Cos’è un’associazione studentesca? Definiamo così un qualsiasi gruppo di studenti universitari organizzato in una struttura più o meno esplicita, con princìpi condivisi. Caratteristiche che si ritrovano spesso sono la vicinanza a un movimento o a un partito politico, la presenza di uno o più leader e il desiderio di espansione a un numero maggiore di membri, desiderio che a volte sfocia in aperto proselitismo, ma che impronta comunque l’operato dell’associazione e può orientarne le scelte. Le associazioni studentesche possono poi essere presenti su scala nazionale, locale (regionale o cittadina) o addirittura, in alcuni casi, internazionale.
Le associazioni studentesche sono il motore di ogni protesta universitaria ben organizzata, questo per almeno un paio di motivi. Innanzitutto l’esperienza pregressa delle proteste e le conoscenze che ne derivano: ogni associazione ha un passato di partecipazione ad altre proteste universitarie, quindi possiede una vasta gamma di conoscenze teoriche e pratiche legate a questo tipo di proteste. Alcune delle conoscenze fondamentali, per fare degli esempi, possono essere: metodi per la convocazione di un’assemblea, per la redazione e la diffusione di un comunicato stampa, per l’organizzazione di un corteo, oltre alle nozioni su dove trovare rapidamente un documento necessario o sulle trafile burocratiche da passare per richiedere una qualsiasi autorizzazione.
Un altro fattore importante sono le possibilità concrete derivanti dalla struttura associativa: innanzitutto le possibilità economiche, da cui derivano una serie di vantaggi come la capacità di reperire materiale indispensabile (si va dal semplice microfono per l’assemblea al camion con sistema di amplificazione da utilizzare durante il corteo) o la possibilità di organizzare conferenze e dibattiti con la presenza di esperti anche provenienti da lontano; poi la capacità di un ampio coinvolgimento, in termini numerici, degli studenti, sia per la semplice presenza dei membri dell’associazione, sia per il richiamo che riescono a dare alle proprie iniziative grazie alla pubblicità effettuata dagli stessi membri e grazie all’ampia rete di rapporti che intrattengono con il mondo dei media, giornali e web in particolare.
Per esemplificare l’incredibile rete di rapporti che può costruirsi nell’universo associativo universitario, prenderò in esame le principali associazioni studentesche che popolano l’università Sapienza di Roma, dedicando particolare attenzione al loro rapporto negli ultimi anni e al rapporto che hanno con i movimenti di protesta, dal quello dell’Onda all’attuale contro l’approvazione del Ddl Gelmini.
Azione Universitaria – L’associazione è l’appendice universitaria del PdL, identità non nascosta dai membri che, anzi, ne fanno il proprio punto di forza in occasione di elezioni studentesche come quelle per il CNSU, ricevendo anche aiuti dal partito per la propaganda pre-elettorale (in occasione delle predette elezioni, Roma fu tappezzata dai manifesti elettorali universitari, nuovo fenomeno legato alla successiva propaganda relativa all’esito delle elezioni). Alla Sapienza il gruppo partecipa molto raramente alla vita universitaria (sono poche le occasioni in cui organizza qualcosa); anche online, il seguito degli studenti è molto scarso (il dato si può verificare osservando la bassissima partecipazione al sito, nonché l’assenza di commenti, oltre al ridicolo numero di studenti iscritti alla pagina facebook). L’associazione si contraddistingue per una ferma opposizione alle proteste studentesche, unico modo in cui, di tanto in tanto, riesce ad attirare l’attenzione dei media.
Studenti Democratici – L’associazione fa riferimento alla sinistra italiana, con particolare predilezione (a partire dal nome) per il Partito Democratico. Più attivo, come gruppo, rispetto al precedente, organizza di tanto in tanto lezioni e convegni e prende parte attivamente alle proteste studentesche, pur tenendosi ad una certa distanza ideale dalla parte più radicale del movimento. Difficile fare una stima del reale seguito di questa associazione che potrebbe essere definita più come un brand politico, un indirizzo generico cui aderiscono, spontaneamente, alcuni giovani che si fanno poi carico dell’organizzazione delle varie iniziative. Difficile dare una valutazione anche della partecipazione al sito, a causa dell’impossibilità di commentare le news e dell’assenza di un contatore per le visite; la pagina facebook, tuttavia, ha un buon numero di iscritti.
