Il Ministro Gelmini ha più volte utilizzato la parola “merito”, negli ultimi anni, spesso legandola alla lotta contro i baronati universitari o, in parallelo alla lotta del Ministro Brunetta, alla lotta contro i fannulloni dell’istruzione. Più risorse a chi spreca meno, più risorse a chi produce di più, sia in termini economici che intellettuali.
Le modalità con cui ha portato avanti queste battaglie sono opinabili: parla di lotta ai baronati, ma prepara una riforma che, quando verrà approvata, di fatto sancirà lo strapotere dei pochi ordinari che sopravviveranno ai pensionamenti di questi anni; parla di valorizzazione delle università e, visti anche i fondi sempre minori, prepara l’ingresso di enti privati nei Consigli di Amministrazione degli atenei, non si sa in base a quali criteri e non si sa per portare quali vantaggi, data anche la scarsa liquidità dei grandi privati italiani e la scarsa disponibilità ad effettuare investimenti nella propria nazione d’origine; il recente caso Fiat è esemplificativo.
Per quanto riguarda il merito, ora, il problema si fa ancora più complesso: il Ministro, per valorizzare gli studenti meritevoli, intende radere al suolo l’impalcatura sociale sulla quale si è mantenuta, nonostante i continui tagli, la possibilità per tutti di avere accesso ad un’istruzione superiore. Parliamo delle borse di studio.
Ieri, 15 luglio, il Miur ha presentato il “Piano nazionale qualità e merito”, spiegando le linee guida che orienteranno le scelte del Ministero. Le due innovazioni più significative: l’introduzione, per quanto riguarda la scuola dell’obbligo, di test valutativi obbligatori, in entrata e in uscita da ogni anno, e il cambiamento dei parametri per l’assegnazione delle borse di studio. Su questo ultimo punto, in particolare, il ministro Gelmini ha chiosato: “L’erogazione di borse di studio da assegnare agli studenti particolarmente meritevoli non può prescindere da una valutazione imparziale e credibile delle competenze dei ragazzi. La recente scelta fatta in Germania di assegnare borse di studio soltanto sulla base del merito suggerisce una riflessione anche in Italia, dove invece il parametro principale è il reddito”.
C’è bisogno di fare, però, un paio di appunti al riguardo. Innanzitutto citare l’esempio tedesco è fuorviante, perché nonostante la decisione del governo Merkel di assegnare un extra di 300 euro mensili unicamente in base ai voti degli studenti, il Germania continuerà ad esserci il Bafög, ossia la borsa di studio per gli studenti provenienti da famiglie disagiate; una borsa di studio, quindi, basata esclusivamente sul reddito delle famiglie. Bisogna aggiungere che, in Germania, non esiste il fenomeno di massa della categoria “idoneo non vincitore”, cioè dello studente che avrebbe tutti i titoli ed il diritto di ricevere la borsa ma, a causa della scarsità di fondi, deve farne a meno. Fenomeno, invece, ampiamente presente in Italia e destinato ad accrescersi, nei prossimi anni, a causa dei tagli sempre maggiori portati avanti sotto la bandiera del Merito.
L’esempio tedesco, che il Ministro Gelmini vorrebbe utilizzare per sostenere le proprie posizioni, dimostra invece che proprio il tipo di politica perseguita dall’attuale governo è quello sbagliato: la Germania, in tempi di crisi, non pensa minimamente a tagliare le proprie borse di studio basate sul reddito né a togliere fondi all’istruzione pubblica. Nel ventunesimo secolo non ci dovrebbe neanche essere bisogno di specificare per quali motivi una borsa di studio basata sul reddito sia fondamentale per ogni società che voglia dirsi moderna. A partire dalla nascita dell’istruzione pubblica, nel corso dell’ottocento, l’unico metodo per permettere anche ad un operaio di avere “un figlio dottore” è proprio quello del sostentamento statale tramite borse di studio. Si vuole garantire il Merito? Allora bisogna che sia garantito a tutti l’accesso ad un’istruzione superiore! Poi i migliori potranno essere ulteriormente premiati, ma non si garantirà di certo la selezione dei migliori impedendo l’accesso ai meno abbienti.
