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Il prof. Serianni ci dà il suo punto di vista sulle proteste in corso

Registrazioni audio a cura di Valeria Amendola.

Intervistatore: Professor Serianni, buongiorno. Pur non essendo presente allo scorso Consiglio di Facoltà, lei ha seguito l’evolversi delle proteste. Cosa ne pensa? Qual è la sua posizione al riguardo?

Serianni: Naturalmente ho seguito le proteste e ne condivido la linea portante. In particolare condivido un punto: cioè la protesta contro il blocco del ricambio, il cosiddetto “turn-over”; il fatto, cioè, che non si preveda il necessario ricambio generazionale da qui ai prossimi due-tre anni. Questo problema non riguarda solo Lettere in particolare, ma tutto il settore della ricerca. Bisogna affermare con vigore il principio che la ricerca non è un qualcosa che riguardi solo il mondo universitario ma l’intero paese. Sono meno sensibile alle altre due motivazioni della protesta: le rivendicazioni economiche di tipo salariale (gli stipendi dei docenti), soprattutto per i professori ordinari, e la richiesta di aumento del FFO.

Intervistatore: Immagino che abbia seguito anche le proteste degli studenti, in particolare degli Erasmus e dei borsisti che avrebbero problemi con il numero dei CFU necessari ad ottenere un rinnovo della borsa.

Serianni: Ovviamente il problema centrale è quello di evitare danni agli studenti; sarebbe paradossale, del resto, che i danni eventuali agli studenti partissero proprio dai professori. Per questo il partito per cui mi sono orientato e per cui mi pronuncerò nel prossimo Consiglio è quello di proporre un rinvio simbolico di una settimana, massimo dieci giorni, in modo da consentire a tutti gli studenti, Erasmus e non, di fare esami entro luglio senza subire danni, ma allo stesso tempo facendo recepire il disagio che mi sembra doveroso.

Intervistatore: Cosa pensa che accadrà, sia per gli studenti che per i docenti, durante e dopo il Consiglio di Facoltà del 30 giugno?

Serianni: Mi auguro che una soluzione intermedia come quella che ho appena prospettato possa uscire rafforzata dal Consiglio. Il mio pessimismo, però, nasce dal fatto che questa iniziativa della Facoltà di Lettere non si è rivelata, come molti speravamo, una scintilla in grado di far divampare il fuoco della protesta nelle altre Facoltà, in particolare in quelle a noi più vicine tipologicamente come Fisica e Matematica, Facoltà dove la ricerca è fondante e le ricadute di tipo economico e industriale sono ridotte o assenti. Purtroppo questa propagazione non c’è stata, anche per questo credo sia opportuno limitare una decisione come quella di bloccare gli esami per tutto il mese di luglio, oltre al fatto che questo tipo di decisione è poco praticabile giuridicamente.

Intervistatore: Non pensa che dei problemi, per la protesta, possano essere la mancata concertazione da parte dei Presidi delle varie Facoltà e la mancata comunicazione tra i docenti e i molti giornalisti che pure questi ultimi conoscono in gran numero?

Serianni: Si, è probabile che le cose stiano esattamente così. C’è da considerare che l’interesse dei cosiddetti “media”, in particolare della carta stampata, nei confronti dei temi universitari è molto ridotto, a differenza di quello che avveniva anni fa. Si ha l’impressione netta che i media si interessino all’università solo quando si tratta di denunciare corruzioni in questo o in quel concorso oppure lo strapotere o presunto tale dei “baroni”. Ma l’università non è solo questo, anzi questo è un aspetto patologico abbastanza circoscritto. L’università è un aspetto centrale per lo sviluppo di un paese, purtroppo però i giornali non sembrano interessati a ciò: questo spiega anche la sostanziale rassegnazione e inerzia dei docenti sulla possibilità di incidere come protesta.

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