L’arrivo dell’autunno nella capitale porta con sé, oltre che la ripresa del nuovo anno accademico e della routine quotidiana, una serie di imperdibili mostre dal successo assicurato.
Quella che probabilmente farà più notizia è “Vincent Van Gogh: Campagna senza tempo – Città moderna”, in arrivo al Complesso del Vittoriano l’8 ottobre. Il Vittoriano (è risaputo) riesce di rado ad ospitare mostre di una certa qualità, a causa soprattutto degli spazi espositivi poco adatti a grandi artisti e, di conseguenza, a grandi folle di visitatori: sarà difficile non scadere nella mostra-souvenir. Ma staremo a vedere.
Ancora spazi piccoli per “Lucas Cranach: l’altro Rinascimento”, dal 15 ottobre alla Galleria Borghese. È la prima mostra italiana dedicata al grande artista tedesco, esponente di un periodo storico-artistico di notevole interesse e ancora tutto da scoprire. Un sicuro punto a sfavore della rassegna espositiva è il costoso biglietto d’ingresso: ben 13,50 €, un prezzo che non sembra affatto invogliare il pubblico ad esplorare le meraviglie dell’arte di un Rinascimento sui generis.
Poco meno costosa (10€), ma ugualmente densa di valore storico-artistico è la mostra dall’essenziale titolo “1861”, in apertura il 6 ottobre presso le Scuderie del Quirinale, che prende in esame la pittura alle porte dell’Unità d’Italia: la rassegna terminerà nel gennaio 2011, praticamente alla vigilia dei festeggiamenti per i 150 anni di Unità. Le opere in mostra permetteranno di ammirare non solo toccanti istantanee di eventi storici, ma anche di comprendere l’evoluzione della pittura nostrana, in quegli anni nel pieno della sua rivoluzione.
Un taglio più specifico avrà invece quella che sembra essere la vera mostra da non perdere assolutamente tra quelle citate: “I grandi veneti da Pisanello a Tiziano, da Tintoretto a Tiepolo”, al Chiostro del Bramante dal 15 ottobre. L’unicità dell’evento è legata, oltre che alla grandezza degli artisti in mostra, al fatto che le opere provengano dalla pinacoteca dell’Accademia Carrara di Bergamo, chiusa al pubblico per ristrutturazione dal 2008 fino al 2013. A questo, poi, si aggiunga il merito dei sempre apprezzabili allestimenti del Chiostro del Bramante.
Nell’agenda degli appuntamenti autunnali non potevano mancare eventi legati al nome della Fondazione Roma e il suo Museo del Corso: questa sarà la volta (dal 29 novembre) del secolo XVIII, con la mostra “Roma e l’Antico. Realtà e visione nel ‘700”, argomento vastissimo eppure ancora non appieno valorizzato. La vera chicca, però, è la mostra monografica su Sante Monachesi, dalla durata di poco più di un mese (dal 21 settembre al 24 ottobre): la Fondazione Roma riscoprirà la figura di questo poliedrico artista marchigiano in occasione del centenario della sua nascita, attraverso una selezione di oltre 100 pezzi tra dipinti e sculture. Il biglietto di ingresso? Gratuito! Ecco che la Fondazione Roma si fa perdonare per alcune trovate commerciali del recente passato (tra cui la poco riuscita mostra su Hopper): non andarci sarebbe un vero e proprio segno d’ingratitudine.
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C’e troppa disinformazione su Van Gogh.E’ recente la figuraccia degli organi di stampa nazionali ed esteri,che hanno lanciato la notizia di un quadro rubato in un museo del Cairo,con la foto di uno che si trova nel museo di Hartford in Connecticut,che tra l’altro è oramai considerato una errata se non falsa attribuzione..Ora è in arrivo una ben più grave notizia,legata alla PROSSIMA MOSTRA SU VAN GOGH AL VITTORIANO DI ROMA.
Perché il quadro:”Augustine Roulin con la figlia Marcelle”in prestito dal museo di Filadelfia è un falso,realizzato dai fratelli Schuffenecker.
