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Cossiga dall’inferno

Qua non mi posso lamentare. Sì fa caldo, è vero, ma vuoi mettere con il gelo di questi giorni; ero vecchio, sto meglio qua. Ogni tanto qualche diavolo ti punzecchia col forcone, altre volte ti fanno fare il bagnetto nella lava. «È per igiene» dicono. Non che ci creda poi tanto. Però abbiamo i nostri passatempi: il ping pong, il maxischermo e il satellite, la play. Cioè davvero non è malaccio. Ora non so cosa si provi sotto la luce divina, sicuramente sul maxischermo non vedi un cazzo.

Ieri mi sono seguito gli scontri su SkyTG 24. Belli. Molto belli. Ho provato un po’ di malinconia per quei tempi in cui facevo massacrare gli studenti a suon di manganellate. Malinconia perché sentivi il potere fluire nel sangue. Darth Vader qua accanto mi suggerisce «Lato oscuro della forza», ma mi permetto di dissentire: era qualcosa di più. Lui ha sempre soppresso le rivolte alla nascita, poi cosa succede? Che le persone parteggiano per quelle testine di cazzo degli Jedi e per quel frocetto di Luke Skywalker. Le rivolte non vanno represse, non subito. Le rivolte vanno fatte fluire, stuzzicate, fomentate. Non parlo per forza di infiltrati, gli infiltrati non bastano. Parlo di percezione. Le persone devono sentirsi costrette, soffocate, non libere. Devi bloccare le via e farle comprimere là. E qualcuno lancerà il primo sasso, e qualcun altro il secondo, e via con la sassaiola. Cosa fa la polizia? Carica, semplice. Ma non carica per far finire la sassaiola. Carica per riceverne una più grande, e poi un’altra ancora, e poi le bombe carta e i furgoni incendiati. E là è bellissimo: in quel momento tu hai il potere di fare il cazzo che ti pare. Hai il potere di manganellare e portare via: perché l’opinione pubblica è con te. Hai il potere di far entrare in una piazza stracolma di persone delle camionette a tutta velocità: perché l’opinione pubblica è con te. Puoi veramente fare il cazzo che ti pare: perché l’opinione pubblica è con te. Il trucco non è sedare, il trucco è dare l’impressione di potere a chi ti sta di fronte. Farglielo annusare: sa di cherosene, ha il suono della vetrina sfasciata, brilla come un furgone in fiamme. Bello vero? Il potere della piazza, della gente. Creato ad arte, pallida ricostruzione storica di rivoluzioni che avevano altra natura. Mi fomento quanto uno studente quando vedo una camionetta bruciata: lui in quella vede il popolo che si ribella, io in quella vedo un aumento di potere.

Il trucco è mettere la violenza contro la violenza. Puoi giustificare tutto, puoi mettere tutto sullo stesso piano, poliziotti, rivoltanti, persone, istituzioni; assottigliare le differenze tra buoni e cattivi: nessun buono, nessun cattivo. Una guerra civile. Una finta guerra civile, perché la situazione non è difficile tenerla sotto controllo. I rivoltanti meno convinti si stancano, quelli più convinti si arrestano. Le persone si mettono paura e ti votano, le istituzioni si rafforzano. Darth Vader, che dirti? Non ci hai capito un cazzo. Dovevi essere più cattivo, ma esserlo in maniera meno evidente. Sì lo so, la colpa è di George Lucas, idealista del cazzo.

Passaparola:

7 Risposte: a Cossiga dall’inferno

  1. matteo faccenda says:

    si è bello, è scritto bene ed e sottile ed insinuante al punto giusto. tanto che non riesco a cogliere in pieno gli intenti dell’autore. se l’argomento è l’ordine sociale e gli scontri con le forze del disordine, anche prendendo le sembianze di un Cossiga dall’Inferno, non si può non emettere un giudizio su ciò che è avvenuto e su queste “rivoluzioni” (che un tempo erano di altra natura): il caos della piazza dà all’insubordinato l’illusione di ribellarsi, al comandante la giustificazione per la propria violenza repressiva. Perché? perché l’opinione pubblica difronte a questi “atti di vandalismo” prova paura e si appella all’”Istituzione”. e quindi alle guardie. Conclusione: il manifestante ha perso in partenza perché ogni suo atto contro lo statu quo delle cose non farà altro che rafforzare lo statu quo delle cose, magari con un po’ di sangue e fiamme in più. quindi c’è forse resa in questo ragionamento ammantato di satira? o meglio, c’è forse critica al modo di operare di quelli che lanciavano sassi perché tanto in quel modo non otterranno nulla, se non repressione? quindi, è bocciata quel tipo di protesta? OPPURE è veramente solo una goliardica provocazione? che non vuole andare a svalutare le motivazioni e i fini di tale protesta e soprattutto i risultati?! IL RISULTATO E’ CHE LA GENTE PARLA di ciò che è successo. E se si vuole dare un prosieguo a quello che è successo in piazza (in aiuto agli arrestati e in risposta a quelli che si stancano) quando sei su un autobus e magari senti i commenti di signore spaventate e irritate da ciò che è successo (e cioè dal fatto che hanno divelto pali e lanciato sassi e bruciato macchine E NON DAL FATTO CHE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO HA VINTO IL VOTO SULLA FIDUCIA CORROMPENDO QUELLI DELL’OPPOSIZIONE [E LA SERA MAGARI QUANDO FINALMENTE TORNA A CASA LA SIGNORA DICE: "CHE BELLO!" DI FRONTE AL SET DI COLTELLI CHE GLI OFFRE MEDIASHOPPING A SOLI 49,99 ANZICHE' 99,99!]) a quel punto allora puoi continuare la Protesta insinuandoti nei loro discorsi, spiegarle perché quei ragazzi facevano quello facevano, “e non mi guardi così signora, io non c’ero… ma se avessi potuto esserci invece di dover star a cercar lavoro da un capo all’altro di questa città, le assicuro che avrei anch’io protestato e forse scagliato pietre, e mi guardi sono apparentemente una persona educata, mi sono alzato per farla sedere, insomma non siamo dei degenerati, combattiamo A MODO NOSTRO per dei diritti che lei ha smesso di chiedere da quando si è sposata, ma nel frattempo non ci sono stati dati e lei se n’è dimenticata.” E magari se questo provi a farlo in un bar, alle file delle poste, sul bus, PROVARE A PARLARE alle persone, allora forse alla prossima sommossa popolare/studentesca una piccola parte in più dell’opinione pubblica sara’ dalla nostra parte e non ci addebiterà tutte le colpe. perché forse quelle due o tre signore sull’autobus avranno iniziato a capire. E se non lo avranno fatto pazienza, faremo a meno di loro. Ci sono arene dove è giusto lanciar sassi altre dove è opportuno lanciare provocazioni e discussioni. Questo è quello che chiedo a l’Autore, stavi parlando di una rinuncia intrinseca? Di disfattismo? Bisogna essere, caro Darth Vader, più buoni e in maniera più evidente. Sono un idealista del Cazzo.