Queste idee, evidentemente, trovano scarsa presa in una classe dirigente che, invece, gradirebbe di certo un ritorno ad una società di tipo medievale, dove chi può permettersi l’iscrizione ad un’università privata riesce a garantire un’istruzione e un titolo ai propri figli; dove ad essere valorizzato non è il Merito, ma è un merito l’essere nato in una famiglia senatoria, come nell’antica Roma, e ne abbiamo un chiaro exemplum guardando alle vicende scolastiche del Ministro e a quelle post-scolastiche di uno dei rampolli delle nuove famiglie patrizie italiane: il meritevole Renzo Bossi. Due figli del Merito.






Mi sembra che in ogni caso chi ha “i soldi” riuscirà, se vuole e nel migliore dei casi, ad avere più merito. Non siamo all’apice di un sistema di privilegio borghese basato sul potere economico?
Vi sono un paio di imprecisioni nell’articolo, nel complesso polemico e ben argomentato. La prima è di carattere storico: fu la Prussia, nel 1763, a istituire per prima l’istruzione elementare obbligatoria, seguita nel 1774 dall’Austria. E’ indubbio che effettivi progressi nel campo del Welfare si siano avuti solo nel corso del XIX secolo e, soprattutto, del XX secolo, ma ritengo giusto precisare quest’imperfezione in un articolo per il resto ben documentato.
La seconda imprecisione è -mi si concederà il termine- sottesa: se è esatta la compresenza delle due forme di sostegno economico presenti in Germania, perché non dovrebbe esserlo anche in Italia? Il problema sostanziale è, a mio avviso, la mancanza di fondi. Assegnare borse di studio solo in base al reddito familiare, infatti, non implica necessariamente un livellamento sociale, che è invece incentivato dall’istruzione e dalla qualità dei risultati ottenuti dallo studente.
L’utopia della proposta della Gelmini consiste nell’aver fatto i conti senza l’oste Tremonti, perché sicuramente oggi la politica delle borse di studio non ha comunque risolto l’imbuto sociale per cui, chi viene da situazioni economiche meno agevoli, ha più difficoltà ad accedere agli ultimi livelli di istruzione. L’accesso all’istruzione superiore dovrebbe essere garantito a tutti, indubbiamente, in partenza: ma, una volta che si sono offerti i mezzi economici per studiare, occorre stabilire dei livelli da mantenere, per evitare che il Welfare mantenga studenti fuori corso di 5,6,7 anni. Elitarismo? Forse, ma mi sembra l’unico modo per evitare che lo Stato elargisca senza alcun discrimine.
E’ la donna più ignorante dal punto di vista della conoscenza dell’ordinamento dello stato e delle leggi che lo regolano, e delle conseguenze culturali, sociali e collettive delle elggi che ci sia mai capitato di contrastare.
Sepsso mi chiedo se non faccia finta di esserlo, tanto è ignorante. Spesso mi chiedo se non sia voluto lo sprezzo superficiale con cui parla e assume provvedimenti.
Il diritto allo studio si colloca, in una Costituzione garantita e solidarista come la nostra, nel novero dei diritti sociali ovvero di quei diritti che promuovono l’intervento dello Stato diretto a soddisfare le esigenze essenziali dei singoli.
È compito della Repubblica, infatti, garantire l’estensione erga omnes dell’offerta di istruzione nonché la fruibilità di essa con una serie di provvidenze, elargizioni e aiuti finanziari alle famiglie degli studenti bisognosi, realizzando così l’eguaglianza dei “punti di partenza” voluta dall’art. 3, comma 2, Cost.
