Da quando i media hanno scoperto, alla fine di giugno, che l’università pubblica accuserà un colpo grave dalla congiuntura di manovra finanziaria e Ddl Gelmini, ad oggi bisogna riconoscere ai giornalisti un progressivo miglioramento nella documentazione della mobilitazione della nostra facoltà.
“Professori e studenti hanno trovato riparo dal caldo sotto alberi secolari”: Ilaria Ricci ( Il Messaggero, 13 luglio), complice forse proprio il clima torrido, ha dimenticato che la città universitaria fu edificata negli anni ’30. Gliene vorrà qualche professore di storia, ma rispetto ad altre cose che sono state scritte è un errore veniale: sullo stesso quotidiano il 1 luglio ci era toccato persino leggere di un “Consiglio di Facoltà […] indetto dai collettivi universitari” (improvvisamente dotati di questo potere!) in riferimento all’assemblea straordinaria del 30 giugno convocata dal preside su richiesta degli studenti.
Le imprecisioni rimangono ma intaccano di meno il contenuto della protesta, che sembra essere riuscito a passare quasi in tutti gli organi di stampa, magari insieme a un corredino di domande di colore, come quelle agli studenti sul voto preso all’esame sostenuto all’aperto. Qua e là si trova persino spiegato chiaramente il problema del blocco del turn over; così, ad esempio, nell’articolo di Raffaello Masci sulla Stampa del 13 luglio, nonostante l’uso disinvolto delle citazioni.
Qualcuno, però, si ostina a stigmatizzare la protesta in corso per partito preso. In lizza per il trofeo del commento più grossolano abbiamo Mario Ajello (Il Messaggero, 13 luglio) e Adolfo Scotto Di Luzio (Il Riformista, 14 luglio), curiosamente l’uno ricercatore e l’altro professore aggregato. Entrambi deliberatamente tacciono i tagli di 1,3 miliardi al Fondo di Finanziamento Ordinario e il blocco del turn over; più facile ricorrere ai luoghi comuni dell’inefficienza, dell’assenza di meritocrazia, della proliferazione degli insegnamenti e dei corsi di laurea. Disinformato -vogliamo credere- o fazioso, Mario Ajello effonde parole di compassione per gli studenti “costretti a sottoporsi nel medesimo giorno (anzi, notte) a due o tre esami quasi contemporaneamente”, addossando la colpa di questo disagio alla mobilitazione dei docenti invece che ai vigenti ordinamenti universitari (soprattutto quello ex D.M. 509/99).
Adolfo Scotto Di Luzio vola alto e punta alla crisi culturale del corpo docente delle università italiane, in particolare delle facoltà umanistiche, di cui irride la “creatività”. Ma bisogna essergli grati, tutto sommato, per aver accomunato studenti e professori di Lettere in un’unica condanna, liberandoci almeno dal ruolo della vittima sacrificale, del personaggio muto tirato da una parte e dall’altra, della donzella da salvare. Se poi afferma che nei giardini della Sapienza si è svolto “un faccia a faccia desolante” dimostra non solo di scrivere di seconda mano, ma di essere anche vittima di resoconti fallaci perché gli esami all’aperto sono stati al contrario un segnale di allarme, sì, ma energico e un’occasione tutt’altro che desolante se i prati vicino alla facoltà di Lettere erano affollati di cattedre e libri.
Una nota di demerito tocca infine a UniromaTv, sebbene abbia seguito sin dall’inizio la protesta a Lettere e Filosofia con servizi puntuali e numerose interviste al preside, ai professori, ai ricercatori e agli studenti. Per il suo servizio (14 luglio) sulla Notte degli Esami Carlotta Di Santo ha intervistato una ragazza che ha raccontato il triste apologo della pendolare impossibilitata a sostenere un esame perché notturno. La notizia sarebbe gustosa per chi ama metter zizzania, se il preside Piperno e gli altri docenti non avessero a più riprese ribadito in questi giorni che l’adesione degli studenti agli appelli in notturna era solo volontaria e tutti gli altri li avrebbero potuti regolarmente sostenere di giorno. Gli altri due ragazzi intervistati sono entrambi di Azione Universitaria -i casi della vita!-, lista davvero rappresentativa a Lettere e Filosofia, dove ha ottenuto 6 voti alle ultime elezioni dei rappresentanti degli studenti al Consiglio di Facoltà.
Mentre la manovra finanziaria avanza nel suo iter parlamentare a colpi di fiducie, non resta che sperare che per i cronisti (e i lettori), che la hanno seguita in queste settimane, la protesta a Lettere non sia stata uno spettacolo e che i segnali lanciati vengano raccolti continuando a informare sul disagio dell’università pubblica, anche quando è espresso in forme più paludate.

Grazie mille, Angela, per il bell’articolo puntuale, ben scritto e… illuminante. Come gli esami di notte, che per noi della S.U.N. sono stati un segnale stimolante. Non siamo riusciti ad ottenere un’azione come la vostra (e abbiamo senza dubbio minor peso mediatico…), ma ce la stiamo mettendo tutta: mercoledì a S. Maria Capua Vetere (Caserta) ci sarà una manifestazione di Lettere (docenti e studenti) con verbalizzazioni in piazza, dibattiti ecc. E il giorno dopo, a Caserta, si proclamano le lauree davanti al Comune (tutte le Facoltà di Ateneo). Non molliamo…