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Martone è un bravo ragazzo, nessuno lo può negar!

Michele Martone mentre riceve i complimenti dalla famiglia per la recita di Natale

Michele Martone mentre riceve i complimenti dai parenti per la recita di Natale

Ieri il viceministro del lavoro Michele Martone ha dichiarato: «Se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato». Se sapete come la si pensa da queste parti, il giovane viceministro sembra un po’ incappato in un paradosso: durante gli anni dell’università si beve, ci si diverte, si scopa, bene o male la si sfanga tra soldi e cibo; per questo è auspicabile rimandare la laurea più in là possibile: anche perché dopo c’è il nulla. Ora, se “sfigato” è da intendersi con il significato di ‘fallito’: è più fallito chi passa gli anni dell’università sui libri, tappandosi le orecchie per non sentire la musica di sottofondo al trenino che stanno facendo, nudi, i coinquilini con delle amiche nell’altra stanza, per poi ritrovarsi subito nel mondo di fame, tragedia e disperazione del dopo-laurea; o è più fallito chi si laurea a 35 anni dopo aver provato 153 tipi di droghe diverse, aver girato 5 continenti spacciandosi ogni volta per Erasmus, aver trombato con 78 ragazze diverse da cui ha contratto 8 tipi di malattie veneree uscendone ogni volta più forte di prima? Niente, la regola di Martone non funziona: oddio, forse vale per gli ingegneri, ma allora avrebbe potuto anche non fare quell’inutile preambolo ipotetico e lasciare solo l’ultima parte come asserzione.

Mi rendo conto che la mia argomentazione potrebbe passare come deresponsabilizzante e sbruffona, al limite del bullesco: bisogna studiare, per carità. In un paese in cui la preparazione e la competenza sono valorizzate rispetto ad amicizie e danaro, l’unica salvezza per emergere è lo studio matto e disperatissimo. Fare insomma come il viceministro, che si è distinto per un’eccelsa carriera accademica (a 29 anni professore ordinario, roba che ieri ho visto in facoltà un vecchio con un enfisema che sputava sangue provando a esultare per un assegno di ricerca) e ha dalla sua una marea di pubblicazioni. Però dico: ma sei scemo? Sei il figlio di un giudice, ex presidente dell’Authority scioperi, amico di Previti, vicino alla P3 di Verdini; insomma, sei ammanicatissimo e benestante, e ti metti a studiare, scrivere, fare il professore e poi il viceministro, per venire insultato da tutti per una frase del cazzo? Ma sarai più sfigato te?

Paolo, 32 anni, studente di Filosofia, ha capito il senso della vita e lo esporrà nella sua tesi di laurea

Paolo, 32 anni, studente di Filosofia, non ancora laureato: possiamo chiamarlo "sfigato"?

Oddio, anche questa argomentazione potrebbe passare per cinica e un po’ vittimista, arriviamo al punto: la frase è una cazzata. E basta. Se il concetto era che non tutti devono fare per forza l’università, non l’ha reso. Se il concetto era che non è più un ambiente di formazione ma principalmente di passaggio/parcheggio, non l’ha reso. Insomma, non è solo un problema di forma: è la sparata, controproducente, di un bimbetto nato nel successo (quello in discesa però) che per bullarsi del proprio successo prova a far passare una propria posizione (anche legittima) con uno gnegnegne al posto di argomentazioni mature. Quindi, lasciando stare la stessa concezione del successo (successo che può materializzarsi non solo nell’articolo pubblicato, ma pure nell’aver provato il peyote), possiamo dire con certezza che sì, a 28 anni forse è meglio che tu abbia combinato qualcosa; e che sì, il tema (ovvero: che cazzo devono da fa’ i giovani) che avrebbe voluto esprimere Martone è da affrontare. Bisogna vedere se un bimbo, che porta argomentazioni già portate negli stessi termini in passato (ovvero occupandosi delle ragioni private del singolo cittadino invece di organizzare le strade per farlo muovere meglio), sia il più adatto per affrontarlo.

Passaparola:

2 Risposte: a Martone è un bravo ragazzo, nessuno lo può negar!

  1. marcello nobili says:

    Alcune cose che hai detto tu, ridendo, non le hanno sottolineate nemmeno i giornali piú seri.

  2. Giulia says:

    Mah…fermo restando che la frase del ministro e` stata assolutamente infelice e fuori luogo, oltre a risultare offensiva perche` pronunciata con leggerezza da uno che appunto, come hai ben illustrato, non avra` di certo dovuto fare chissa` quali salti mortali per raggiungere determinati obiettivi, per come la vedo io una persona che a 28 anni ancora non si e` laureata perche` ha passato la sua vita “provando 153 tipi di droghe diverse, girando 5 continenti spacciandosi ogni volta per Erasmus, trombando con 78 ragazze diverse da cui ha contratto 8 tipi di malattie veneree uscendone ogni volta più forte di prima” oltre che un irresponsabile e` in assoluto quello che definirei un perfetto fallito. Il fatto che le prospettive lavorative in questo paese, sopratutto per gli umanisti, siano praticamente pari a zero secondo me non giustifica l’eterno universitario che rimanda la laurea perche` tanto poi si ritroverebbe “subito nel mondo di fame, tragedia e disperazione del dopo-laurea”. Io credo che quello che in molti casi manca a noi giovani (ed il tuo trentacinquenne ne sarebbe l’emblema), sia proprio la progettualita`, la capacita` di responsabilizzarci, di diventare davvero adulti. E quindi a 32 anni preferiamo stare ancora a Filosofia a fare i deficienti piuttosto che affrontare seriamente la realta` con tutti i suoi problemi e tentare disperatamente (ed il prima possibile!) di crearci in qualche modo un futuro concreto.
    Tra l’altro chi l’ha detto che chi si laurea in corso o in ogni caso entro tempi decenti e` per forza uno che non si diverte? Esiste sempre una via di mezzo e per fortuna esiste anche chi studia Lettere senza dover rientrare per forza nello stereotipo del fumo-alcool-droga=mi diverto, che e` veramente di una tristezza infinita sebbene ahime` spesso, e non solo a Lettere, corrisponda a realta`.
    Scrivi molto bene comunque, complimenti.

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