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Concorsi universitari e polemiche

Le modalità concorsuali sono, da anni, al centro di aspre polemiche in ambiente universitario e non solo. Il punctum dolens è tornato allo scoperto in questi giorni, a causa di una polemica interna alla Facoltà di Robba Umana della Sapienza, in particolare riguardo al nuovo Dipartimento di Studi Greco-Latini, Italiani e Scenico-Musicali.

Riassumiamo in breve i fatti: Arianna Fioravanti, dottoranda senza borsa (entrata nel XXV ciclo del Dottorato in Italianistica ultima, prima degli ammessi in sovrannumero, con punteggio di 80/100), ha inviato il 14 marzo una lettera ad alcuni siti di informazione (Liberalvox.it e Parrotized.it), per denunciare due presunte scorrettezze e irregolarità messe in atto dalla propria tutor di dottorato, la professoressa Biancamaria Frabotta.

La prima può essere considerata quasi alla stregua di un litigio personale, pur se aggravato dalla posizione di dominio della docente: discutendo riguardo alla situazione politica di questo periodo, la tutor ha infatti lamentato una scarsa partecipazione della dottoranda alle manifestazioni in difesa della dignità femminile, considerando come significativo anche il fatto che la ragazza segua una ricerca sulla letterata e femminista Dacia Maraini.

Biancamaria Frabotta - foto dal sito Casadellapoesia.org

Biancamaria Frabotta - foto dal sito Casadellapoesia.org

Vale la pena riportare l’intero passo della lettera (l’episodio si sarebbe svolto il 2 febbraio, i corsivi e i grassetti nella citazione sono dell’autrice) in cui la dottoranda racconta la discussione: «entrando nello studio della mia tutor, ho dovuto rispondere alla domanda sul perché, come femminista, non avessi indossato una sciarpa bianca in segno di protesta contro Silvio Berlusconi. La mia opinione in merito alla questione dibattuta in quei giorni, e cioè la dignità delle donne, era differente dalla sua e ho ritenuto giusto esprimerla. Poiché poi la prof.ssa Frabotta ha affermato che viviamo in un paese fascista e non democratico (sempre riferendosi al berlusconismo e come polemizzando contro chi non si oppone a tale stato di cose), ho voluto esprimere il mio punto di vista anche su questo, mettendo in dubbio, tra l’altro, la stessa democraticità del sistema universitario.»

La ragazza, continuando la discussione, le avrebbe poi rinfacciato la seconda e più grave questione: una scorrettezza nell’assegnazione di un assegno di ricerca (consistente in poco più di 16.000 euro lordi annuali) in cui la Frabotta era Presidente della commissione giudicante. La Frabotta, adombra la Fioravanti nella lettera, avrebbe favorito Elisa Donzelli, figlia dell’editore Donzelli,  proprio per il fatto che sia il Dipartimento che lei stessa hanno recentemente pubblicato testi con questo editore. Da notare che all’interno del bando, tra le premesse, all’art. 6 (Divieti di cumulo, incompatibilità, aspettative e interruzione) si può leggere «Il Direttore di ricerca e il titolare dell’assegno debbono dichiarare di non essere legati da rapporti professionali o di lavoro». Un rapporto del genere potrebbe rientrare nella casistica?

Un altro argomento utilizzato dalla Fioravanti: nel novembre 2010 (quindi ben prima che il concorso fosse indetto), l’utente Littlebird ha pubblicato un post sul Forum dell’ex-Facoltà di Lettere e Filosofia, in una discussione intitolata Dottorato, scrivendo «nelle ultime settimane, girovagando per la facoltà, avevo sentito correre la voce che il prossimo assegno di ricerca andrebbe a casa Donzelli, visto che è l’editore dei libri scritti dalla Frabotta, ovvero colei designata proprio come presidente della commissione giudicante…». Il messaggio desta, però, alcune perplessità: l’utente in questione ha solo due post all’attivo, nell’altro si riallaccia ad una discussione sulla Frabotta, unendosi alle lamentele di un altro utente; ciò fa pensare ad un account creato appositamente per uno scopo e poi dimenticato (infatti l’utente è sparito dal forum subito dopo). Oltretutto, nel topic citato Littlebird si appoggia, per scrivere la propria “voce”, ad un altro utente (Ross8788) che ha un unico post all’attivo, proprio quello nella discussione, e anch’esso è poi sparito senza lasciar traccia.

