Chi si aspettava un’aspra contesa per la presidenza della nuova facoltà riunificata di Filosofia, Lettere, Scienze Umanistiche e Studi Orientali, sarà deluso.
Oggi, in un’aula I riempita a stento a metà, sono state presentante le candidature alla presidenza, anzi, la candidatura, introdotta dalle parole del professor Leopoldo Gamberale, che ha spiegato la ratio della proposta. La scelta è caduta sulla professoressa Marta Fattori, che ha già al suo attivo l’esperienza della presidenza della Facoltà di Filosofia dal 2007 e dovrebbe guidare, forte della propria autorevolezza scientifica e non solo, gli ultimi atti dell’accorpamento delle facoltà umanistiche.
Dopo e nonostante la preterizione di rito, la professoressa Fattori ha esposto le linee del suo programma. Dall’esordio con velata critica al Senato Accademico e al Consiglio di Amministrazione della Sapienza – dove le antiche divisioni sono sovente un pretesto per penalizzare il polo umanistico a livello di valutazione e budget, oltre che decisionale – è passata al dato che l’Italia ha ridotto le spese per la scuola e la ricerca dall’1,2% allo 0,85% del Pil. E questo per ricordare ai presenti che le lotte intestine non hanno senso, in un contesto dove si dovrà riuscire a mandare avanti corsi di laurea, progetti di ricerca, scambi con l’estero, biblioteche ecc. mentre il Fondo di finanziamento ordinario continuerà a diminuire: procurarsi le risorse finanziarie “sarà uno sforzo di immaginazione”.
La professoressa Fattori punta il dito contro “un’impostazione aziendalistica che prefigura la penalizzazione del pubblico rispetto al privato, e soprattutto del comparto umanistico”, che non produce niente che attiri gli investimenti dei privati. Quanto a chi obietta al suo programma poca chiarezza nei riguardi dell’agitazione dei ricercatori contro la riforma Gelmini, questi ignora o finge di ignorare le sue ripetute prese di posizione già quest’estate e il fatto che la sua Facoltà abbia rinviato l’inizio delle lezioni al 1 novembre in segno di protesta.
Ma la candidatura della professoressa Fattori in realtà comprende “un Preside più una squadra” – per dirla con le parole del professor Gamberale: sono, infatti, candidati vicepresidi gli altri Presidi uscenti, Franco Piperno (Lettere e Filosofia), Roberto Nicolai (Scienze Umanistiche) e Federico Masini (Studi Orientali). E non si sentano discriminati i nostri lettori della Scuola Speciale per Archivisti e Bibliotecari, ché pure il loro Preside Attilio De Luca siederà nella Giunta di Facoltà, in virtù di una norma transitoria che dà diritto di parteciparvi agli ex Presidi della facoltà accorpate.
La proposta sembra piacere a tutti, e non potrebbe essere diversamente data la sua ecumenicità. Le critiche dei (pochi) presenti si sono appuntate soprattutto sui modi con cui vi si è arrivati, giacché è stata il frutto di incontri dei soli Direttori degli otto Dipartimenti della nuova Facoltà e dei cinque Presidi uscenti. Su questo punto bisognerà prendere atto del fatto che il passaggio di consegne tra Facoltà, cui resteranno solo compiti di coordinamento e valutazione, e Dipartimenti, che verranno ad avere la maggioranza delle competenze sulla didattica e la ricerca, implica una sorta di democrazia indiretta nella Facoltà.
Al di là di queste considerazioni, la candidatura di oggi ha ulteriormente evidenziato -insieme ad altri segnali, a partire dal nome stesso della nuova facoltà di Filosofia, Lettere, Scienze Umanistiche e Studi Orientali – che la riunificazione rischia di essere solo una giustapposizione. Questo emerge anche dalla parole della professoressa Fattori quando dice “qui in realtà dovrebbero esserci tredici Presidi” [Ndr i Presidi uscenti e i Direttori dei Dipartimenti]. Il lavoro maggiore spetta proprio ai dipartimenti e ai corsi di studio che nei prossimi mesi saranno impegnati nella riprogettazione dei corsi di laurea. L’imbarazzo e la difficoltà del processo in atto sono traditi anche dalla scarsissima partecipazione alla riunione di oggi, cui erano presenti circa il 15% dei membri del Consiglio di Facoltà riunificato. Dov’erano i professori e i rappresentanti degli studenti che solo qualche mese fa hanno preso parte insieme alle iniziative di protesta contro la manovra finanziaria? Quello che si è detto nelle assemblee e nei consigli di facoltà di luglio non potrebbe essere il punto di avvio della sfida culturale dell’area umanistica, di cui ha parlato più volte il professor Piperno da preside di Lettere, e nuovamente oggi la professoressa Fattori?
Per usare una metafora politica, solo il governo di unità nazionale si è accorto che c’è l’occasione di creare una Facoltà umanistica forte, numericamente e per risorse intellettuali? La sensazione è che tutti, anche gli studenti, si avviino a vivere passivamente la riunificazione, affidata alle amorevoli cure dei quattro “badanti” della facoltà, come li ha chiamati Alessandro Vanzetti, ricercatore della ex facoltà di Scienze Umanistiche. Oppure – e non è molto meglio – che nella Giunta di Facoltà ci si impegni davvero ma questo non sia percepito al livello dei corsi di laurea e dei Dipartimenti (nella riorganizzazione dei quali abbiamo già sperimentato il persistere di vecchi e nuovi rancori) e quindi anche della numerosissima popolazione studentesca, complice il fatto che d’ora in poi le riunioni del Consiglio di Facoltà saranno limitate a due volte l’anno.
L’auspicio è che al di là della mole di urgenti impegni burocratici e organizzativi la candidata Preside, qualora venga eletta, e la sua squadra di Vicepresidi non dimentichino l’impegno della sfida culturale e riescano a mettere mano anche all’ultimo punto del suo programma: “bisogna percepire la facoltà come uno spazio da vivere e un laboratorio di idee, attività screditate, che non danno crediti ma cultura.” E chissà che la nuova Facoltà non sia come il calabrone che ha il corpo troppo grosso e le ali troppo piccole eppure miracolosamente vola.




E-e-e-e-Elena Spangenberg!
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