In seno all’Assemblea Costituente, compsta dai nostri padri della patria, i nostri, non i suoi, si legge esattamente quali erano le intenzioni e quale il significato di quel comma dell’art. 34 della Costituzione Italiana, negli atti conservati sul dibattico costituente, che sono atti che tutti dovremmo conoscere per ammirarne l’altissimo livello di elaborazione, dal punto di vista politico, culturale, sociale, ma, soprattutto umano, si legge:
“Uno dei punti al quale l’Italia deve tenere è che nella sua Costituzione, come in nessun’altra, sia accentuato l’impegno di aprire ai capaci e meritevoli, ANCHE SE POVERI, i gradi più alti dell’istruzione. Alla realizzazione di questo impegno occorreranno grandi stanziamenti;
ma non si deve esitare; si tratta di una delle forme più significative per riconoscere, anche qui, un diritto della persona, per utilizzare a vantaggio della società forze che resterebbero latenti e perdute, di attuare una vera e integrale democrazia”.
DI ATTUARE UNA VERA E INTEGRALE DEMOCRAZIA.
leggendo immagino che vi commuovete anche voi.
@Annaf: Chi ha i soldi, sicuramente, parte avvantaggiato nella vita, ma bisognerebbe recuperare il senso autentico della parola “merito”, altrimenti si fa il gioco di chi, come la Gelmini, utilizza la parola per condurre un tipo di politica che, con essa, ha ben poco da spartire.
@BastianContrario: Per quanto riguarda il tuo primo appunto direi che hai ragione, si può parlare assolutamente di imprecisione perché avrei dovuto scrivere “[...] dalla nascita dell’istruzione pubblica di massa [...]“; in realtà avrei potuto cominciare anche da molto prima (già ai tempi del retore Quintiliano una sorta di istruzione basilare garantita anche ai poveri poteva esserci, forse non dappertutto ma gli studiosi ne discutono ancora) ma intendevo proprio parlare della nascita dell’istruzione di massa pubblica, quindi ho dimenticato la specificazione.
Per quanto riguarda il secondo appunto, hai ragione nell’utilizzare l’aggettivo “sottesa”, ma proprio in virtù di questo aggettivo parlerei, più che di imprecisione, di imprecisazione (scusa il lazzo).
Ovviamente quando la Gelmini dichiara che “la recente scelta fatta in Germania di assegnare borse di studio soltanto sulla base del merito suggerisce una riflessione anche in Italia, dove invece il parametro principale è il reddito” non usa a caso la parola “soltanto”. Vuoi per disinformazione, vuoi per malizia oppure inconsciamente, la Ministro utilizza la parola facendo intendere che non si tratterà di borse di studio aggiuntive, ma proprio di quelle basilari che vengono rilasciate già ora, e che quindi verranno riformulati i criteri di assegnazione di queste borse di studio. Quindi, se per la Germania vale l’idea di istituire borse di studio AGGIUNTIVE basate sul merito, la Gelmini invece non ha in mente di aggiungere alcunché, vuole solo assegnare in altro modo quelle già esistenti, ecco perché ho evitato di specificare.
Diciamo che, appunto, ho dato per “sottese” le implicazioni di carattere economico che tutti ben conosciamo: il Ministro Gelmini non ha certo la caratura né l’auctoritas per convincere il collega Tremonti ad aprire un po’ di più la sporta dei denari, quindi davo per scontato che non si parli di borse aggiuntive.
Grazie per il commento analitico ed approfondito. Sei lo stesso BastianContrario che, su Facebook, sta organizzando il gruppo (cui sono iscritto) contro l’aumento del pedaggio sulla tratta Roma-Fiano Romano?
@Mila Spicola: La Costituzione, ogni tanto, andrebbe fatta oggetto di pubbliche letture. Ci sono passi civilmente e socialmente appassionanti che possono benissimo reggere testa ad un romanzo russo.
Quella povera e ottusa mente di Marystar, burattino nelle mani di psicosilvio, ha avviato la sistematica distruzione della scuola pubblica italiana. Se continuerà l’assurdo andazzo di questo immondo governo, nel giro di pochissimi anni avremo una generazione di IGNORANTI fatti ad hoc per votare senza pensare….per abbeverarsi alle televisioni di regime e dire sempre sì a chi ha deciso di prendere il comando in barba alla Costituzione e alle Leggi della Repubblica italiana!
