Guardando degli appunti sul mio computer mi sono capitati sotto gli occhi alcuni file interessanti: sono tre documenti del dicembre 2009. Il primo è un articolo di Repubblica.it, gli altri due sono le smentite ufficiali, con richiesta formale di rettifica, dei presidi di Lettere e Filosofia e di Scienze Umanistiche. L’articolo titolava così: “Università, così cambia la Sapienza − facoltà dimezzate: Lettere sparisce”, per poi esordire, tra le altre cose, con le parole: «Il 15 gennaio 2010, i dipartimenti dagli attuali 105 saranno ridotti a una cinquantina, ciascuno con 50-60 docenti. Ed entro il 31 ottobre le facoltà, oggi 23, diventeranno dodici».
Fatte salve le imprecisioni presenti nell’articolo (le autrici prospettavano un quadro alquanto diverso: una facoltà umanistica spezzata in due, aggregazioni diverse rispetto a quelle effettivamente realizzate e così via), bisogna rendere atto che la data del 31 ottobre è stata effettivamente rispettata: in data 25 ottobre la Facoltà di Lettere e Filosofia ha tenuto il suo ultimo Consiglio di Facoltà, l’ultimo dell’anno accademico e l’ultimo della sua storia. Contemporaneamente avveniva, nei seggi allestiti al Museo dei Gessi, l’elezione del nuovo preside della nuova facoltà unificata.
In un articolo comparso sul nostro giornale viene tracciato un quadro abbastanza ampio della situazione: si illustrano le motivazioni della candidatura unica della professoressa Marta Fattori, già preside della facoltà di Filosofia, si spiega come si stia lavorando a una fase di transizione (definito di accompagnamento dal Senato Accademico), si accenna alla strategia di fondo che le presidenze, ormai unificate, hanno intenzione di portare avanti. Si sottolinea, inoltre, come essa appaia più una giustapposizione che una vera unificazione. Effettivamente, devo ammettere che di giustapposizione si tratta: è nello spirito dello Statuto Frati l’abbattimento delle Facoltà, da intendere come un nome-contenitore, una scatola da riempire con i vari Dipartimenti, più potenti dei precedenti, veri nuovi protagonisti della vita accademica. In quest’ottica è ovvio che la nuova facoltà non sarà altro che la somma degli otto Dipartimenti delle Facoltà ormai dismesse, non procederà in altra maniera che realizzando e assecondando compromessi tra le varie aree.
Nonostante le numerose critiche a questo sistema, riguardanti in primo luogo la scarsa collegialità che si determinerebbe, (ad esempio lo Statuto prevede per le facoltà soltanto due Consigli all’anno), da un certo punto di vista sarebbe anche ammissibile una tale struttura; le perplessità aumentano, però, se si considera la natura disomogenea dei Dipartimenti stessi, nati a tavolino e coinvolti tutti in maniera uniforme nella gestione dell’offerta didattica dei vari Corsi di Laurea: non esiste, come in altre facoltà, una relazione uno a uno tra il Dipartimento cui afferiscono gli insegnamenti e i relativi docenti, e uno specifico corso di laurea, nessun Dipartimento è didatticamente autosufficiente.
L’ultimo Consiglio di Facoltà di Lettere e Filosofia, di quella facoltà nata nel 2001 a seguito della scissione della Storica facoltà del tempo che fu, si è svolto in un’atmosfera un po’ strana, quasi una sorta di gioviale tristezza. Ha contribuito a dare tragicità alla situazione il Catalogo dei pensionamenti: una serie di 29 nomi di docenti che dal prossimo mese saranno in pensione (il 13% del totale, come ha sottolineato il preside), un lungo elenco che aveva le parvenze (e quasi suscitava le stesse emozioni!) di una lista di caduti al fronte, anche perché molti di quei nomi hanno scritto una parte non piccola della storia della nostra facoltà e dei nostri studi.
Comunque si consideri questa unificazione, è senz’altro una tappa importantissima per la nostra facoltà: l’auspicio del preside è che la ritrovata unità possa dare la forza necessaria ad affrontare i cambiamenti che ci aspettano, che possa fornire la giusta solidità per contrastare una situazione così fluida come quella attuale; io mi auguro soltanto che questo voltare pagina dia vita a una facoltà diversa, possibilmente migliore.
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