La formula del divide et impera è diventata, negli ultimi anni, prassi quotidiana di governo. Di fronte a tagli generalizzati, il mondo della politica lascia una certa percentuale di “flessibilità” economica in gestione ai diretti interessati, come sta facendo ora per i tagli alle Regioni, oppure aspetta per osservare quale categoria si metta a strillare più delle altre, per darle un po’ di denaro, togliendolo alle categorie che hanno strillato di meno.
Tutti ricordano la protesta dei camionisti che bloccarono i rifornimenti alle città per giorni e giorni. In quell’occasione i camionisti ottennero soldi destinati al Prin (i Programmi di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale), i fondi per la ricerca che, secondo quanto detto ieri dal professore di Informatica Alessandro Panconesi, durante il sit-in di protesta davanti a Montecitorio, “valgono quanto vale un Gigi Buffon”.
Oggi, con lo stesso modus operandi l’Università e la Ricerca rischiano di vedersi assegnare soldi sottratti ad altre destinazioni lodevoli e necessarie: parliamo delle energie rinnovabili. Il governo vuole abolire, tramite un emendamento dell’onorevole Azzolini, l’obbligo, da parte dei fornitori e gestori di energie provenienti da fonti tradizionali, di produrre un tot dell’energia venduta ai consumatori tramite fonti rinnovabili o, in alternativa, di acquistare dei “certificati verdi” da aziende che producono energia rinnovabile in quantità proporzionale all’energia tradizionale venduta.
Da dove arrivano questi soldi? Finora il Gse (Gestore dei Servizi Elettrici) ha finanziato l’acquisto dei “certificati verdi” tramite un’aggiunta sulla bolletta energetica, alla voce indicata come A3, di conseguenza i soldi per lo sviluppo delle energie rinnovabili vengono direttamente dalle tasche dei contribuenti. Ora, con l’abolizione dell’obbligo di acquisto, verrebbero risparmiati in totale circa 630 milioni, cioè una decina d’euro, in media, ad utente (fonte: www.loccidentale.it ). Il governo vuole mantenere la voce A3 in bolletta, destinando però due terzi dei soldi così ottenuti al settore “Università e Ricerca”. A quale settore specifico del mondo universitario, ancora non è dato sapere.
Ovviamente, i produttori di energia rinnovabili sono subito entrati in subbuglio e stanno tentando con forza di far ritirare questo emendamento. Sebbene da studente dovrei essere contento di leggere che stanno per giungerci dei fondi, non posso che provare disgusto per una politica dell’apparenza, dove chi protesta meno e appare meno sui media viene tagliato fuori dai giochi e dove le risorse vengono assegnate per poi essere nuovamente tolte, come in un gioco delle tre carte statalizzato, mentre i tagli sono l’unica cosa reale che, prima o poi, in qualche modo tocca tutti.