Tutto questo gran chiacchierare e fuffeggiare sui nuovi stupendi sistemi meritocratici a base di quiz, test, questionariucci e nozionismi vari a base di risposte multiple-ma-predefinite-da-qualcun-altro mi puzzano tanto (ma tanto!) di appiattimento culturale e di orwelliana omologazione del pensiero.
Spero di sbagliarmi e di essere smentito da un luminoso futuro!
Per ora, il corpo docente può divertirsi con il nuovo sport scolastico della decodifica burocratica dei nuovi questionari… Questi sì che sono enigmi… altro che la Settimana Enigmistica!
Nel mese di marzo dell’anno 2000 una signora, presidente del consiglio comunale del Comune di Desenzano sul Garda per Forza Italia, fu espulsa dal consiglio, su mozione del suo partito, con la seguente motivazione: ”MANIFESTA INCAPACITA’ ED IMPRODUTTIVITA POLITICA ED ORGANIZZATIVA“ – [Delibera del consiglio comunale n. 33 del 31/03/2000].
Questo consigliere comunale si chiamava: MARIA STELLA GELMINI, attuale Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca scientifica!!! … E HO DETTO TUTTO!!!
Argomentare, con dovizie di particolari, che in Italia c’è il rischio di andare verso una scuola elitaria mi sembra veramente risibile. L’Italia è il paese europeo che presenta il minore livello di mobilità sociale, e ciò anche a causa dell’appiattimento scolastico. Non aver premiato il merito per “secoli” è una delle cause. Se oggi si esige di ritornare al merito non evocate Roma e il suo Senato che hanno conquistato il mondo con una cultura contadina, come gli Usa lo hanno conquistato con una cultura molto molto simile. Cercate di studiare, e nella nuova Italia berlusconiana troverete pane per i vostri denti. Auguri!
No, non amo questi strumenti di finta socializzazione. Complimenti per il lavoro che fate ogni giorno, l’università dovrebbe essere, a mio avviso, anche questo: un laboratorio critico di formazione e analisi del presente.
Non è possibile, come fatto in tanti altri casi, invitar tutti quelli che ritengono demenziale questa decisione della Gelimini a sottoscrivere una lettera di protesta e di proposte alternative?
Mi pare che in alcuni casi la pressione del web abbia avuto successo… ( vedi l’innalzamento dell tasso di invalidità per ottenere la pensione ecc)
Cercate di studiare, e nella nuova Italia berlusconiana troverete pane per i vostri denti.
Mio figlio cerca di studiare al liceo musicale, ma stiamo attendendo proprio oggi se Gelmini è riuscita a rappezzare l’ennesimo errore legislativo della sua pseudo riforma (si è dimenticata di seguire l’iter di legge…).
Una ragazza di Novi Ligure vorrebbe studiare al liceo classico ma non potrà frequentarlo perché non è stata concessa la classe nella scuola dove si era iscritta.
Nella scuola dove insegno ci sono classi da 27, 28 e persino 31 alunni; togliendo 3 o 4 alunni per classe si avrebbe una classe in più ma il provveditore ha risposto alla richiesta dicendo al Preside “chi se ne frega, paga lei gli altri insegnanti?”.
Io avrò una delle classi con 27 alunni, 3 (tre) disabili, alla faccia della legge, e sei ore di sostegno complessive in una settimana: io cerco di insegnare, i miei alunni cercano di studiare nell’Italia berlusconiana mentre il presidente del Consiglio va in visita a una Università telematica autorizzata con il parere contrario del Consiglio universitario nazionale (Cun) e dal Comitato nazionale per la valutazione (Cnvu); e mentre il ministro toglie ore di scuola (“Meno quantità, più qualità”, nota ministeriale del 13 settembre 2009, inviata alle scuole), e le scuole sono costrette a innalzare il contributo *volontario* delle famiglie per riuscire a comprare la carta delle fotocopie.