironici. Sono cantori della modernità ma la filtrano con sapienza classicistica.
– Quali sono gli autori, o l’autore, che invece non le piacciono?
– Devo dire che il la letteratura contemporanea mi lascia più freddo; non è un caso se non ho mai dedicato un corso a questo argomento.
– Lei al termine dei suoi corsi avanzati scrive il proprio numero di cellulare alla lavagna ed invita la platea (sempre superiore ai cento studenti) a chiamarla in caso di necessità. Non le è mai capitato di essere disturbato o di pentirsi di questa scelta?
– No. Del resto non segretare il numero di cellulare è un po’ una necessità, visto che non utilizzo la posta elettronica, sia per difesa da intrusioni poco desiderate, sia perché al giorno d’oggi è caduto in disuso il Galateo epistolare, per cui si leggono spesso e-mail indirizzate a docenti che iniziano con “Salve, devo prendere quattro crediti…”; quindi preferisco evitare la posta elettronica ed affidarmi alla comunicazione orale.
-Un giovane studente che si iscrive a Lettere e Filosofia non sogna di diventare professore di Linguistica; a che e come concedette amore che aveste questa passione?
- Come la massima parte degli studenti che si iscrivono a Lettere, da matricola non avevo idea della materia in cui mi sarei laureato. I due interessi culturali principali che mi avevano spinto verso questa facoltà erano l’italiano e il latino; la linguistica, e in particolare la storia della lingua italiana, l’ho scoperta il secondo anno. Come sempre avviene, è stato decisivo l’incontro con uno specifico docente, col suo modo di proporre la materia e di indagarne i problemi.
– Qual è un difetto del professor Serianni?
– Premetto che una domanda del genere dovrebbe essere rivolta agli altri: nessuno vede obiettivamente sé stesso, tanto meno i propri difetti. Comunque, non voglio sottrarmi: diciamo che sono poco spontaneo, non mi lascio mai andare al primo impulso, alle reazioni più immediate. Ma, in fondo (a conferma della difficoltà di una domanda del genere), non lo considero un vero e proprio difetto…
– Dopo aver sondato la figura del professore, ci parli un po’ dell’uomo Serianni. Com’è Serianni fuori del mondo universitario? Quali sono i suoi hobby e le sue passioni?
Anche in questo caso il professore si schermisce; capiamo che non ha molta voglia di dar spazio a chiacchiere e rimane alquanto laconico, riusciamo però a strappare qualche informazione.
- Amo la musica lirica ed i gatti, anche se al momento non ne ho. Mi piace anche il cinema, ma ci vado di rado. Un genere a cui ero affezionato è quello dei film poliziotteschi come “Milano trema”, “Napoli violenta” e altri dello stesso filone.
– Come ultima cosa, professore, può lasciarci un messaggio per i giovani studenti che rappresentano il futuro del nostro paese?
– L’auspicio fondamentale è proprio quello che ci si aspetta da parte di un maturo professore: studiate! Non solo quello che viene richiesto per superare l’esame, ma tutto quello che sollecita la vostra curiosità, magari approfittando delle horae subsecivae, quelle “ritagliate” rispetto agli impegni rigidi che scandiscono la vostra (e la nostra) giornata. Ma prima ancora è importante che la scelta della facoltà sia ben meditata: deve tener conto in primo luogo dell’attitudine e della vocazione, ma anche, in una certa misura, delle possibilità di lavoro successive. Non è detto, ovviamente, che un bravo laureato in Lettere sia condannato alla disoccupazione intellettuale (se lo pensassi, dovrei cambiare mestiere); ma certo, occorre mettere in bilancio un tempo più lungo nell’assorbimento lavorativo di quello che avviene per un laureato in Ingegneria o in Farmacia.
Siamo giunti al termine dell’intervista, ma chiacchierando un po’ otteniamo qualche altra curiosa informazione, per esempio che cerca di analizzare, nei corsi avanzati, argomenti che vengono trattati poco a scuola (ci viene subito in mente il corso sul barocco che gli ha fatto vincere il sondaggio) e, infine, che fa le medie dei blocchi di studenti esaminati. Le ultime cose che ci dice infatti riguardano proprio il corso sulla poesia barocca.
- Ho fatto proprio ieri la media dell’ultima sessione d’esami sul barocco, ed era piuttosto scarsina: 24,3.
Lo salutiamo e lui ricambia con un enorme sorriso.

Michelangelo Pecoraro ed Enrico Cerroni

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