Comunione e Liberazione – Il gruppo di CL, già radicato da anni nelle università del nord, in particolare di Milano, ha trovato qui un proprio sbocco rappresentativo nella presentazione della Lista Aperta, la quale alle ultime elezioni ha ottenuto un buon risultato in tutto l’ateneo, dimostrando quanto sia ben innestato anche nella capitale. La peculiarità di questa associazione è quella di non voler farsi riconoscere come tale, onde il nome scelto per eleggere i rappresentanti nelle università e la possibilità di inserire, nelle liste, persone che non fanno parte dell’associazione. Il motivo, probabilmente, è lo stesso che impedisce la presentazione di una propria lista alle elezioni politiche, utilizzando piuttosto come strumento di espressione deputati eletti in altre liste, ma vicini al gruppo per ideali e scelte politiche (ad esempio Maurizio Lupi del PdL). Il gruppo della Sapienza, al momento, non possiede un proprio sito o una propria pagina facebook, anche se sono consultabili online quelli di molte altre città, compreso quello principale del Politecnico di Milano. Le scelte del gruppo all’interno dell’università sono spesso in sintonia con quelle di Azione Universitaria, ad esempio nel contrasto alle proteste studentesche o ai blocchi degli insegnanti, ma fortificate da un’analisi più approfondita (al riguardo si possono articoli o discorsi di rappresentanti apparsi nel sito succitato) e accompagnate da una minor propaganda mediatica. Le uniche occasioni in cui l’associazione si scopre, anche con una certa importanza a livello mediatico, sono quelle riguardanti avvenimenti legati alle scelte vaticane: ricordiamo, per esempio, il grande polverone sollevato dopo la rinuncia papale a un intervento durante l’inaugurazione dell’anno accademico.
Uniriot – L’associazione è il corrispondente universitario del movimento dei Disobbedienti, con i quali condivide l’orizzonte di idee. Una delle colonne portanti di tutte le proteste studentesche negli ultimi anni (ma la loro azione si ispira ed è la diretta derivazione di movimenti studenteschi ben più vecchi, come la Pantera), se non altro perché la protesta è l’humus che favorisce la pubblicità e la crescita di questa associazione, si distingue sempre per l’approccio estremistico e mediaticamente significativo alle proteste, ad esempio promuovendo pratiche come le occupazioni (non solo delle Facoltà, ma anche di stazioni ferroviarie o luoghi-simbolo), favorendo l’insorgere di scontri durante i cortei (la spettacolarizzazione del conflitto è uno dei capisaldi dell’associazione), lanciando parole d’ordine quasi esclusivamente negative (durante il periodo dell’Onda la parola fu “irrappresentabilità”, oggi è “indisponibilità”). L’associazione è una delle protagoniste indiscusse della vita universitaria, non tanto per il numero di membri (sebbene online siano molto seguiti sia il sito che la pagina facebook), quanto per l’estremo attivismo che la contraddistingue e la sua immancabile presenza in ogni protesta. Nonostante venga spesso assimilata dall’esterno ai Collettivi, per via di una lunga interazione e per via di pratiche simili, si trova spesso in posizioni a loro opposte, soprattutto sulle fondamentali questioni della struttura e della gestione delle proteste: Uniriot, sebbene al suo interno possano essere facilmente individuati dei leader, si dichiara (in linea con il pensiero anarchico che la pervade) totalmente contraria ad una strutturazione chiara, con portavoce o rappresentanti, questione su cui naufragò miseramente il grande movimento nazionale dell’Onda; anche sulla gestione delle proteste ha una posizione totalmente anti-democratica, al punto che fa fatica anche a scendere a compromessi con gli altri gruppi, come i Collettivi o Link, aspirando a esercitare un monopolio riguardo alla scelta delle forme di protesta da mettere in atto.