  2. Fabio Poroli Fabio says:

    Mi fa piacere un commento così argomentato e così vero e sentito. Perché ho scritto una lettera di Cossiga? Per insinuare il dubbio della strategia di protesta, tutto si potrebbe ridurre a “Siamo sicuri che sia questa la strada giusta?”. Il problema alcune critiche agli atti violenti che ho sentito è che partono dall’assunto moralistico che “violenza è brutta”. Violenza non è sempre brutta, a volte è necessaria, lo dimostra la storia e lo dimostra la vita di tutti i giorni. Il dubbio che voglio mettere è se serva realmente a qualcosa o non sia un trappolone (non per forza costruito ad arte) in cui spesso si casca in queste situazioni. Io, come forse te e come tanti che in piazza hanno applaudito, se devo essere sincero mi emoziono di fronte a una camionetta della polizia in fiamme: ci vedo la rivolta, ci vedo le rivoluzioni, ci vedo la potenza di chi si ribella stanco delle prevaricazioni e delle orecchie da mercante di un governo “democratico”. Mi emoziono, c’è poco da fare. Ma all’emozione deve seguire la ragione: metti davvero paura a loro per una camionetta in fiamme e qualche vetrina sfasciata? Metti pressione? Si cagano sotto? Per me no, no perché oggettivamente le persone che martedì erano in piazza a ribellarsi sono un’infima parte della società. E purtroppo (questo purtroppo è sofferto, non lo so, voglio mettercelo perché sono dubbioso sul sistema di governo perfetto, ma non sono sicuro perché è comunque il migliore che abbiamo avuto nella storia) siamo in un sistema democratico, e quello che conta alla fine sono i voti. Quando dici “parlare alle persone” è il punto a cui voglio arrivare: in Italia c’è un problema culturale più che in altri paesi. Se martedì Berlusconi è passato è perché esiste il clientelismo, e vanno in parlamento persone che non hanno minimamente i requisiti per governare un paese. La piovra del clientelismo, purtroppo, non la sconfiggi in piazza, la sconfiggi con la cultura e l’informazione. Giustamente mi si può dire “Eh, ma queste cose le stanno distruggendo, come facciamo?”. Questo è disfattismo, io son con te nelle azioni quotidiane, nel crederci sempre, nel parlare, comunicare, mai snobbare e catalogare tutti come idioti. È anche il problema della classe intellettuale italiana che troppo spesso snobba il popolino e poi si lamenta se tolgono i fondi a un teatro. Sarebbe troppo semplice se si potessero risolvere i problemi culturali con una rivolta di piazza, io, come hai detto giustamente, non voglio screditare nessuno perché io stesso ho molti dubbi su quello da fare, e non mi arrogo il diritto di dire cosa si deve fare e cosa no. L’ho buttata là, per mettere dei dubbi in un ambiente che troppo spesso non fa autocritica. Perché bisogna valutare bene come muoversi, perché la battaglia non è semplice e non si può ridurre a un sasso lanciato (per quanto quel sasso sia stato lanciato per frustrazione e rabbia), perché le battaglie non si conducono con la rabbia, o meglio, non solo con la rabbia ma anche con la testa. Per me l’obiettivo non è far parlare degli scontri, perché siamo in una situazione mediatica in cui ogni cosa è buona per screditare una protesta, basta una vetrina rotta e la televisione propagherà milioni di case il messaggio che ci sono dei tipi violenti che spaccano tutto. Quanto servirà parlare alla gente che riceve un martellamento continuo televisivo? Se invece di fare scontri si pensasse anche ad altro? È più difficile, richiede più sforzo: richiede parlare, scrivere, suonare, disegnare; richiede urlare e protestare, richiede anche screditare il “nemico”, richiede incazzarsi; richiede coinvolgere e far partecipare, richiede sensibilizzare. Io penso che alla fine si sia più ascoltati così che con gli scontri, e che gli scontri siano una via troppo facile e chiusa, perché ci saranno sempre media troppo forti per essere battuti, che continueranno a screditarti e far credere che chi protesta sia solo un vandalo. Non sono contro la violenza a priori, sono contro una violenza che non riflette su sé stessa. Mi scuso se forse sono poco chiaro, è perché nemmeno io so bene cosa sia giusto da fare e cosa no. Per questo ho scritto questa cosa, perché non si possono accettare le cose giustificandosi semplicemente dietro “rabbia popolare”, ma bisogna sempre ragionare sugli eventi e su cosa sia meglio da fare. Anche io sono idealista nel mio realismo del “forse gli scontri non sono la via migliore”, perché ci sarà qualcuno che penserà che tanto è tutto inutile, che i problemi culturali non si risolveranno mai, o quelli che pensano che tanto è tutto a una merda ma almeno alle guardie gli abbiamo un po’ rotto i coglioni e spaccato qualche camionetta. E magari in mezzo c’è chi crede che ci sia un contesto mediatico e culturale in cui gli scontri non sono la priorità e la via più giusta, ma che non smette di crederci nella possibilità di cambiare.

