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Per brevità chiamata Filesuso

Se anche voi provate un po’ di pudore o vergogna quando dovete confessare ad amici e parenti che siete iscritti a “Filosofia, Lettere, Scienze Umanistiche e Studi Orientali” (o non lo dite affatto e continuate a parlare di “Lettere”), se avete pensato di chiedere i danni al Consiglio di Facoltà per l’impresa epica di contenere il nome della Facoltà in un solo rigo sul frontespizio della tesi, se siete stanchi di sentir dire in giro che studiate nella Facoltà di “Failsuso”, converrete che urga sostituire questa denominazione, nata dalla mera giustapposizione dei nomi delle vecchie Facoltà umanistiche della Sapienza e concepita come provvisoria. Parimenti sarebbe opportuno riformulare in modo più sintetico anche i nomi di alcuni Dipartimenti, informati anch’essi dall’esigenza di dare visibilità a tutte le discipline studiate al loro interno: Dipartimento di Scienze documentarie, linguistico-filologiche e geografiche; Dipartimento di Storia dell’arte e spettacolo – Arti visive, digitali, teatro, cinema, danza, patrimoni culturali [sic, anzi sigh]; Dipartimento di Storia, culture, religioni; Dipartimento di Studi europei, americani e interculturali; Dipartimento di Studi greco-latini, italiani, scenico-musicali.

Chi ha seguito nell’ultimo anno il dibattito sulla scelta di una nuova denominazione per la Facoltà, accoglierà con gioia la nuova sezione del sito internet di Filesuso, “Un nome alla Facoltà?”.

Con meno entusiasmo, però, verificherete subito che la funzione è accessibile ai soli docenti. Insomma, Filesuso non è certo l’Islanda che ha riscritto nel 2011 la propria costituzione avvalendosi del contributo di ogni cittadino su facebook e twitter (rinfrescatevi qui la memoria su come vengono scritti i regolamenti di Dipartimento), ma non conosce neanche il meccanismo elementare dell’illusione di democrazia offerta dai sondaggi d’opinione. È un vero peccato, poi, constatare che delle centinaia di professori che la Facoltà conta, in oltre un mese solo otto abbiano espresso il proprio parere; segno del disinteresse generale per tale questione o della diffusa consapevolezza del poco conto in cui si terranno le proposte avanzate su internet?

L’unica denominazione presentata insieme ad una ricca spiegazione è quella del Professor Gaetano Lettieri: “Lettere e Filosofia – Humanities”. Essa «testimonierebbe – in un regime ormai imperante e crescente di bilinguismo accademico – lo straordinario sforzo di ristrutturazione degli studi umanistici da noi intrapreso, traducendo internazionalmente con grande eleganza e proprietà la nostra ricca identità culturale». Che nella versione inglese del sito (ancora tutto da venire), “Lettere e filosofia” si possa tradurre con “Humanities” è molto ragionevole, ma che vi sia contaminazione tra il nome della Facoltà e la sua traduzione è sbagliato concettualmente prima che per provincialismo linguistico. Sarebbe a dire che la traduzione viene prima dell’originale o, peggio, che se l’originale è “Lettere e Filosofia – Humanities” e accogliamo Humanities come traduzione elegante di “Lettere e Filosofia”, la traduzione del nome completo della Facoltà da presentare nelle versione inglese del suo sito internet sarebbe “Humanities – Humanities”!

Basta un rapido controllo per verificare che i siti delle Facoltà umanistiche dei principali atenei europei, già tutti e da molto tempo almeno bilingui, conservano -com’è ovvio- il nome originale della Facoltà nella versione in lingua locale del sito, che traducono nella sua versione inglese; nessuno contamina il nome in lingua originale con la sua traduzione inglese e quasi tutti lo traducono ad verbum (contrariamente a quanto crede il Professor Lettieri, che ritiene “Philosophy, Arts and Humanities and Oriental Studies” resa «fedele, ma davvero troppo politicamente corretta»). La facoltà di “Philosophie und Geisteswissenschaft” della Freie Universität di Berlino diventa in inglese “Philosophy and Humanities”; così alla Sorbona “Lettres et civilisations” è reso con “Literature and civilizations”. Ma persino nei paesi scandinavi, tradizionalmente più disponibili all’uso dell’inglese, l’università di Uppsala (Svezia) mantiene i nomi tradizionali di “Språkvetenskapliga fakulteten” e “Historisk-filosofiska fakulteten” distinti dalle traduzioni “Faculty of Languages” e “Faculty of Art”.

Gli ideatori della funzione “Un nome per la Facoltà?” sul sito internet di Filesuso non hanno contemplato la possibilità che gli studenti si esprimessero al riguardo e difficilmente le malconce rappresentanze studentesche della Facoltà potranno pesare qualcosa nella scelta di una nuova denominazione. Il Giornale di Letterefilosofia.it vuole tentare un piccolo esperimento democratico offrendo, invece, a tutti l’opportunità di presentare e discutere le proprie proposte e quelle altrui nei commenti a quest’articolo. Chiunque studi o insegni nella Facoltà sa che occorre modificare quanto prima il suo nome, ma sarà in generale necessaria anche una sana riflessione (come già scritto, estensibile ai nomi dei Dipartimenti) sul fatto che onnicomprensività non è sinonimo di addizione (si dice “mondo”, non “Europa, Asia, America, Oceania, Artide e Antartide”) e che l’adeguazione agli standard europei non si misura sull’assunzione della denominazione oxoniense di “Humanities Division”.

