Home > Rubriche > Nugae > Illuministi in crisi – Nuvole rosse in Birmania

Illuministi in crisi – Nuvole rosse in Birmania

Poiché (parafrasando il celebre aforisma di Ippocrate) “lo spazio è breve, l’arte è lunga”, lascio subito la parola a Michele Ortore che ci racconta in questa poesia dai tratti futuristi una scena di vita quotidiana con acume ed ironia. E se sarà di vostro gradimento potrete leggere un’altra poesia dello stesso autore nel nostro sito web, ovviamente nella sezione “Nugae”. Infine mi raccomando: per veder pubblicate i vostri versi scriveteci all’indirizzo e-mail: nugae@letterefilosofia.it

Illuministi in crisi di Michele Ortore

Un trentenne dalla barba rada
ad una signorotta con gli occhi azzurri
“Fammi passare!”
Lei sembra un soprano russo,
“Perché dovrei scendere
per far scendere lei?”
Bum, ca-cal-cio, diamine s’è girato
ha scalciato! E se ne va! Va!
La russa
modula in fa diesis
una geremiade contro il quieto vivere
“Non vi siete mossi! Non l’avete inseguito!
Ho la gamba già in frantumi, non riesco
ad appoggiarla” e mentre lo diceva,
saltellava sulla gamba dolorante, sìsì
proprio quella dolorante.
“Ugonotto meschino, perso s’è già
tra la folla poco più in là
evvoi neanche un urlo urlaste
non siete altro che serpi pederaste”
Fece anche un bell’acuto,
al Mi, direi.
Ora, quello che mi chiedo, è:
è maggiore la nequizia del trentenne karateka
o la solitudine opaca della donna,
il suo teatrare un grigiore incancellabile
[l’odore d’arida mela dei treni dell’addio,
la panchina senza schienale dove aspetta da sola]
o le parole che al figlio dovrà sillabare quel giovane,
che magari ha perso la speranza stamattina, il lavoro o la moglie.

E basta così poco per mettere un illuminista in crisi!

Nuvole rosse in Birmania di Michele Ortore

Dalle labbra, con l’amo di un airbag impellicciato,
vollero pescarci il comodo addio alla partecipazione:
“Arrivederci, Bandiera Rossa”.
Ma quel colore non tramonta nei pavesi,
e non si annoda a un paio di baffi
o a un pugno chiuso,
quel colore albeggia nel capriccio,
nell’improvvisazione del pianista,
nella ventosità  di un saio indiano:
il rosso è il colore del dolore,
e del riscatto, e come ogni stirpe
dall’inizio dei secoli, balleremo sui tacchi
il controtempo di una ginestra ribelle.

Passaparola:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>