Recentemente abbiamo già accennato al problema delle rappresentanze studentesche nella nuova Facoltà. Uno degli aspetti più interessanti dello statuto Frati è l’introduzione di nuovi livelli di rappresentanza negli organi di governo delle Facoltà. E’ prevista, infatti, una nuova rappresentanza di studenti nei consigli di Dipartimento (dove prima era ammessa solo una rappresentanza di laureandi e dottorandi) e nella Giunta di Facoltà, accanto a quelle tradizionali al Consiglio di Facoltà e ai consigli di corso di laurea.
La nuova Facoltà di Filosofia, Lettere, Scienze Umanistiche e Studi Orientali è nata ad ottobre: da quattro mesi stiamo aspettando che vengano indette le elezioni perché gli studenti possano usufruire del loro accresciuto diritto di rappresentanza. Attualmente i rappresentanti al Consiglio di Facoltà non sono altri che i rappresentanti delle vecchie Facoltà riuniti secondo la consueta linea della giustapposizione; i rappresentanti ai consigli di corso di laurea vegetano in attesa che si rammendino i vecchi strappi e ricuciano i corsi di laurea omologhi che appartenevano alle diverse facoltà umanistiche.
Il 31 gennaio in un clima di “forte sentire” si è tenuto il primo consiglio della riunificata Facoltà: ci aspettavamo che si stabilisse al più presto una data per le elezioni dei rappresentanti degli studenti, ci aspettavamo che una delle priorità fosse coinvolgere, almeno da spettatori, gli studenti nei lavori di restauro della Facoltà.
Nessuna elezione è stata indetta, anche se è stato proposto il momento adatto: il mese di novembre, cioè un anno dopo la riunificazione delle cinque Facoltà umanistiche.
La soluzione più frustrante è quella prospettata per la Giunta di Facoltà: il 28 febbraio la Giunta stessa è chiamata ad approvare una norma transitoria per cui i vecchi rappresentanti ai Consigli di Facoltà sceglieranno tra di loro quattro rappresentanti da mandare in Giunta; in mancanza di un accordo la Giunta resterà priva della componente studentesca fino alle prossime elezioni, in data da destinarsi. Vogliamo credere che la decisione sia stata ispirata dalle riflessioni degli antichi sulla preferibilità di un governo oligarchico ad uno democratico, ma viene persino da chiedersi, con amarezza, se i membri del Consiglio e della Giunta di Facoltà non si riconoscano per caso nel motto coniato da Pino Rauti, “la democrazia è un’infezione dello spirito.”
I rappresentanti ai Consigli di Dipartimento, poi, non sono neanche citati nella bozza del nuovo regolamento di Facoltà; tutto è demandato ai singoli Dipartimenti. Quante volte i Consigli di Dipartimento si sono già tenuti da quando è stato approvato lo statuto Frati? Quanti Consigli si sono già svolti senza che la componente studentesca abbia avuto diritto di prendervi parte? Non possiamo nemmeno rispondere a questa domanda, perché la maggior parte dei siti internet dei Dipartimenti non contiene un calendario dei Consigli né, tanto meno, un archivio dei verbali delle sedute passate.
È vero, bisogna stabilire i criteri per definire l’elettorato studentesco attivo e passivo. Quanti altri mesi serviranno ai Consigli di Dipartimento per stabilire questi criteri?
Cosa racconteranno i rappresentanti in carica agli altri studenti, se dovessimo scoprire tra qualche tempo che la riorganizzazione dei corsi di laurea è andata come l’accorpamento dei Dipartimenti quest’estate e che, ad esempio, i corsi di laurea omologhi di Lettere e filosofia e Scienze Umanistiche sono rimasti distinti? E tutto questo senza che un rappresentante abbia potuto fare presente l’opinione degli studenti.
A Torino, per gli stessi motivi, pochi giorni fa, con un gesto forte, tutti i rappresentanti in Senato Accademico, Consiglio di Amministrazione e Consiglio di Facoltà della lista “Studenti indipendenti”, legata al sindacato studentesco Link, si sono dimessi in segno di protesta.
E se a Roma gli studenti organizzassero da soli le proprie elezioni? Senza pretesa che gli eletti siano davvero ammessi negli organi di loro competenza, ma al solo scopo di mostrare come funziona, perché la nostra Facoltà sembra un malato in riabilitazione, a cui occorre rispiegare tutto, anche come fare cose che dovrebbero essere naturali, respirare, camminare, votare…

quattro studenti in giunta scelti tra quanti? trenta rappresentanti? e scelti come? a maggioranza? riusciranno mai a trovare un accordo?
I rappresentanti sono quelli eletti negli anni scorsi ai Consigli di Facoltà delle singole Facoltà umanistiche; dovranno nominare (quindi non eleggere, cioè scegliere a maggioranza) quattro di loro da mandare in Giunta. La domanda sull’effettiva possibilità che si trovi un accordo è quella che ci poniamo tutti, insieme a quella sulla legittimità della norma transitoria che prevede queste quattro nomine.
mi interrogo sulla effettiva rappresentatività: quante liste sono? quante facoltà? e vi pare giusto tutto ciò?
intervengo un po’ in ritardo ma per segnalarvi che è evidente che la facoltà sta prendendo in giro gli studenti: se guardate il regolamento tipo delle facoltà messo a punto dopo la revisione dello statuto (http://www.uniroma1.it/documenti/organizzazione/amministrazione/0504/DR_regolamento_2010.pdf)
risulta evidente che non c’è nulla di arcano da decidere, all’art.12 punto 5 dice
“L’elettorato attivo e passivo spetta agli studenti iscritti ai corsi di studio coordinati dalla Facoltà.”
Se la facoltà prende tutto questo tempo è solo per il solito Lettere e filosofia Style, ossia fintanto che possiamo suonarcela e cantarcela da soli stiamo meglio.
Queste dinamiche di contrapposizione le vedo da 10 anni, purtroppo questi docenti non hanno ancora capito che solo l’unione fa la forza, invece stanno facendo il gioco di chi vuole far credere che gli studi umanistici siano voci da bilancio da eliminare. Se continuano a litigare così non ci sarà nulla di buono, soprattutto per gli studenti che di tutto questo sono vittime.
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