Da un lato l’università, il tempio del sapere, spesso accusato – talora a torto, talora a ragione – di essere una specie di torre d’avorio, inaccessibile ai non addetti ai lavori. Dall’altra il giornalismo, la divulgazione, l’esigenza di diffondere il più possibile il patrimonio di sapere e di conoscenze. Con il giornalista Piero Angela, padre della divulgazione scientifica in Italia, abbiamo parlato del rapporto tra questi due universi e dell’eterna diatriba tra cultura scientifica e cultura umanistica.
Lei è il divulgatore scientifico per eccellenza: che giudizio dà del mondo universitario che spesso è proprio il contrario della divulgazione?
Innanzitutto dipende dalle facoltà. Io credo che i concetti di base della scienza debbano essere un patrimonio comune. Così come tutti noi abbiamo studiato la letteratura, anche all’università si dovrebbe dare la chiave d’accesso a tutti i cittadini per capire il ruolo fondamentale della scienza. Nell’ultimo libro che ho scritto tento di spiegare che le conquiste che esistono oggi sono legate all’efficienza tecno-energetica, che permette alle persone di poter studiare invece di andare a lavorare nei campi. Ai tempi di mio padre, due terzi della popolazione italiana era analfabeta e due terzi lavorava nei campi. È bene che qualunque cittadino capisca che può vivere in una società che ha queste caratteristiche che conosciamo perché ha un sistema tecno-energetico che glielo consente. In questo modo ognuno capisce su quale ramo è seduto.
Quindi la ricerca a questo punto diventa fondamentale?
Esatto e non aiutare la ricerca significa danneggiare non solo la società, ma anche se stessi. Sono troppi i ricercatori che escono dalle nostre università e vanno all’estero. Oltre alla ricerca il problema è anche il modo specifico dell’insegnamento della scienza all’università. Sento la mancanza in Italia, nella scienza ma non solo, di centri di eccellenze. Non si coltivano le eccellenze. Ad esempio la classe dirigente francese, che conosco molto bene perché ho vissuto a Parigi per anni, è formata dalle grandi scuole, in particolare la scuola nazionale di amministrazione, da cui sono usciti tutti i grandi dirigenti delle aziende statali, ma anche politici come Chirac. Manca in Italia un meccanismo di selezione e di concentrazione di coloro che dovrebbero essere la locomotiva del paese.
Secondo lei quale sarebbe la soluzione a questa grave mancanza?
Ci dovrebbe essere l’equivalente del Coni nell’ambito universitario. Ci dovrebbero essere delle scuole e delle università, che non solo coltivino le eccellenze, ma le “addestrino”. Insomma un agonismo universitario, scientifico, culturale.
Lei parla di scienza e di formazione scientifica. Crede che le materie umanistiche siano obsolete e inutili all’uomo del 2012?
Sicuramente si integrano. In realtà la cultura è una, è quella dell’uomo, delle sue capacità e del suo modo di rendersi utile agli altri. Quello che ho sempre detto nei miei libri è che noi viviamo in una società che si basa in gran parte sullo sviluppo tecnologico, scientifico ed economico, ma la cultura non può essere solo letteraria. Per esempio nelle pagine culturali dei nostri giornali c’è una prevalenza della cultura letteraria, mentre dovremmo capire meglio i meccanismi delle società moderne attraverso il ruolo della scienza.
Continuando a parlare dei giornali, non le sembra che ultimamente il linguaggio giornalistico abbia abbassato troppo il proprio registro linguistico?
Nella comunicazione giornalistica ci sono due aspetti: il concetto e il linguaggio. Se si parla di giornalismo scientifico la comunicazione è fondamentale, perché deve diffondere conoscenze e in questo caso il linguaggio deve essere chiaro. Si dice spesso che i medici non spiegano bene e che non si deve fare come fanno i medici, bensì bisogna usare un linguaggio comprensibile e semplice, che sappia arrivare all’interlocutore.


Articolo di scarsa qualità lessicale (soprattutto sotto il punto di vista scientifico) e nostalgico di una letteratura che non si archivia nella storia moderna dell’evoluzione che pretende di voler spiegare, se non in senso troppo generale, quella che va a configurarsi come non una delle tante tematiche attuali, ma come La tematica attuale per il futuro della scienza e per l’avvenimento dell’uomo nei prossimi anni. Si punta troppo esplicitamente il dito contro un’Italia che cerca di rialzarsi (favoreggiando palesemente l’estero che si ciba solo delle nostre menti tanto da poter essere quasi chiamato l’Italia nel mondo) e che tra le altre cose è in ottima competizione con il resto del mondo, se non in testa, proprio nella ricerca nazionale che sia essa medica che sia aerospaziale. Inoltre, sarebbe bene non confondere lo spirito etico e morale di un’effimera materia umanistica, quale la letteratura (in fin dei conti la letteratura non cura il cancro e i computer girano su degli algoritmi “matematici” da cui dipendono i caratteri), con la tecnologia e la scienza, ma spiegare le cose al popolo, alle persone comuni in modo semplice,scientifico e razionale in modo da non creare un’elitè di privilegiati e di eccellenze (come da titolo). Pertanto, sarebbe opportuno lasciar intervistare personaggi di questo calibro a scienziati e ingegneri, che possano poi redigere articoli di un certo calibro scientifico senza cadere in inutili tecnicismi verbali e che non si perdano in un più ampio panorama generale che fa perdere il perno della discussione in un pugno di mosche, nelle solite lamentele di un’Italia ferma e in un tentativo di valorizzare la letteratura (un passato remoto) di fronte la scienza (il presente e il futuro). Come avrebbe detto il caro Caio Titus un pò rivisitato “Verba volant, facta manent”. Un ultimo consiglio spassionato: in futuro per trattare argomenti di tale importanza sociale e scintifica (se proprio dovete è!) lasciate il compito a qualcuno di più esperto ed adatto a tale redazione, e non ad una “new entry” di scarse se non nulle conoscenze scientifiche che vuole spiegare il mondo scientifico con una retorica noiosa, ripetitiva, insensata forse quasi sull’urlo del patetico.
