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Per esempio… un’Utopia

Pirandello diceva “così è, se vi pare” e forse aveva tristemente ragione. Poco conta, spesso, quale sia la verità, molto di più il nostro convincimento a riguardo. E questo l’hanno ben capito tutti quelli che quotidianamente ci chiedono di vendere o comprare qualcosa, di sceglierli, di appoggiarli, di votarli o semplicemente di credergli. E i mezzi per attrarci e persuaderci sono i più disparati, non ultimi, purtroppo, i giornali. E troppo spesso anche i giornalisti.

Ogni partito politico ha il proprio giornale pronto a sfornare la sua verità su misura da vendere al momento giusto e con la dovuta retorica. Ogni telegiornale offre punti di vista notevolmente diversi dagli altri, tanto da diventare addirittura fonte di ispirazione per i comici.

E’ così che il mestiere del giornalista viene continuamente svilito e privato di tutta la sua utilità etica e sociale: dovrebbe informare, indagare, denunciare, riflettere invece sponsorizza, vende, appoggia, tace, specula. Certamente il giornalismo d’esempio per le nuove generazioni di apprendisti non può essere quello che si manifesta a colpi di scandali orchestrati ad arte per colpire il nemico di turno, quello che entra di notte nelle macchine di chi ha perso la casa per chiedere “fa freddo?”, quello che assedia senza rispetto la vita delle persone in cerca dell’ultimo scoop e, peggio di tutti, quello che mente sapendo di mentire.

L’esempio dovrebbe venire invece da chi del giornalismo faceva un motivo di vita, una questione morale, da chi credeva fermamente nelle potenzialità del proprio mestiere. Un esempio, ma non l’unico, si può trovare in Giuseppe Fava, giornalista siciliano (ma non solo giornalista; fu anche pittore, drammaturgo e scrittore sia di romanzi che di saggi) nato nel 1925 in provincia di Siracusa e ucciso da 5 pallottole il 5 gennaio del 1984.

Scrisse di vari argomenti ma si dimostrò sempre molto vicino ai problemi e alla vita del suo paese, argomenti sui quali si concentrano le sue inchieste migliori degli anni ’60 (fra le quali due interviste ai boss mafiosi Vizzini e Genco Russo). Negli anni il suo interesse per il fenomeno della malavita aumenta, tanto che nel 1982 fonda il giornale I Siciliani che, secondo Giuseppe, “vuole essere..il documento critico di una realtà meridionale..”. Degna assolutamente di nota anche l’intervista da lui rilasciata a Enzo Biagi nel 1983 nel corso della quale chiarì chi erano, secondo lui, i “veri mafiosi”.

A poco serve raccontarvi tutta la sua vita e le sue opere che, se volete, potete trovare facilmente andando sul sito della Fondazione Giuseppe Fava.

Ciò che più mi è sembrato degno di essere raccontato e portato a galla è proprio l’idea che il giornalista espresse del suo mestiere, in occasione di una risposta ad una lettera che aveva ricevuto quando era direttore del Corriere del Sud.

A seguire, il testo della lettera, al quale credo ci sia poco da aggiungere se non che questo dovrebbe essere l’unico modo di intendere un mestiere potenzialmente nobile e utile come quello del giornalista.

Lo spirito di un giornale

Giuseppe Fava,

Giornale del Sud 11 ottobre 1981

Io ho un concetto etico del giornalismo.

Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società.

Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente all’erta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo.

Se un giornale non è capace di questo, si fa carico anche di vite umane.

Persone uccise in sparatorie che si sarebbero potute evitare se la pubblica verità avesse ricacciato indietro i criminali. Ragazzi stroncati da overdose di droga che non sarebbe mai arrivata nelle loro mani se la pubblica verità avesse denunciato l’infame mercato, ammalati che non sarebbero periti se la pubblica verità avesse reso più tempestivo il loro ricovero.

Un giornalista incapace – per vigliaccheria o calcolo – della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare, e le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, le violenze che non è stato capace di combattere.

Il suo stesso fallimento!

Ecco lo spirito politico del Giornale del Sud è questo!

La verità! Dove c’è verità, si può realizzare giustizia e difendere la libertà!

Se l’Europa degli anni trenta-quaranta non avesse avuto paura di affrontare Hitler fin dalla prima sfida di violenza, non ci sarebbe stata la strage della seconda guerra mondiale, decine di milioni di uomini non sarebbero caduti per riconquistare una libertà che altri, prima di loro, avevano ceduto per vigliaccheria.

E’ una regola morale che si applica alla vita dei popoli e a quella degli individui. A coloro che stavano intanati, senza il coraggio d’impedire la sopraffazione e la violenza, qualcuno disse: “Il giorno in cui toccherà a voi non riuscirete più a fuggire, né la vostra voce sarà così alta che qualcuno possa venire a salvarvi!”

Passaparola:

3 Risposte: a Per esempio… un’Utopia

  1. serenella says:

    Complimenti!
    C’e’ chi accusa il nostro paese di cecita’, no signori, siamo solo un popolo di MUTI.

  2. Pingback: Intervista al prof. Stefano Lepri | Il Giornale di Letterefilosofia.it

  3. Pingback: Intervista al prof. Stefano Lepri « Pensieri e parole di un romano innamorato e romantico belliano: Valerio Chiocchio

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