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Perché Sanremo è Sanremo!

Ehi tu, tu che fai lo snob lì all’angolo. Lo so che guardi Sanremo. Altrimenti non si spiega lo share imbarazzante di queste sere (a parte la genialata delle reti concorrenti di asfaltare praticamente la controprogrammazione). Lo so che lo guardi, lo so che hai fatto il live twitting, lo so che non hai resistito alla tentazione di dare i voti alle canzoni. Perché, come ai mondiali di calcio diventiamo tutti allenatori, così al festival di Sanremo diventiamo tutti critici musicali (e televisivi). Persino io. Perciò beccatevi ‘ste pagelle.

Rocco Papaleo: 10. ​ Rocco ci piace persino quando fa i film di Pieraccioni. Rocco ha girato un gioiellino come Basilicata coast to coast che ci ha fatto commuovere assai assai assai. Rocco è terrone come noi ed è una di quelle persone che ti fanno venire voglia di andare a bere un bicchiere di vino con loro una sera. Rocco canta meglio di Cristiano Godano, suona il piano meglio di Dolcenera, recita meglio di Pupo (cit. di lui stesso medesimo). Rocco sta sopravvivendo a un festival fra i cui autori figura Federico Moccia (!) e solo per questo andrebbe lodato il doppio.

C'è crisi e i costumisti a Sanremo si sono ingegnati per riciclare i vestiti.

Gianni Morandi: 4. ​ Gianni. Canta e basta, te ne prego, che quando hai cantato Dio come ti amo e Gli uomini ci siamo sentiti in pace col mondo e ancora ci vengono i brividini se ci pensiamo. Abbiamo tanto affetto per te, ma la conduzione proprio non è il tuo forte. A Sanremo serve gente esperta in aria fritta (Bonolis, ad esempio, era perfetto). Tu sei impacciato, sbagli i nomi, leggi il gobbo pure per le parole delle tue canzoni. Fai figuracce a ruota (mercoledì avrai detto venti volte «io non ho niente contro gli omosessuali», che è la tipica frase di chi ha qualcosa contro gli omosessuali). Rocco ti deve trascinare da una parte all’altra perché non ti ricordi quando dietro montano la strumentazione, non capisci cosa vogliono dalla regia. Ecco, appunto, la regia.

Regia: 4.Stefano Vicario, prima eri una persona meglio. Cos’è questa sciatteria? Perché mandate le pubblicità a tradimento (oddio, alle volte ringraziamo pure l’ennesima interruzione dell’ennesimo tremendo delirio di Gianni, ma non si fa lo stesso)? ​E 4 anche ai tecnici dell’audio​. Non c’è verso di aprire e chiudere i microfoni in tempo: o troppo tardi, e allora sentiamo gli sproloqui di Belen e di Elisabetta (di cui onestamente fregacazzi) quando sono già dietro le quinte; o troppo presto, e allora praticamente non si sente la Ferilli che entra cantando (potrebbe non essere sempre un male, in effetti). ​4 pure ai costumisti​ . Basta col fucsia. Avete distrutto la giacca di Noemi per fare il bavero di Silvia Mezzanotte/Grimilde. Dovreste impedire a Nina Zilli di vestirsi come un Ferrero Rocher (e a Renga come Hugh Hefner)! Che vi teniamo a fare?

Marco Sabiu​​: 2. Perché cerca a tutti i costi di fare il personaggio? Ma soprattutto: di chi è stata l’idea degli stacchetti sacrileghi? Fosse per me, lo prenderei a pagnittùna fino a farlo svenire, rinvenire e poi svenire di nuovo. E poi c’è l’uso criminoso di Hoppipolla di due anni fa.

Uno dei balletti di Ivana Mrazova.

Ivana Mrazova: 0. ​ Ha l’eleganza dell’orso Yoghi e la risata più brutta del mondo. Parla tremendamente l’italiano (anche se lo parla meglio di Gigi D’Alessio). Disannuncia un pezzo di Ennio Morricione. Se restava col torcicollo non faceva un soldo di danno.

