Come già accennavo nell’articolo di presentazione della rubrica, il millenario divenire storico e la progressiva alternanza di numerose fasi cronologiche fanno della città di Roma uno degli esempi più eloquenti di stratificazione archeologica.
Ogni azione umana lascia una traccia: dalla costruzione di un edificio al livellamento di un pendio, dall’escavazione di una fossa al suo riempimento in un’epoca successiva. Ognuna di queste tracce si sovrappone alla preesistente ed è poi coperta da una posteriore: viene così a formarsi una successione fisica di strati, che diviene successione storica nell’interpretazione archeologica. È proprio l’inarrestabile fenomeno della stratificazione a permettere la lettura della storia passata, attraverso il dialogo con la verticalità fisica degli strati visibile oggi in uno scavo.
Consideriamo ad esempio il Foro Romano: in età imperiale viene edificato un tempio corinzio, dedicato all’imperatore Antonino Pio e alla moglie Faustina; al suo interno verrà inserita nell’Alto Medioevo la chiesa di San Lorenzo in Miranda; l’edificio subirà poi varie modifiche fino al Seicento, quando sarà ricostruito in stile barocco e innalzato di circa sei metri a causa dell’interramento verificatosi nei secoli.
Lo straniante intervallo architettonico fra il piano antico del tempio e il successivo ingresso della chiesa colpisce ancora oggi l’occhio del visitatore: è attraverso quel dislivello che la sovrapposizione epocale degli strati ci parla, comunica con l’osservatore di oggi.
Nonostante il termine scavare indichi propriamente il dissotterrare, il riportare alla luce, nella realtà dei fatti lo scavo archeologico è distruzione: progressiva asportazione dei terreni storici sovrapposti. Si giunge così al paradosso dell’Archeologo che “distrugge” la storia, con le finalità, comunque, di comprensione e interpretazione del sito studiato. Proprio per la natura distruttiva dello scavo è fondamentale produrre una documentazione concernente le attività archeologiche, fino alla puntuale registrazione dei singoli strati messi in luce.
Per il momento non mi dilungherò oltre su criteri e metodi di datazione degli strati, tipologia dei rapporti esistenti tra gli stessi, natura della documentazione e modalità di attuazione di uno scavo archeologico. Affronterò gli argomenti a rate, diluendoli nei prossimi articoli, non volendo abusare della pazienza del lettore.
Tuttavia, per chi avesse desiderio di un approfondimento specifico, rimando alle pietre miliari della bibliografia di metodologia archeologica, primi volumi sulla scrivania di un Archeologo: Principi di stratigrafia archeologica di Edward C. Harris (Carocci) e Storie dalla terra. Manuale di scavo archeologico di Andrea Carandini (Einaudi).
Tornando alla esemplare stratificazione romana, suggerisco una camminata nella città che in maggior misura stimola la conoscenza del visitatore verso il vero significato di stratificazione archeologica.
Raccomando a tal proposito due possibili occasioni per le nostre passeggiate romane. Per iniziare, la Notte dei Musei del 19 maggio 2012: saranno eccezionalmente e gratuitamente aperti dalle 20.00 alle 02.00 di notte, fra gli altri (e indico solo quelli di ambito archeologico): Musei Capitolini, Mercati di Traiano, Centrale Montemartini, Castel Sant’Angelo e molti altri luoghi di interesse culturale.
Infine, ricordo la mostra recentemente inaugurata e visitabile fino al 16 settembre 2012: Vetri a Roma. Allestita all’interno della Curia Iulia del Foro Romano, l’esposizione descrive l’arte vetraria dell’antica Roma seguendo un ordine cronologico, a partire dal II secolo a.C.: gioielli, vasellame e mosaici per un totale di circa 300 pezzi. Di particolare interesse sono le numerose gemme incise, la cui esposizione è integrata da monitor touch screen che consentono ingrandimenti ad alta qualità delle straordinarie raffigurazioni.
L’edificio, che conserva il pavimento marmoreo originale di età dioclezianea, ospita inoltre le insegne di Massenzio, rinvenute negli scavi sulle pendici nord-orientali del Palatino, diretti dalla Sapienza Università di Roma
(ricordo che il biglietto di accesso al Foro, e quindi alla Curia, permette anche l’ingresso al Palatino e al Colosseo. Perché non approfittarne?).
Ritengo che una visita alla Curia possa offrire al mio lettore un valido pretesto per una full immersion nelle testimonianze del Foro Romano, attraverso un viaggio tanto affascinante quanto complesso: un’esperienza stratigrafica millenaria, partorita dalle sepolture arcaiche dell’Età del Ferro, impreziosita dai marmi dell’età augustea, rinnovata con gli intrecci delle chiese barocche e giunta, così arricchita, fino a noi. Una città che, se compresa nella profondità delle memorie che custodisce, ha ancora molto da raccontare.
Non ci resta che ascoltare la sua storia.












