di Michelangelo Pecoraro – michelangelo.pecoraro@letterefilosofia.it
Ecco a voi l’intervista al preside Piperno in versione integrale.
Nel corso della campagna elettorale ci sono stati alcuni scambi epistolari non del tutto pacifici fra alcuni professori della facoltà. Anche se il fatto non è strettamente collegato alla campagna elettorale, in qualità di Preside cosa pensa di questi bisticci accademici?
Non riesco a capire a cosa lei si possa riferire.
Ad esempio alle mail del prof. Paratore e alle mail di risposta del prof. Pavanello.
Quelle sono state polemiche strettamente personali, innescate da un docente ed ex Preside, il prof. Paratore, che è intervenuto parlando di prospettive future e generali della facoltà e riferendosi a quelli che, a suo modo di vedere, sono alcuni problemi della facoltà. Ha commesso, però, una piccola gaffe: pur non facendo nomi e cognomi ha alluso chiaramente alle denominazioni di alcuni moduli dei corsi di Antropologia, esprimendo un giudizio derisorio. Il prof. Pavanello è intervenuto, logicamente, difendendo il proprio corso di laurea, ma alla fine tutto si è risolto in una discussione tra due persone. Non ritengo abbia avuto alcuna influenza sulla vicenda elettorale.
Le andrebbe di commentare l’intervento di Frati alla sua elezione? Del fatto, come sa, abbiamo dato notizia anche nello scorso numero del Giornale.
Direi che è stata un’iniziativa irrituale quanto simpatica, dettata soprattutto da una forte attenzione nei confronti della nostra facoltà. Venire a festeggiare subito l’elezione del nuovo preside (naturalmente non posso dire se avrebbe fatto lo stesso qualora fosse stato eletto l’altro concorrente, ma non penso fosse a conoscenza del vincitore, quando è giunto) è un segnale di interesse: è venuto a dire “sono contento che la facoltà abbia un nuovo preside”. Poi ha detto qualcosa sul futuro delle facoltà di area umanistica, dimostrando di non rimanere indifferente ad un passaggio di consegne così importante. Non dimentichiamo che i presidi sono i primi collaboratori di un rettore, mi sembra logico che si interessi dei propri collaboratori. Non so se l’abbia fatto in altre occasioni, dovreste verificare.
Anche in relazione agli articoli apparsi sullo scorso numero del Giornale di Letterefilosofia.it, cosa può dirci riguardo questo cambio di consegne? Lei si pone su binari diversi rispetto alla gestione di Pescosolido? Si direbbe più in continuità o in rottura?
Guardi, io sono un’altra persona. Ho sensibilità in parte differenti e in parte convergenti. Ci tengo a dire che Pescosolido con me è stato molto corretto e di grandissimo aiuto. Non si è allontanato dall’incarico senza darmi un gran numero di indicazioni, tecniche e operative, sulla gestione di questa facoltà, complessa come un enorme macchinario. Lui rappresenta una memoria operativa del recente passato che hanno ricadute anche sull’attualità, quindi il suo apporto mi è stato e mi è indispensabile. Non mi sento, quindi, di dire che ci sia stata una svolta radicale. Non c’è neanche, però, una pedissequa continuità, perché in qualche maniera siamo diversi, anche da un punto di vista umano. Io ho cercato subito di semplificare la vita degli uffici, anche ponendomi in contrasto con il corpo docente; per fare un semplice esempio, inserendo degli orari precisi per l’orario di ricevimento del preside e degli uffici di presidenza.
Come si bilanciano il suo ruolo di preside e quello di docente?
