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Perché una disciplina umanistica?

"Faccio Lettere, embè?"

"Faccio Lettere, embè?"

Diciamoci la verità: molti studenti di lettere pensano di star studiando cazzate, vivono continuamente il discredito di gran parte della società, soprattutto quando si mettono in rapporto a discipline scientifiche o comunque considerate più “produttive”. Come fare? Come continuare (o cominciare) a credere in quello che si studia? Semplice: motivazione. Forse non sapete come funziona nelle aziende, si chiama psicologia del lavoro: i dipendenti e i dirigenti fanno dei corsi (dei corsi!) dove vengono motivati per far guadagnare di più l’azienda, in pratica ti convincono che tu devi essere più produttivo, perché se sei più produttivo l’azienda guadagna di più; quindi sei più felice. Motivare uno studente di una disciplina umanistica è sicuramente più facile. Allora vorrei cominciare a dedicarmi a un corso motivazionale per studenti di Lettere, ponendomi nella posizione ideale: non sapendo assolutamente nulla di psicologia del lavoro e inventandomi ora in questo momento (per gli storici dico che sono le 13:47 del 28/02/2011) di sana pianta una psicologia dell’umanista contemporaneo.

Perché ho scelto Lettere?

Seriamente, quante volte ve lo siete (o ve l’hanno) chiesto? Chi poche, chi molte, chi era ubriaco quando se lo è chiesto, touché. Tante volte vi sarà stata rivolta questa domanda, e voi, se non siete propensi all’autocommiserazione, avrete piano piano elaborato raffinate risposte. La più gettonata rimane la sempreverde «E tu perché non ti fai i cazzi tuoi?», ma se ne possono dare di migliori. Lo scopo, naturalmente, non è fornire risposte false, ma convincervi della bontà della vostra scelta (in base a cosa io posso dirvi che avete fatto bene, vi chiederete, ma infatti potete anche smettere di leggere e andare a farvi una birra: vedi la ficata di fare lettere?).

Innanzitutto scegliere di studiare una materia umanistica è l’atto più alternativo che sia concesso a un giovane appena uscito dalle scuole superiori. È vero, sarebbe più rivoluzionario andare a combattere per la libertà delle minoranze etniche nel Burkina Faso o farsi il giro del mondo sui roller-blade con una capra in spalla, allora riformuliamo: è l’atto più alternativo che sia concesso a un giovane appena uscito dalle scuole superiori senza andare a rischiare di lasciarci le penne facendo il coglione con un mitra in mano, dei roller-blade e una capra in spalla. Quindi dovreste essere orgogliosi di aver scelto di studiare qualcosa in assoluta controtendenza con il mercato del lavoro, sicuramente molto meglio che scegliere scienze della comunicazione, scelta in assoluta controtendenza con il mercato dell’intelligenza (requisito fondamentale per finire nel marketing). Fosse solo questa la motivazione potremmo anche chiudere la facoltà e andare a zappare la terra. Ma no, questo mondo ha effettivamente bisogno della letteratura, della storia, dell’arte, della musica, dell’alcool e delle canne. Anche le ultime due cose basterebbero, ma cerchiamo di non passare per i soliti fattoni.

Personalmente mi sono sempre trovato benissimo con «Intanto faccio ciò che mi piace, poi si vede» (anche Berlusconi l’ha usata per un po’, poi è stato costretto a diventare primo ministro). Lo svantaggio di questa motivazione è che la sua forza è inversamente proporzionale alla carriera universitaria: più si avvicina il fatidico giorno della laurea meno vi convince, perché di fronte a voi si aprirà il baratro della realtà, dei soldi, e di tutte quelle che bisogna fare per mangiare della roba (commestibile, non starei scrivendo questo corso se ci si potessero mangiare i sampietrini, per quanto con un po’ di sale, qualche seme d’anice e abbinandoci dell’acqua piovana del sottopassaggio della stazione Termini non siano proprio malaccio). Non abbattetevi, non demordete, un lavoro si trova, un’attività così banale e noiosa come lavorare non la vuole fare nessuno. Intanto fate ciò che piace (vi ricordo però che sotto i 14 anni diventa reato PENALE).

Uno studente di Lettere motivato
Uno studente di Lettere motivato

Se poi vi trovate in difficoltà quando vi rivolgono la domanda potete sempre usare «Faccio una materia umanistica perché non sono del tutto convinto della totale scientizzazione del mondo”. È una cosa che non vuol dire niente, ma quando vi fanno la domanda vi dà quei 20-30 secondi per scaricare un uppercut sul mento dell’interlocutore. Ah già, motivazione, non tecniche di fuga.

