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Il percorso e i traguardi della protesta umanistica

Esami all'aperto la mattina del 12 luglio - Foto Giornale di Lettere

Ieri è stato l’ultimo giorno di esami tenuti in modalità alternativa a scopo di protesta, alla Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza. Le mattinate di questi tre giorni (dal 12 al 14 luglio) sono state contrassegnate da uno svuotamento delle aule e degli studi della Facoltà, per far svolgere gli esami all’aria aperta, all’ombra degli alberi. Momenti di ilarità, come quando i docenti erano costretti a spostare le cattedre per sfuggire ai terribili raggi del sole, e momenti di riflessione, di consapevolezza riguardo ai danni che deriveranno dall’approvazione dei tagli in finanziaria e del “DDL Gelmini”.

L’altro ieri, poi, è stato il momento degli esami in notturna. Atmosfera stupenda: fiaccole sulle scalinate della Facoltà, la maggior parte dei docenti presenti (non solo quelli che dovevano esserci per far svolgere gli esami) a discutere con gli studenti, con i giornalisti, alcuni addirittura a leggere poesie insieme ai ragazzi che hanno organizzato la maratona di letture a sostegno della protesta; interviene persino il Preside Piperno, leggendo due quartine petrarchesche e cogliendo il giusto plauso.

Noi del Giornale, assieme ai ragazzi dell’associazione Link, abbiamo distribuito il volantino di sostegno alla protesta, caffè, acqua, succhi di frutta e cornetti a tutti i presenti. Abbiamo discusso con i docenti, abbiamo spiegato ai giornalisti presenti per quale motivo fossimo là a fare tutte quelle cose. Tutto è andato ottimamente. Anche il Rettore Frati ha voluto evitare polemiche, in una serata di compattezza palpabile come questa, e ha dichiarato il proprio sostegno alla protesta, rettificando le dichiarazioni fatte nei giorni scorsi.

Vignetta di Antonio Plescia

A questo punto, però, viene da chiedersi se l’aver compattato le categorie degli enti in formazione (almeno del mondo universitario) e l’essere riusciti ad avere un certo risalto mediatico serva a qualcosa. Da alcuni giorni è il dubbio che ronza in testa a tutti ed il primo ad averlo espresso pubblicamente è stato il prof. Ferroni nelle dichiarazioni rilasciate ieri al CorSera. “Non credo serva” ha detto il professore.

Il dubbio è lecito, specialmente ripensando alla scarsità di effetti pratici positivi derivati dalle ultime proteste, anche clamorose come quella dell’Onda. Tanto più che è ormai stato approvato il maxi-emendamento alla finanziaria che non restituisce nulla alle università. Quindi è stato tutto inutile?

Direi di no, per alcuni motivi. Innanzitutto si è verificata ora una circostanza assente persino nel periodo delle proteste dell’Onda: la quasi totalità di studenti, ricercatori e docenti si è trovata compatta; questo è un risultato di per sé e, insieme, un punto di partenza per qualsiasi dialogo o finalità da perseguire nel futuro prossimo. Poi è adesso chiaro a tutti (o dovrebbe esserlo), anche ai neodiplomati, che a partire dal prossimo anno accademico ci saranno dei seri problemi per le nuove immatricolazioni: probabilmente verrà inserito il numero chiuso in molte Facoltà in cui prima era assente, a causa dell’impossibilità di far partire corsi per più di un certo numero di studenti, visti gli scarsi fondi ora a disposizione. Oltre a ciò, ci sarà una drastica diminuzione dei moduli e delle materie già a partire dal prossimo anno, problema  che riguarda tutti, anche chi è già iscritto all’Università. Ci saranno aule sempre più affollate, si accorcerà l’orario di apertura di biblioteche e laboratori.

Esami notturni nell'atrio della Facoltù - Foto Giornale di Lettere

Alcuni articoli hanno detto che, con queste proteste, noi studenti difendiamo la casta dei baroni. Visti i problemi appena elencati, soprattutto, visto che la “riforma Gelmini” diminuirà il numero dei docenti, lasciando tutto il potere in mano ai pochi ordinari che sopravviveranno ai pensionamenti in massa di questi anni, pensiamo che sia proprio la signora Ministro e i giornalisti di testate come “Il Riformista” a non aver capito che noi siamo assolutamente contrari ai fenomeni di baronato che affliggono l’Università italiana. Lo andiamo dicendo da molto, molto tempo, ma i grilli parlanti e i Catoni dell’ultima ora non si degnano di leggere l’opinione degli studenti e l’analisi che fanno, si limitano a scrivere editoriali basandosi sui titoli dei giornali e sulle chiacchiere da bar.

La battaglia della cultura va avanti, nonostante i Della Loggia, i Panebianco, i docenti che collaborano attivamente alla messa in ridicolo dell’Università pubblica, ogni giorno, accettando di insegnare anche in un istituto privato o raccogliendo lavoro per i propri studi professionali. Perché è una battaglia necessaria, ancor più necessaria visto l’abbrutimento politico e televisivo che congiunge la nazione e le più alte istituzioni.

Passaparola:

2 Risposte: a Il percorso e i traguardi della protesta umanistica

  1. D’accordissimo sul fatto che nulla è inutile. Anche da noi – in una Facoltà giovane, in un territorio con evidenti, endemici problemi, quello della provincia di Caserta – in questi mesi le varie Facoltà di Ateneo hanno visto nascere e crescere dibattiti, sinergia, confronti. Siamo ancora in mobilitazione, mercoledì e giovedì a S. Maria Capua Vetere e Caserta porteremo parte delle attività istituzionali (firma sui libretti, proclamazione delle lauree) all’esterno.
    Ed è già molto confortante aver trovato nel web – grazie, paradossalmente, al disagio politico – realtà come quella di questo bel giornale, al quale va tutta la mia stima di letterata… e di cittadina.

    Arianna Sacerdoti, Ricercatore non confermato in Letteratura latina, S.U.N.

    Info e riflessioni sulla mobilitazione da noi:

    http://herewritesthesun.com/online/index.php?option=com_content&view=article&id=69:comunicato-stampa&catid=4:sun-lettere&Itemid=3

  2. Pingback: Il breve idillio | Il Giornale di Letterefilosofia.it

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