La notizia del giorno, anzi del Giornale, è la scoperta che Daniele Luttazzi utilizzi battute prese da altri comici: americani, soprattutto, ma non solo. Dopo l’articolo della testata berlusconiana i bloggers hanno cominciato a martellare sulla questione, fino al pezzo di oggi di Matteo Bordone, blogger già ampiamente affermato, il quale, cavalcando l’onda dell’indignazione, si cimenta nel moralizzare sulle questioni del copyright e della malafede del comico.
C’è da dire che il comico, dal suo canto, ha deciso di utilizzare una linea “soft” che, se funziona benissimo per la grande informazione (giornali e telegiornali), facendo dimenticare la notizia in breve tempo, funziona invece male per il popolo del web. Scelta fatta consapevolmente, nella speranza di conservare comunque una gran fetta di pubblico, o attesa per decidere la linea difensiva più efficace? Al momento l’unica risposta del comico è affidata alla cancellazione di alcuni video su youtube, nei quali si mostravano degli spezzoni di comici americani a confronto con delle sue riprese (quasi) puntuali, e ad una risposta scritta sul suo blog, abbastanza corta e non convincente, per il popolo della rete.
Luttazzi copia, su questo non si discute. Lo ammette, del resto, lui stesso, pur se con equilibrismi e giri di parole (“allusioni”, “citazioni”, “omaggi”). Ma il fatto che copiasse era già noto da parecchio tempo. Addirittura Luttazzi, una volta smascherato, aveva buttato la cosa sul ridere proponendo un gioco sul suo sito web, la “Caccia al tesoro”, dove i suoi fans potevano divertirsi a beccarlo con le mani nel sacco. Quale è, allora, il principale problema dei moralizzatori informatici? Il fatto che Luttazzi, in uno spettacolo teatrale di alcuni anni fa, abbia dedicato una manciata di minuti a polemizzare contro i comici di casa nostra che rubano le sue battute. In particolare, lo sdegno dei vari Catoni si appunta sul fatto che Luttazzi abbia rimproverato Bonolis per avergli rubato la battuta della mosca (“Come si fa a vedere quando una mosca scoreggia? Improvvisamente vola dritta.”), già presa e modificata leggermente dal comico americano George Carlin (nello sketch originale era una farfalla).
In questo caso l’indignazione si basa su una distorsione: la rabbia di Luttazzi era dovuta al fatto che Bonolis, guardando uno spettacolo lungo due ore in cui si attaccava il governo Berlusconi, aveva preso la battuta della mosca e utilizzata in un canale di Berlusconi. Aveva, cioè, utilizzato una battuta volta a sostenere uno spettacolo anti-berlusconiano in chiave pro-berlusconiana (aumentando il “coefficiente di comicità” della sua rete principale, Canale 5). Questo significa tradire lo spirito originale della battuta, per questo Luttazzi si era incazzato. Ma nel video di youtube non si assiste a questa parte dell’argomentazione di Luttazzi, la quale viene tagliata dopo il “j’accuse” contro Bonolis.
Oltretutto, nello stesso “j’accuse”, Luttazzi polemizza, giustamente in modo molto più tenue, contro altre icone della comicità italiana, ad esempio Beppe Grillo, il quale gli ha rubato una battuta creata (“Sapete che il papa è andato in Umbria? Ma come gli è venuto in mente di mandare, a confortare i terremotati, un uomo col Parkinson?”) in un suo spettacolo. Anche questo non c’era nel video, perché avrebbe ricordato anche tutta la comicità originale che Luttazzi ha prodotto.
Insomma: il personaggio carismatico Luttazzi è stato ri-umanizzato agli occhi dei fans più ciechi (attendiamo che ciò accada anche per il personaggio Berlusconi, e allora ce ne sarà davvero da ridere), i moralizzatori della rete hanno avuto un argomento su cui pontificare per qualche giorno e a noi, che sapevamo da tempo delle battute prese da Luttazzi, rimane l’immagine di un grande comico e artista; il quale si permette, e ne ha il diritto, di attaccare un personaggio del calibro di Bonolis (Bonolis!!) che ruba e piega le sue battute al berlusconismo, accettando (anche se con mugugni) che altre grande icone (non ancora attaccate con così tanta verve) come Grillo e Benigni attingano dal bacino della sua comicità.

Michelangelo, bell’articolo davvero, di taglio giornalistico perfetto, stilisticamente parlando.
Leggendolo non avevo fatto caso che l’autore era uno di voi. Mi era parso un pezzo di “Repubblica” o del “Corriere” – senza offesa per voi, s’intende!
Quello che spiace è proprio il fatto che questa vicenda faccia dimenticare le produzioni originali di Luttazzi. Ha peccato di superbia, e sono d’accordo con Bordone sul fatto che avrebbe potuto collaborare con altri autori, invece di riempire gli spettacoli con pezzi di altri. Personalmente provo solo dispiacere, non delusione perché non l’ho mai mitizzato, e se è stato mitizzato è perché in Italia i comici fanno pena e non si conosce la satira americana
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2010/06/10/divertimenti2-su-daniele-luttazzi/
Eh si, bel pezzo. Il punto essenziale (toccato non solo da WM1 ma anche da WM4 nel corso dei commenti) mi sembra proprio quello dell’idolatria, del divinizzare una persona che, ora, viene giustamente ri-umanizzata. I fans non sono altro che estremisti che possono passare da un estremo all’altro.
Concordo, bell’articolo. Una precisazione credo importante: a sollevare la questione e’ stata l’Unità e repubblica, insomma una cosa di “sinistra”. Inoltre – proprio perché siamo in rete non sarebbe stato male indicare il blog che se ne e’ occupato.
La materia e’ stata trattata con grande equilibrio e grande accuratezza giornalistica…un fatto che andrebbe sottolineato…sopratutto da un altro blogger!
Ciao Francesco.
A sollevare la questione, in realtà, mi sembra che sia stato per primo il Giornale, poi scioccamente seguito dall’Unità e da Repubblica.
Hai ragione, avrei fatto meglio anche a citare il blog, ma, per giustificarmi, dico a mia difesa che ho inserito un link al pezzo di Bordone, quindi anche al blog che lo ha ospitato.
Non sono proprio d’accordo sul “grande equilibrio e grande accuratezza giornalistica”, ma queste sono opinioni e ognuno può farsene una propria leggendo l’articolo che ho linkato.
Dulcis in fundo, pur possedendo un misero e povero blog, non mi sono mai definito un blogger, quindi non sono propriamente un collega, anche se ti ringrazio per la qualifica.
Grazie per l’interesse, a presto.