In fede, Giacomo (Ingegnere Medico e Informatico con entrambi i master e dottorato in Ingegneria Medica)
Fonti del commento: esperienza lavorativa quotidiana.
In primo luogo lascia che mi complimenti per la sicurezza che sfoggi: in fondo stai “solo” contestando le idee di Piero Angela… Di sicuro non è né ingegnere medico e informatico, né -tanto meno- ha entrambi i master e dottorato in Ingegneria medica. Quanto alla ricerca e alla fuga dei cervelli all’estero, mi dispiace tanto per te che sei del settore, ma ha ragione Piero Angela: basta informarsi un pò e studiare qualche dato. Poi vorrei chiederti qualche chiarimento, perchè non ho ben capito: a volte i periodi troppi lunghi, come quelli che usi tu, possono risultare poco scorrevoli e un pò confusi, ma non è il tuo caso ovviamente. Dici che l’intervista è di scarsa qualità lessicale, soprattutto dal punto di vista scientifico, ma, scusa, nell’intervista chi ha parlato di questioni scientifiche o ha fatto riferimento a termini scientifici? L’intervista è incentrata su tutt’altro. Quindi che cosa volevi dire? Dici anche che questa “new entry”, che sarei io, vuole spiegare il mondo scientifico, ma chi fa le domande, ossia l’intervistatrice, non vuole spiegare nulla, chiede e basta. Quindi più precisamente a che cosa ti riferivi? E infine, se mi permetti, un consiglio: quella letteratura, che di sicuro non cura il cancro, aiuta però (sempre che ci sia terreno fertile) a esprimersi in un italiano corretto, scorrevole e comprensibile. Morfologicamente e sintatticamente appropriato. Qualità che, perdonami, ti fanno un po’ difetto. Ma sono sicura che con il tempo migliorerai.
Con stima, Federica
Piero Angela è – se non da sempre, da molto molto tempo – la persona che meglio ha compreso il senso del concetto di condivisione dei saperi.
Ci sono persone capaci di meraviglie, a livello scientifico, tecnico, culinario, letterario… ma non sanno dire due parole per avvicinare il resto del mondo alle loro creazioni, per renderle amiche e affascinanti o comprensibili.
Piero Angela, invece, è capace di far sembrare semplice e persino simpatico qualsiasi concetto; non ha insegnato a preparare strani congegni o a mettere insieme bombe atomiche, ma ha sempre fatto capire a chi lo ha ascoltato di che congegni stava parlando, che cos’era una bomba atomica, perché certe cose accadono, perché altre non possono accadere.
Fa piacere vedere, su queste pagine, la presenza di chi ha saputo sposare in un matrimonio felice e duraturo i concetti di parola e di chiarezza, di scienza e di divulgazione; fa piacere leggere che c’è ancora chi asserisce che bisogna “usare un linguaggio comprensibile e semplice, che sappia arrivare all’interlocutore”.
Fa anche piacere vedere che c’è chi, gratis e per amore delle parole, si scomoda a cercare Piero Angela, intervistarlo e mettere nero su bianco le sue parole. Nulla da dire sull’italiano e sull’intelligenza di chi intervista e ovviamente tanto di cappello alle parole dell’intervistato.
Meno piacere mi ha fatto leggere il primo commento, di cui si fatica ad afferrare il senso e che spiace ancora di più quando si legge la fantozziana scia di titoli dell’autore. Ma per piacere…
Infine, bello in giornale: da ex-sapiens mi fa piacere vedere che nonostante tutti i nonostante la migliore università di Roma continua non solo a sopravvivere, ma a vivere… Buon lavoro!
