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Magnifica presenza – di Ferzan Ozpetek

Invenzione o realtà? O tutte e due? Questo è uno dei filoni principali, o il filone principale che bisogna seguire per poter capire e poter parlare dell’ultimo film di Ferzan Ozpetek: Magnifica presenza, uscito nelle sale cinematografiche lo scorso 16 marzo. Di natura chiaramente pirandelliana, con un evidente richiamo a Sei personaggi in cerca d’autore, Ozpetek riesce ancora una volta a raccontare un dramma in tutte le sue sfaccettature, dal comico al tragico. Anche in quest’ultimo film c’è l’Ozpetek di sempre, con le sue ricorrenti tematiche: la solitudine, l’amore omosessuale, il perseguimento di un sogno, il cibo e infine la necessaria presenza dell’amicizia. Che siano amici reali o fantasmi, in fondo, non c’è differenza. Il protagonista è Pietro (Elio Germano), pasticciere di ventotto anni che soffre di solitudine e si trasferisce a Roma per inseguire il suo sogno di diventare attore. Ed è proprio nella sua solitudine che egli incontra, nella sua nuova casa, la compagnia teatrale Apollonio. Ma i componenti di tale compagnia erano in realtà tutti morti in circostanze misteriose nel 1943. Da qui si svolge tutto l’intreccio, da qui partono finzione e realtà. «Ognuno ha i suoi modi per combattere la solitudine», afferma uno dei protagonisti, e sono la solitudine e i modi per sconfiggerla i reali protagonisti di questa pellicola. Al di là della compagnia Apollonio e di Pietro stesso, il regista vuole rendere protagonista la solitudine. La solitudine di un uomo omosessuale che non riesce ad essere sé stesso.

La solitudine di un uomo che insegue un sogno.

Eccezionale il cast ingaggiato da Ozpetek per una storia simile: da Beppe Fiorello, perfetto nella sua interpretazione che riesce a trasmettere tutto il dramma della sua figura, a Vittoria Puccini, anch’essa capacissima di calarsi nei panni del suo personaggio, forse uno dei meglio riusciti. Da non dimenticare la performance di Margherita Buy che finalmente si è liberata dal clichè di donna abbandonata, tradita e leggermente nevrotica; stavolta interpreta un personaggio totalmente diverso al quale conferisce malinconia e spessore nonostante le poche battute che recita. Non manca il personaggio che fa ridere e che ci fa tornare alla realtà. In questo caso è la cugina di Pietro (Paola Minaccioni), presenza materna e a volte un po’ oppressiva.
Ozpetek riesce dunque a raccontare, in modo quasi geniale, quante solitudini si celano dietro una vita apparentemente normale e quanti lati, aspetti e colori può nascondere la semplice e quotidiana realtà di un ventottenne. «Grazie per la presenza», recita il capocomico in una delle battute finali. Perché, in fondo, è la presenza quella che conta. Ed è questo che il regista vuole che resti nella mente e negli occhi dello spettatore.

Passaparola:

Una risposta a: Magnifica presenza – di Ferzan Ozpetek

  1. lucignola says:

    per me un film poetico e originale ,mi ha molto intenerita la scena dove tutti attorno al tavolo ,attacano le figurine, il personaggio di Pietro che è così disperatamente solo da cercare la presenza dei suoi coinquilini che solo lui riesce a vedere. Gli attori tutti bravissimi,e la Puccini ….la adoro!

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