Le Cronache di San Lorenzo sono finite da un po’. Io ho cambiato domicilio e mi sono spostata in un quartiere più snob, dove però l’affitto è più basso. I casi strani della vita. Certo, la stanza è anche un quarto di quella in cui ero prima, ma non diventiamo prolissi e arriviamo al dunque.
Ogni volta che torno a “casa”, cioè a San Lorenzo, mi succedono cose sempre degne di nota, ma questa è davvero divertente. Si sa che se dici San Lorenzo, come ho spesso evidenziato, in mente ti vengono tutti quei luoghi comuni per i quali sono già stata messa alla croce, ma che quelli so: le ‘mbriacate, le suonate, le paccate, gli spaccini. Ieri sera io ero ben intenzionata ad andare al Tibur a vedere un film con una mia amica. In santa pace e piena tranquillità. Ma, perché in questi casi c’è sempre un’ avversativa incombente. Dicevo, ma prima di sopraggiungere al suddetto luogo, che succede? Che poco prima di imboccare al Quartiere, essendo noi veicolo-dotate ce fermano le guardie. In curva. Che io già le avevo cioccate con i loro bei lampeggianti, ma non mi aspettavo de trovamme la parata del 2 Giugno sotto ar ponte. Comunque sta schiera de volanti e un par de camioncini stanno là, pronti a spaletta’ e a fatte fa ‘r chioppo. Dopo un mio “li mortacci de ‘st’infami” er palettone ce ferma.
«Favorisca il documento, la patente e il libretto» – fa alla mia amica – «e vorrei vedere anche quello della signorina» - me fa a me.
«Er mio, dici?»
«Certo.»
«Subbito. Ariva. Come no!»
E noi favoriamo i documenti. «Bene, questi documenti di chi sono?» Ncecredo. Poi dici uno insulta le guardie. La mia amica, capendo la mia risposta mentale spiega al pubblico ufficiale le appartenenze, ma per errore dà all’acutissimo agente la tessera sanitaria anziché la patente. « E io con questo che ci faccio?». Lo so avete pensato anche voi quello che ho pensato io, chi in maniera più scurrile, chi più educata. Ma il pensiero è quello. Ma noi, evangelicamente, porgiamo l’altra tesserina e alla sodale fanno fare l’alcool-test. Arriva il collega con la macchinetta e dice: «Soffi qui, ma non poggi la bocca. Come se spegnesse delle candeline.» « Ma tutti quelli che fermate soffiano lì? Ma che schifo! E poi, l’alcool-test lo fate alle dieci? Che misteri». Loro tacciono e vanno a controllare i nostri dati tutti impettiti. Che poi che c’avranno da rimpettisse a ferma’ du commarelle alte in due un metro e venti io non lo so. Convinti forte, loro. Come se avessero fermato Riina e Provenzano insieme su un’auto rubata. Siccome poi, per fermare venti auto tutte insieme in curva ci hanno incastrati, ovviamente s’è dovuta fare manovra e là, quando me dici de buttatte un occhio dietro per controllare io abbasso il finestrino e lo dico: «Vai, Ire’, fatte più ‘ndietro ché li tiramo sotto.» Ma il celere spalettatore torna, fa una domanda stupida ( “Chi è la Signora CognomedellamammadiIre?” E chi sarà, magari quella che ha la macchina intestata, tipo la madre. O no, la macchina è rubata, ma noi stamo ‘na crema. C’amo l’agganci.) e ci riconsegna i nostri documenti. «Bene, brave, buona serata!» In una frazione di secondo realizzo che:
1) abbiamo fatto tardi al cinema per lui che ferma le persone prima che vadano a San Lorenzo e fa pure il coatto (ma a San Basilio non ce mette piede);
2) ho studiato 450 versi di Ovidio bello;
3) ho avuto pure rodimenti miei che non sto qui a spiegare.
Lì te parte un «Bona serata? Li mortacci tua, famme gratta’ che porti pure sfiga» o no? Fatto sta che la mia amica ingrana e parte non volendo essere trattenuta oltre. Avrei dovuto interpretare questa cosa come un segnale del fatto che non ci posso proprio tornare a San Lorenzo? Ma no, ma dai, ma magari no. Magari devo solo non prendermela con chi fa il suo lavoro. Cioè, magari se non me spaletti ( e non Spalletti, ahimé ) arrivo da Celestino.








Aò romanista, ma lo sai che Zeman in ceco vuol dire piccolo proprirario terrierio, uno che c’ha a che fare con la terra (země = terra)? E’ un segno del destino: un popolo di contadini conquisterà il mondo e gli darà le sue leggi!
Tra l’altro in ceco ciao si dice Ahoj con un’aprezzabile assonanza con Aò e “uvidime se = se vedemo” con perfetta consonanza: il legame tra Roma e l’Impero passa per la Repubblica ceca.
L’anno prossimo tutti a Villa Mira a studiare il ceco per ottenere un’intervista nella lingua del Boemol!!!
Immaginavo che il congnome del Boemo significasse qualcosa. Io speravo di fargli un’intervista per Settembre. Vuoi venire?
Beh, sarebbe un’oppurtinità che non mi potrei perdere.
Per ora il massimo che io ti posso offrire è un giro per la biblioteca di slavistica a villa mirafiori, ci dovrei passare quasi tutta la settimana prossima, e una merenda in zona.
Se ti vuoi accostare agli scaffali delle traduzioni dal ceco, sono a tua disposizione.