Il tanto atteso Consiglio di Facoltà Straordinario si è finalmente svolto, i professori hanno finalmente deciso di esplicitare ufficialmente la posizione della Facoltà in merito alla mobilitazione anti-tagli da loro stessi indetta; finalmente arriva un po’ di chiarezza in questa vicenda intricata e confusa.
Cerchiamo di spiegare cosa sta accadendo in questi giorni. Tutti sono a conoscenza della nefasta congiuntura che sta vivendo l’università italiana: ai tagli voluti dal ministro Tremonti si aggiunge la Riforma Gelmini dell’università, e il tutto sta creando un cocktail che gli addetti ai lavori giudicano letale per il mondo accademico e per la ricerca di cui esso vive. Non voglio ora parlare dei provvedimenti in atto: ritengo sia a questo punto più utile fornire un quadro il più possibile completo e sintetico delle agitazioni che stanno interessando la nostra facoltà.
Chi ha seguito la cronaca degli ultimi mesi sa bene come i ricercatori siano la categoria più colpita da questi provvedimenti; non stupisce, pertanto, che siano proprio loro a guidare lo stato di agitazione, sia a livello nazionale che localmente. A partire dal 29 aprile, data dell’Assemblea nazionale dei ricercatori universitari che ha dato l’avvio alla protesta, si è diffuso pian piano nella stragrande maggioranza degli atenei italiani uno stato di agitazione, che, a fasi alterne, ha portato il dissenso ad ogni livello del mondo accademico. Le cose per la nostra facoltà non sono andate in maniera diversa rispetto a quanto è accaduto nelle altre città: i ricercatori hanno esposto nero su bianco il loro punto di vista, il Consiglio di Facoltà ha più volte affrontato l’argomento, i professori ordinari e associati hanno garantito il loro sostegno alle rivendicazioni della categoria. Nei Consigli degli ultimi mesi si è via via affermata la volontà di agire contro questi tagli, il desiderio di protestare contro questa riforma, la necessità di fare qualcosa per contrastare il declino cui è destinata l’università e la ricerca.
Il vero colpo d’ala si è avuto durante la seduta del 23 giugno: con una mossa a sorpresa (chi si sarebbe mai aspettato, dopo tante proposte rimaste tali, una presa di posizione così forte?) i docenti hanno decretato il blocco degli esami della sessione di luglio. Ad onor del vero, il documento finale parla di “rinvio degli appelli calendarizzati dal primo luglio alla data del prossimo Consiglio di Facoltà”, ma le notizie trapelate immediatamente dopo la votazione hanno lasciato intendere che si trattasse piuttosto di un blocco totale, valido per tutto il mese di luglio ed estendibile addirittura alla sessione successiva.
Le reazioni degli studenti non si sono fatte attendere: tra i ragazzi si è letteralmente scatenato il panico, sono state prese d’assalto le caselle di posta dei vari docenti, ogni sito, forum, ogni pagina web legata al mondo della facoltà è stata invasa da torme di utenti in cerca di notizie sull’appello della settimana successiva. Se buona parte degli studenti si è limitata ad attendere maggiori informazioni, molti altri hanno invece preferito agire: sono saltati fuori come funghi appuntamenti e riunioni spontanee per il giorno successivo, più di qualcuno ha invocato un’assemblea chiarificatrice tra docenti e studenti. Il giorno 24 giugno, esattamente ventiquattr’ore dopo la delibera del consiglio di facoltà, il Preside Piperno illustrava, insieme ad alcuni colleghi, le ragioni della protesta. Il passo successivo è stato l’indizione per il giorno 30 di un’assemblea straordinaria dei docenti e degli studenti, in modo tale da creare un’opportunità per lavorare insieme e individuare forme di protesta condivise. In tutto ciò, però, nessuno ha pensato di chiarire la faccenda degli esami: più di un professore ha deciso la sospensione di appelli fissati nell’ultima settimana di giugno (quindi in palese contrasto con quanto deliberato dal Consiglio), molti sono stati i docenti che non hanno rispettato il blocco, gli studenti sono stati subissati da informazioni incerte e contrastanti.