  3. Veronica says:

    Matteo Faccenda, approvo in pieno ciò che dici e tento di farlo ogni giorno. Essendo pendolare, ho l’occasione di incontrare persone e parlare ad alta voce e farmi sentire anche da coloro che non parlano e che non conosco direttamente. Parlo, parlo, discuto; cerco di far RAGIONARE, spiegando fatti e circostanze che non conoscono. Ci tolgono la visibilità sui giornali e sui media tutti? Ebbene, noi abbiamo ancora la parola; e la parola diretta coinvolge di più! Grazie Marco, perché hai spiegato a quelle due signore le cause, le ragioni, il tuo punto di vista. Come scrivi tu, potrebbero anche rimanere della stessa opinione, non condividere, essere profondamente lontane dalla nostra visione: però abbiamo parlato, ci siamo confrontati. Quello che qualcuno vuole evitare che si faccia.

  4. Fabio Poroli Fabio says:

    Ci tenevo inoltre a precisare che non immagino chissà quale complotto massonico o fare dietrologia per cui nelle stanze segrete del Palazzo si elaborano strategie che rendono nulla ogni protesta. Sono dinamiche aspettabili in un contesto in cui a determinare la politica è l’opinione pubblica, mi immagino se si sarebbe mai potuta fare un’affermazione così fascista senza la guerra del 14: http://www.repubblica.it/politica/2010/12/19/news/gasparri_terroristi-10382634/?ref=HREA-1

  5. matteo faccenda says:

    Voglio sottolineare solo un paio di punti: NON SIAMO IN UN SISTEMA DEMOCRATICO PUNTO.
    Nel momento in cui un vecchio di settant’anni corrompe diversi parlamentari per restare sulla sedia, un vecchio che fa scandalo ogni settimana con minorenni e dichiarazioni razziste sull’omosessualità, che sta mandando in rovina il nostro patrimonio artistico (vedi Pompei no due sampietrini staccati dalle strade di Roma durante le manifestazioni), che è indagato per corruzione, mafia, concorso in strage, che si fa leggi ad personam, mi stupisco ed inoridisco quando sento dire che viviamo ancora in un sistema democratico. Non dovrebbe essere dov’è, eppure c’è. Dov’è la DEMOCRAZIA? Basta mentire a se stessi.
    Secondo punto: il pomeriggio delle manifestazioni stavo cercando lavoro in giro per Roma e zoppicavo vistosamente perché mi ero fatto male la sera prima. Avvicinandomi ad un gruppo di poliziotti a P.zza di Spagna per chiedergli informazioni su una via, quando uno di loro mi ha visto avvicinare prima che potessi parlare ha iniziato ad indietreggiare e a guardarmi preoccupato e in guardia. Questo perché zoppicavo. VORRESTI ORA DIRMI CHE NON HANNO PAURA? E meno male, perché in un sistema Democratico deve essere la classe dirigente e chi la difende ad avere paura del popolo e non il contrario. Quindi speriamo che si inizi in questa direzione.
    Ultima osservazione: sono DUE anni che la frangia degli studenti cerca di mettersi in torno ad un tavolo per discutere dei decreti sull’istruzione pubblica, che continuamente fa proposte, che manifesta pacificamente, che si prende le cariche, che cerca il dialogo. Nessuno si è degnato di ascoltarci. Ora per le vetrine rotte e le camionette date alle fiamme finalmente si parla di quello che è successo in piazza… Più che condannare quello che è successo, bisognerebbe interrogarsi sul PERCHE’ è successo. In una parola: Indifferenza.
    Grazie Veronica.