Link, Coordinamento Universitario – Link è un’associazione relativamente giovane, nel senso che è nata da poco ma riunendo persone che possono vantare precedenti esperienze associazionistiche, anche lunghe, in gruppi come l’Unione degli Universitari. La struttura dell’associazione, nonostante la dichiarata “orizzontalità” e il “rifiuto delle gerarchie interne”, è ben definita: viene evitato un eccesso di centralità direttiva grazie alla relativa libertà di cui godono le associazioni locali, dando a Link la configurazione di una vera e propria associazione di associazioni, ma la presenza di portavoce configura una sostanziale unità di linea e di azione. Se, alla nascita, veniva citata come un punto chiave la “contrarierà a un’estetica del conflitto fine a sé stessa”, sembra che con le ultime proteste la visione critica dell’associazione sia stata erosa dalla voglia di emergere dal mare magnum dell’associazionismo universitario, con la conseguenza di un appiattimento delle proprie posizioni su quelle determinate, in larga parte, dai Collettivi e da Uniriot nelle assemblee. Insomma, pur di non perdere il treno delle proteste, sembra che il gruppo abbia rinunciato in larga parte alle critiche che inizialmente rivolgeva agli altri due gruppi, artefici della disfatta dell’Onda riconosciuta da Link proprio durante l’assemblea fondante tenutasi nel maggio di quest’anno. L’associazione sembra essere, al momento, una delle realtà italiane più solide, anche per la grande capacità attrattiva dovuta all’instancabile attività dei propri membri, i quali organizzano molteplici attività in ogni ateneo, compresa la Sapienza. Il nuovo sito permette di avere una visione organica della vasta rete di associazioni che si riconoscono sotto l’etichetta Link, oltre che di leggere il testo dell’Altrariforma, la proposta di Riforma “dal basso” portata avanti dal gruppo; inoltre, sono moltissimi i gruppi Facebook gestiti dall’associazione, per la Sapienza possiamo citare quelli delle ex-Facoltà di Ingegneria, Economia, Lettere, Scienze Politiche.
Collettivi – Sotto l’etichetta di “Collettivi” si nasconde l’universo più variegato e molteplice dell’associazionismo universitario. I collettivi che, in tutta Italia, si riconoscono in questo gruppo utilizzano, come strumento principale di condivisione, il sito Ateneinrivolta, nato durante il periodo dell’Onda e divenuto in breve la loro casa madre. I metodi adottati sono molto vicini a quelli degli esponenti di Uniriot, ma alcune posizioni critiche già accennate ne segnano le differenze: la critica della spettacolarizzazione mediatica (espressa anche in alcuni articoli online), e il desiderio di una struttura coordinante per favorire le proteste a livello nazionale (vedi le tesi 6 e 7 di questo articolo). Nonostante le critiche effettuate dai collettivi al “leaderismo strisciante”, non sembra che la loro associazione, per quanto si proclami anch’essa “orizzontale”, ne sia del tutto esente: per rimanere sempre nell’ambito della Sapienza basta osservare lo status di indiscussa preminenza all’interno del gruppo di Giorgio Sestili. Essendo l’etichetta sulla quale vengono spalmati, in genere, onori ed oneri delle proteste, l’associazione dei Collettivi attira a sé amori e odi molto alti, ossia sempre nuovi membri e detrattori, la qual cosa contribuisce a renderla un centro propulsore di molteplici attività e un centro di grande fermento culturale. Al pari di Link, ai Collettivi fanno riferimento moltissimi gruppi su Facebook, per il nostro ateneo possiamo elencare le ex-Facoltà di Lettere, Economia, Giurisprudenza e Ingegneria.
Sono una persona con un sogno! Si chiama “uno di noi” e si tratta di una forma civile di protesta contro la classe politica tutta, di questo paese, completamente incapace di risolvere qualunque problema e di governare! Chiedo 10 minuti di silenzio per fermare l’Italia! Grazie per l’attenzione!
Prego, Maria. Comunque non ho ben capito cosa c’entri con l’articolo, magari puoi chiarirmi il dubbio.
Ciao e grazie a te.