Devo dirti figlia mia che questa volta hai proprio torto, ha ragione Giacomo, che forse, dall’alto della sua esperienza lavorativa potrà essere maggiormente sensibile nel trattare determinante questioni di carattere scientifico. Ognuno ha le proprie idee e non è detto che quello che dica Piero Angela sia polvere di stelle caduta dal cielo per rinvigorire le menti umane. Giacomo spiega un settore in cui si trova gomito a gomito tutti i giorni con dei ricercatori, forse con degli scienziati, pertanto vive un’esperienza lavorativa quotidiana, chi meglio di lui può parlare di tali problemi? E poi scusami, vai a dire a persone laureate nel campo : “Quanto alla ricerca e alla fuga dei cervelli all’estero, mi dispiace tanto per te che sei del settore, ma ha ragione Piero Angela: basta informarsi un pò e studiare qualche dato.” Proprio come dici tu essendo lui del settore, è lui che produce i dati che tu analizzi quindi ne saprà qualcosa in più di te? Sono molto delusa credevo avessi una mentalità molto più aperta, non sei affatto adatta a lavorare in un giornale con questo spirito di superiorità e di superbia!!!
Apprezzo moltissimo che Lei segua con tanto fervore le parole di Piero Angela, infatti come Lei stessa afferma : “Non ha insegnato a preparare strani congegni o a mettere insieme bombe atomiche, ma ha sempre fatto capire a chi lo ha ascoltato di che congegni stava parlando, che cos’era una bomba atomica, perché certe cose accadono, perché altre non possono accadere. “ e fin qui mi trova d’accordo. Mentre, apprezzo in modo minore il suo commento. Quest’ultimo, infatti, in difesa della redazione e in particolar modo dell’intervistatrice, sembra quasi essere impostato, sin dall’inizio, come un saggio breve in pieno stile “Esame di Maturità”, come se fosse dettato da una saccente maestra ai propri studenti per esaltare le grandi doti dell’intervistato. Una bellissima pittura di un uomo acculturato, quale è Piero Angela, e di un’intervistatrice a suo dire impeccabile. Sia chiaro che fin qui, per ovvi motivi di Democrazia delle idee, mi è dato solo commentare, ma non posso contestarle niente. Come diceva Voltaire : “Non credo nelle tue idee, ma lotterò fino alla morte perché tu possa esprimerle.” Per la parte seguente, invece, in cui Lei afferma : Meno piacere mi ha fatto leggere il primo commento, di cui si fatica ad afferrare il senso e che spiace ancora di più quando si legge la fantozziana scia di titoli dell’autore. Ma per piacere…
Infine, bello in giornale: da ex-sapiens mi fa piacere vedere che nonostante tutti i nonostante la migliore università di Roma continua non solo a sopravvivere, ma a vivere… Buon lavoro!” posso sbizzarrirmi un po’, in quanto si parla anche di me. Tanto per cominciare, la scia di titoli è stata introdotta nel commento per giustificare una fonte a cui mi appellavo per poter discutere dell’argomento. Lei l’ha definita fantozziana, quasi fosse una burla, uno scherzo, un gioco…. Sarebbe dovuta venire una settimana fa in clinica da noi, quando quella fantozziana scia di titoli mi ha permesso di salvare la vita di un bambino di sette anni , che lottava fra la vita e la morte tra le preghiere dei genitori. Quella fantozziana scia di titoli che mi ha permesso di impiantare uno stent coronarico e sentirmi dire da quel bimbo: “ Grazie, lei mi ha salvato la vita.” E rispondergli :” Ho fatto solo il mio dovere…..E stai tranquillo potrai tornare a giocare a pallone insieme ai tuoi amici presto.” Vede, forse si fa fatica ad afferrare il senso di quello che ho scritto, ma io ho afferrato il senso della mia vita, questo mi basta. Da quanto leggo, essendo Lei ex-sapiens di letteratura, non mi potrà comprendere tanto quanto comprende Cecco Angiolieri. Per quanto riguarda invece il miglior Ateneo di Roma la rimando a questa immagine così potrà ricredersi : http://a7.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc7/429069_2955738786906_1664566589_2686959_1161384537_n.jpg io sono ex Tor Vergata
Cordiali Saluti
Carissimi Giacomo e Paola,anche se doveste scrivere altri trecento commenti non risponderò. Non si capisce come lo spazio su cui stiamo scrivendo possa diventare terreno di polemiche sterili,senza fondo e assolutamente non appropriate all’articolo. Non si gettavano provocazioni,si trattava solo di una bella investirla a un gran personaggio. Di Giacomo non condivido né la forma,né il contenuto,mi auguro sia miglior scienziato che uomo di parole. Quanto alla lettera di Paola,ma davvero hai capito quello che Giacomo voleva dire o sei una parente a supporto? E ora volto pagina. Abbiate pietà di questo giornale!
Sono un’”enciclopedista”alla Piero Angela, che leggo e vedo in tv da adolescente. Intervista pregnante e chiara ad un grande personaggio che ancora ama dire di “imparare ancora molte cose”, pur avendo ben 9 lauree ad honorem e aver ricevuto premi e riconoscimenti nazionali e internazionali(come medaglia d’oro della Cultura della Repubblica dall’ex-presidente Ciampi e il premio cultura e scienza dell’UNESCO). Magari interviste così interessanti e chiare si possano leggere nella cosiddetta grande stampa nazionale!
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