E’oramai risaputo che nel catalogo completo dell’opera di Van Gogh(circa 900 opere a olio),quasi 90(pari al 10%),potrebbero essere falsi o errate attribuzioni.Di queste,circa 30(pari a un terzo),sono riconducibili ai due fratelli Claude-Emile e Amedèe Schuffenecker,pittore il primo e mercante prima di vini poi di quadri il secondo.Uno di questi è sicuramente :”Augustine Roulin con la figlia Marcelle”in prestito dal museo di Filadelfia per questa mostra.
Questo dipinto non è mai stato nella collezione di Emile Bernard,come ci segnala il De La Faille.E neppure della famiglia Van Gogh.La sua origine va ricercata nella collezione dei fratelli falsari Schuffenecker,(appare a destra sulla parete nella foto della stanza 29 della mostra a Mannheim nel 1907,alla quale prestarono ben 14 quadri).Essi devono averlo costruito partendo da altri ritratti della signora Roulin,facenti parte della loro collezione.E’risaputo che almeno 2 versioni della Berceuse(quella ora a Boston potrebbe essere un falso)passarono dalle loro mani e probabilmente anche il ritratto con finestra e vasi sullo sfondo,già di proprietà di Theodore Duret(altro collezionista e possessore di parecchi Van Gogh fasulli)e ora nel museo Oskar Reinhardt di Winthertur.La brutalità di questo dipinto,assimilabile per tecnica all’altro con neonata in primo piano e la madre tagliata dalla cornice(guarda caso anch’esso proveniente dai due fratelli falsari,come dimostra una foto della mostra del novembre 1909 da Druet e il relativo catalogo al n.33),non fanno parte della cultura figurativa di Vincent,che prediligeva il primo piano possibilmente a mezzo busto,per tirare fuori tutta la potenzialità psicologica e umana dei personaggi.E’una pittura che ha il taglio e i colori di Francis Bacon con 50 anni di anticipo,ma che non ha nulla a che vedere con Van Gogh.
Noi italiani siamo sciovinisti contro noi stessi.
Mi chiedo se è giusto che io,discreto studioso d’arte e specialista di Van Gogh da oltre 20 anni e con all’attivo sei libri e parecchi saggi e articoli accreditati nel database della biblioteca del museo Van Gogh e delle principali biblioteche d’arte italiane,non sono neppure stato invitato ai 3 dibattiti e alle 4 proiezioni di film,già programmati a margine della mostra,che aprirà i battenti al Vittoriano di Roma l’8 ottobre prossimo.Può essere che la mia voce sia stonata,fuori dal coro,ma non se ne può più di un taglio ageografico e celebrativo,che viene dato a queste mostre e che hanno ingessato Van Gogh nel suo mito,forse contro quello che sarebbe stato il suo volere.Negli ultimi anni,grazie all’avvento dei blogs ho potuto finalmente dare fiato alle mie scoperte su Vincent.anche a quelle che avevano dato fastidio all’establishement,stemperando così l’ostracismo nei miei confronti.Continuerò su questa strada,confortato periodicamente dal ringraziamento di parecchi appassionati del pittore olandese.Grazie a tutti voi che mi leggete e spero mi sosterrete anche in futuro.
Altre notizie sul sito in allestimento http://www.vangoghiamo.altervista.org, su vangauguin e su Geometrie fluide.
Salgono a 5 le opere dubbie di Van Gogh al Vittoriano
Nelle scorse settimane ho segnalato 3 opere dubbie di Van Gogh in mostra a Roma:
Ritratto di Madame Roulin con la figlioletta (1888)Olio su tela, 92,4 x 73,5 cm,Philadelphia Museum of Art – Lascito di Lisa Norris Elkins,1950,Autoritratto (1886)Olio su tela, 38,8 x 30,3 cm,del Geemente museum dell’Aja,La casa di Jorgus (1890)Olio su tela, 33 x 40,5 cm,già proprietà Readers Digest.Ora che finalmente ho potuto visionare il catalogo Skira mi sono accorto che altre due vanno aggiunte alla serie:Contadino che fabbrica un cesto (1885)Olio su tela, 41 x 33 cm,collezione privata,Dr. Gachet (1890),Incisione su carta, 18 x 15 cm.
