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La testa di Medusa

Alla Sapienza da un po’ di tempo a questa parte tira una brutta aria. Che si tratti di Ingegneria, Lettere, Scienze Politiche oppure di una qualsiasi delle altre, nelle facoltà si radunano sempre più spesso commissioni e consigli di ogni genere. Come mai quest’agitazione, questo insolito formicolare di professori nei corridoi? Forse è la primavera alle porte?

Niente di tutto questo: nelle facoltà della Sapienza è in corso una cruenta e sanguinosa lotta per la salvezza. Partendo dalle due facoltà di Psicologia, passando per le quattro di Ingegneria, arrivando infine (ma l’elenco potrebbe essere più lungo) alle “tre più una” nate dalla storica Lettere e Filosofia del tempo che fu, si può assistere a una lotta quasi aula per aula, corridoio per corridoio, tra i professori e il nemico che avanza. 
Un nemico temibile, fatto di numeri, schede, tabelle. Un nemico armato soltanto di forbici, ma non per questo meno letale. Un nemico il cui nome fa rabbrividire la mastodontica carcassa della Sapienza. Il nemico si chiama Razionalizzazione.
Hanno cominciato i ministri, il nostro Magnifico Rettore ha proseguito con zelo; talmente tanto zelo che la Sapienza precederà i burocrati di viale Trastevere in quest’opera di ristrutturazione del sistema universitario italiano, e non importa se il DDL Gelmini è ancora fermo in Parlamento, se la sua approvazione sta lentamente slittando all’autunno prossimo (inizialmente si era parlato di primavera, poi di prima dell’estate). L’obiettivo è mostrare di essere efficienti e meritevoli: è in corso una gara tutti contro tutti, ognuno vuole dimostrare di essere una spanna avanti agli altri, tutti aspirano ad essere tra i bravi, tra i promossi, tra i salvati.

Qualcuno ovviamente recalcitra: alcune facoltà del nostro ateneo fanno fatica a mandare giù la purga che le costringerà ad asciugarsi e infine a fondersi, in vista della “quota 12” desiderata dal Ministero: non più di 12 facoltà per ogni ateneo, e la Sapienza ne conta ben 22. Che fare? C’è da dire che il nostro Magnifico Rettore è un uomo pieno di risorse che ha già la soluzione pronta. Come bloccare, pietrificare ogni velleità di resistenza? Ovvio, con la testa della Medusa.

Ogni università ha al suo interno almeno un mostro. Uno dei mostri più feroci della Sapienza è la facoltà di Lettere e Filosofia. La nostra facoltà ha oltre 11.000 iscritti, buona parte dei quali è fuori corso; soffre una cronica penuria di spazi, nonostante sia allocata in quattro sedi diverse, molte delle quali da dividere con le facoltà sorelle di Filosofia e Scienze Umanistiche; fino a poco tempo fa era articolata in più di 15 dipartimenti, ognuno con almeno una biblioteca ad esso afferente… si potrebbe continuare ancora per un po’con l’elenco delle mirabilia di Lettere e Filosofia, ma si andrebbe troppo lontano. Quel che conta ai fini del discorso è considerare come, specie nei tempi passati, questa Facoltà si sia rivelata la pecora nera della Sapienza per inefficienza e disorganizzazione.

Ecco quindi come risolvere ogni possibile impasse in fase di riordino: bisogna dare un segnale forte, e quale segnale può essere più forte dell’ostensione della testa della Medusa, ossia della ristrutturazione della Facoltà di Lettere e Filosofia? Novello Perseo, Frati mira proprio a questo: far vedere che da noi è riuscito a cambiare le cose, e che se c’è riuscito qui…

Ha proposto il progetto di una grande Biblioteca Unica di Lettere, ci ha praticamente obbligato (ed era ora!) ad adottare il sistema Infostud per la verbalizzazione degli esami, si sta dando da fare affinché le Facoltà di Filosofia, Scienze Umanistiche e Lettere e Filosofia (Studi Orientali invece ha preso il volo) tornino insieme in tempi brevi, ha chiesto di razionalizzare il numero dei Dipartimenti, auspicandone non più di sette. La parola d’ordine è quindi “razionalizzare”, sperimentando in corpore vili (ossia sulla  nostra facoltà): bisogna sezionare, accorpare, smembrare, suturare, per usare termini adeguati a un preside di Medicina. 
   Come esempio valga la vicenda del Dipartimento di Filologia Greca e Latina: privo dei numeri giusti per sopravvivere, è dilaniato tra l’essere fagocitato da Archeologia oppure da un probabile megadipartimento di Filologia (ancora di là da venire), ma non si esclude nemmeno che possa essere prima smembrato e poi variamente assorbito. In pratica, un dipartimento sacrificato all’altare della dea Razionalizzazione, sempre e ancora lei.