Da ultimo vale spendere qualche parola sul significato della denominazione “Lettere” che, contrariamente a quanto crede chi la trova troppo restrittiva rispetto al vasto spettro di discipline studiate nelle Facoltà umanistiche, è l’esatto corrispettivo dell’inglese “Humanities” e del tedesco “Geisteswissenschaft”, trattandosi di “lettere” nel senso di humanae litterae e non di sola letteratura. Per guardare a casi analoghi in Europa, qualcuno pensa forse che i titoli di Doctor Philosophiae e Magister Artium debbano essere applicati, rispettivamente, ai soli studiosi di Storia della filosofia o di Storia dell’arte?

Pur continuando a tenere strenuamente per il ritorno al tradizionale “Lettere e Filosofia”, più antico, più riconoscibile e più bello, vi lascio con una proposta alternativa, sperando che nessuno la prenda sul serio: “Facoltà di Altre attività formative, Preistoria e Protostoria, Storia greca, Storia romana, Numismatica, Etruscologia, Archeologia classica, Archeologia cristiana, Topografia antica, Storia dell’arte medievali, moderna, contemporanea, Spettacolo, Musicologia, Etnomusicologia, Filologia micenea, greca, latina, romanza, italiana, germanica, Letteratura italiana, Linguistica italiana, Lingua e traduzione inglese, francese, tedesca, spagnola, portoghese, olandese, islandese, norvegese, svedese, danese, Slavistica, Egittologia, Assiriologia, Anatolistica, Semitistica, Armenistica, Lingua e letteratura araba, persiana, cinese, giapponese, coreana, Indologia e tibetologia, Discipline demoetnoantropologiche, Storia delle religioni, del cristianesimo, medievale, moderna, contemporanea, Paleografia, Archivistica, Geografia, Sociologia…”

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8 Risposte: a Per brevità chiamata Filesuso

  1. Antonino says:

    C’è poco da fare: il nome della nostra facoltà, consolidato dalla tradizione e dalla storia, eternamente scritto anche nel marmo, è uno e uno solo: LETTERE E FILOSOFIA. Ai professori bisogna dire solo una cosa: vergogna! I loro stupidi giochetti di potere si ripercuotono sulla dignità di una istituzione gloriosa come la nostra; sono tali e quali ai nostri politici. E poi c’è chi ha il coraggio di fare i predicozzi su come va l’Italia, sulla mortificazione della cultura, sugli interessi economici, bla, bla, bla… Vergogna!

  2. Martina says:

    Lettere e filosofia è l’unico nome possibile, come nel 90% delle analoghe facoltà italiane; per quanto mi riguarda, la disputa è oziosa e riguarda solo sciocchi timori di vedere una ex-facoltà prevalere sulle altre.

  3. luigi says:

    vi illudete che la nostra sia ancora UNA Facoltà: in realtà con la scusa del riaccorpamento hanno creato OTTO mini-facoltà, i Dipartimenti. la Facoltà è diventata una semplice scatola che si limita a coordinare alcuni aspetti marginali: il vero potere è in mano ai Dipartimenti, che in futuro acquisiranno una struttura più omogenea, limeranno le cattedre ridondandi e si caratterizzeranno in maniera più chiara. questa mia interpretazione è coerente con il primo nome proposto tempo fa dalla preside Fattori: “Polo Umanistico” (o una cosa del genere); un “polo” esiste nel momento in cui si devono mettere assieme componenti più o meno autonome: i Dipartimenti, appunto. il nome da trovare serve non alla Facoltà (ormai ascesa in gloria), ma a quel carrozzone di semifacoltà federate, tutte più o meno autocefale e cariche di spiriti indipendentisti, conosciuto come FiLeSUSO.
    propongo pertanto il nome di BUNDESFAKULTAET, che è tedesco e va tanto di moda e fa figo.

  4. Nyarlathotep says:

    A me personalmente come ha proposto qualcuno “Studia Humanitatis” piace moltissimo…ma sono dell idea che “Facoltà di Lettere e Filosofia” come si è sempre chiamata (e come si chiamano quasi tutte le facoltà umanistiche d Italia e del mondo) è più che perfetto.

  5. come antico (!) studente dell’antica “Lettere e filosofia”, il ritorno al nome originale mi fa piacere.
    Semplice, essenziale, facile, sempre valido.

    Inoltre sono per il ritorno all’Amore sincero per la nostra lingua, anche da un punto dal mio punto di vista: alcuni esperti di energie vitali stanno sostenendo che l’italiano è una lingua con grande carica energetica, fondato con precisi criteri da “ricercatori” dello spirito, non a caso dal latino, espressione di una grande cultura, con spiritualità pragmatica e verace, che infatti conquistò il mondo…

    Anche io la vedo così, ma non demonizzo gli anglicismi, se funzionali, specialmente nell’Era del Caos, oggi.

    Insomma, per essere partici, di fonte a “humanities” non mi straccio le vesti.

  6. Marcello Nobili says:

    Mi ero perso questo simpatico articolo e me ne dolgo.

    La proposta di quel docente, del nome bilingue, è semplicemente ridicola e le si potrebbero avanzare obiezioni anche piú numerose di quanto non faccia già l’Autrice stessa.

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