Cinque quadri falsi su più o meno 25 esposti fanno il 20%,media altissima se consideriamo che dei circa 900 Van Gogh catalogati,90(solo il 10%) sono stati ritenuti dubbi dai 13 massimi studiosi mondiali.La mostra si sta rivelando un successo di pubblico e ne sono contento,ma come studioso non posso tacere che dal punto di vista filologico si sono trascurate le risultanze di anni di studi scrupolosi sui falsi,condotti da me e da altri ben più eminenti ricercatori,che avrebbero invitato alla prudenza,quindi sarebbe stato meglio evitare di esporli.Per il commento ai primi tre rimando in particolare ai blogs Geometrie fluide e alle interviste che ho rilasciato recentemente a New Notizie e Gossip Italiano.Il quarto è un falso Schuffenecker,già da me contestato alla mostra di Treviso del 2002.Il quinto è contestato da anni da Benoit Landais,studioso francese,trapiantato ad Amsterdam.Altre notizie sul sito in allestimento http://www.vangoghiamo.altervista.org, su vangauguin e su Geometrie fluide.
PERCHE’ QUESTO QUADRO E’ IN MOSTRA AL VITTORIANO?
Del comitato scientifico che ha organizzato la mostra di Van Gogh al Vittoriano di Roma fa parte anche lo staff del museo Van Gogh,che ha pure prestato alcuni quadri.Nel numero di gennaio 2005 della prestigiosa rivista d’arte inglese Apollo Martin Bailey,giornalista di spicco e critico d’arte specialista di Van Gogh presenta un articolo dal titolo Van Gogh the fakes debate.(Vincent van Goghs paintings),in cui elenca 38 dipinti per i quali è aperto un dibattito tra i maggiori studiosi al mondo circa la loro autenticità,fortemente messa in discussione.Uno di questi è proprio CONTADINO CHE FABBRICA UN CESTO,che viene così indicato:
Peasant making a basket.(Nuenen Period) Jan 01, 2005 … 2. Peasant making a basket, 1885, private collection, JH657/F171a. Oil on panel, unsigned, 41 x 33 cm. Van Gogh Museum specialists have questioned certain ‘repetitions’ of authentic paintings. In this context Louis van Tilborgh and Ella Hendriks point out that this work is a …
In sostanza ci avverte che i due funzionari del museo Van Gogh Louis van Tilborgh and Ella Hendriks contestano alcune opere che sono ripetizioni di quadri originali e nella fattispecie proprio questo.Ma io ne avevo già contestato l’autografia in tempi non sospetti nel 1994,stilando un elenco di 30 opere dubitabili in catalogo,tutte provenienti dalla collezione dei fratelli falsari Claude-Emile e Amedée Schuffenecker,poi riportate da Martin Bailey in un articolo per il Giornale dell’Arte del giugno 1997 e dalla giornalista inglese Geraldine Norman per il documentario su Channel 4,andato in onda il 26 ottobre del 1997.Lo avevo di nuovo contestato nel 2002 quando l’originale era esposto a Treviso e le mie motivazioni erano chiare:
Il quadro sospetto è uno dei soli 3 dei 229 del periodo olandese(gli altri sono: CONTADINA DAVANTI AL FUOCO F176JH799, e MULINO AD ACQUA A GENNEP F47JH526,entrambi non in mostra a Treviso) che sono una copia quasi identica degli omologhi F171aJH657 ,F158JH946 ,F125JH525, quest’ultimo in mostra a Treviso), e la coincidenza che entrambe le versioni dei primi due siano appartenute sia a Schuffenecker che anche ad Eugene Blot,mercante parigino amico dei fratelli falsari non lascia certo tranquilli.
Ora mi chiedo: PERCHE’ QUESTO QUADRO E’ IN MOSTRA AL VITTORIANO nonostante sia giudicato dubitabile proprio dal museo Van Gogh? Altre notizie sul sito in allestimento http://www.vangoghiamo.altervista.org, su vangauguin e su Geometrie fluide.