Home > Cronaca > Cronaca Universitaria > L’occupazione del rettorato

L’occupazione del rettorato

Occupazione simbolica del rettorato alla Sapienza

Data importante di mobilitazione in difesa dell’università pubblica, il primo luglio ha visto alla Sapienza l’occupazione simbolica del rettorato. L’appuntamento è alle 9 davanti la statua della Minerva, ma il dibattito non inizia prima delle 10 e 30 quando, un po’ alla volta, si sono radunati all’incirca duecento tra docenti, ricercatori e studenti.

L’azione simbolica è finalizzata ad un confronto sulle condizioni dell’università pubblica, minacciata dall’azione del governo con la riforma Gelmini e la manovra finanziaria. Su questi problemi si sono espressi docenti universitari, esponenti di sindacati, ricercatori e studenti manifestando una forte e ferma opposizione alla linea politica del governo, riassunta emblematicamente nella frase “No alla distruzione dell’università pubblica” dello striscione appeso ai pilastri dell’ingresso del rettorato.

Il primo intervento di un ricercatore della Sapienza, nonché membro della Rete29Aprile – una rete nazionale di ricercatori, costituitasi a Milano il 29 aprile– ha riassunto con precisione e puntualità la precaria, quasi insostenibile, situazione di chi fa ricerca in Italia, evidenziando le aggravanti contenute nelle suddette leggi; ha poi ribadito una cospicua adesione alla sospensione delle attività di didattica da parte dei ricercatori nel prossimo anno accademico.

Proprio la solidarietà nei confronti dei ricercatori è stato uno dei motivi costanti degli interventi, insieme alla riaffermata necessità di intervenire concretamente e urgentemente contro le norme del governo.

Non sono mancati inviti all’autocritica e all’assunzione di responsabilità con la presa di distanza da alcune anomalie dell’attuale sistema universitario, quali l’esistenza di atenei federati e un dato davvero allarmante: 700 docenti della Sapienza non hanno depositato alcun lavoro di ricerca.

È poi intervenuto anche il padrone di casa. Il rettore Frati ha affermato, tra le reazioni non certo favorevoli dei presenti, l’impegno del Senato accademico per la difesa della fetta sana dell’università pubblica, sostenendo, in particolar modo, che il cosiddetto “statuto Frati” della Sapienza sia alternativo alla riforma Gelmini. Inoltre il rettore ha fugacemente scartato forme di dissenso, come la sospensione degli esami, senza tuttavia suggerirne di alternative.

A questo punto della protesta la creazione di un coordinamento interfacoltà della Sapienza (proposta avanzata oggi dal prof. Bevilacqua) si rivela necessità imprescindibile, per non correre il rischio che azioni dall’alto valore simbolico, come quella odierna, vedano una partecipazione oggettivamente limitata sia da parte degli studenti sia da parte del corpo docente. Infatti la sensazione è quella di una protesta che nasce sfiduciata, che fatica ad allargarsi, che si vuole rimandare ad ottobre (gli interventi degli studenti hanno caldeggiato, quasi esclusivamente, l’ipotesi del blocco del prossimo anno accademico) con il pericolo, però, di trovarsi dinanzi al fatto compiuto; invece in questo momento è fondamentale alzare la soglia dell’attenzione pubblica sull’università e sulla ricerca, richiamando l’interesse dei media, ma innanzitutto quello di altri studenti e docenti a Roma e nel resto d’Italia, vale a dire allargare la protesta.

Allora le proposte finali del moderatore, nella direzione di occasioni di analisi e discussione del tanto discusso “statuto Frati” e di una assemblea di interfacoltà nella prossima settimana, sono opportunità importanti, da non lasciarsi sfuggire.

Passaparola:

10 Risposte: a L’occupazione del rettorato

  1. Matteo says:

    Noi diremo NO al blocco totale dell’anno accademico venturo! Per noi è una proposta ridicola e non l’accetteremo. Vada per l’appoggio ai ricercatori in modalità anche forti, ma che non annullino un diritto fondamentale della Costituzione e che non annullino i sacrifici di migliaia di studenti!

  2. Salvatore says:

    Povera Costituzione! Tutti a strattonarla a destra e a sinistra, come fosse un fantasma o un mostro da non leggere ma solo citare! Consiglio: rileggere gli articoli 4 e 9 per capire cosa significa blocco dell’anno accademico.

  3. Matteo says:

    Te lo dico io cosa significa, dato che sei tu il primo che strattona senza senso.

    1) Studenti non residenti, che pagano l’affitto tutti i mesi facendo enormi sacrifici pur di avere la possibilità di studiare. Come dovrebbero reagire alla proposta di bloccare tutto? Dovrebbero tornare a casa, vanificando tutti questi anni? O magari pagare un anno di affitto senza poter concludere nulla? E gli studenti residenti presso la Casa dello Studente e che usufruiscono della borsa di studio? Non pensiamo che ciò sia giusto nè tantomeno auspicabile, ma solo foriero di ulteriori dissidi.

    2) Studenti lavoratori, che non sempre sono aggiornati su tutto quanto avviene in facoltà. Anch’essi compiono numerosi sacrifici pur di avere la possibilità di studiare. Moltissimi neppure sapevano del blocco degli esami di luglio, o se l’hanno saputo è stato pochi giorni, se non addirittura ore, prima. Nè tantomeno sanno della proposta di bloccare in toto l’anno accademico. I documenti dell’assemblea non si caratterizzano per verità assoluta e incorrutibilità e qualora vengano proposte cose che riteniamo non concepibili, abbiamo il diritto di criticare e di essere ascoltati.