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ultimo gruppo che hai dimenticato:
Michelangelo Pecoraro:
detto il “gufo”, compare ciclicamente nelle assemblee di facoltà per criticare tutto e tutti. in genere dopo il suo intervento se ne va. è conosciuto per non aver mai fatto una proposta realmente fatibile, ma solo sparate demagogiche per lo più con il fine di attaccare chi fa politica in modo costante nelle facoltà. questi individui da lui descriti come idioti, da una rapida e fastidiosa lettura dei suoi articoli, pare rappresentino il suo chiodo fisso nonchè il suo incubo peggiore. dalle colonne del suo giornalino insulta, infama e dà lezioni su come va il mondo agli studenti della nostra facoltà. quasi tutti i lettori del suo giornalino rientrano nella categoria “sfigati” (difficile trovare un aggettivo che li descriva meglio). a quando la laurea?
Caro Maro,
se per “ciclicamente” intendi “costantemente” siamo d’accordo, se intendi “saltuariamente” mi dispiace contraddirti, ma prendo parte alle assemblee di Facoltà da quando sono entrato all’università (dal mio primo anno, intendo). Sono al secondo anno di specialistica, fatti due conti; questo vale anche per la domanda sulla laurea, anche se io, non conoscendoti , potrei semplicemente risponderti “ma che cavolo vuoi?”. Hai altre curiosità? Potrebbe interessarti, ad esempio, la mia media voti?
Basta chiedere. Ovviamente sarei felice di fornirtela, come Bersani. Immagino che tu, come la Gelmini, non mi forniresti la tua.
A parte la banalissima falsità – non me ne vado “in genere” dopo il mio intervento, è successo a una delle ultime assemblee e, proprio perché era una cosa per me inusuale, mi sono scusato anticipatamente con l’assemblea spiegando che dovevo andare a lavoro e quindi mi sarei assentato poco dopo il mio intervento (comunque non subito, ho ascoltato l’intervento di risposta dopo il mio, fatto da Isabella dell’ex-facoltà di Scienze Umanistiche) – con “proposta fatibile” cosa intendi di preciso? “Destinabile” a un uso pratico? O altro?
A parte gli scherzi, sembra che tu ricordi tutti i miei interventi, poiché dici che non ho mai fatto proposte fattibili. Questo, senza dubbio, mi lusinga: vuol dire che faccio bene a esprimermi, di tanto in tanto, se lascio tracce così indelebili.
Tornando seri, mi diverte leggere questi commenti e, in generale, assistere a questa specie di offensiva che è partita, in modo particolare, negli ultimi giorni dopo che il Giornale ha prodotto alcuni articoli che proprio non vanno giù a determinati gruppi di persone. L’aggettivo “infame”, tra l’altro, che mi è stato anche strillato contro svariate volte, determina il vero significato di queste aggressioni: è lo stesso aggettivo che i mafiosi gettano in faccia a chi rompe il muro del silenzio, a chi cessa la propria omertà. Forse brucia sentir dire cose che si percepiscono come offensive ma che non si distanziano dalla realtà? A un mafioso brucia sentirsi dare del mafioso, così come a un violento brucia sentirsi chiamare violento.
Riguardo al modus operandi, tu descrivi il mio in questo modo: “insulta, infama e dà lezioni su come va il mondo agli studenti della nostra facoltà”. Bieca retorica da fascistello, la tua. Rimani sul vago mettendo uno in fila all’altro degli insulti e dicendo a me che insulto. Se non ci fosse da piangere mi verrebbe da ridere. Invece di rimanere sul vago, perché quando scrivo un articolo non inserisci un bel commentino spiegando quali argomenti secondo te non sono corretti? Perché non parli di quello che scrivo, invece di attaccarmi ad personam? Forse perché il tuo è il metodo più semplice, quello usato da chi non ha ragioni da far valere, vedi i giornali di area berlusconiana.
Inoltre, hai scelto proprio l’articolo sbagliato per questo genere di commento: un pezzo in cui mi limito a descrivere, senza esprimere giudizi positivi o negativi. Anche se, per carità, può darsi che tu non l’abbia proprio letto.
vedo che anche tu, Maro, da buon giudice che legge con dovizia e particolare amore proprio i pezzi di Michelangelo, non disprezzi di annoverarti tra gli sfigati che leggono e criticano con passione questo progetto. Hai anche tu una carriera da giornalista: potresti chiedere a Feltri se ti passa un po’ delle sue azioni, a quanto pare il dossier è già pronto.
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