Il grande piano edilizio, con il quale il rettore Luigi Frati intende allargare e ristrutturare il nostro ateneo, prevede cambiamenti anche per la facoltà di Filesuso: dal prossimo luglio, infatti, gli studenti di archeologia dell’ex facoltà di Scienze Umanistiche perderanno la sede di via Palestro. La delibera del Senato Accademico del 9 marzo 2010 stabilisce, infatti, che lo stabile in questione cambi destinazione d’uso, passando da «centro di attività didattica e ricerca a residenza per professori visitatori o studenti». Come si legge dalla delibera del Consiglio di Amministrazione n. 288/11, Affari patrimoniali 4.1, del 6 dicembre 2011, la ristrutturazione della struttura sarà cofinanziata dal Miur, come prevede il bando, approvato il 7 febbraio 2011, a cui la Sapienza ha partecipato per ottenere finanziamenti relativi alla realizzazione di alloggi e residenze universitarie. Un iter burocratico che è partito ben due anni fa, ma di cui gli studenti non sono stati informati fino ad oggi; è interessante notare poi che nelle delibere con cui si è approvata passo dopo passo la ristrutturazione, dal primo progetto all’assegnazione di un ingegnere che dirigerà i lavori, non vengano menzionate in nessun modo le attività che oggi hanno sede nello stabile, parlandone come se fosse vuoto.
La creazione di un nuovo studentato, posto vicino alla Città universitaria e a un passo dalla stazione Termini, non è certamente un fatto di per sé negativo: il problema è che, a poco più di un mese dall’avvio della ristrutturazione, l’amministrazione centrale non ha ancora assegnato alcuna sede alternativa per le numerose attività che gravitano intorno al polo di via Palestro. L’edificio, infatti, non soltanto ospita le funzioni di didattica e ricerca della sezione di Archeologia Preistorica e Protostorica ma è anche sede di una sezione della Biblioteca di Scienze dell’Antichità e del Fondo Librario Ciasca, dove sono conservati volumi non reperibili altrove e, quindi, fondamentali per lo studio e la ricerca di studenti e professori. La struttura, inoltre, coordina sei dei tredici Grandi Scavi d’Ateneo e numerose missioni archeologiche che hanno portato gli studenti della Sapienza anche nei siti più conosciuti, come Ebla e Arslantepe. Parte dei reperti ritrovati durante le missioni sono custoditi nel Museo del Vicino Oriente ospitato dalla struttura. Appare chiaro, quindi, come l’eventuale smembramento delle varie attività renderebbe impossibile la fondamentale interazione tra didattica e ricerca che ha determinato il successo del polo.
Nonostante i docenti di archeologia abbiano scritto una lettera direttamente al rettore Frati e gli studenti abbiano formulato un comunicato , in cui denunciano la mancanza di certezze per il loro futuro e la necessità di risposte in tempi brevi per impedire l’arrestarsi dell’attività di ricerca, niente è stato ancora comunicato in via ufficiale. Per ora circolano solo voci su un possibile trasferimento in sede centrale o nell’ex-edificio delle Poste di Via dello Scalo di San Lorenzo, dove però ancora devono essere ultimati i lavori di ristrutturazione.
La perdita di una sede per la nostra facoltà, la cui situazione delle biblioteche e delle strutture non è di per sé già buona, rischia, quindi, di compromettere l’attività di ricerca e la formazione di tanti ragazzi: un problema cui il rettore Frati è chiamato a rispondere.







Mi permetto una piccola precisazione: non sono solo gli ex studenti di archeologia di Scienze Umanistiche a perdere uno spazio di formazione, ma anche quelli dell’ex Lettere e Filosofia, essendo stata quella la sede ultraventennale del Laboratorio di Topografia e cartografia antica.
Hai ragione Riccardo, purtroppo questa situazione danneggia tanti studenti e la nostra facoltà in toto. Grazie della precisazione.
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