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I rappresentanti sono un optional

Il 25 maggio è stato pubblicato il nuovo Regolamento del Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Facoltà di Filosofia, Lettere, Scienze Umanistiche e Studi Orientali. Modellato, come previsto, sulle linee generali contenute nello Statuto della Sapienza, oltre all’ampliamento delle attribuzioni del Dipartimento rispetto al passato, contiene alcune norme che riguardano strettamente la vita degli studenti. Come i lettori avranno già intuito, si tratta dell’annoso problema delle rappresentanze studentesche.

Il nuovo Statuto della Sapienza (il cosiddetto Statuto Frati) prevede che partecipi ai Consigli di Dipartimento un numero di rappresentanti degli studenti «non inferiore al 15% del personale docente ed equiparato […] secondo le modalità stabilite dal regolamento del Dipartimento» (titolo II art. 8 c. 3a). Il Consiglio di Dipartimento ha il compito di emanare un regolamento «che può prevedere […] le modalità di individuazione degli studenti e dei rappresentanti dei titolari di borsa di studio o di assegno di ricerca di contratti pluriennali di ricerca che partecipano al Consiglio di Dipartimento» (titolo II, art. 8 c. 4c).

Ma ecco, all’articolo 5 comma e del Regolamento del Dipartimento di Scienze dell’Antichità, il colpo di scena: tra le componenti del Consiglio di Dipartimento vi sono «rappresentanti dei dottorandi, specializzandi e studenti iscritti alla laurea magistrale se questa è di pertinenza principale del Dipartimento». Perché è stata stabilita l’esclusione  degli studenti triennali dalla rappresentanza, nonostante lo Statuto Frati non menzioni affatto tale limitazione? Al Dipartimento appartengono due corsi di laurea magistrale, in Archeologia e in Filologia, letterature e storia del mondo antico, e due corsi di laurea triennale, in Scienze archeologiche e in Lettere classiche 

Studente triennale tenta di votare alle elezioni per i rappresentanti.

Studente triennale tenta di votare alle elezioni per i rappresentanti.

Inoltre le elezioni tanto agognate dovrebbero tenersi nel mese di ottobre. Poiché però la maggior parte degli studenti consegue la laurea triennale solo nella sessione di dicembre, nel mese di ottobre non vi è che un piccolo numero di studenti già effettivamente iscritti ai corsi di laurea magistrale, e quindi con diritto di candidarsi alle elezioni e andare a votare. Non sarebbe più giusto che le elezioni si tenessero a gennaio o febbraio? Non si potrebbe allargare il diritto di rappresentanza almeno ai laureandi triennali della sessione di dicembre, affinché possano decidere chi li rappresenterà nei due anni a venire?

Ma tutte queste potrebbero non essere che questioni oziose, come ci informa il Regolamento: «La mancata partecipazione di una o più componenti alle elezioni ovvero la mancata individuazione della loro rappresentanza non incidono sulla valida costituzione dell’organo». La frase è sibillina, ma per fare un po’ di chiarezza fortunatamente ci soccorrono gli esercizi di analisi del testo praticati nei lunghi anni di scuola. Con «mancata partecipazione» intendiamo l’eventualità che gli studenti (nel nostro caso) non si candidino alle elezioni o non vadano a votare. Resta  piuttosto oscuro, invece, il significato dell’espressione «la mancata individuazione della loro rappresentanza». Di «mancata individuazione» della rappresentanza del resto il Dipartimento stesso ci ha fornito un formidabile esempio non convocando le elezioni per quasi un anno dalla sua costituzione. Pauca intelligenti: il Consiglio ha scritto, in assenza dei rappresentanti degli studenti, un Regolamento che prevede che il Consiglio possa continuare a operare in assenza dei rappresentanti degli studenti.

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3 Risposte: a I rappresentanti sono un optional

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