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Il breve idillio

Spero che, in un futuro imprecisato, quando qualche studente si troverà a dover scrivere la storia della facoltà umanistica della Sapienza nei primi anni del nuovo millennio, possa far tesoro di questa breve e mirata cronistoria che ci racconta di alcuni rapporti (in primis quelli tra studenti e docenti, ma pure quelli tra gli stessi docenti) che hanno subito alcune evoluzioni in questo lasso di tempo. Evoluzioni che hanno portato gli studenti, in questo momento, a essere tenuti in scarsissima considerazione dai docenti e dalle istituzioni dell’organismo di cui sono parte irrinunciabile e vitale. Se così non fosse, cioè se nessuno studente dovesse mai occuparsi dell’argomento, spero che questo breve riassunto, contornato da un discreto numero di fonti, possa stuzzicare anche l’appetito di palati meno critici e risultare godibile e saporito al punto giusto. Il lungo salto cronologico dalla prima alla seconda data serve solo per trovare un punto d’origine ad alcuni degli accadimenti successivi, non me ne vogliate.

Febbraio 2001 – In un Consiglio di Facoltà (d’ora in avanti CdF) di cui non verrà mai scritto il verbale, su pressione di alcuni docenti tra cui si ricorda, in particolare, l’italianista “sfasciatore” Asor Rosa, la storica Facoltà di Lettere e Filosofia decide la propria scissione. Sorgono le nuove quattro Facoltà: Scienze Umanistiche, Lettere e Filosofia, Studi Orientali, Filosofia.

Luglio 2010 – La protesta contro la “riforma Gelmini” e, soprattutto, contro i tagli che rischiano di mettere in ginocchio l’università pubblica trovano concordi docenti e studenti. Come scritto dall’allora Preside di Lettere e Filosofia Franco Piperno, sul sito dell’ex-Facoltà, «in seguito ad un ampio confronto con gli studenti in quotidiane assemblee ed alla giornata nazionale di mobilitazione del 1 luglio, nella consapevolezza del grave momento attraversato dall’Università statale e, allo stesso tempo, dello stato di pesante disagio degli studenti relativamente alla situazione complessiva di degrado dell’università italiana», gli esami vengono rinviati e svolti con modalità alternative: all’aperto e poi in notturna, in quella che verrà ricordata come “la notte bianca degli esami”. Nel frattempo si svolge il processo di smembramento e riaggregazione dei Dipartimenti delle cinque ex-Facoltà umanistiche (si era aggiunta anche la Scuola per Archivisti).

Ottobre 2010 – In un clima diviso tra la voglia di lasciarsi il passato alle spalle e le polemiche velenose che si svolgono per via epistolare tra i docenti viene presentata, per concorrere alla Presidenza della nuova Facoltà che nascerà il primo novembre, una candidatura di squadra: a causa degli indomabili odi tra alcuni docenti delle due ex-Facoltà gemelle (Scienze Umanistiche e Lettere e Filosofia), Marta Fattori (l’allora Preside di Filosofia) viene scelta come candidata Preside, mentre i Presidi delle altre ex-Facoltà vengono cooptati come Vicepresidi. Le decisioni sulla candidatura vengono prese in riunioni cui partecipano, oltre ai Presidi della Facoltà, i Direttori dei nuovi Dipartimenti e che sono, in nuce, le riunioni della futura Giunta di Facoltà (d’ora in avanti GdF). Emanuele Paratore ricorda il momento della scissione «per non ricadere negli stessi errori»; i Presidi Nicolai e Piperno bollano la mail di Paratore come «inappropriata e dannosa»; il prof. Capaldo, all’epoca della scissione Vicepreside di Lettere e Filosofia, scrive che «molti dipartimenti sono costruzioni a tavolino, destinate a crollare come castelli di carta al primo soffio di vento».

