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Decisioni in assemblea: blocco dell’anno accademico?

Ingresso della Facoltà di Lettere - Foto Giornale di Lettere

L’assemblea straordinaria del 30 giugno, a Lettere e Filosofia, è stata un bel momento. Belle le parole del Preside Piperno e la volontà di unirsi in una protesta comune contro i tagli all’Istruzione; belle le proposte dei ragazzi di Lettere Classiche, fare esami in luoghi mediaticamente rilevanti della Roma serale e pomeridiana; bella la proposta di invadere (senza causare danni) il Colosseo in segno di protesta, di fare gli esami di notte e di presidiare Montecitorio.

In questo clima di collaborazione e di unità, ci pensano i soliti noti a guastare la festa: i ragazzi dei collettivi, cioè gli studenti ricollegabili al gruppo del sito ateneinrivolta.org e, in particolar modo, gli accaniti disobbedienti di Uniriot. La strategia è la solita: far parlare uno dei propri ogni due-tre discorsi altrui. Mentre la maggior parte degli interventi sono singoli (nel senso che raramente chi parla è il portavoce di un gruppo organizzato), i loro sono frutto di discussioni nelle quali si decide una linea politica, alla quale tutti si attengono ripetendo lo stesso concetto in modo martellante, avviando discorsi tortuosi, spesso strillando in modo compulsivo, e terminando con due-tre parole chiave ripetute meccanicamente.

Quelli di Uniriot, gli stessi che rovinarono l’assemblea nazionale dell’Onda, la quale avrebbe dovuto sancire l’unione di tutti gli atenei in protesta, ora ci dicono di “radicalizzare e generalizzare lo scontro”. Va bene, radicalizziamo e generalizziamo. Ma con trasparenza, senza seguire un manipolo di burattini che non vedono l’ora di poter stilare un documento ufficiale d’assemblea inserendo i concetti-chiave che hanno ripetuto fino allo svenimento.

Il concetto che doveva passare, questa volta, era quello di “rilanciare le proteste in vista dell’autunno e sostenere un blocco dell’anno accademico”. Peccato che molti studenti non fossero affatto d’accordo con il lancio di un nuovo blocco, ancora più duro dell’attuale “blocco-esami”. Sostenere la protesta già lanciata dai ricercatori è un conto, pur sapendo che questo blocco causerà molti problemi al normale procedere del prossimo anno universitario; ma cercare di far passare il blocco totale dell’anno accademico (quindi anche uno stop dei docenti associati e ordinari) come una proposta unitaria dell’assemblea è pura fantascienza.

Su internet è iniziato rapidamente il tam-tam contrario all’idea, a partire dal Forum di Lettere, dove Ardavan scrive “Adesso basta con le solite proposte dei 4 esaltati di turno che ogni volta vogliono bloccare tutto per poi risolvere nulla! Non è retorica, ma è una storia sentita troppe volte. Sì alla lotta e sì alle proposte, ma che siano concrete e che non vadano a danneggiare un numero non esiguo di studenti di questa università.” e lancia addirittura una raccolta-firme.

Ma non bisogna tacere di un particolare tecnico: quanti ragazzi contrari al blocco del futuro anno accademico sono rimasti nel momento in cui andava redatto il comunicato dell’assemblea? Quasi nessuno. In pochi si sono ritrovati a discutere il documento rappresentativo delle centinaia di studenti presenti in assemblea. Allora, per le prossime assemblee, il mio è un invito a rimanere anche al termine del dibattito, quando vengono redatti i documenti ufficiali che saranno poi diffusi.

Partecipare ad un’assemblea e andarsene prima di redigere il documento finale è un po’ come partecipare ad un congresso diplomatico ed andarsene prima della firma del trattato.

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19 Risposte: a Decisioni in assemblea: blocco dell’anno accademico?