  6. Fabio Poroli Fabio says:

    Non ho accennato all’effettività o meno della democrazia, che in teoria dovrebbe esserci. So benissimo che di fatto in Italia ci sia poca democrazia, nel senso che la stessa peculiarità della democrazia di dare la possibilità a TUTTI di partecipare ATTIVAMENTE alla vita politica (ovvero di permettere a te o a me, se solo ne avessimo voglia, di candidarci per un posto in parlamento) è possibile solo a determinati costi etici: essere di un partito, portare una base elettorale garantita per via clientelare e non politica (una via criminale quindi), ecc.
    Non possiamo essere politici (a meno che non si rinunci alla legalità) e allo stesso modo non possiamo sceglierci politici per le loro idee (se poi viene eletta gente tipo Scilipoti o Mastella, aghi della bilancia di queste ultime legislature), e questo riguarda molti deputati di ogni schieramento. Da qui non voglio sforare nel qualunquismo, ci sono quelli bravi e che sostengono buone idee, sicuramente non sono state le buone idee a farli arrivare là. Ora, non sono un esperto di strategia politica o non sono un sociologo, però c’è anche un elettorato non condizionato dalla logica clientelare, ed è quello che si forma una coscienza politica di fronte alla televisione. Essendo l’elettorato più “libero” (tra virgolette perché poi è condizionato da un mezzo di comunicazione facilmente condizionabile) è anche quello a cui puntano di più i partiti, cercando di far passare “buoni messaggi”. Un movimento che sfocia in manifestazioni e cortei è un soggetto politico, può determinare anche il voto insomma (sempre condizionato ecc., perché puoi essere anche in 8 milioni, ma se nun te fanno passa’ in tv, nun te fanno passa’), quindi deve anche preoccuparsi del messaggio. Gli scontri sono facilmente strumentalizzabili dai media per condizionare l’opinione pubblica: tanto è vero che quando non ci sono stati il Tg1 si è prodigato a montare immagini di altre manifestazioni (in particolare quella degli aquilani di questa estate). Se un telegiornale si impegna con tale zelo a far passare la natura violenta di un movimento, anche quando tale violenza non c’è, a me viene il dubbio che la violenza sia generalmente un contenuto che rafforza lo status quo e le istituzioni e che indebolisce gli altri contenuti della protesta. E bisogna distinguere tra paura dei poliziotti e paura delle istituzioni. Mi sembra naturale che anche un poliziotto in quei momenti provi paura, i poliziotti rappresentano le istituzioni ma non sono le istituzioni. Gasparri, che è un cretino (è sempre bene ricordarlo, sia mai qualcuno se ne scordi), sa benissimo che ora come ora può dire con più tranquillità scemenze del tipo “Arresti preventivi”, sparate da stato fascista che in questo clima arrivano più attenuate. Una persona che si è vista devastare il centro di Roma si interrogherà meno sulla gravità di tali affermazioni: se non ci fossero stati scontri o Gasparri non lo avrebbe detto o, dicendolo, avrebbe sicuramente scandalizzato molte più persone. Non voglio dare giudizi morali su quello che è successo, non sono un inquisitore, non conosco la storia personale di ogni sasso lanciato. So benissimo che c’è rabbia e frustrazione perché non si viene ascoltati e perché di fronte abbiamo un muro, è quella che provo anche io ogni giorno (e spero che nessuno se ne esca più con la boiata che chi lancia un sasso è più arrabbiato di me, che ho letto da qualche parte). Sto provando a fare un ragionamento prettamente strategico: serve? Per me no. E si può rimanere fregati proprio per l’illusione della rivoluzione che ti compare in piazza, come ho cercato di scrivere nell’articolo. Perché questa illusione rischia di essere un boomerang, che ti torna indietro e rafforza quello contro cui stai combattendo.

  7. Bastiancontrario says:

    Due sampietrini staccati non fanno il crollo di una domus? Certo, la matematica non è un’opinione e chissà poi a quanto risalgano i sampietrini: certo, non hanno 2000 anni, per cui figurarsi se avessero attentato al Maxxi della Hadid. Secondo me la denuncia del basso livello culturale di chi ci governa è puntuale, ma bisogna rispondere con coraggio e comportamenti opposti. Come per l’ambiente, tutto parte dal basso e non mi vergogno di mettere sullo stesso piano un graffitaro che disegni anche un Cenacolo su un palazzo del Cinquecento e un’amministrazione incompetente degli scavi archeologici (di Pompei e non solo). TUTTO (vedo che il maiuscolo affascina) è NOSTRO, perciò nessuna strategia retorica può giustificare le violenze ai beni pubblici.

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