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La tesi(na)

Quando lo studente della Sapienza arriva alla prova finale della triennale è già sfinito: boccheggia, sopravvive, «non vedo l’ora di spicciarmi». Quello che riesce a fare durante il suo ultimo anno sono spiccioli di studio. In queste condizioni scoraggianti preparerà la tesi.

Ancora più scoraggiante è l’atteggiamento dei docenti: dopo aver aspettato davanti al suo studio, lo studente aspirante tesista viene ricevuto dal professore.

Mi piacerebbe fare la tesi con lei… / Vorrei chiederle la tesi… / Avrei pensato a lei come relatore…

Bene, ha già pensato a degli argomenti?

Beh, sì, appunto… mi piacerebbe affrontare la questione della leggerezza in Calvino… / l’inetto nella letteratura del Novecento… / il Dopoguerra e il neorealismo…

[Ammettiamo che le proposte di noi studenti spesso non sono allettanti: ma come potrebbe essere altrimenti se il sapere accumulato in tre anni è principalmente riepilogativo?]

Mmm… sì, ma bisognerebbe trovare un tema più specifico, meno vasto… Ecco, cosa ne dice di una tesi sulle note a pié di pagina in un progetto giovanile di romanzo epistolare di Tomasi di Lampedusa? D’altra parte la tesi di triennale è una tesina, sono una quarantina di pagine…

Di fronte a proposte di rovistare nel fondo dei cassetti degli autori del Novecento, tra docenti che non accettano i triennalisti e altri che non forniscono nessuna indicazione bibliografica né una pista di ricerca, lo studente capisce che neanche la tesi può rappresentare un inizio di percorso di studio proprio. È smarrito, non trova il senso di quello che fa, non vede alcun buon motivo per impegnarsi in questa sua prova finale: «senti, io copio a destra e a sinistra e faccio la tesi in 15 giorni, tanto nessuno la legge». E ci accorgiamo che il docente non ha letto il capitolo quando ce lo riconsegna senza alcuna correzione (o magari solo nelle prime tre pagine) e dice «va bene, va bene».

Una nuova arteria dell'archivio tesi Sapienza

Una nuova arteria dell'archivio tesi Sapienza

Io sono stato più fortunato e questa non è la sorte di tutti. Ma a meno che non si tratti di uno studente maturo e particolarmente tenace, sarà preso in quell’imbuto che dirige dritto verso quei docenti che non rifiutano nessuno, non si ricordano il nome dei propri laureandi, non sono l’esempio della fiscalità. Senza di loro l’imbuto si trasformerebbe in imbottigliamento.

Nella licence (la triennale) francese non è prevista alcuna tesi finale. Finiti gli esami del terzo anno, si ottiene il diploma e si va in vacanza, risparmiando parecchio tempo e impedendo il fuori corso, che d’altra parte qui non esiste. Invece a Roma la tesi prevede il numero di crediti di un esame o anche meno (in questo senso è una tesina), ma richiede comunque un periodo di preparazione di almeno due/tre mesi (altrimenti perché la domanda di laurea va fatta con questo anticipo? E se si tratta di una tesina da sei/otto crediti, perché non renderla una prova da verbalizzare come gli altri esami, permettendoci di risparmiare anche i soldi della tassa di laurea?) .

Nel mio corso di laurea ad Aix-en-provence il momento del mémoire (la tesi) è rinviato direttamente al master (la magistrale), che si divide in due anni e si conclude al primo con un elaborato di circa 80 pagine ed equivalente a circa 12 crediti (quello del secondo anno è più corposo). Tuttavia, il lavoro di ricerca inizia già da settembre, quando gli studenti partecipano a degli insegnamenti di Méthode documentaire (che potrebbe essere un «avviamento alla ricerca bibliografica», se quest’ultimo esistesse a Roma) in cui imparano ad effettuare delle ricerche bibliografiche e a compilare una bibliografia ragionata sul proprio oggetto di studio, da consegnare alla fine del I semestre. Il risultato è che a dicembre lo studente ha già reperito dei corpora e per questo lavoro gli vengono riconosciuti 3 cfu. Nel frattempo, ha anche partecipato ad un insegnamento di Méthodologie de la recherche (in cui tra le altre cose si spiega la composizione strutturale della tesi, a tutti i livelli: dalla divisione in capitoli alle note), di altri 3 cfu e che ha come prova finale la redazione di un breve documento di presentazione del proprio soggetto di tesi. Questo percorso è affiancato dalle lezioni di Notions critiques fondamentales (6 cfu) che fornisce l’arrière-plan teorico allo studente ricercatore. Si noti che se il mémoire “vale” solo 12 cfu (e, dimenticavo, zero euro), c’è tutto un percorso di accompagnamento dello studente verso la redazione che è parte integrante dell’insegnamento curricolare. I professori seguono i loro studenti e sono attenti alle loro esigenze. Se possono, li valorizzano. E questo è uno dei motivi principali per i quali all’estero è meglio: l’attenzione alla persona.

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