    3) Studenti che vogliono avere il diritto di studiare, di portare avanti la loro carriera universitaria e non vogliono vedere i loro sforzi vanificati nel nulla. Un anno totalmente perso potrà sembrare poco, ma siamo certi che per molti non lo è. Il diritto allo studio innanzitutto.

    4) Se uno blocco di una sessione ha già provocato tante divisioni, quante ne potrà provocare il blocco dell’intero anno accademico? Non crediamo che si potrà risolvere una situazione dividendoci non solo tra studenti e docenti, ma addirittura tra studenti stessi.

    QUESTO SIGNIFICA!

    Prima di parlare pensate giovani!!

  4. Matteo says:

    Il diritto allo studio è un diritto soggettivo principalmente tutelato dagli artt. 33 e 34 della Costituzione italiana che sanciscono il diritto di un accesso universale ai livelli dell’istruzione di base, ed un accesso meritocratico ai livelli più alti dell’istruzione superiore e universitaria, prevedendo esplicitamente un sistema di borse di studio per i meno abbienti.

  5. Matteo, penso che l’appunto di Salvatore non avesse nulla di superficiale. Nonostante sia stato espresso in modo sintetico intendeva che non bisogna citare ogni due per tre la Costituzione come un deus ex-machina in grado di risolvere a proprio vantaggio ogni discussione. Un eventuale blocco dell’anno accademico non avrebbe nulla di incostituzionale. Io, comunque, non lo appoggio, ma ribadisco che bisogna essere cauti nel far partire raccolte-firme e nel parlare di incostituzionalità.

  6. Matteo says:

    Lo avrebbe eccome Michelangelo. Dipende dalle sue forme. Non ricorriamo a metafore quali il deus ex machina quando la maggior parte degli studenti è contraria al blocco. E ti ripeto che la raccolta firme è solo un’eventualità qualora non fosse ascoltata la nostra richiesta. Informati prima perfavore, sul post dove è postata la lettera al Preside è tutto molto chiaro, grazie. La Costituzione si cita quando è doveroso farlo e il motivo in questione mi sembra abbastanza grave.

  7. Mi sono informato e leggo costantemente il forum, compreso il topic in questione. La mia opinione è che non si possa parlare di incostituzionalità, la tua è diversa. Stop. :-)

  8. Salvatore says:

    Matteo, non essendo un giurista, avrai capito che il mio appunto non voleva essere lo sfogo di un presuntuoso tuttologo: come ha commentato Michelangelo, volevo solo ricordare come troppo spesso la Costituzione venga citata a sproposito o a piacimento.
    Condivido, tuttavia, tre dei quattro punti che hai elencato: il terzo, purtroppo, mi lascia perplesso. Purtroppo in ogni contesto non mancano né mancheranno i facinorosi pronti ad approfittare di ogni protesta per sfogare il proprio ego, ma credo che nelle assemblee di questi giorni sia emersa proprio la volontà di andare avanti nello studio.
    Il blocco degli esami non ha riscosso successo tra gli studenti, sia tra gli ignavi, sia tra quanti hanno proposto forme diverse di protesta, sia, naturalmente, tra i pochi sostenitori dei tagli. Quegli studenti che citi tu, però, che vogliono avere solo il diritto di studiare e portare avanti la loro carriera, peccano però di un’ottica -perdonami la supponenza, è una mia riflessione- ristretta.
    La nostra non è una laurea che il mondo lavorativo aspetta con ansia; il principale sbocco, l’insegnamento, è al momento bloccato vista la sospensione/chiusura delle SISS (forse sbaglio acronimo); chi sogna un dottorato o di andare avanti nello studio è, nei fatti, ostacolato da tagli che incidano verso una riduzione del corpo docente.
    Evidentemente, non sto giustificando ritardi nello studio, perché i ritardi hanno un altro difetto, che forse hai dimenticato: tasse pagate per anni in più. Il mio laconico riferimento alla Costituzione voleva solo ricordare la gravità della situazione e trovare degli appigli alle giuste rivendicazioni di professori e ricercatori, ma da studente so quali sono i miei diritti e i miei doveri.
    Per chi sceglie di studiare, dopo essersi iscritti -pagando-all’università lo studio è un dovere oltre che un diritto: perciò dobbiamo mobilitarci e fare il possibile ora, perché la protesta bbia risalto, e mostrare unità da parte degli studenti. Su questo hai pienamente ragione, chapeau.

  9. Matteo says:

    Certo Salvatore, ora ho capito il tuo punto di vista e mi scuso se magari sono apparso aggressivo, non era mia intenzione ( e poi non penso di esserlo, tutt’altro XD). Hai perfettamente ragione quando critichi il terzo punto: spesso molti studenti non riescono a vedere aldilà del loro orto e ciò ovviamente non è bello. Tuttavia è anche vero che anche questa posizione va tenuta in considerazione, fa parte della democrazia, secondo me. Un po’ come il common law inglese, dove i diritti degli individui sono altrettanto importanti. Vabè XD Comunque ti ringrazio, un saluto ^^

  10. Pingback: Tweets that mention L’occupazione del rettorato | Il Giornale di Letterefilosofia.it -- Topsy.com

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>