  1. Michelangelo Pecoraro Michelangelo says:

    Piccola nota all’articolo: nel momento in cui viene pubblicato (la mattina del primo luglio) il comunicato, nella sua versione ufficiale e definitiva, ancora non è stato diramato. Dal sito ateneinrivolta.org dicono “In questo momento si sta scrivendo il documento conclusivo dell’assemblea che fra poco pubblicheremo su ateneinrivolta.org.”. Attendiamo fiduciosi.

  2. Natascia says:

    I ragazzi contrari al blocco sono rimasti durante la redazione del documento? NO. Come si può pensare, dall’alto della propria maturità e del proprio livello intellettivo-culturale, che esprimere le proprie opinioni su internet sia sufficiente a renderle efficaci? Ok, la timidizza, va bene tutto, ma un peso intellettuale e culturale che possa controbilanciare la difficoltà a prendere parola, esiste?

    Chiarimenti:
    Il Blocco dell’Anno Accademico è stato deciso come forma di mobilitazione dai ricercatori di tutta Italia riunitisi a Bologna ad aprile e discusso nei Consigli di Facoltà degli atenei sparsi sul nostro territorio. Lettere ha proclamato il suo sostegno, intanto con la volontà di non assumere le cattedre lasciate vuote dai docenti. Il Blocco compare nei documenti delle Facoltà di Scienze Umanistiche, Filosofia e della SAAB.
    Sapete che situazione ci sarà a settembre? Sapete che la maggior parte dei corsi di base/lineamenti/propedeutici sono tenuti da ricercatori?
    Sapete che le nuove matricole non avranno corsi? Bene, in questa situazione, ha senso partire con un Anno Accademico, o pensiamo che se questa forma fosse adottata da tutti gli atenei avrebbe l’effetto sperato?
    Vogliamo l’attenzione mediatica, va bene. Ma come è stato detto ieri, vogliamo l’attenzione di quei giornali e di quelle televisioni che propugnano la stessa ideologia e la stessa visione faziosa? Vogliamo solo questo? Vogliamo spazio su un TG1 che ha escluso persino la protesta degli aquilani?
    Il Blocco dell’Anno Accademico non significa che torniamo tutti a casa. Significa che a ottobre non partono le lezioni fino alla marcia indietro del Governo. Che cambia alla vostra vita di lucide menti se per un mese, due, non fate lezioni? Lezioni che tanto, in molti casi, non si terranno ugualmente? Sapete quanti corsi di laurea rischiano di sparire, perchè tenuti quasi interamente da assegnisiti e ricercatori?
    Fermo restando che gli esami, per ragioni tempistiche, è ovvio che siano fuori dal blocco accademico. Posbbile che questo concetto non sia chiaro?
    Ognuno è libero di continuare a pensarla come vuole ma non si può dire che non sia opinione condivisa se questa proposta è partita da aprile, e dal corpo della ricerca/docenza e detta molte volte in assemblea. Non si può dire che in assemblea c’è stata una netta opposizione, perchè non è vero. Fortunamente nulla, e ripeto nulla, è stato accolto con l’unanimità, ma col beneficio del dubbio, del pro e del contro.
    Scrivere su un giornale online un attacco diretto ad alcune persone è cosa VILE. “Rovinare le assemblee”. Ma come ti permetti? Vai su ateneirivolta.org o su uniriot.org e MAI, MAI, MAI troverai un attacco vile e sfrontato contro qualcuno. E’ legittimo esprimere, chiarificare, perorare la propria tesi, la propria opinione, ma non caldeggiare lo scontro tra gli studenti. Se poi, Michelangelo, ti sei offeso perchè ti è stato detto che se gli studenti che erano contrari al Blocco dell’Anno Accademico avrebbero dovuto essere in assemblea a spiegare le loro motivazioni e non su facebook, allora perdonaci, ti chiedo scusa a nome di tutti.
    C’è ancora qualcuno, in questa ormai degradata società, che ha deciso di metterci la faccia: ha deciso che esistere significa agire, non scrivere, non dire, non essere coperti da uno schermo, non solo questo, anche questo. Ha deciso che internet non è un valore di per sé, ma uno strumento per creare valore. Internet ha permesso che in un periodo poco frequentato della Facoltà, tutti avessero occasione di seguire in prima linea gli eventi e partecipare ad essi. Ha permesso agli studenti di prendere parola.
    Ritengo che, Michelangelo, tu abbia tutte le motivazioni per prendertela con i numerosi studenti contrari al blocco che si sono dileguati. Ma invece che accusare, puntare il dito, con delle accuse gravissime “ripetere delle parole chiave, etc etc”, dovresti prendertela con i numerosi studenti letterati che non hanno chiaro il significato del termine “partecipazione”.
    Ovvio, i ragazzi e le ragazze che da anni fanno collettivo sono sicuramente a un livello di ragionamento avanzato in merito alla mobilitazione, perché ne discutono continuamente, perché si interessano tutti i giorni dei problemi riguardanti la facoltà e l’università tutta. L’analisi della Riforma è stata fatta già un anno fa: ovvio che alle numerose domande, si sia già risposto abbondantemente.
    Le assemblee, si fanno perchè è giusto che ognuno abbia un momento di riflessione e di discussione. I ragazzi dei collettivi non hanno le soluzioni tra le mani e non cercano consensi in assemblea: hanno sicuramente delle idee più chiare, che esprimono all’assemblea. Se la maggioranza, non convinta o contraria, ritiene di non voler spendere tempo nell’interessarsi davvero a una problematica che coinvolge gli studenti sul lungo periodo, ma ha solo premura di sapere se la settimana prossima potrà dare il suo esame, non è un problema dei collettivi.
    O forse lo è, perchè trovarsi di fronte a tali studenti, ci dovrebbe far riflettere: questa università è già un esamificio e ci ha già lobotomizzati tutti. Forse, per una qualsiasi protesta, è davvero già tardi.

