VENEZIA – È una serata importante, un raffinato vezzo radical-chic, un salottino culturale sapientemente diretto dalla garbata presenza scenica di Bruno Vespa. È il Premio Campiello e il volto meritevole di questa 48esima edizione è quello di Silvia Avallone, autrice di Acciaio. Una donna, la Avallone, senza alcun dubbio avvenente, avvolta in quel suo bel vestito bianco, che non manca di attirare lo sguardo lascivo e i bisogni tardo-adolescenziali di Vespa. Si apre così, nel fremito degli astanti, l’angosciante calcolo delle probabilità: quanto ci metterà Vespa a gettar vergogna sulla nostra nazione? L’esito è ovvio: poco, pochissimo.
La Avallone sale sul palco e il conduttore, già accecato da cotanta femminea presenza, si abbandona ad una serie di commenti imbarazzanti sul decolleté dell’autrice, richiedendo con veemenza alla regia che venga meglio inquadrato. Un Vespa, insomma, dalle brillanti doti di seduttore, degno erede del suo Maestro Silvio. Questo spirito giocherellone non viene notato dalla Avallone, visibilmente troppo emozionata per darvi peso. Il buon Vespa può così concedersi di tenerla stretta al proprio corpo in un gesto amichevole e paterno come solo i preti nel giorno delle prime comunioni sanno fare. «La sto toccando e nonostante il grande successo vi assicuro che vibra ancora di emozione», dice. E l’occhio gli precipita nei meandri della scollatura della scrittrice.
Uno spettacolo raccapricciante se si pensa che non era Il Bagaglino, né il giorno delle prime comunioni, bensì un’importante premiazione. La polemica nasce dall’indignazione di un’altra scrittrice, Michela Murgia, che sostenuta da Gad Lerner, ospite anche lui della serata, commenta: «In altre tv d’Europa a un conduttore non sarebbe permesso comportarsi così». E dice bene. In altre televisioni. Di altri paesi. Non nella televisione dell’Italia delle veline, dei favori sessuali al governo, del maschilismo gentile. Vespa, ferito nel suo orgoglio di barzellettista, ribatte subito accusando la Murgia di scarso sense of humor.
Intanto la Avallone sdrammatizza con leggerezza: «Innanzitutto bisogna valutare il contesto in cui certe cose si dicono. Non eravamo in un’aula universitaria. L’evento, certo, riguardava un premio culturale; tuttavia, in un’atmosfera di levità». Ed è proprio in un contesto culturale tanto decadente che mi chiedo curiosa come diamine le passi per la testa di sdrammatizzare. Spiegaglielo con meno sottigliezza intellettualoide che ti stanno premiando per qualcosa che hai scritto e non per le tette che ti porti a spasso! Ridurre la faccenda con un «Comunque, è ovvio che vengono prima i libri dei vestiti» non è tanto diverso dal “No, la Carfagna e la Gelmini non conoscono nemmeno l’etimologia della parola pom-pi-no”. Non basta, insomma. Non basta.
Ma non distraiamoci, il sodo della questione è un altro.
Senza particolari slanci da suffragetta irritata mi chiedo se sia possibile pretendere rispetto e/o sinceri riconoscimenti in un posto dove «le donne hanno imparato a tirare dritto quando capitano cose simili», come dice la Avallone.
L’Italia rimarrà il Paese dei culi? Il Paese in cui si tramandano storie di studentesse che prendono 30 se indossano la minigonna?
“Il bacio accademico, signorina… sì, grazie. Si abbassi un po’ di più”.
Fin sotto la scrivania, prego.
Giulia Trapuzzano
Posso dire che questo articolo non mi è piaciuto per niente?
Per fare satira ci vuole levità. Invece tu hai riportato un’agenzia tal quale, spolverandola con un paio di considerazioni esattamente da suffragetta, che nulla aggiungono ma molto tolgono all’intrinseco ridicolo della vicenda, attirandoti solo critiche dell’altra aprte politica per aver ficcato dentro a forza il Berlusco, la Carfagna e i pompini. La satira deve criticare facendo ridere o almeno sorridere, possibilmente senza danneggiare (“to spoil”) quanto c’è di risibile nella notizia stessa.
