Vespe truccate [......
girano in c[anottiera.......
rosse di fuoco comincia la danza
di frecce con dietro attaccata una targa
.....]una special l’estate che avanza 5
……….V]espa e ti porto in vacanza
ma che due palle] andare in giro con le ali sotto ai piedi
c’ho una panda] special che ti toglie i problemi
ma quanti pezzi perd]e in giro per i colli bolognesi
………..Ve]spa special che ti toglie i problemi 10
……………]a ma ho una Vespa
………………]o ma ho una Vespa
…………]ià e una Vespa
……….]à fuori città
…fuori] città 15
…..]di fretta dalla mia stanza
que]rce ingranate dalla prima alla quarta
..]vo fare in fretta devo andare a una festa
fammi fare un giro prima sulla mia Vespa
dammi una special l’estate che avanza 20
1. Vespe: quasi certamente divinità antropomorfe, il cui ruolo nella complessa religione terrestre non è del tutto chiarito. Il confronto con reperti di arte figurativa terrestre ci fornisce preziose informazioni sulla natura di questi esseri. Secondo la ricostruzione di Harrap (564) la V. sarebbe da identificare con Wasp, divinità dai caratteri sfuggenti. Un corpo femminile dotato di ali è il suo attributo iconografico più frequente. Compare spesso in gruppi pittorici compositi, che vanno sotto il nome di Vendicatori (fig.1). Nei culti di fertilità femminile (dalla quale non si dissocia mai, nella concezione dell’antico terrestre, un’aura predatrice che costituisce forse il contraltare della procreazione), Wasp doveva ricoprire un ruolo fondamentale. Come gli altri Vendicatori, era crudele ed esigente, e quasi sicuramente le venivano tributati sacrifici umani (fig.2). La sfera sacrale di Wasp, non fu tuttavia estranea a una forte caratterizzazione erotica, come testimoniano altre raffigurazioni (fig.3). Nell’iconografia più tarda, la V. perse parte degli attributi femminili, mentre le ali si spostarono in prossimità del malleolo (fig.4): da cui al v. 7 con le ali sotto ai piedi. E’ opportuno menzionare in questa sede la placca di latta (fig.5) rinvenuta nello stesso settore nel 544 EdF da Rumpålert, sul cui contenuto si è dibattuto a lungo. Oggi la gran parte degli specialisti è concorde su un’interpretazione soteriologica della placca, che sembrerebbe provenire da una pietra tombale. La V. avrebbe dunque rivestito nel pantheon terrestre anche una funzione di psicopompo, incaricato di condurre le anime verso una nuova dimensione paradisiaca. Si è visto del resto come Wasp fosse legata alla procreazione, e quindi plausibilmente alla rinascita del defunto in una nuova vita. Ed è in quest’ottica che l’intero frammento va interpretato, tenendo conto della vasta tradizione innodica soteriologica terrestre (cfr. Noomagd 574). truccate: si riferisce al largo uso di cosmetici delle danzatrici terrestri, che insieme a sacerdoti specializzati partecipavano ai riti funebri.
2. canottiera: l’integrazione è stata proposta dal Krantf sulla base del celebre fr.126 Nignøn, in cui la formula metti la canottiera no è ripetuta in una litania ossessiva dal significato complessivo ancora oscuro. La c. doveva essere l’indumento principale dei ministri del culto di Canot, se si accetta l’etimologia proposta da Gsnorg (587) che riconduce l’elemento -iera al diffuso prefisso iero-, che nelle lingue del settore 72 marca il sacro. Per la figura di Canot, o Ludoviccanot, vedi Gsnorg (ibidem).
4. targa: la t. doveva far parte dell’abbigliamento rituale della sacerdotessa-danzatrice. Stando allo Harrap (567), si sarebbe trattato di un batuffolo bianco applicato posteriormente al costume, come apparirebbe in alcune rappresentazioni (fig. 6).
5. special: troncamento per speciale. La Vespa s. doveva essere contraddistinta da particolari anomalie fisiche, che ne sottolineavano la sacralità. Sulla semantica di s. cfr. Ogniscusebbuona (588)
6. vacanza: nei testi pervenutici, v. è termine di forte connotazione positiva. Lo ritroviamo in espressioni di buon augurio (Buone vacanze! fr. 74 Nignøn, ti ci vorrebbe una bella vacanza fr.12 ibidem), e sempre legato a circostanze propizie, tanto che è stata avanzata l’ipotesi (Moarmarao, 566) dell’identificazione con l’aldilà paradisiaco dei terrestri (cfr. v.1 n.).
7. Le lacune dei vv. 7-9 sono state integrate in base a fr. 456 Nignøn, riportato di seguito.
ma che due palle andare in giro con un cesso sotto i piedi
c’ho una panda fiat che da solo problemi
ma quanti pezzi perde in giro per i colli bolognesi
e a trovare una posizione si diventa scemi
gemboy
Il frammento, fatto salvo l’ultimo breve verso, parafrasa e glossa i vv. 7-10. L’autore, probabilmente un dotto religioso di scuola Gemboi, opera una semplificazione ad uso degli adepti apprendisti, o addirittura di un pubblico non iniziato. palle: riferito ai movimenti circolari delle danzatrici, che a questo punto dell’esecuzione dovevano dividersi in due gruppi. cesso: oggetto anch’esso circolare, doveva essere ben più familiare al terrestre del raro ali (sul cui valore iniziatico cfr. Frysgr, 551).