    Mi auguro che gli attacchi personali siano accompagnati da delle scuse e che gli studenti e le studentesse si esprimano in assemblea.
    Nessun applauso e nessuna ovazione è seguita alle parole di Veronica, che diceva “la verità è che non ci interessiamo”. Veronica non fa parte dei collettivi, non è di parte. Chissà che non abbia detto la verità, lasciando un po’ basita la platea.

  3. Natascia says:

    piccola nota: il comunicato è stato diramato. Ieri sera abbiamo concluso veramente tardi e tra un’ora, saremo di nuovo all’università. Non siamo un ufficio stampa.

  4. _Giulia_ says:

    Sono d’accordo in toto con te, Michelangelo; inoltre Natascia vorrei farti notare come il fermo dei ricercatori non sia stato osteggiato da nessuno perche` sacrosanto (viste le condizioni in cui versano); che la loro protesta possa in certi casi comportare la chiusura di molti corsi e`anche vero, ma in un’universita`non ci sono solo ricercatori: quello che state chiedendo e` cosa molto diversa, attenzione!
    Io in ogni caso sarei anche favorevole al blocco poiche`ritengo che sia l’unico modo di far sentire le nostre ragioni, ma finche`questo sara` attuato solo dalle tre Facolta`che hai detto, mi pare evidente la sua totale inutilita`. Prevarranno a quel punto le proteste degli studenti (ti assicuro che la stragrande maggioranza e`assolutamente contraria), la divisione fra noi e il corpo docente, l’ipotesi di denunce, la solita figura mediaticamente sfruttabile di quelli che “non hanno voglia di far nulla”. L’esempio della Sorbona citato in assemblea e`un esempio interessante perche`lì hanno vinto, ma TUTTI INSIEME, un ateneo intero ha vinto! Non sempre la solita, noiosa, scontatissima e fomentata (perdonatemi il termine) Facolta`di Lettere e Filosofia. Chi ancora crede che queste scemenze possano portare a qualcosa e` un illuso, altro che esperto (si e` visto infatti che risultati fantastici ha ottenuto L’Onda di esperti: il ’68 e` finito ragazzi, sveglia!).