L’Assemblea del 30 giugno è stata un’ottima occasione per i professori per tastare il polso della situazione: ci si è resi subito conto di come la temperatura fosse assai alta. Molte sono state le modalità di protesta suggerite, si sono fatti passi importanti verso una mobilitazione condivisa, ma non è certo sfuggito agli osservatori più attenti che buona parte dei ragazzi presenti non era interessata ad altro che a conoscere come si sarebbe sviluppato il blocco degli esami e cosa sarebbe accaduto agli appelli che avevano in programma. Terminata l’Assemblea, infatti, se tutti avevano chiaro quali potevano essere le forme di una mobilitazione condivisa nessuno era a conoscenza di come la facoltà aveva intenzione di gestire gli appelli di luglio: ogni decisione in merito veniva affidata ad un Consiglio di Facoltà Straordinario, da tenersi il 2 luglio: il giorno successivo all’occupazione della scalinata del Rettorato.
Veniamo così al fatidico giorno, il 2 luglio, il giorno che ha sciolto tutti i dubbi e chiarito (si spera in maniera definitiva) la situazione della mobilitazione della Facoltà di Lettere e Filosofia. Considerata la chiara volontà degli studenti di sostenere esami, unita alla necessità di ottenere una certa visibilità funzionale agli obiettivi della protesta, il Consiglio di Facoltà delibera, su suggerimento del prof. Gamberale, quanto segue:
Il Consiglio della Facoltà di Lettere e Filosofia, riunito in seduta straordinaria il giorno 2 luglio 2010, in seguito ad un ampio confronto con gli studenti in quotidiane assemblee ed alla giornata nazionale di mobilitazione del 1 luglio, nella consapevolezza del grave momento attraversato dall’Università statale e, allo stesso tempo, dello stato di pesante disagio degli studenti relativamente alla situazione complessiva di degrado dell’università italiana; in accordo con quanto è emerso da parte dei numerosissimi studenti nelle assemblee di Facoltà, delibera la prosecuzione dello stato di agitazione nelle forme seguenti:
- il rinvio degli esami già calendarizzati proseguirà fino al 9 luglio anche in linea con la settimana di mobilitazione indetta per i giorni dal 5 al 9 luglio da numerose sigle sindacali e riprenderanno regolarmente dal giorno 12; il Consiglio decide che nei giorni 12, 13 e 14 luglio gli appelli saranno tenuti o nelle strade della città universitaria o ‘al buio’ nei locali della Facoltà in ore notturne: questa iniziativa estrema intende indicare anche simbolicamente che un’università indebolita nel finanziamento e negli investimenti da parte dello stato è destinata a vivere periodi bui e a finire in strada, perdendo anche le sue strutture fondamentali.
Il Consiglio di Facoltà inoltre esprime viva preoccupazione sulla possibilità di sostenere l’offerta formativa del prossimo anno accademico e dei successivi, in presenza di un quadro normativo e finanziario così penalizzante per l’università di stato come quello prefigurato dalle disposizioni combinate del DDL 1905 e della/delle manovre finanziarie a partire dal DL 31 maggio 2010 n. 78.
La presente delibera, per decisione del Consiglio, verrà letta ad apertura di ogni seduta di laurea della sessione estiva e verrà illustrata ad apertura degli appelli d’esame.
Il Consiglio auspica che questa iniziativa sia accolta e condivisa anche dalle altre Facoltà della “Sapienza” e dalle altre Università italiane destinate alla stessa sorte.
Delibera accolta ad amplissima maggioranza con sette voti contrari e due astenuti.
Basterà questo documento a fugare ogni incertezza?
Pingback: Tweets that mention E venne il giorno | Il Giornale di Letterefilosofia.it -- Topsy.com