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Un potpourri di cose, di vite, di anime: Brunori Sas @ San Lorenzo Estate

Un potpourri di cose, di vite, di anime.

Essenze profumate di vite spezzate dai debiti, da amori falliti, finiti, dopo anni, per colpa del buon Dio che ha ingiustamente cancellato Bruno, l’unico elemento che rendeva un’altra vita felice, anche se ormai coperta dalla polvere della quotidianità, dalle notti nello stesso letto, con la stessa marca di sigaretta, con la solita enigmistica.

Essenze profumate di assenza, di senso di vuoto,di malinconia, e di amore. Quanto amore ritrova Mario negli occhi della moglie paziente, che non rinfaccia mai niente, abbassa solo gli occhi e perdona l’ennesima bugia dei debiti di gioco che non sfameranno le voraci e supplichevoli bocche dei figli.

Un mondo che si illude, che si accontenta, che fugge, ma che soprattutto si porta tutto dietro e continua a sopravvivere, tornando alla vita normale e popolare della fila alla posta, al supermercato o anche per entrare in chiesa.

Anche Brunori Sas alias Dario Brunori è fuggito da Guardia Piemontese (Calabria), dove non c’era più niente da fare; non voleva cantare, contare né pregare. È fuggito, ma non se n’è mai andato, e sono le sue canzoni a raccontare tutto quello che ha visto, e che s’è portato via. Ti racconta le storie della sua vita, e altro ancora di gente per bene che può rappresentare la maggior parte degli italiani, che come lui hanno sbattuto la testa. Fiero (o almeno credo) di essere italiano, e ci piace così: semplice cantautore che non è altro.

Brunori Sas riesce quasi ad ingannare, con quella montatura pesante e nera e quel baffo da ragioniere educato potrebbe trasmettere estrema sobrietà. Ma poi sul palco con la sua chitarra in braccio, riesce ad irrorare il pubblico di una carica sovrannaturale, e ti ritrovi nel bel mezzo del concerto a dondolare e sbattere sulla spalla del vicino che non conosci, sorridendo con quel fare un po’ stupido. Lui sale sul palco tranquillo, con le sue camicette improbabili e con l’aria un po’ timida; poi inizia a riscaldarti con un sorriso universale che si trasforma in energia, simpatia, quasi pazzia, ben espressa anche dal suo riprodurre perfettamente il verso della gallina (in Animal Colletti).

Con Vol. 2 Poveri Cristi, ha superato a pieno “la prova del secondo album” ed è rimasto lui cantando ancora la storia di anime in pena, di anime che non avranno mai una resurrezione e che non troveranno mai le giuste attenzioni: lui, con la capacità di rendere nostri anche racconti, forse, d’altri tempi.

Il 15 giugno ha suonato a Roma, al festival Supersanto’s nel quartiere di San Lorenzo, e di fronte al cimitero del Verano ha detto che avrebbe duettato volentieri con una persona che si trova lì, con chiaro riferimento al suo conterraneo Rino Gaetano. Insomma, solo stima per un cantautore che non si è ancora montato e ti ringrazia con una stretta di mano per essere stata lì in prima fila, scatenata ad ascoltarlo delirare.

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Brani vivamente consigliati: Rosa; Fra milioni di stelle.

 

Ludovica Angelini

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