  5. Matteo says:

    Sono Ardavan, condivido quasi in pieno l’articolo, ma dimenticate un particolare fondamentale. Centinaia di studenti non sempre hanno possibilità di partecipare all’assemblea, neppure ad una sua parte, figuriamoci per intero. Certo l’ideale sarebbe rimanere fino alla fine, ci mancherebbe, ma molti giocano proprio su questo punto. Un saluto

  6. luca says:

    ragazzi e ragazze, se non partecipate non avete diritto di parola. punto. sei contrario al blocco della didattica? bene, argomenta, parla, discuti e rimani alla redazione del documento. non fare un gruppo su facebook stile “noi vogliamo studiare!” perché tanto, se il governo se ne frega delle manifestazioni se ne frega ancora di più dei gruppi di facebook, che non sono neanche un problema di ordine pubblico (tant’è che maroni straparla di chiudere facebook un giorno si e uno no!)
    giulia, se la facoltà di lettere della sapienza blocca l’anno accademico, tutti insieme, come dici tu, ma davvero tutti insieme, a valanga si bloccano dopo un po’ le facoltà in tutta italia! ricorda che l’onda è partita da un paio di assemblee particolarmente riuscite al rettorato della sapienza, e nel giro di una settimana erano decine e centinaia le facoltà occupare! il ’68 è finito? si, pare proprio di si se c’è gente talmente miope da non poter rinunciare a un mese o due di didattica di merda, quale quella che facciamo noi ora, per manifestare il proprio dissenso e provare a mettere in crisi un sistema universitario che ci ha portato ad avere una preparazione insulsa! tanto va così, non serve a niente fare le manifestazioni, farsi le passeggiate autunnali per il centro, e poi di nuovo tutti in classe se non c’è una progettualità, un’intenzione seria di rivedere il sistema universitario… ha ragiona natascia, forse abbiamo già perso e non c’è speranza… studi, studi, ma dove vai? cosa studi? ti laurei, si bene, e dopo? ti rendi conto che il livello di preparazione, e il mondo del lavoro e della ricerca è tale che un laureato della triennale di lettere oggi spera in un posto al call center? che ci sono concorsi pubblici con 50.000 inscritti per 200 posti? nel guardarti intorno non vedi anche un un mare di macerie, un paese in rovina? credi che la soluzione sia laurearti un mese prima degli altri, così trovi posto? ti dico una cosa, i posti sono belli che finiti! laurearti un mese prima degli altri fa solo si che sarai disoccupata un mese prima degli altrti… io davvero non la capisco questa smania, questa frenesia di seguire le lezioni come se si attingesse al calice della verità e della vita (citazione, qualcuno qui è di cl?)… questo accettare passivamente la lezioncina, mi seguo il mio corso, vado a lezione, faccio il mio esamino, mi prendo i miei creditini e passo dopo passo ho riempito la mia sacchetta di crediti, e quando è piena vuol dire che ho imparato. questo sistema ci ha portato al fallimento a cui assistiamo oggi, è possibile che non lo capiate?

    ps michelangelo, davvero pessimi da parte tua questi attacchi personali e questa delegittimazione di chi ha idee diverse… se fossi onesto ora dovresti chiedere scusa a chi si fa il culo da anni per seguire queste questioni e saper dire qualcosa in merito che non sia semplicemente “si dai, facciamo lezione al colosseo!”

  7. Matteo says:

    Carissimo Luca, il diritto di parola ce l’abbiamo eccome, e non sarai di certo tu a togliercelo! L’assemblea non è dispensatrice di verità assolute, quindi mettetevi l’anima in pace!Se l’assemblea è monopolizzata dai soliti 4 idioti e fa proposte stupide, la criticheremo all’infinito! Nessun documento potrà annullare un diritto inalienabile! Punto! Mettiti l’anima in pace dunque, hai torto.

