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Minzolini e il rumore dell’informazione

Il XXI secolo può essere senz’altro definito il Secolo dell’Informazione: mai come in quest’epoca informatizzata la capacità di trasferire e comunicare dati – siano essi i bit di un processo telematico oppure la versione digitalmente grezza di un fatto accaduto dall’altro capo del globo – è davvero alla base della nostra società. Ad essere sinceri, bisogna dire che la capacità di trasmettere informazione, soprattutto su larga scala, è stata sempre indispensabile e vitale per le varie comunità umane: dalle strade romane fino ai pony express del vecchio West e passando per i piccioni viaggiatori la storia della civiltà è soprattutto una storia della comunicazione. In questi ultimi decenni, però, i potenziali comunicativi che l’uomo ha raggiunto sono diventati davvero straordinari: radio, televisione, internet… Avere il mondo a portata di click ha creato una vera e propria rivoluzione, paragonabile soltanto all’invenzione della scrittura.

Se proviamo ad interrogarci sulla natura di questa rivoluzione, sugli effetti di questa trasformazione così grande e così violenta che ci sta coinvolgendo tutti, possiamo innanzitutto renderci conto che il primo risultato è la tendenza a rendere prossimo allo zero lo scarto che esiste tra spazio e tempo, ossia tra produzione e fruizione dell’informazione: posso scrivere quest’articolo dall’altro capo del mondo e riuscire a trasmetterlo pressoché in tempo reale a tutti voi che mi leggete. Se ci chiediamo però quali siano gli effetti per così dire a lungo periodo, arriviamo a fare alcune riflessioni a mio parere abbastanza interessanti. Come prima cosa, dobbiamo prendere atto del fatto che la nostra sta diventando sempre più la “civiltà del rumore”: in un mondo dove comunicare è sempre più semplice aumentano in maniera esponenziale i soggetti comunicatori e i loro messaggi.

Arrivati a questo punto il discorso potrebbe svilupparsi ancora a lungo e prendere in considerazione molti altri aspetti altrettanto interessanti, ma la mia riflessione si concentra su una questione ben precisa e per questo sono costretto a limitare le mie considerazioni. Per proseguire con il discorso che ho intenzione di sviluppare, però, ho bisogno di un “volontario tra il pubblico”, e per questo chiedo gentilmente ad Augusto Minzolini, il direttore del TG 1, di venire a darmi una mano.

Vi starete senz’altro chiedendo cosa c’entri Minzolini. Minzolini e il suo TG 1 sono uno dei risultati di questa rivoluzione dell’informazione di cui vi parlavo. Da quando Minzolini è diventato direttore del TG1 si sono sollevate moltissime critiche e proteste nei confronti del nuovo corso imposto alla testata: lo si è accusato di eccessiva partigianeria politica, di manipolare le notizie, di aver reso il suo telegiornale inguardabile (facendolo addirittura scadere ai livelli di Studio Aperto!), di averlo trasformato insomma in un “telegiornale non-telegiornale”, ricco di notizie ma con pochi fatti.

Non voglio entrare nel merito delle critiche riguardanti l’aspetto politico; concentrandoci invece sul fenomeno da un punto di vista puramente comunicativo abbiamo la manifestazione, nero su bianco, di come sia cambiato il modo di fare informazione e come nello stesso tempo siano cambiati anche i mezzi di informazione. Fino a pochi anni fa il telegiornale era il canale comunicativo primario attraverso il quale il cittadino medio poteva accedere all’informazione: seduti a tavola, durante il pranzo o la cena, non basta fare altro che sintonizzarsi e buttare ogni tanto un occhio allo schermo. Adesso, invece, la situazione è diversa: chiunque di noi voglia avere notizie fresche accede alla rete o si sintonizza sui canali dei grandi network che trasmettono notizie 24 ore su 24; la situazione è cambiata a tal punto che anche i giornali, nella loro versione digitale, fanno del continuo aggiornamento il loro punto di forza.

Per darvi un’idea della situazione attuale possiamo paragonare l’informazione ad un mare agitato e i vari “informatori” (siano essi telegiornali, quotidiani on-line o siti di blogger) a tanti surfisti che si sforzano di arrivare per primi sull’onda e cavalcarla il più a lungo possibile. Ovviamente, fare i surfisti è difficile: non tutti possiedono il fisico adatto per nuotare e soprattutto per eccellere; per questo, chiedere a un telegiornale che dura una mezz’ora di competere con realtà che fanno informazione ad ogni ora del giorno e della notte è sempre più difficile.

Minzolini tutto questo lo ha capito: sa che chi guarda il tiggì, soprattutto se è a tavola, non vuole sapere per filo e per segno cosa succede fuori dalla sua cucina. Allo spettatore medio basta sapere a grandi linee cosa accade nel mondo, gli basta avere un’idea complessiva della situazione; per il resto del tempo vuole essere soltanto intrattenuto: se ha interesse a conoscere maggiori particolari fa ricorso agli specialisti della notizia, ai grandi surfisti che seguono sempre l’onda senza mollarla mai.

In conclusione è sempre più evidente come l’aumentare delle informazioni dia vita ad un mare sempre più grande di notizie tra le quali destreggiarsi: si può scegliere di cavalcare l’onda, e quindi impegnarsi totalmente a coprire la notizia il più velocemente e il più completamente possibile; si può scegliere di trasformarsi in un contenitore di informazioni generalista e quasi di intrattenimento; si può scegliere di prendersela con più calma, limitare il proprio campo d’azione per spendere le proprie energie in vista di un maggiore approfondimento dei fatti, cercando di fornire un’analisi il più possibile ricca, interessante e personale.

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