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Il Male Oscuro di Mario Monicelli

Nel 1995 Mario Monicelli diresse Facciamo Paradiso. Lo stesso girò anche il Male Oscuro nel 1989. Ben ventun’ anni dopo viene girato l’ultimo ciak della vita di Mario Monicelli, senza di lui in cabina di regia però.

Il “maestro” non ha assistito a quella scena e nemmeno l’ha ideata o pensata prima d’ora, tant’è vero che se n’è andato prima che l’infausto gesto fosse compiuto.

Il 29 Novembre 2010 il corpo di Mario Monicelli è volato dal 5 piano del reparto Urologia dell’ospedale San Giovanni di Roma.

Ha scelto questo modo il grande regista novantacinquenne per togliersi la vita, rimanendo sotto i riflettori pur non essendo consapevole di far spettacolo anche così. Aldilà del modo, più o meno sindacabile, credo che tutti possano essere d’accordo sul fatto che l’uomo che s’è gettato dalla finestra non era più Mario Monicelli. Il maestro è probabilmente scomparso già da tempo poiché il cancro alla prostata l’ha consumato più velocemente di questi 95 anni vissuti con il lume della ragione sempre acceso. L’ultimo pensiero del grande regista fu probabilmente un pensiero triste circa il suo stato di solitudine e di sofferenza.

Appare difficile credere che un maestro della regia e del cinema italiano come lui abbia deciso di ritirarsi dalle scene in questo tragico modo, a 95 anni, proprio lui che superò con difficoltà il suicidio di un padre.

Ma di tutte queste chiacchiere non ci resterà nulla. Quel che resta è invece il frutto del suo operato, delle sue collaborazioni e i monumenti di alcuni dei suoi capolavori (I soliti ignoti 1958; La grande guerra 1959; L’ armata Brancaleone 1966; Amici miei 1975; Un borghese piccolo piccolo 1977; I nuovi mostri 1977; Il Marchese del Grillo 1981; Amici miei atto II 1982; Parenti serpenti 1992 ; Le rose del deserto 2006 tra gli altri) eretti nel cuore degli italiani di almeno tre generazioni e che difficilmente verranno demoliti.

Ci resta l’immagine del primo Totò; di un Alberto Sordi preso ad inizio carriera e ritrovato nel periodo di maturità artistica più importante; ci restano le note commoventi e le armonie intense prestategli da Nicola Piovani; la collaborazione fruttuosa e profonda con Vincenzo Cerami e una lista di capolavori gestiti col massimo dell’arguzia e soprattutto di ironia critica affezionata a quella Commedia all’italiana che prolifera nel Belpaese dal secondo dopoguerra in poi.

Monicelli non s’è suicidato ma ha scelto la via più breve per resistere a quella vita senza lavoro, senza ciak, senza copioni e sceneggiature, senza provini, senza produttori, senza truccatori e costumisti, senza macchine da presa e senza riflettori. L’inquadratura finale è quella di un grande uomo che non sopporta la vita di quel semplice “borghese piccolo piccolo” che vive senza lavoro e senza stimoli, sprofondando passo dopo passo nel buco nero del “Male oscuro”.

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