Adriano Celentano: 3. È una media fra il 6 di quando canta (Prisencolinensinainciusol fa sempre la sua porca figura) e lo 0 di quando parla, in attesa delle polemiche di stasera (il festival commissariato e gli inviti alla moderazione e i blablabla che tanto ci piacciono). Che noia. Non sono una fan di Famiglia Cristiana, ma che senso aveva tirare in ballo i giornali cattolici? Perché reclutare Pupo? Ma soprattutto, il siparietto indegno con la Canalis che diceva di chiamarsi Italia. Lo sapevi che le scenette allegoriche hanno smesso di farle nel Medio Evo?

Gli autori: 0. Bravi, siete riusciti nell’intento di scrivere il festival più insulso di sempre.

Gli ospit​i: 3. ​No, dico, bastino i nomi: Federica Pellegrini (che è una grande atleta ma è simpatica come un calcio negli stinchi). La binbominkiata ​One direction​ (one direction: la miniera, direbbe Johnny Palomba​), praticamente i Backstreet boys di quindici anni fa vestiti come gli Arctic Monkeys (daltonici) di oggi. Sabrina Ferilli, il nulla fatto intervista​ (sono andata a lavare i piatti, altrimenti mi veniva di nuovo voglia di scapparmene da Roma). ​Ballando con le stelle​ (basta con le marchette, per carità!). E poi, i “comici”: i ​Soliti idioti​ (si commentano da soli) e ​Alessandro Siani​, scontato e noioso. Fidiamo in Geppi, stasera. E dire che in Italia i comici che fanno ridere ce li avremmo pure.

​I giovani: (complessivamente) 4. ​Ricordo che Elio qualche anno fa lamentava la mancanza di originalità, e in effetti. Il meccanismo delle sfide è atroce e manda fuori subito due delle canzoni migliori (​Celeste Gaia ​e i ​Bidiel​, che sono figli a Luca Madonia, casomai vi fosse sfuggito). Chiaramente poi vince quello che sulla carta è il più giovane di tutti, e invece nella pratica è il più vecchio (​Alessandro Casillo​ aspettiamo con ansia la tua caduta nel dimenticatoio); a bocca asciutta ​Erica Mou​, la nuova pupilla della Caselli, unico motivo per non vergognarsi di essere pugliesi in questo festival (chiediamoci il perché la giuria “di qualità” e il televoto non danno quasi mai lo stesso risultato). Benino anche ​Marco Guazzone ​(che ama tanto i lustrini, abbiamo capito)​, peccato il pezzo fosse un plagio di sei gruppi diversi. Ma lui è figo, avrà il suo pubblico. Giudizio sospeso sugli ​Iohosemprevoglia​, ninfomani già dal nome (ma si leggeva chiaramente dallo sguardo assatanato del cantante).

Momento commozione.

I trombati: ai ​Marlene Kuntz​ un ​6,5 di stima​, perché un loro pezzo così così è sempre e comunque meglio di qualsiasi cosa mai partorita da Kekko dei Modà e perché dopo Impressioni di settembre con Patti Smith (​10 e lode​) avevamo le lacrime agli occhi dalla giuoia. E poi a un gruppo che ha scritto Nuotando nell’aria perdoniamo tutto (certo, vien da chiedersi quanto ci azzeccava l’arrangiamento dei fiati di Roy Paci). Che Godano non fosse esattamente il miglior cantante in circolazione lo sapevamo già; quello che non sapevamo ancora è che l’età avanzata lo avrebbe spinto all’uso di temerari dolcevita (e quindi alla perdita di molto del suo ipnotico sex appeal). A ​Irene Fornaciari ​un ​4 di pietà​ . Fallo per noi e per te stessa, Irene: rinuncia. Certo, stavolta non è del tutto colpa sua: Davide Van De Sfroos le ha dato una roba che pare i Modena City Ramblers remixati da un dj tamarro. Ciao Davide, ti abbiamo voluto bene e ti ricorderemo per sempre come l’autore di Akuaduulza. I ​Matia Bazar​ (a cui diamo ​4 ​solo in memoria dei tempi che furono) erano più evoluti vent’anni fa. ​Chiara Civello​ (​3​) è stata chiaramente vittima di un boicottaggio che le ha consegnato una canzone di merda e dei partner inadeguati: ​Shaggy​ lumacone in pigiama (povero ​Pino Donaggio​) e ​Francesca Michielin​ buttata in pasto a Sanremo come niente fosse.