Trovo che queste righe colgano nel segno, e che questo segno offra ben poco spazio alla satira. trovo anche che non sia necessaria la satira in questo caso, ma anzi sia doverosa un sana indignazione nel dire le cose come stanno. Non nascondiamoci dietro questioni di stile, non sono questi i tempi e non è questo il caso.
Carfagna, Berlusconi e pompini non ci sono stati ficcati dentro a forza, sono lo sfondo e costituiscono il contesto in cui si svolge la vita “politica e culturale” del paese.
Più di Vespa e della sua lascività senile mi fa incazzare l’atteggiamento consenziente e superficiale della scrittrice, che non va assolutamente scambiato per savoir faire.
Già da alcune edizioni dubitavo che il Campiello fosse un concorso serio, direi che questa ultima mi toglie ogni dubbio.
Un grazie alla autrice dell’articolo.
Mi fa piacere segnalare un articolo su un giornale che rarissimamente ci regala pezzi così interessanti, scritto da una persona che anche troppo frequentemente ci regala “pezzi”: un articolo di Vittorio Sgarbi sul Giornale. L’articolo è molto lungo (tre pagine) e quindi capisco chi non avrà voglia di leggerlo, ma mi sembra un ottimo altro piatto della bilancia riguardo all’argomento “corpo delle donne”: http://www.ilgiornale.it/interni/elogio_complimento_se_meritato/07-09-2010/articolo-id=471605-page=0-comments=1
Fatemi sapere cosa ne pensate. Dico al riguardo che, sinceramente, gli argomenti di Sgarbi non mi lasciano del tutto indifferente.
Il discorso su cosa sia l’arte del sarcasmo mi pare utilissimo e magnificamente esposto ma, come ha colto Chiara, qui nessuno aveva la pretesa di far ridere o di giocare sulla levità. La satira è perfettamente riconoscibile, quando c’è, e ho fatto molto affinché i miei intenti non venissero così confusi. Non so, a questo punto, se ritenere il tuo commento una distrazione, un’incomprensione di sorta, o una conferma del fatto che son riuscita in ciò che volevo.
Ti ringrazio comunque del saggio appunto.
Forse il pezzo è stato pubblicato nella sezione errata. La sezione in cui è pubblicato si chiama, se non erro, Goliardia o simili. Mi aspettavo satira, dura semmai, ma satira.
Cavolo, provvederò a proporre immediatamente ai redattori di creare una sezione apposita per il mio stile vacuo e ambiguo. Non devono essersi accorti dell’errore.
Grazie per la segnalazione.
Non ho detto che il tuo stile è ambiguo, né vacuo.
Affermo che, se quanto hai scritto non voleva essere satira o ironia, ma un attacco “straight” a un episodio di malcostume, allora hai scritto nella sezione sbagliata.
Mi pare che ricevere critiche, anche costruttive, anche circostanziate, ti dia non poco fastidio. Per evitare di riceverne devi o incontrare il favore di tutti i lettori – cosa impossibile – o essere piú potente di un Vespa, o piú autorevole di, non so, un Sartori.
(Un atteggiamento sbagliato, a mio avviso. Ma di certo non darò fuoco alle polveri di una polemica ambigua, vuota, stavolta sí! e non remunerativa).
All the best.
Affatto, ti ringrazio anzi! Vedi, il mio articolo è esattamente dove speravo che arrivasse, se suscita commenti (di qualsiasi genere) non può che farmi piacere.
Ti chiederei, piuttosto, di continuare a seguirmi finché continuerò ad esser pubblicata.
Grazie ancora,
a presto!
Rimango impassibile a questi episodi ormai. Sempre la solita minestra riscaldata. C’è chi, pur di far notizia, denuncia apparentemente un episodio. Questo articolo no. Se molti non avessero peli sulla lingua, non sarebbe solo una società migliore, ma sarebbe anche più divertente. Brava Giulia!