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Robin Hood di Ridley Scott

Il 12 maggio è uscito nelle sale italiane l’ultimo lavoro del regista britannico Ridley Scott, l’ennesimo dello stesso autore che vede come protagonista Russell Crowe, questa volta nei panni del celebre fuorilegge della foresta di Sherwood che rubava ai ricchi per dare ai poveri.

La novità di questo film è l’allontanamento di Scott da quei toni favolistici che avevano contrassegnato le precedenti pellicole incentrate su Robin Hood in favore di un maggiore realismo delle immagini e di un’ attinenza ai fatti storici, per portare lo spettatore alle origini della leggenda e raccontargli per filo e per segno come andarono le cose.

La vicenda prende inizio nel 1199 con la morte di re Riccardo I d’Inghilterra detto “Cuor di Leone”, durante un assedio in Francia al rientro in patria dalle crociate. Robin Longstride (Russel Crowe), arciere dell’esercito del re, ritorna a Nottingham insieme a tre suoi compagni di guerra e prende il posto del marito defunto di una nobil donna, Lady Marian (Cate Blanchett), assumendone il cognome e tutti i privilegi che esso comporta. Durante lo svolgimento della storia, però, si troverà ad avere a che fare con la corruzione dilagante per la città e con i francesi che si stanno preparando ad attaccare le coste inglesi all’insaputa dell’inetto re Giovanni, troppo impegnato ad affamare la povera gente con le tasse per accorgersi del pericolo imminente.

A dieci anni precisi dal successo mondiale di Il gladiatore (2000) Ridley Scott ci riprova ma fallisce miseramente. A differenza della pellicola che aveva come protagonista Massimo Decimo Meridio, che seppur presentando innumerevoli inesattezze storiche ci aveva fatto assaporare momenti di alto cinema, qui la narrazione procede a rilento fin dall’inizio, non mostrando alcun momento di vera tensione e scadendo in imbarazzanti scene al limite del ridicolo.

Da un regista che ci ha regalato alcune perle della storia del cinema come Alien (1979) e Blade Runner (1982), ci si aspetterebbe almeno di non cadere in facili stereotipi come quelli dell’eroe tutto muscoli o della fanciulla guerriera , ma Scott addirittura ci si tuffa non mantenendo fede alla promessa fatta allo spettatore di rimanere il più fedele possibile alla realtà.

I personaggi non sono approfonditi e, cosa ancor più grave, sono tutti rasati e pettinati come se fossero usciti un attimo prima dal barbiere, puliti, profumati e sempre sorridenti, anche quando stanno andando incontro alla battaglia. Inoltre, per la gioia di chi amò la versione disneyana del 1973, c’è anche il menestrello che con le sue canzonette inappropriate contribuisce in modo pesante a far rimpiangere i soldi del biglietto a chi è seduto in sala.

Il film è un’accozzaglia di frasi fatte e di scene già viste in pellicole precedenti e invece di emozionare annoia, non risparmiando nemmeno sulla durata (più di due ore). Lontana dai toni romantici e glamour presenti nel Robin Hood: principe dei ladri (1991) con Kevin Costner, la storia d’amore tra Robin e  Lady Marian non riesce a catturare il pubblico, probabilmente perché gli stessi attori  non sembrano crederci fino in fondo, ed assume i toni della più banale telenovela.

La piattezza investe anche lo stesso Robin Hood, interpretato da un Crowe con capelli e barba uguali a quando combatteva nel Colosseo, ridotto ad un uomo con poco carisma ma molto saccente e dispensatore di proverbi che hanno l’effetto di una tisana bevuta prima di andare a dormire. Nemmeno l’aggiunta di un lato psicologico al personaggio e il risvegliarsi di drammi sepolti in un lontano passato ormai offuscato nella memoria riescono nell’intento di renderlo più interessante.

Mentre scorrono i titoli di coda si ha l’impressione di aver assistito ad un’opera puramente commerciale che si inserisce nel lungo filone di film “reboot”, ovvero di riavvio di franchise di personaggi già noti, che sta prendendo sempre più piede ad Hollywood negli ultimi anni, pensiamo a film come Star Trek di J.J. Abrams (2009) o Halloween – The Beginning (2007) di Rob Zombie. Si tratta a tutti gli effetti del prequel di una storia che già conosciamo fin troppo bene e il fatto che la pellicola sia disseminata di personaggi interessanti ma poco approfonditi come lo sceriffo di Nottingham lascia purtroppo le porte aperte ad un seguito.

Passaparola:

3 Risposte: a Robin Hood di Ridley Scott

  1. Valerio Chiocchio Valerio Chiocchio says:

    Molto meglio “Robin Hood: un uomo in calzamaglia” allora?

  2. Alessandro De Vecchi Alessandro De Vecchi says:

    Non è stato un capolavoro, ma a me tutto sommato non era dispiaciuto.

  3. Gabriele di Grazia gabriele di grazia says:

    Robin Hood un uomo in calzamaglia è una commedia fallimentare per molti punti di vista, in primis l’orrendo doppiaggio italiano, ma aveva ragione d’essere. questo film è semplicemente inutile e pretenzioso. vorrebbe essere “furbo” con la presenza di crowe, ma fallisce anche in questo.

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