È un bel problema, nel senso che io ho un corso per la laurea magistrale, cui tengo moltissimo, e mi sento prestato al ruolo di preside, cui dedico comunque l’85 % del mio tempo, perché non si può fare diversamente: ma la mia funzione principale su questa terra rimane quella di professore. Quello che ne ha sofferto totalmente è la mia attività di ricerca: non riesco più a studiare, a scrivere, ad andare in biblioteca. In questo momento preferisco non scrivere per nulla, piuttosto che soffrire per trovare dieci minuti di concentrazione e buttare giù qualche riga. Il massimo che mi posso concedere è qualche conferenza per cui servono conoscenze pregresse, saluti ai convegni quanti ne vuole e qualche tavola rotonda su esperienze di studio precedenti, ma la relazione scientifica ad un convegno per almeno tre anni posso anche dimenticarmela.
Ha qualche progetto concreto o qualche idea da realizzare durante il suo mandato?
Già ci sono alcuni segnali: innanzitutto cercare di rendere palese agli studenti l’importanza e la difficoltà di questa facoltà. Come dire: qui si lavora e si studia seriamente. Già degli importanti segnali li abbiamo lanciati in occasione della presentazione alle matricole, chiamata “Benvenuto alle matricole”, non una presentazione imbalsamata. Abbiamo detto cose molto serie: io ho spiegato agli studenti la bellezza e la fatica dello studio, il prof. Vidotto ha detto delle cose meravigliose, per far capire agli studenti, da subito, che questo è un posto dove val la pena di stare e di studiare, nonostante tutte le magagne burocratiche, l’orario che non c’è, l’aula che non si trova… siamo una facoltà complessa, con un sacco di problemi: cerchiamo di mettere tappi e buchi da tutte le parti. Però, lo studente deve sapere che il contenuto culturale è alto, nonostante tutto. Inoltre sto cercando di far percepire, anche all’esterno, l’attività di ricerca della facoltà, tanto è che alla presentazione di questo ha parlato un ricercatore, La Bua. Sto completando l’elenco delle ricerche che si stanno svolgendo all’interno della facoltà, per far capire che la facoltà è vivissima. Anche per questo abbiamo sviluppato nel sito della facoltà la sezione “eventi”, dove inseriremo tutte le iniziative culturali che si svolgeranno. Gli studenti dovrebbero addirittura essere frastornati, per il gran numero di possibilità di approfondimento che si offre con la numerosità e la qualità di queste iniziative.
Lei è a conoscenza dell’aumento del prezzo delle fotocopie nelle macchine in facoltà, raddoppiato rispetto all’anno scorso?
Assolutamente no. Confesso di non essere a conoscenza della ditta che gestisce le macchinette della facoltà, non è qualcosa di riferibile alla presidenza.
L’ultima domanda, un po’ più generale, ma al preside della maggiore facoltà di Lettere del paese forse è lecito fare una domanda del genere. Come vede i recenti attacchi al mondo della cultura, portati avanti da alcuni esponenti della maggioranza come il ministro Brunetta?
Noi siamo qui per difendere a spada tratta il ruolo elevatissimo della cultura, nella società italiana ed internazionale. Siamo qui per contrastare potentemente, nei limiti concessi alla nostra specificità professionale e ai nostri compiti istituzionali, il tentativo di massificazione culturale imposto dalla civiltà mediatica nella quale viviamo, come ho anche detto alla presentazione della facoltà. Lavoriamo come docenti, e nei limiti concessi a questo ufficio anche come preside, per far sì che gli studenti che ci seguono sviluppino uno spirito critico che li spinga a reagire, ad analizzare, a non lasciarsi condizionare dall’azione massificante che proviene, soprattutto, dai media televisivi. Anche i giornali, comunque, vanno letti con spirito critico. Noi cerchiamo di fornirlo agli studenti tramite studi che, apparentemente, sembrano non aver nulla a che fare con tutto ciò. In realtà noi cerchiamo di sviluppare, nel discente, una capacità di discernimento che gli tornerà utile in qualsiasi momento egli debba esercitare la propria capacità di analisi e critica. Noi miriamo a non far diventare lo studente una sorta di piccolo birillo, che si butta giù per le palle che gli vengono scagliate contro, ma un piccolo protagonista, che riesce a scegliere consapevolmente la propria posizione. Questo deve fare una facoltà umanistica, prima di ogni altra cosa.







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