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Una Magnifica trovata

La Sapienza sta attraversando una fase importante: il Rettore Frati sta intraprendendo una campagna di trasformazione dell’Ateneo, che renderà la nostra università molto diversa da come siamo abituati a pensarla. Da quando la Gelmini ha cominciato a tuonare contro gli sprechi e i fannulloni che opprimono l’università, Frati ha pensato bene di dare il via ad un processo interno di riforme, in modo tale da prevenire o comunque da poter fronteggiare da una posizione favorevole le critiche del Ministero, e soprattutto i tagli.

Il primo passo è stato la creazione di un nuovo Statuto d’Ateneo; con questa mossa si sono poste le basi per una riformulazione degli equilibri interni alla Sapienza: le Facoltà perdono poteri in favore dei Dipartimenti, che acquisiscono nuove competenze, maggiori capacità di spesa e soprattutto si riducono drasticamente, passando da centodieci a sessantacinque. Altro drastico taglio lo subiscono le Facoltà: vengono dimezzate, passando da ventitre a undici. Ovvio che, dopo una tale ristrutturazione, Frati si senta in diritto di trattare con la Gelmini (e con Tremonti) per ottenere maggiori risorse e contenere i tagli: è arrivato addirittura a denunciare l’impossibilità di dare inizio all’Anno Accademico e a minacciare prima le dimissioni e poi il commissariamento.

Non voglio adesso esprimere un parere su tutto il processo, voglio farvi notare un singolo punto per noi molto importante. L’aspetto di questa rivoluzione fratiana che più interessa gli studenti di Lettere è la riunificazione delle facoltà di area umanistica: si torna alla vecchia Facoltà di Lettere e Filosofia com’era prima della scissione di dieci anni fa. In tutta franchezza posso dirvi che è stata finalmente risolta una questione che molto ha danneggiato noi studenti, una scissione che è stata catalogata alternativamente come una grande occasione mancata, un escamotage per raddoppiare le cattedre, il risultato di rancori personali e inimicizie tra colleghi.

Senza dubbio scindere il polo umanistico della Sapienza poteva essere una cosa positiva, creare facoltà specialistiche poteva essere un modo per rilanciare didattica e ricerca, ma il progetto si è rivelato un fallimento. La creazione di nuove facoltà è fallita perché sono mancate innanzitutto le condizioni basilari: nuovi spazi e la volontà non di duplicare ma di creare qualcosa di nuovo. Ad eccezione di Filosofia e in parte di Studi Orientali, la facoltà di Scienze Umanistiche è una fotocopia della facoltà di Lettere: l’offerta didattica è pressoché uguale, i Dipartimenti sono gli stessi per entrambe le facoltà, persino gli studi dei professori sono in comune! Se a ciò si aggiungono tutti i veti burocratici di vario genere, le critiche, gli attacchi, il continuo spirito di astiosa competizione più volte riscontrato tra le varie sorelle separate, beh, non potete che essere d’accordo con me sul fatto che questa riunificazione imposta dal Rettore sia una manna dal cielo.

Il nuovo statuto, come ho accennato all’inizio, prevede maggiori poteri per i Dipartimenti: dal punto di vista di Frati proprio i nuovi Dipartimenti potranno dare una risposta alle esigenze di autonomia degli ambiti disciplinari più omogenei. Funzionerà? Sopravviveremo alla “fusione fredda”, oppure soccomberemo alla burocrazia? Ci saranno strascichi, oppure tutti torneranno d’amore e d’accordo? Quanto tempo ci vorrà? Finalmente Scienze Umanistiche e Lettere e Filosofia finiranno di essere come due separati in casa? Come vedete, le incognite sono moltissime: prendiamo quello che ci è stato dato e stiamo a vedere.

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