 

I favoriti: ​ovviamente c’è la carica delle salentine, ​Dolcenera​ ed Emma ​(che ieri sera ha portato con sé sul palco l’altra reduce di Amici ​Alessandra Amoroso​ travestita da signorina Rottermeier). Me ne scuso con sommo imbarazzo. Peraltro entrambe hanno deciso di cantare pezzi su temi “sociali” che però non hanno niente di sociale, e anzi grondano retorica da tutte le parti. Entrambe hanno il gene del camionismo. Entrambe non hanno capito che non c’è bisogno di urlare. Entrambe secondo me non meritano più di ​5​. Poi c’è ​Noemi​. Il paragone con Janis Joplin è quantomeno eretico. Il pezzo è così così (diciamo che ripetere seimila volte “sono solo parole” non aiuta), ma lei non lo interpreta male. ​6, ​anche perché Curreri ieri gli ha dato un tocco in più (anche se a un certo punto hanno trovato per terra una sua corda vocale). Diciamo che se vincesse lei o il duo ​Piergiorgio Ciardone​ (come lo chiamò due anni fa il signor Carlo della Gialappa’s) ​​- Lucio Dalla​ potremmo anche non strapparci i capelli. La musica di ​Nanì ​ non è male (nessuno mi leva dalla testa che Carone non c’entri un bel niente), ma il testo è tremendo e se pensi a canzoni sulle prostitute pensi a De André e francamente il paragone è infelice. E poi è fisso nella mente il ricordo di ​Valerio Scanu​ e dell’amore in tutti i laghi, e questo non potremo mai perdonarglielo. Sul duetto-trietto con un inquartatissimo Grignanistendiamo un velo pietoso. Però vi prego, smettiamola di dire che Dalla dirige l’orchestra. Dalla CONFONDE l’orchestra, o meglio: l’orchestra va per i fatti suoi, e Dalla confonde Carone che è l’unico che ancora non ha capito che non lo deve seguire.

I nostri heroini. A sinistra, Richard Benson.

6 ​pure a ​Francesco Renga​. Le corna gli fanno bene, pare. Io la canzone non sono riuscita ancora a sentirla perché ogni volta mi frega coi suoi gorgheggi (ma è un bel farsi fregare). E poi ci sono loro, un esperimento transgenico, ​Lory e Gigggi​, talmente trash da non sembrare veri. Cito Scanzi perché io non saprei dirlo meglio: «ci si attendeva l’orrore, in realtà il brano è meno brutto di quanto tutti temessero. Ma va anche detto che tutti, in merito, erano assai pessimisti. E non è poi così difficile risultare appena più gradevoli dell’Armageddon». Che comunque arriva la sera del remix di Fargetta. ​La tamarrata del secolo. Facciamoli vincere, vi prego. Sai le risate. ​10 ​di sovversione.

...Samu, qui ti si vuol bene lo stesso.