  8. _Giulia_ says:

    Inoltre in assemblea le voci di dissenso ci sono state, poche, ma non del tutto assenti. La fretta di laurearsi e di fuggire da questo schifo magari, personalmente la ho eccome, dal momento che non sara`certo il blocco di Lettere a far cambiare idea a un governo come quello attuale. Mettiamo i piedi per terra, smettiamola con queste ideologie utopistiche, queste urlate plateali e queste orazioni pietose: della Facolta`di Lettere e dei suoi blocchi didattici non importa nulla a nessuno; solo l’ateneo intero potrebbe ottenere, unito, qualcosa di incisivo, nient’altro, ma il Preside stesso ha detto che a nessuna Facolta` (che non siano le tre che appunto citava Natascia) interessa aderire. Cosa vogliamo fare allora? Il ’68 e`finito si, e per fortuna direi!

  9. Michelangelo Pecoraro Michelangelo says:

    Natascia e Luca, avete parlato di “attacchi personali”. Dove sono gli attacchi personali? Abbiamo la stessa definizione di attacchi personali?

    Ho semplicemente fatto riferimento a gruppi e realtà concrete, se non l’avessi fatto questo sarebbe stato un articolo retorico e privo di sostanza. Dato che a me non piace parlare per ore di cose incomprensibili preferisco chiarire da subito, ai miei lettori, di cosa si sta parlando.
    Non ho citato nessun nome e non ho citato nessun intervento particolare, quindi parlare di “attacchi personali” mi sembra assolutamente fuori luogo. Al massimo siete voi che attaccate personalmente me, intimandomi di chiedere scusa semplicemente per aver espresso una legittima opinione.

    Venendo al discorso delle persone che si esprimono sui social network, vorrei ricordare come uno dei più grandi movimenti dell’ultimo periodo, il Popolo Viola, sia nato da un social network (facebook) e che abbia dato vita ad una delle più belle manifestazioni dell’ultimo periodo, con centinaia di migliaia di persone in piazza.

    Riguardo ai contenuti, invece, ricordo a tutti che non ho espresso alcuna opinione. Non ho detto “è giusto” o “è sbagliato” riferendomi al blocco dell’anno accademico. Le mie osservazioni riguardano IL MODO di organizzare la discussione e stabilire delle conclusioni condivise.

    Mi spiace anche, in tutta sincerità, di aver messo quasi sullo stesso piano (e dico quasi perché ho tenuto, comunque, a ribadire una differenza) i collettivi e i disobbedienti di Uniriot: chi scrive ha partecipato alle proteste studentesche a partire da quelle contro la riforma Moratti, quindi sa bene di cosa parla, e sa anche che con i ragazzi dei collettivi si può discutere civilmente, con i disobbedienti di Uniriot no. Ti si piantano in faccia facendo, quando ti va bene, ironia; a volte strillandoti contro in otto contemporaneamente, in particolare quando li tocchi su un nervo scoperto. Di questo sono consapevoli tutti, anche i ragazzi dei collettivi: non è un caso se fanno parte di due gruppi diversi, evidentemente hanno anche loro trovato dei problemi di convivenza, e li capisco perfettamente.

    Il mio, comunque, vuole essere un articolo propositivo: constatato il clima di unità non solo tra studenti, ma tra studenti e docenti, mi sembra inutile “guastare la festa” perché alcuni vogliono SEMPRE dettare le linee e inserire i punti che interessano a loro in tutti i documenti. Una tantum potrebbero anche cedere all’evidenza e capire che su alcune proposte non sono tutti d’accordo, quindi evitare di inserirle PER FORZA in tutti i documenti.

