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Il sogno di una cozza (seconda parte)

 

  • Il professor Matamoros il giorno delle lauree.

    Il professor Matamoros il giorno delle lauree.

  • (Qui potete trovare la prima parte del racconto. La terza ed ultima parte uscirà a breve.)


  •  -Ma tu ancora non sei pronto? Non ti va di agitare il culetto?

Mi guarda con un profondo senso di ribrezzo. Anche lui non era vestito in maniera particolarmente sgargiante; per questo mi sentivo meglio vicino a lui, avevo la stessa sensazione che si ha quando si capisce che l’assurdità che si è appena vista fa parte di qualcosa di non vero, una errore, un carnevale fuori stagione. Noto anche che ha un libro in mano.

  •  - Che devi dare?
  •  - Introduzione all’Antropologia della crusca.

Sbuffo sconfortato, mentre lui abbassa gli occhi.

  •  - E che vuor dì?
  •  - Doveva essere uno studio dei profili sociali di quelli che hanno buttato parecchie diottrie per l’Accademia. Era un corso a metà con quelli di neuropsichiatria infantile. Poi c’è stato un piccolo disguido.
  •  - Cioè?
  •  - Si sono dimenticati la maiuscola. E adesso è diventato un corso a metà con quelli di agraria. Alla fine se ti adatti non è male, tipo come le diverse etnie del sud-est asiat-
  •  - Ma che caz-
  •  - Sì, lo so. Tu mi dirai: ma perché introduzione se è l’ultimo esame che devo dare?
  •  - Perché qui ci hanno sempre introdotto qualcosa? Bò, vabbè, mi dici che succede qui?
  •  - C’è l’inaugurazione dell’anno accademico.
  •  - Ma se è luglio!
  •  - No, adesso, siamo ad Aprile, hanno spostato la cerimonia per farla coincidere con il compleanno di Frati.

Una massa colorata e sudaticcia di studentesse, capitanata dal professor Bertuccia con una bottiglia di coca sotto il braccio rischia di trascinarmi verso le scale.

- E tutto questo?

- La nuova riforma, dove cazzo vivi? Adesso siamo la facoltà FILESUSOBAMESABAdiGRU: Filosofia, lettere, scienze umanistiche, studi orientali, bachata, merengue, salsa e balli di gruppo.

Il dipartimento comincia a liberarsi. I vari gruppi di studenti si portano via in un turbinio piccoli pezzettini di stoffe translucide e paiette: rimane solo l’odore dell’abbronzante.

- A me non me ne frega niente. Basta che non mi disturbano a me, che io sono qui per studiare, e tutto il resto non mi interessa. Tutta ‘sta storia, comunque, nasce dal fatto che una delle figlie di Frati aveva fatto un corso di balli sud americani, e si era sposata un cubano, non ricordo in che ordine, e allora il padre gli ha trovato un posto a lei e al marito, il professor Matamoros. Ma ti ripeto, se stai zitto e quieto, nessuno ti rompe e puoi sopravvivere.

Dalla porta dello studio vicino esce un energumeno ben piantato, con le mani grosse e una paletta in mano. Fa segno al ragazzo di entrare. Mentre si alza mi guarda fisso da dietro gli occhiali alla Kissinger.

- Io sono Calogero. Mi sembri nuovo, quindi voglio dirti una cosa: ricordati che la Sapienza è l’unico posto dove le parole cambiano i fatti.

E la porta si richiude alle sue spalle. La frase sibillina con cui mi aveva congedato non mi aiuta a capire in che casino mi trovo. Capisco che l’unica cosa da fare è scendere, e vedere un po’ che succede.

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Una risposta a: Il sogno di una cozza (seconda parte)

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