8. panda: di questo animale leggendario, sappiamo che era inserito in un sistema di credenze di carattere dionisiaco. Non ce ne sono pervenute raffigurazioni, ma fonti non letterarie ci rivelano che era grasso, bianco e nero, e che poteva avere tre o cinque porte. Alla stessa radice *pand- va ricondotto pandemonio, lo stato d’estasi che l’iniziato si procurava consumando potenti allucinogeni, e pandoro, l’alimento sacro che veniva servito durante le feste orgiastiche della fine di dicembre (Zuzzullalla, 582). Nel secondo emistichio, è difficile conciliare il testo con quello del fr. 456. Ci troviamo di fronte ad una tradizione complessa, e non possiamo escludere che i testi innodici conservati nei luoghi del culto presentassero differenze anche sensibili, a seconda dell’indirizzo teologico del singolo centro religioso.
9. bolognesi: è detto di quanto riguarda la distribuzione, e in particolare il parto (cfr. l’espressione ha sbolognato riferita alla puerpera). Dietro la formula quanti pezzi perde in giro dobbiamo forse leggere un riferimento alla semina e alla fecondazione della terra. I colli divengono così bolognesi, e dunque gravidi e pronti a generare il frutto.
10. non si ritiene opportuno integrare la lacuna, per l’evidente incompatibilità, in questo passaggio, della tradizione del fr. 456.
11-15. I versi ci sono pervenuti gravemente lacunosi. Si noti la ripetuta invocazione della divinità, e, ai vv.
14-15, la prescrizione fuori città, che ci conferma il carattere agreste della cerimonia funebre (cfr. v. 9 n., v.17 n.).
17. ingranate: rese grano: la sfera della fertilità agreste e femminile doveva essere profondamente connessa con le credenze escatologiche. Per la lacuna del v. 17, è stata proposta dal Krantf l’integrazione querce. Sempre secondo il Krantf, il verso raccoglierebbe dunque la memoria del passaggio dalla raccolta alla coltivazione. Le querce, si sa, producevano la prelibata ghianda, l’alimento favorito del maiale, ovvero dell’individuo edonista, e nello specifico buongustaio. Durante il rito, quattro rametti di quercia erano probabilmente sostituiti con altrettante manciate di grano, come possiamo ricostruire dal secondo emistichio dalla prima alla quarta. Sempre che non si voglia accogliere la proposta del Tattvald (545), che sulla base del frequente nesso quattro frecce, integra la lacuna con frerce (frerce > frecce). A sostegno della propria tesi il Tattvald ricorda il fortunato opuscolo (ben settantaquattro copie pervenute) Patente Quiz. In questo libello, che pur se oscuro ai moderni doveva essere familiarissimo all’antico terrestre, si contano ventisette occorrenze per il sintagma quattro frecce, e tre per ingranaggio, non attestato altrove. Stando a questa interpretazione, anche Patente Quiz andrebbe collegato al complesso delle credenze agro-soteriologiche nell’alveo delle quali si inserisce l’inno in esame.
18. festa: sulle cerimonie orgiastiche di fine anno, cfr. v.8 n.
Bibliografia
Frysgr, Con le ali o senza ali. Le fasi evolutive del culto di Lines, 551
Gsnorg, Il culto di Ludoviccanot. Alcune osservazioni sulla sessualità omoerotica dell’antico terrestre, 587
Harrap, Il composito pantheon terrestre nell’iconografia sacra, 564
Harrap, Costumi rituali, una introduzione, 567
Moarmarao, La vacanza e l’itinerario salvifico della mistica terrestre, 566
Nignøn, Edizione commentata di scritture terrestri di carattere occasionale, 532
Noomagd, Inni e riti di trapasso nella tradizione soteriologica terrestre, 574
Ogniscusebbuona, “Franchino, tu sei un bambino speciale”. Difficoltà di interpretazione in fr.334 Ng, 588
Tattvald, Sintagmi ricorrenti e studio statistico delle fonti antiche, 545
Zuzzullalla, Il calendario terrestre. Storia e metodi d’indagine, 582













La follia umana va ben oltre l’inconsapevolezza di incauti canticchiatori dei Lunapop!
Degno di ‘Minerva e lo scimmione’ !
@ Giulia T.
Temo molto più oltre…
@ anitsenerp alubif
Molto indegno!
.
Grazie per la chicca di Romagnoli: una delizia, mi mancava
“Divertente” è commento troppo banale?
“I colli divengono così _bolognesi_, e dunque gravidi e pronti a generare il frutto”. Ahahah! Parodia perfetta!
Valore predicativo!