  10. Flavia says:

    Molto interessante e molto bello, che tutti si prendano a cuore ciò che è uscito dall’assemblea, il problema è che oggi sulle scale del rettorato eravamo un po’ pochini, quindi la prossima volta anzichè discutere su un forum e frammentarci ancora di più, sarebbe meglio AGIRE e partecipare ad azioni comuni.

  11. Elena Spangenberg Yanes Elena says:

    Natascia, non è vero che i ragazzi contrari al blocco non si sono fermati. Io c’ero, con Michelangelo e altri ragazzi di Lettere classiche, e abbiamo provato in tutti i modi a dirvi che noi appoggiamo l’astensione dei ricercatori dalla didattica ma non siamo per il blocco totale dell’anno accademico anche da parte dei professori associati e ordinari, possibile che te lo sia già dimenticato?

  12. Marco says:

    Michelangelo la verità è che tu arrivi solo quando c’è un po’ di gente che si riunisce a fare qualcosa per spegnere la rabbia legittima delle persone con le tue proposte deliranti. ti presenti come il democratico e neutrale di turno ma stavolta hai davvero rotto. io personalmente non sto nè coi collettivi nè con quelli di uniriot, anzi a dirti la verità mi stanno pure un po’ sul c… entrambi. però almeno una cosa dobbiamo riconoscerla: questi si fanno il culo tutto l’anno a fare politica nelle facoltà, a studiare le leggi, a organizzare assemblee e manifestazioni. tu e io abbiamo ricominciato a parlare di gelmini ieri, ma loro non hanno mai smesso. dite che l’onda ha perso: è vero, ma il perchè ve lo siete chiesto? perchè da un lato ci sono quelli come me che dopo un mese di cortei si è stancato di fare politica: nella società del divertimento in cui viviamo ho preferito ritornare a divertirmi, a fare tardi la sera, a farmi le canne piuttosto che continuare a fare politica, troppo faticoso e noioso per me. dall’altro lato però, l’onda è finita per quelli come te: arrivi a fare l’intellettualino del cavolo e poi ti sfoghi in internet perchè non ti si sono filati. sei un presuntuoso e ti lamenti continuamente perchè non si fa come dici tu: ma chi ti credi di essere? guarda che io durante l’onda c’ero e ti ho visto solo lamentarti e criticare: mai ad attaccare un manifesto, mai a scrivere un cartellone, mai a litigare coi prof quando ce n’era bisogno. guarda le foto dell’onda: chi c’era sempre davanti a prendere le manganellate e a farsi caricare? non certo tu! te lo dico io: c’erano quelli dei collettivi e di uniriot che tu continui a criticare. con molti di loro ho litigato perchè a volte hanno delle prese di posizione che mi sembrano assurde, però almeno bisogna ammetterlo: ci credono, si impegnano, prendono le botte e le denunce, qualcuno è anche andato dentro durante l’onda, forse sono degli illusi ma almeno ci provano. non come me o come voi, siete il peggio che c’è nella facoltà di lettere: intellettualini da salotto bravi solo a criticare. se non ci credete, se non avete voglia di rischiare e di pagare in prima persona è legittimo, però almeno evitate di rompere continuamente le scatole. continuate a dire quanto sono bravi e belli i baroni della nostra facoltà e a scrivere versi in latino sul vostro giornaletto che così cambierete il mondo! ad agnanina su un muro c’era scritto: chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso. siete dei perdenti in partenza!

  13. Michelangelo Pecoraro Michelangelo says:

    Ecco, questo è un attacco personale. Tanto per fare un esempio.

    Mi spiace che tu abbia ” ricominciato a parlare di gelmini ieri”, ma ti assicuro che io non ho mai smesso, puoi consultare tutti gli articoli dei mesi scorsi del Giornale e vedere con i tuoi occhi come abbiamo continuato SEMPRE a parlare del DDL e dei tagli, analizzando e spiegando et cetera.

