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Ode all’indignazione e alla puzza sotto al naso

Nell’ordine: hanno rubato Mike Bongiorno, una De Andrè va all’isola dei famosi e Berlusconi dice che i veri postriboli sono i posti in cui si parla dei suoi postriboli. Segue un articolo che spiega cosa vuol dire la parola “postribolo” e la Santanchè che fa il dito medio in un telegiornale. La verità è che, superato l’iniziale shock, tutto ciò fa molto ridere. E chi se ne frega di coloro che dicono che quelli che ridono “non sono in contatto col paese reale” e “hanno la puzza sotto il naso” perché “si sentono superiori”. La mia puzza sotto il naso mi salva dal suicidio. Adoro la mia puzza sotto il naso perché è lei che mi ha detto che è giusto comportarsi in un determinato modo piuttosto che un altro.

Sono arrivato alla conclusione che bisognerebbe smetterla di chiedersi se davvero vale la pena agire in maniera conforme ai nostri valori, così come bisognerebbe smetterla di domandarci se davvero comportarsi in modo onesto e, in una qualche misura, “etico” aiuti la nostra vita e la nostra ipotetica carriera lavorativa; porsi determinate domande, a lungo andare, fa uscire pazzi , quindi tanto vale agire nel modo che riteniamo “giusto”, almeno quel tanto che basta per non sputarsi in faccia la mattina allo specchio e, forse, questa vaga coerenza con i nostri “ideali” potrebbe persino rendere accettabile il vedersi sorpassare in dolby surround da mediocri d’ogni sorta.

L’altro giorno Piero Ostellino, noto editorialista del Corriere, scriveva: “Una donna che sia consapevole di essere seduta sulla propria fortuna e ne faccia – diciamo così – partecipe chi può concretarla non è automaticamente una prostituta. Il mondo è pieno di ragazze che si concedono al professore per goderne l’indulgenza all’esame o al capo ufficio per fare carriera.” Non è una prostituta? E cos’è? Una catechista? Vabbè che “tutti gli -ismi sono sbagliati”, come dicevano alle elementari, ma dal catechismo questo non me lo sarei mai aspettato. Però, adesso, provate a dargli torto, al caro Ostellino. Purtroppo è vero,è così, e Giuliano Ferrara, con tutto il suo smisurato ego al seguito, si era già affrettato a lodarlo dodici secondi dopo la pubblicazione del suo articolo, difendendolo dagli altri giornalisti del Corriere che lo avevano attaccato.

Le ragazze che fanno dei loro cuscinetti il punto più alto del loro curriculum vitae esistono e sono intorno a noi, e state tranquilli che guadagneranno più della secchiona cessa con cui stavate alle medie, e tutto questo per un motivo molto semplice: l’italiano medio. Quindi, perché affannarsi a dire “ciò svilisce le istituzioni”, “oh, Italia tapina”, “fatti processare, buffone”? Tanto sappiamo tutti che l’italiano medio è: ipocrita, bugiardo come giuda, finto perbenista, aspirante evasore fiscale, ladro “ma solo perchè l’occasione lo ha reso tale” e, infine , il più arrapato d’Europa. Uno così chi volete che voti?

Ergo: che senso ha lamentarsi ancora? Combattere? Indignarsi a intervalli regolari di trentanove secondi? … Ha senso eccome.

Perché riuscire giusto a non sputarsi la mattina in faccia, forse, non è così gratificante, molto meglio far qualcosa, perché conservare quel minimo di dignità e di autorevolezza che consente di dire “questo comportamente fa schifo” è, secondo me, fondamentale. Perché è giusto farlo, è giusto alzare, ogni tanto, una voce sdegnata sopra questo panorama in disfacimento. Perché, perché, perché.

La verità è che non bisognerebbe neanche chiedersi il perché, a lungo andare si diventa pazzi, bisogna farlo e basta.

Giovanni Solazzo

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