I preferiti: Samuele Bersani​. Ecco l’unico vero pezzo a sfondo sociale del festival. La prima sera gli ho dato ​7,5​. Ma era un 7,5 con gli orecchi dell’ammmore, con annesso un “beh, carina” (ma quando mai nella vita ho detto ​carina​ di una canzone di Samuele Bersani?). Adesso (e dopo il surreale duetto con Goran Bregovic e la sua giacca di Domopak sulle note di Romagna mia) è un ​8 pieno. ​Non è la migliore che abbia mai scritto (quella è ​Psyco, dice, sta nel disco nuovo, e allora mi viene da chiedergli: perché non l’hai portata a Sanremo?), ma ha un testo lungo lungo e meraviglioso (“alla Bersani” e che ha già vinto il premio Lunezia così, a prescindere) che capiremo in tre e una musica che coinvolge sempre più a ogni ascolto. Lui è fatto così, l’immediatezza non è il suo forte: e personalmente credo sia stato penalizzato dalla febbre alta (l’esecuzione della prima sera era mediocre), dalla goffaggine insita e dalla pantomima delle scarpe da calcetto che hanno distratto dal reale significato del brano.
Poi c’è ​Ugenio Finardi​ (come lo chiama la Eli), il maestro Miyagi della canzone italiana, l’uomo con una camicia sola. Porta un bel pezzo, magari non proprio insolito, forse mette un po’ troppa enfasi nell’interpretazione, ma poi canta con Peppe Servillo, e Peppe Servillo mi può cantare qualsiasi cosa, anche la pubblicità del Superenalotto.​ 7+. ​Arisa ​ invece non è più lei, è cambiata moltissimo. Non so ancora se in meglio o se in peggio. Ci piaceva perché era diversa dalle altre, adesso sta cercando di scrollarsi di dosso il personaggio della paperina, e se non parla forse ce la fa pure. La canzone però non è male. Certo, senti La notte e pensi a Salvatore Adamo e non c’è storia, ma poi ci sono Mauro e Mauro (Pagani ​suona ed Ermanno Giovanardi, al quale siamo ancora tutti grati per Io confesso che nobilitò l’edizione 2011, canta). E lei è brava, diciamolo. ​6,5 di speranza​, e uguale a ​Nina Zilli​, che porta il solito pezzo alla Nina Zilli (però un po’ più lento), che canta alla ​volevoessereMina​ e si veste alla ​volevoessereAmyWinehouse​ e che comunque, nonostante tutto, ci piace (e ci piacciono anche ​Giuliano Palma ​e soprattutto ​Fabrizio Bosso​).

Un ultimo ​10 ​(perché non si dica che sono tirchia) lo sgancio al genio che giovedì sera ha modificato la pagina Wiki di ​Macy Gray ​aggiungendo alla fine: «Come secondo brano, cadendo nella trappola di Gigi D’Alessio che le ha inviato un brano errato da preparare, si esibisce in una canzone del neomelodico napoletano in duo con l’autore di quello scempio di parole e rumore. Probabilmente causa incoscienza o elevato tasso alcolico la Grey canta un brano che segnerà la sua carriera per sempre, da allora fu demoninata la migliore artista della scena neo melodica soul».

Passaparola:

3 Risposte: a Perché Sanremo è Sanremo!

  1. Marcello Nobili says:

    Sei brava. Nient’altro da aggiungere su Sanremo, che sto seguendo in differita di 48 ore.

  2. Paola says:

    Ancora con questa storia di “Hoppipolla” del Maestro Sabiu? Ma non li leggete i giornali? Informatevi per favore, prima di diffamare un artista. E poi gli stacchi sacrileghi: e che volevate, “Fin che la barca va”?!? Io sono una fan di Ligabue, a me stacchi rock cosi’ piacciono sicuramente; e se non fosse stato per Sabiu, Sanremo manco lo guardavo.

  3. Se ti riferisci al fatto che quello di due anni fa non era un plagio ma effettivamente Hoppipolla (che non è del maestro Sabiu ma dei Sigur Rós, lo dico per completezza), lo so. E infatti con “uso criminoso” intendevo: ma si può usare Hoppipolla per farne uno stacchetto di Sanremo? Non metto in dubbio che gli stacchetti siano stati la “cosa” musicale migliore del festival (dopo Patti Smith, si intende): ma a me mi viene male a sentire Dolcenera introdotta dai Toto (ed Emma da Jimi Hendrix). Li trovo accoppiamenti sacrileghi, ecco tutto.

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