Bisogna dire che le parole spesso ingannano. La parola “razionalizzazione” è una delle parole più imbroglione del vocabolario italiano. Ci si aspetterebbe, trovandosi di fronte alla Razionalizzazione, di incontrare una parolina precisa e ordinata, che porti con sé la ratio da cui prende il nome… niente di più sbagliato. Razionalizzazione spesso si rivela essere un’entità curiosa, asimmetrica, figlia di genitori quali Retorica e Necessità di bilancio, che ne guidano amorevolmente i primi passi. Contro questa parola carogna si combatte ora alla Sapienza.

Ogni studente, ogni cittadino dotato di buon senso non può che essere favorevole all’idea di Razionalizzare. Si parla tanto di cose che non vanno: sprechi, inefficienze e cose simili; viene da sé che qualcosa bisognerà pur fare. L’unica condizione è che si usi il buon senso.

Passaparola:

9 Risposte: a La testa di Medusa

  1. Alessandro De Vecchi Alessandro De Vecchi says:

    Gran bel pezzo e molto condivisibile! Il termine “razionalizzazione”, riferito alle università, non può che incutere terrore di questi tempi. La storia del 12 come numero massimo di facoltà farebbe davvero ridere se non fosse che è un’idea proprio del nostro rettore.

  2. _Giulia_ says:

    Condivido il giudizio positivo sul tuo scritto, Luigi, e mi trovo pienamente d’accordo con la tua ultima affermazione. Credo che un riordino del caos attuale, un accorpamento sensato, e sopratutto qualche provvedimento mirato alla riduzione del numero dei fuori corso siano questioni davvero necessarie ormai, d’obbligo anzi.
    Si spera soltanto, come hai giustamente segnalato tu, che il tutto venga compiuto con un minimo di buon senso, di spinta reale al miglioramento che non sia, dunque, solo finalizzata al consueto interventismo di facciata, che poi nei fatti si trova a dar vita a situazioni ancora piu`disastrate di quelle un tempo “da razionalizzare”.
    Utopia? Speriamo di no.

  3. Valerio Chiocchio says:

    Bisogna solo confidare in un Perseo o in veltro che verrà e la farà morir con doglia.

  4. che università del cazzo.

  5. Guendalina says:

    e cosa fare per smaltire i fuori corso in esubero? o passare al tempo parziale speciale o pagare la tassa del 50% in più… perchè a noi le maniere drastiche ci piacciono!!!

  6. Bardot88 says:

    I fuori corso farebbero bene a pagare molto più di quello che pagano. Tocca a tutti pagare per mantenere quei simpaticoni dei fuori corso che, magari, son fuori corso perché son pieni di soldi e non gliene frega una cazzo dell’università.
    Sono d’accordo con la riforma che impone di unire le facoltà, sono troppe e inutili. Poi, certo, il fatto che Frati faccia tutto senza discutere nulla è di sicuro criticabile; alcune idee contenute nella proposta di modifica lasciano il tempo che trovano, ma bisognerebbe mettersi a discutere dei singoli punti tecnici, cosa che mi sembra di aver capito non è nello spirito di questo articolo.
    Ciao

  7. Luigi Di Iorio Luigi says:

    Detto francamente, non è che esistano molti punti tecnici da analizzare. Il nocciolo della questione è che è alle porte un decreto di riforma dell’università e Frati(lo ha detto chiaro e tondo in varie occasioni)vuole ritagliarsi uno spazio di manovra per trattare col ministero: ci tiene a dare un’immagine di una Sapienza diversa, o comunque sulla via del cambiamento.
    Per questo motivo la Sapienza si trova ad applicare direttive che (torno a sottolinearlo) fanno parte di un disegno di legge la cui discussione (ed eventuale approvazione) era prevista dapprima per inizio primavera, è poi slittata a prima dell’estate ed infine sembra che verrà messa in agenda ai primi d’autunno: Frati sta precorrendo il probabile cammino della riforma con una serie di provvedimenti deliberati autonomamente dal senato accademico.
    Non intendo con questo articolo entrare nel merito dei singoli provvedimenti presi dal Magnifico, voglio soltanto illustrare a grandi linee qual è l’aria che tira dalle parti del Rettorato.

    P.S. In parte condivisibile la tirata sui fuori corso, ma attenzione a non generalizzare…

  8. Guendalina says:

    ma sì… l’italia fa schifo allora ammazziamo gli italiani!!! ma certa gente come ragiona? mah…

  9. Pingback: La “megafacoltà di robba umana” a un anno dallo Statuto Frati | Il Giornale di Letterefilosofia.it

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