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In ricordo di Norma Bruni (1913-1971), cantante

Il 3 gennaio di quarant’anni fa moriva, a Milano, Norma Bruni. Questo nome dice poco ai ragazzi del 2011, ma un po’ di più a quelli del 1941. Si tratta dell’affascinante cantante bolognese, classe 1913, che fece sussultare i cuori degli italiani durante il secondo conflitto, con la sua “voce di carne” in diretta dall’Eiar (la radio, antenata della Rai).

Si dice, infatti, che l’inedita sensualità che veniva fuori dal suo modo di cantare facesse ingelosire le mogli e le fidanzate di quegli anni, abituate perlopiù a voci candide ed eteree. La sua, invece, era di velluto, e ben si accompagnava alla sua bellezza misteriosa, al suo sguardo profondo. Erano i tempi in cui una voce, da sola, poteva risultare erotica.

Riceveva migliaia di lettere da sognanti ammiratori, i quali l’avevano vista posare languidamente in alcune cartoline pubblicitarie. Era un’autentica stella nel firmamento della Radio.

Ma la fine della guerra portò via con sé anche la fama di molti artisti, ormai indissolubilmente legati a ricordi del Ventennio. Nessuno sembrava volesse sentirne più parlare: i gusti, poi, erano cambiati. Norma Bruni, il cui nome d’arte intendeva richiamare il colore dei suoi capelli, non riusciva ad accettare un destino così triste: tentò in tutti i modi di tornare sulle scene, ma senza successo. Tutto quello che riuscì ad ottenere furono piccole parti in sceneggiati di prosa della Rai.

Finì per lavorare come baby-sitter, a Roma. Chissà se oggi quel bambino ricorda chi fosse la sua balia, e se questa, qualche volta, intonasse qualche bel motivo…

Morì la prima domenica del 1971: una singolare coincidenza, se si pensa a quella Triste domenica che aveva portato al successo nel 1940[1] e che era stata prontamente rimossa dall’immaginario collettivo, in quanto ritenuta canzone maledetta. Fu proprio Norma Bruni la prima cantante femminile italiana della celebre Gloomy Sunday, la cosiddetta “canzone dei suicidi”, la cui più nota interpretazione appartiene all’altrettanto bella e dannata Billie Holiday (qui la storia). Norma era molto legata a quel mesto brano, di cui, purtroppo, non ci rimane nessuna registrazione.

Oggi, sarebbe cosa buona e giusta renderle omaggio ricordandola nei suoi anni d’oro; lasciarle un “fiore virtuale”, una dedica, un’immagine, una frase. Negli ultimi anni della sua vita ha desiderato tanto l’ennesima lettera di un ammiratore, ma le circostanze gliel’hanno negata. Chiunque voglia, può inviare il proprio “fiore” all’indirizzo e-mail albertorabagliati@gmail.com: durante tutto il 2011 gli omaggi verranno pubblicati su un sito di prossima apertura.

Eccola in Notte, fascinoso brano che si apre con il “Silenzio fuori ordinanza”, motivo che veniva suonato nelle caserme nell’ultima notte prima del congedo. Sembra di rivederla lì, Norma, quando cantava ai feriti di guerra per lasciarli sognare per un po’…

Ecco un video commemorativo di Alessandro Rigacci, il quale è attualmente impegnato in una serie di iniziative per ricordare degnamente quest’artista, grazie soprattutto alle ricerche che lo hanno portato a ricostruire un’inedita e veritiera biografia.

Omaggio a Norma Bruni nel quarantennale della scomparsa


[1] A pag. 30 alcune precisazioni di Alessandro Rigacci: http://www.trio-lescano.it/archivio_notizie/19_settembre_2010.pdf

Passaparola:

2 Risposte: a In ricordo di Norma Bruni (1913-1971), cantante

  1. Pingback: Gli anatemi di Manuel

  2. luca ussani says:

    Una voce avvolgente, insinuante, con un timbro bellissimo e una rara capacità interpretativa.
    Negli anni ’50 la canzone italiana ha avuto una ”erede” di Norma Bruni, emiliana anch’essa con una voce fonda e vellutata, Vittoria Mongardi mancata ahimé troppo presto.

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