    Troppo “faticoso e noioso” fare politica per te? Vabbene, allora falla fare a chi la vuol fare, non vedo perché tu venga a dirlo a me.

    Se non mi hai mai visto attaccare un manifesto o scrivere un cartellone, evidentemente, è perché eri impegnato a “divertirti, a fare tardi la sera, a farti le canne”. Non voglio portare la questione sul personale, come hai fatto te, ma ti assicuro che ho partecipato attivamente a tutte le proteste sin da quella contro la Moratti, perdendo intere sessioni di esami, partecipando a tutte le assemblee e a tutti i gruppi di lavoro.

    “Continuate a dire quanto sono bravi e belli i baroni della nostra Facoltà” può dirlo solo uno che non ci ha mai letto. Non sai proprio di cosa stai parlando. Vai a leggerti qualcuno degli articoli pubblicati anche recentemente; osserva di persona quanto mi stia simpatico Asor Rosa, tanto per dirne uno.

    “Intellettualino del cavolo che si sfoga su internet”? A me lo sembri te, perché non mi hai mai detto queste cose in faccia. Io, prima di fare un articolo del genere, ho discusso per quattro anni di queste cose. Non me ne sono uscito fuori oggi così, senza nessun motivo e perché “non mi si sono filati”. Io neanche ho parlato alla scorsa assemblea, quindi non avevo di che essere filato.

    Prima di sputare sentenze online ci si dovrebbe informare bene. E sarebbe sempre meglio evitare attacchi personali, come hanno giustamente detto Natascia e Luca sopra.

  14. Matteo says:

    Inoltre mi sembra davvero una blasfemia considerare POLITICA il cercare in tutti i modi, con ogni mezzo e per quanto subdolo, di imporre la propria volontà egoistica. Ciò lo chiami politica? A me sembra piuttosto VIOLENZA. Evidentemente hai uno strano concetto di “essere perdente” e come ha giustamente ribadito Michelangelo cadere nei commenti personali lo trovo alquanto patetico.

    Anche se non sono d’accordo con lui su alcune cose, è innegabile che sia necessario ringraziare Michelangelo almeno per il servizio reso e l’impegno che mette nel giornale per darci informazioni e ciò vale anche per la sua redazione, ovviamente.

    Matteo

    Matteo

  15. Marco Lapenna Marco 2° says:

    Cari colleghi, non si dovrà partire da una definizione comune di blocco dell’anno accademico? In assemblea, è vero, se ne è parlato. Ma sempre, come scrive del resto anche Natascia, in relazione alla protesta dei ricercatori, e alla solidarietà degli altri docenti nell’astenersi dal ricoprire i moduli bloccati. Mi pare che durante la compilazione del documento (e di semplice compilazione si doveva trattare dal momento che l’assemblea era finità) ci si sia accapigliati più che altro sull’opportunità di inserirvi la proposta del blocco completo delle lezioni, ordinari e associati compresi. Chi sosteneva che un’estensione del genere fosse sottintesa nell’idea di “Blocco accademico” doveva esplicitarlo prima in assemblea. Solo in questo caso argomenti del tipo “nessuno si è opposto” potevano avere valore.
    Alla fine dei conti però, chi si è occupato della stesura definitiva ha dimostrato del buon senso tralasciando di specificare le forme del blocco.
    Diverso è scrivere un articolo sui “soliti noti” che avrebbero guastato la festa. Che gli interventi siano “frutto di discussioni nelle quali si decide una linea politica” mi sembra tutt’al più un merito di chi si è organizzato. Quanto poi a giudicare di discorsi tortuosi, o di urla compulsive, non eravamo a scuola di eloquenza, ognuno si esprime come sa e se annoia l’uditorio peggio per lui. Attaccarlo non aiuterà l’assemblea.