Nel prosieguo del diverbio, la docente si sarebbe rivolta alla dottoranda in modo quasi intimidatorio, giungendo addirittura a dirle «o hai piena fiducia in me o lasci il dottorato».

La notizia, circolata rapidamente, è stata amplificata da un’intervista a firma Sara Moretti, rilasciata dalla Fioravanti a commento della sua lettera al giornale online Parolibero.it. Riportiamo alcuni brevi passaggi dell’intervista. In risposta alla prima domanda sulla “mancanza di meritocrazia nel sistema universitario” la Fioravanti risponde: «La prova orale si svolse a porte chiuse, e già questo mi lasciò un po’ perplessa. Ma la conferma arrivò poco dopo, in occasione del primo incontro dei neo-dottorandi con l’allora coordinatore di dottorato, il prof. Pasquale Stoppelli: in questa circostanza fummo informati che i canali di accesso alla carriera universitaria sono strettissimi, se non chiusi, in quanto intasati da una fila lunghissima di persone che attende da anni.»

In risposta alla terza domanda la Fioravanti afferma, tra le altre cose, «non ne faccio un discorso politico». Questo è uno dei punti controversi. Leggendo, infatti, molti dei commenti alla lettera e all’intervista, emerge l’appartenenza della dottoranda all’area politica di destra o, addirittura, estrema destra. L’appartenenza all’area opposta della professoressa Frabotta è arcinota, quindi molti commentatori propongono l’ipotesi che, a motivare la rabbia della dottoranda, sia in realtà una differenza di opinioni politiche.

La notizia è stata poi ripresa in una rubrica di Repubblica gestita da Corrado Zunino, in un pezzo che mette in risalto soprattutto la questione del concorso per l’assegno di ricerca. Lo fa, però, in modo alquanto superficiale e approssimativo. Tanto per cominciare parla di “un gruppo di studiosi” che sarebbero “in rivolta” per l’accaduto: da chi sarebbe composto questo gruppo di rivoltosi non è dato sapere. Parla poi di una “fila di docenti precari”, di “una classifica” che sarebbe stata “saltata” con la vittoria della Donzelli. Ma proprio l’esistenza di una eventuale “fila” è una delle contestazioni che vengono mosse dalla Fioravanti, come già detto, e non solo, perché rappresenta uno degli argomenti cardine nelle critiche mosse all’attuale modo di impostare i concorsi. Poi, senza dimenticare il “prof” (perché le virgolette?) che appare per due volte, il fatto che i partecipanti al concorso originariamente fossero cinque (non sei come riportato) e la terribile chiusa sarcastica, Zunino scrive che la Frabotta, grazie alla pubblicazione con Donzelli, «ha ricevuto immensa soddisfazione dal vedere il suo nome sugli scaffali di Feltrinelli e Mondadori», tralasciando il fatto che la professoressa ha già pubblicato con entrambi i più noti editori.

L’articolo di Zunino ha suscitato la rabbia di alcuni studenti e docenti vicini alla professoressa Frabotta. Uno di questi, Alessandro Giammei, ha già fatto circolare una mail in cui prende le difese della docente e mette in luce alcune contraddizioni dell’accusa lanciata dalla Fioravanti. Sempre sull’onda delle polemiche, un gruppo di studenti ha deciso di organizzare un’assemblea, all’università, per lunedì 11 aprile.

