La seduta di laurea è andata molto bene: iperbolici complimenti da relatori, correlatori, amici, parenti, conoscenti, sconosciuti, prestanome cinesi. Vivi quei 5 secondi in cui senti davvero di aver fatto un bel lavoro. Poi magari l’hai fatto davvero, ma l’unico mantra che riesce a produrre il tuo cervello è “Merdamerda, mosoccazzi”. Le possibilità lavorative sono infinite, per carità, vorrei giusto qualcosa di anche solo debolmente affine a quello che ho studiato. Tipo recitare Ariosto mentre sistemo un sifone scassato. O che perlomeno mi si pubblichi l’edizione testuale degli scontrini che ho battuto da cassiere. Cos’altro potrei fare?
Un dottorato, sì, un dottorato. Con borsa certo, ché a far lavori gratis, quand’anche fosse “ricerca” (la passione per la ricerca, l’amore per la ricerca, la dedizione per la ricerca ecc. ecc.), si ritrovano solo gli scemi. Continuare a fare lo studente, però altolocato, per altri tre anni. Un paradiso. Certo poi finisce nuovamente la pacchia, e ti ritrovi al punto di prima. Si potrebbe finire a lavorare al Ministero dell’Istruzione, se non ci fossero quelle dannate scimmiette, specializzate in riforme e che ti rubano il lavoro: poi dici che uno diventa razzista. Oppure si potrebbe fare qualcosa tipo “carriera accademica”. No, impossibile. Se ti chiedono cosa vuoi fare, e rispondi: “Mi piacerebbe intraprendere la carriera accademica” stimoli inevitabilmente una fragorosa risata. Carriera accademicahahah. “Voglio fare lo scrittore”, “Voglio fare l’astronauta”, “Voglio fare il pompiere e salvare i gattini sugli alberi”.
Facile fare il nichilista e il pessimista, direte voi, ma infatti, per ora, non mi lamento. Mi sono trovato un impiego di grande responsabilità come scegliere la posizione più adatta sul letto quando ci si sveglia all’ora di pranzo. Queste cose dovrebbero insegnarti all’università: “Metodologie e tecniche della posizione nel letto” (in programma ci potrebbe essere il mirabile manualetto di Leopardi “La querelle di schiena o di lato presso gli antichi”). Questa è formazione: discipline che ti preparino al nulla. Che è bellissimo, intendiamoci, perché in potenza è il tutto. Potenzialmente poter fare tutto. Ma ritrovarsi sempre come i classici intelligenti che non si applicano, anzi, si ubriacano. E passano la mattinata successiva a rigirarsi nel letto. Comunque intanto sto cercando di darmi un tono, infatti scrivo questo articolo seduto al tavolo di un pessimo bar di San Lorenzo. Magari passa un talent scout e nota il mio charme nel battere le dita sulla tastiera mentre sorseggio del prosecco.
Non voglio certo annoiare con lamentele da neolaureato che solo ora si accorge che no, le materie umanistiche non sono molto apprezzate nel mondo del lavoro. Se ho fatto Lettere è proprio perché non voglio lavorare.

Ma infatti meglio lasciar perdere. Continuare a riflettere sulla rotondità del proprio ombelico, insieme a quei nullafacenti di fisici.
Ma smettila di rompere le palle anche da laureato, vergogna!
Pensa a laurearti, Ciccio.
…Fantastico!
se continuiamo a darci dei nullafacenti, se continuiamo ad asserire che le nostre discipline preparano al nulla, se continuiamo a sentire di dover giustificare la nostra natura di studiosi di Lettere, non saremo mai riconosciuti dalla società e di conseguenza mai avremo dignità.
E poi: perché un datore di lavoro dovrebbe dare lavoro a chi è preparato al nulla? E se poi il nostro destino è il nulla, allora la nostra facoltà prepara (come del resto scrivi pure tu) a tutto!
Mi sembra abbastanza evidente che il bersaglio sia da una parte la presunta inutilità delle discipline umanistiche, dall’altra, il cedere a tale convinzione, tipico di alcuni (per svariati motivi: non si sa bene perché si è fatto Lettere, un pizzico di snobismo nei confronti di chi invece è convinto che sono discipline straordinarie, vittimismo vero e proprio ecc.).
Sì, ma come mi pare abbastanza evidente l’ironia è sfogo da una parte e cedere dall’altra. Divento ironico proprio perché mi sono stufato di “crederci”. Io sono passata in tutte le fasi e ancora ci passo: beh, non credo che continuare a porci nell’ottica della società ci aiuti a cambiare quell’ottica. L’ironia va bene, ma dopo facciamo sentire le nostre ragioni.
Salve, ironia a parte, vorrei raccontare la mia breve esperienza di laureata del Sud. Mi sono iscritta alla facoltà di lettere per passione, contro tutto e tutti, come forse la maggior parte delle persone che fanno questa scelta. Ho anche pensato ad altri corsi di studio: le pagine della guida all’orientamento universitario, tra le mia dita, facevano avanti e indietro ma poi si fermano sempre lì, davanti alle materie della facoltà di lettere e filosofia, l’unica che mi sembrava veramente in linea con me stessa, con il mio carattere e con le mie aspirazioni. Così ho iniziato a studiare con il più grande entusiasmo, concentrandomi sui mie poeti e sui mie romanzi, senza pormi troppe domande per il futuro. Sono passati sei anni da allora, mi sono laureata: massimo dei voti, tanti complimenti, tanta soddisfazione. Poi a settembre ho iniziato a cercare lavoro, con molta umiltà, enorme determinazione e tanta voglia di imparare. Da allora ho avuto solo tante delusioni e finalmente ‘sono scesa dalle nuvole’: per l’insegnamento senza siss e senza raccomandazione per le scuole private non c’è nulla da fare; le case editrici non ti fanno fare esperienza neppure gratuitamente, stessa cosa per i giornali (la cui carriera è cmq lunga e molto insicura). Allora mi sono data da fare per cercare uno stage, con l’obiettivo di impare qualcosa di pratico, vista la mia laurea stupenda ma solo teorica! Sono riuscita a trovare qualche stage (anche in ambiti lontani dal mio): mi chiedevano massima disponibilità di orari, ovviamente nessuna retribuzione nè rimborso spese. Al costo di ‘costruirmi un currirculum ho accettato: mi sono dimostrata molto volenterosa, disponibile, attenta e precisa. Ho avuto solo ‘batoste’…l’umiltà non serve a nulla, anzi se ti vedono troppo accondiscendente se ne approfittano…ho riscontrato molta confusione, disorganizzazione, sfruttamento, zero correttezza e zero rispetto. Allora ho pensato alla possibilità di un master per crearmi una spacializzazione, ma ho veramente paura di ritrovarmi alla fine ancora con tante porte chiuse in faccia e, questa volta, col peso di tanti soldi spesi inutilmente…Che cos’altro potrei fare? Che cosa può fare un laureato in lettere e filosofia? E’ veramente una laurea che non porta a nulla come mi dicevano tutti a 19 anni?
Bello l’articolo. Mi piace la tua ironica. In fondo è solo questo che resta: riderci sopra.