    Un contributo originale: dovremmo essere tutti più prudenti, forse, quando parliamo dei risultati di qualsivoglia iniziativa. Se si fosse capaci di prevedere oggettivamente le conseguenze di blocchi totali o parziali o a scacchiera o radicali e non, già altre proteste avrebbero avuto migliori esiti. Nessuno di noi sa esattamente come andrebbero le cose se l’idea di protesta attuata fosse la propria. Ricordiamocelo quando ne discutiamo, si tratta di ipotesi e tutte abbastanza povere di basi. A meno che qualcuno non veda nella palla di cristallo.

    Tirare in ballo la buonanima del ’68 o i diritti inalienabili, non mi pare il caso. Che di inalienabili non ce ne siano ce lo mostra egregiamente chi governa.

    Ma se adesso chiunque si sia sentito offeso in questa discussione vorrà continuare a indignarsi, e magari lavare l’onta nel sangue, incontratevi pure al rettorato a mezzogiorno alla spada o alla pistola, e coi buoni auspici della Minerva. Sempre che la nuova linea di protesta sia di far crepare Gelmini e amici per la troppa goduria.

    salve a tutti

  16. _Giulia_ says:

    La politica in universita`, se fatta cosi poi, come la intendono collettivi e uniriot vari, non ha mai portato e mai portera` a nulla. Fu utopia il ’68 (sebbene importante svolta allora), ed e`pietosa rievocazione il 2000. Essere “politicizzati e informati” va benissimo, anzi e` necessario, purche` si agisca pero` in modo sensato e non invece in balia della voglia di far solo gesti eclatanti per creare scompiglio a tutti i costi. Ma cresciamo un attimo!
    Grazie, Michelangelo ed Elena, per il lavoro che fate: se L’Onda si e` esaurita per gli “intellettualini come voi” che hanno osato usare il cervello non c’e` da preoccuparsi, anzi grazie doppiamente, perche` non se ne poteva davvero piu` di proteste gestite in quel modo.

    In risposta poi a Marco 2: hai ragione sull’impossibilita` di prevedere per certo che esiti avra` ogni iniziativa, ma per capire che un governo come il nostro non si fara` certo scalfire nemmeno alla lontana dal blocco della didattica nella Facolta` di Lettere e Filosofia, non credo serva la palla di vetro…

  17. jeko says:

    ricordatevi questo: le assemblee non valgono nulla, sono un pallido surrogato di democrazia, nei fatti null’altro che un modo, per chi ne esce vincitore, di far vedere(e di far credere)che c’è qualcuno che si fila la protesta. gli studenti possono parteciparvi in cento, duecento, trecento, mille: gli altri undicimila rimasti a casa non perdono certo il diritto di esprimersi, anzi: proprio non partecipando dimostrano di non condividere ciò che si fa. ad un certo punto, se si vuol essere democratici in questi frangenti, bisogna rendersi conto che se un’esigua minoranza(lettere ha oltre undicimila iscritti)si occupa e si preoccupa della questione, vuol dire che tutto questo non interessa. certo, si potrebbe dire che la protesta è GIUSTA, ma allora bisogna smetterla con le assemblee, le manifestazioni, le prove di forza fatte sui numeri, sul io “c’ero-tu no”: si fa questo perché è giusto. Punto e basta. Ovviamente, così si corre il rischio di trasformare tutto in dogma.

  18. Matteo says:

    Non posso che quotare pienamente jeko, che ha capito perfettamente il punto di come le assemblee non rispecchino quasi mai la reale volontà del popolo. Non c’è documento che tenga.

  19. Starei attento, comunque, ad utilizzare termini e categorie come “reale volontà del popolo”, altrimenti si scade nella genericità. Quando si hanno dei problemi, in casi come questo, bisogna cercare di renderli chiari, evidenti, non annacquare tutto in accuse generiche.
    Questo è proprio il senso del mio articolo: ho elencato una serie di problemi pratici abbastanza evidenti. Fare accuse generiche e invocare “la reale volontà del popolo” porta la discussione su binari morti.

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