Complessivamente penso che sia già abbastanza gratificante di suo la bellezza, concessa solo a noi, di poter unire ciò che si pensa del mondo, di sé stessi e degli altri con quello che si studia. Guardare il mondo, guardare sé, guardare gli altri con l’occhio colto e lo spirito ardente di chi ha già guardato prima di voi: Dante, Caravaggio, Beethoven, le tribù del Sahara occidentale.  Quali altre discipline vi consentono uno sguardo così ampio sulla vita? Quali altre discipline mi avrebbero consentito di fare una domanda così retorica? Nessuna. E allora potete anche rivolgere all’ingegnere uno sguardo sprezzante, mentre vi sta sistemando il computer, uno sguardo da cui traspare il vostro «Tu non sai nulla, della vita», mentre dal suo sguardo traspare un banalissimo «Sono 50 euro». Che ci vuole, a guadagnare dei soldi, bastava fare ingegneria. Noi si va oltre, e se proprio va male si mangeranno sampietrini, con animo ardente e occhio maturo.

Passaparola:

12 Risposte: a Perché una disciplina umanistica?

  1. Danielino says:

    daje

  2. Fabio Poroli Fabio says:

    Sì, cazzo, SÌ!

  3. Marcello Nobili says:

    Pezzo caldo!

    Ma “scientizzazione”?

  4. Pau says:

    Abbinerei “Raji e grugniti”, Trilussa

  5. samandel says:

    perfettamente d’accordo! però anche le discipline artistiche, se fatte con ‘cognizione’, permettono quello sguardo su se stessi il mondo ecc che dicevi tu :)

  6. Giulia Cosentino says:

    Perchè una disciplina umanistica…
    Per guardare il mondo con altri occhi,per andare al di là delle apparenze, per imparare a vivere, per arrichire il nostro animo, per allargare gli orizzonti della nostra mente, per dare al mondo un senso che non sia materiale e consumistico, per agire secondo morali umanitarie, per capire che prima di ogni oggetto,azione,comportamento vi è sempre prima la mente e l’animo umano… E solo le uniche cose su cui bisognerebbe lavorare per rendere tutto migliore…
    AMO quello che studio al di là dell’organizzazione, del sistema, del futuro… IO CONTINUO A CREDERCI!

  7. Giulia Cosentino says:

    SCUSATE la ripetizione * prima e *solo anzichè *sono

  8. Fabio Poroli Fabio Poroli says:

    Marcello: “scientizzazione” è una parola che mi piacerebbe essermi inventato (piuttosto che “scientificazione”, che mi piace di meno), però verificando mi accorgo che è già stata usata.

    Pau: abbinamento perfetto.

    samandel: le “discipline artistiche” sono naturalmente incluse.

    Giulia: ma anche per ubriacarsi, no?

  9. Barbara says:

    Pur non essendo d’accordo su una contrapposizione così netta tra i due ambiti letterario e scientifico(anche chi studia altre cose può avere una profondità di pensiero non indifferente!!), sulle conseguenti generalizzazioni e sul senso di superiorità che sembra fare capolino tra le righe :-) , tutte cose che possono essere più o meno comprensibili in articoli dal taglio provocatorio come questo, rispondo alla domanda in una prospettiva un pò egoistica ma con sincerità e un pizzico di romanticismo che, per chi vuole capire, nasconde una realtà vera….perchè studio lettere? Perchè niente mi dà la stessa emozione di quando in una giornata di primavera come questa apro il libro che devo studiare per il prossimo esame e improvvisamente sento vibrare le corde più profonde del mio animo all’unisono, finalmente all’unisono, con quelle di qualcun altro…sento la voce di chi sa rivelarmi il senso della mia vita e del mondo nel quale vivo…e pur nella disperazione totale in cui languo mi dà un attimo di felicità. Qualche anno fa, mentre preparavo un esame di Filologia, trovai tra le dispense alcune pagine dell’Elogia della lentezza di G.L.Beccaria (un libro che consiglio a tutti, per quanto possa valere la mia opinione)…furono la mia prima risposta a quella fatidica domanda, una domanda che mi accompagna da sempre e che quando torna a tormentarmi metto a tacere leggendo ancora e di nuovo quelle pagine…

  10. matteo maturani says:

    vorrei fare un complimento a chi ha scritto quest’articolo

  11. Federico says:

    Sono uno studente di Ingegneria Informatica, ma da sempre attratto dalle materie umanistiche.
    Sono cosciente del fatto che, dopo la laurea, non avrò grosse difficoltà ad intercettare un buon lavoretto che mi dia la tanto famigerata indipendenza finanziaria ma, siccome mi piace anche guardare lontano (o almeno illudermi di farlo) mi sto convincendo che questo sistema, che premia i laureati in Facoltà “tecniche”, abbia gli anni contati.
    Il mito della crescita economia inizia ad essere messo in discussione e questo modus pensandi tecnico (ergo, basso) non può che essere destinato a passare in secondo piano.
    Martha Nussbaum (“Non per profitto” bellissimo!) dice che, mentre il mondo si fa più grande e complesso, gli strumenti per capirlo si fanno più poveri e rudimentali.
    Non è fantascienza:
    http://job24.ilsole24ore.com/news/Articoli/2010/11/Hfactor-30112010.php

  12. Pingback: Martone è un bravo ragazzo, nessuno lo può negar! | Il Giornale di Letterefilosofia.it

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