Per districarci in questa spinosa questione ne abbiamo innanzitutto discusso con il Direttore del Dipartimento di riferimento, quello di Studi Greco-Latini, Italiani e Scenico-Musicali, il professor Leopoldo Gamberale, il quale ci ha detto che il concorso si sarebbe svolto rispettando pienamente la legalità, visto che dei cinque partecipanti due hanno ritirato la domanda e due non si sono presentati al colloquio (fondamentale per l’assegnazione), lasciando campo libero all’unica candidata rimasta in ballo: Elisa Anna Maria Sergiolina Donzelli, la quale si è aggiudicata l’assegno con un punteggio finale di 79/100 (ricevendo il massimo possibile per il colloquio, cioè 40/40).

A detta di Gamberale, la Donzelli sarebbe partita in svantaggio per quanto riguarda i titoli accademici, ma in vantaggio sul versante delle pubblicazioni. Siamo in attesa di verificare questi dati: al momento il Verbale non è ancora disponibile online e sulla bacheca del Dipartimento è presente solo il secondo Verbale, quello finale dove si dichiara vincitrice la Donzelli. La commissione giudicante, presieduta dalla professoressa Frabotta, era composta anche dai docenti Novella Bellucci (con funzione di  Segretario) e Beatrice Alfonzetti.

Non essendo riusciti a contattare la professoressa Frabotta, abbiamo parlato con le altre due componenti della commissione, le quali hanno risposto alle nostre domande con estrema disponibilità. Entrambe hanno confermato i dati forniti da Gamberale. Riguardo al lavoro svolto in commissione, la Bellucci ha detto «abbiamo lavorato nella maniera più specchiata possibile» e l’Alfonzetti ha chiarito di aver voluto essere proprio in quella commissione, sapendo che in seguito sarebbero potute sorgere accuse come quelle che sono state fatte, per essere sicura che tutto si svolgesse in modo pienamente legale. Inoltre, entrambe hanno magnificato la studentessa vincitrice. La Alfonzetti è giunta a dire: «la Donzelli ha svolto con me il miglior esame visto negli ultimi dodici anni».

Le docenti hanno spiegato che è stata inoltrata una lettera al Rettore chiedendo come comportarsi: probabilmente si prospettano vie legali (è stato consultato l’ufficio legale dell’ateneo) e la Fioravanti è già stata convocata dal Direttore del Dottorato, il professore Amedeo Quondam.

Bisogna specificare, proseguono le docenti, che Arianna Fioravanti non è tra coloro che hanno presentato domanda per l’assegno di ricerca, quindi ha mosso delle accuse «per sentito dire», e che alcune delle persone che hanno presentato la domanda avevano già tentato, qualche tempo fa, di vincere il bando per ricercatore non riuscendoci.

Quest’ultimo argomento sembra, a prima vista, poco pertinente, eppure proprio in esso si cela la chiave della questione. L’argomentazione, in realtà, è estremamente pertinente: chi non è riuscito a vincere un concorso generico (solo di “merito”, per usare un termine à la page) come puoi riuscire a vincere un assegno per un progetto estremamente preciso per il quale, invece, si presenta un concorrente che ha già svolto ricerche nel settore interessato?

Proprio l’estrema precisione con cui vengono emanati i bandi per posti e assegni di ricerca è alla radice del problema. L’idea è quella del “concorso tagliato su misura”, idea che viene confermata spesso e volentieri dagli accademici quando affermano, come ha fatto la Bellucci questa volta, che l’assegno di ricerca «è più che altro un contributo dato dall’università a una persona per poter portare avanti una ricerca».

Ci si chiede, a questo punto, a cosa serva bandire un concorso. Se la prassi è questa e, almeno in Italia, viene universalmente accettata, a che pro spendere soldi in burocrazia e indire concorsi che, in fin dei conti, tali non sono? Ci si rivolga al legislatore per introdurre un metodo di assegnazione che non preveda passaggi inutili e dispendiosi, in termini di denaro e di tempo. Si vuole portare avanti l’idea di una “scuola” di pensiero o di metodo? Allora la si finisca con questa presa in giro dei concorsi e si renda legale il poter scegliere liberamente a quale studioso affidare una ricerca (e un assegno) e a quale un ruolo accademico (cooptazione). Prendendosi poi le responsabilità, in modo trasparente, delle scelte effettuate.

Michelangelo Pecoraro & Mauro Genovese

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