Novembre 2010 – In assenza di ulteriori candidature, la squadra capitanata  da Marta Fattori viene eletta alla Presidenza della nuova Facoltà il cui nome, oggetto di interminabili discussioni, è Facoltà di Filosofia, Lettere, Scienze Umanistiche e Studi Orientali. Questo nome, assieme a quello di alcuni nuovi Dipartimenti come il “Dipartimento di Studi greco-latini, italiani e scenico-musicali” o il “Dipartimento di Scienze documentarie, linguistico-filologiche e geografiche”, fa pensare che il processo di riunificazione in realtà sia stato interpretato come un processo di giustapposizione forzata. Con la nascita dei nuovi organi (Facoltà e Dipartimenti) le rappresentanze studentesche avrebbero dovuto decadere, ma i rappresentanti di Facoltà vengono momentaneamente prorogati in attesa di stabilire una data per le nuove elezioni. La GdF comincia a operare, predisponendo le bozze per il futuro Regolamento di Facoltà e svolgendo le altre funzioni, in assenza di rappresentanti degli studenti e dei ricercatori. Questi ultimi, dopo alcune proteste, vedranno riconosciuto il proprio diritto a essere rappresentati nel nuovo e importante organo.

Gennaio 2011 – La Giunta di Facoltà presenta al primo CdF il nuovo Regolamento di Facoltà, contenente una serie di punti fortemente discriminanti nei confronti della componente studentesca e non solo, tra i quali ad esempio l’art. 5 comma 7 riguardo ai CdF («i rappresentanti degli studenti e/o del personale tecnico-amministrativo contribuiscono al numero legale solo se presenti») e, soprattutto, un comma al limite della legalità contenuto nella sezione finale titolata “Norme finali e transitorie” (art. 15) che recita «la mancata partecipazione di una o più componenti alle elezioni o la mancata individuazione della loro rappresentanza non infirmano la valida costituzione degli Organi». Questo punto, desunto dal nuovo Statuto della Sapienza, viene ripreso con le medesime parole in quasi tutti i Regolamenti di Dipartimento, redatti in assenza di rappresentanti degli studenti o in presenza di rappresentanti eletti da poco, ai quali non viene dato il tempo di analizzare con completezza ciò che sono chiamati a votare. Una nota della Preside Marta Fattori chiarisce che le nomine dei rappresentanti di studenti e personale tecnico-amministrativo delle vecchie Facoltà sono prorogate a tempo indeterminato, «in attesa di precisazioni sulle modalità di elezione dei rappresentanti delle nuove Facoltà da parte del Senato Accademico». Si propone, come periodo per le nuove elezioni, novembre 2011.

Febbraio 2011 – La GdF approva una norma transitoria per cui i vecchi rappresentanti degli studenti nei CdF designeranno quattro di loro da mandare nella stessa Giunta; in mancanza di un accordo la GdF resterà priva della componente studentesca fino alle prossime elezioni, in data da destinarsi. I Dipartimenti si presentano ufficialmente: alcuni sono attivi e svolgono Consigli di Dipartimento ancora in assenza di rappresentanti degli studenti. Altri dipartimenti hanno svolto le elezioni dando la possibilità di candidarsi solo ai dottorandi e ai laureandi, o agli studenti della magistrale. Gli studenti dei Corsi di Laurea triennale vengono esclusi in quasi tutti i Dipartimenti dalla possibilità di candidarsi come rappresentanti.

Giugno 2011 – La GdF continua a svolgere le proprie funzioni in assenza di rappresentanti degli studenti e propone al CdF una lista bloccata di docenti da selezionare per il nuovo organo: il Nucleo di Valutazione. Dopo la bocciatura della lista da parte del CdF, la lista viene ridiscussa in Giunta e nei Dipartimenti. Si discute tutta l’estate, con scambi epistolari anche salati tra docenti e Dipartimenti. Gli studenti vengono totalmente esclusi dalla discussione.

Settembre 2011 – Il CdF, finalmente, procede a votazione e elegge il Nucleo di Valutazione, per metà composto da esterni e per metà da docenti della Facoltà. Ai rappresentanti degli studenti viene impedito il voto, nonostante fosse stato promesso dalla Preside nella precedente Giunta di Facoltà e non ci fosse alcuna regola a giustificare tale impedimento.

Dicembre 2011 - Vengono nuovamente rimandate le elezioni per i rappresentanti degli studenti di Facoltà e di alcuni Dipartimenti. Si promette che verranno svolte a marzo 2012, in concomitanza con il rinnovo delle rappresentanze di ateneo. Gli studenti della Facoltà, preso atto della problematica, organizzano un incontro per discuterne: i rappresentanti degli studenti rimasti in attività (pochissimi) portano la questione in CdF. I docenti, nel frattempo, discutono tra loro il problema del nuovo nome della Facoltà: ancora una volta gli studenti non vengono tenuti in alcuna considerazione.

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