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Ἀτλαντίς – Appunti di Archeologia subacquea

Baiae: il ninfeo sommerso

Baiae: il ninfeo sommerso

Spesso l’estate è momento privilegiato per le campagne di scavo archeologico. Ci siamo limitati finora a parlare dello scavo stratigrafico “classico”, potremmo dire “terrestre”; prendiamo oggi in considerazione la possibilità di estendere la ricerca archeologica al mondo subacqueo, non necessariamente marino. L’Archeologia subacquea comprende infatti, oltre all’ambito sottomarino, quello lacustre, lagunare e fluviale: ognuno con specifici obiettivi e metodologie, dettati dalle condizioni proprie del contesto di indagine. Senza contare settori particolari, quali l’Archeologia dei pozzi e degli ipogei, o quella navale.

Ustica: uno scavo di Archeologia subacquea

Ustica: uno scavo di Archeologia subacquea

Se da un lato l’Archeologia subacquea può ispirarsi alle stesse regole, procedure o finalità che contraddistinguono gli scavi di superficie, dall’altro la particolare situazione che caratterizza lo studio di contesti sommersi impone inevitabilmente un metodo autonomo, nonché la disponibilità di strumentazione tecnica idonea. La necessità di affrontare difficoltà particolari, come la discesa e la permanenza in acqua degli Archeologi, l’utilizzo di mezzi specifici e il ricorso ad adeguate tecniche di ripresa fotografica hanno determinato la definizione metodologica della disciplina dalla fine degli anni ’50 del XX secolo. Gli albori dell’Archeologia subacquea si possono comunque far risalire al ‘500, con i primi tentativi di recupero delle navi di Caligola nel lago di Nemi. Non solo di relitti si occupa chiaramente questa affascinante disciplina: lo studio dei relitti ne è un aspetto peculiare, forse il più noto, senza dubbio fondamentale per la comprensione e la ricostruzione delle vie commerciali e le dinamiche economiche del mondo antico. Ricordo a tal proposito che spesso è possibile rinvenire nelle anfore tracce del loro contenuto, altrimenti identificabile, nei casi più fortunati, in base a graffiti, bolli impressi o iscrizioni dipinte (tituli picti), che possono anche fornire informazioni sul peso dell’anfora e del contenuto, sul commerciante, la provenienza, il destinatario, la data consolare, le note di magazzino, ecc.

Archeologia lacustre: le navi di Caligola a Nemi

Archeologia lacustre: le navi di Caligola a Nemi

Ferma restando l’importanza di anfore e relitti quali oggetti di studio dell’Archeologia subacquea, è inevitabile il riferimento a siti antichi interamente sommersi: Baiae in provincia di Napoli, o Menouthis e la parte costiera di Alessandria in Egitto, ma ne esistono molti altri. Esemplare il caso di Baiae nell’ambito della fruizione subacquea: non solo il parco archeologico sommerso è visitabile dalla superficie con un battello, ma sono anche organizzate immersioni in alcune aree del sito.
Parlavamo dei mezzi specifici, necessari durante le immersioni: un ruolo fondamentale ha la nave d’appoggio. Non solo imbarcazione di trasporto, ma laboratorio di superficie: supporto funzionale alla sicurezza degli Archeologi,

Tituli picti sul collo di un'anfora

Tituli picti sul collo di un'anfora

base per le comunicazioni con gli operatori, centro di documentazione e prima elaborazione dei dati raccolti, temporaneo magazzino dei reperti portati in superficie. Inutile dire che la lunga permanenza in acqua comporta un trattamento e un restauro specifici per i manufatti rinvenuti.
Caratteristica è inoltre la raccolta di dati entro un sistema di quadrettatura di rilevazione, una sorta di mosaico che metta in connessione le informazioni ricavate, anche tenendo conto della difficoltà di effettuare un indagine su vaste aree. Indispensabile, infine, un sistema informatizzato di elaborazione grafica che permetta la lettura di documentazione fotografica a grande profondità.
Per approfondire lo studio archeologico delle testimonianze subacquee la giusta lettura è Archeologia subacquea. Storia, tecniche, scoperte e relitti di Piero Alfredo Gianfrotta e Patrice Pomey (Mondadori).

Nave d'appoggio e cantiere subacqueo

Nave d'appoggio e cantiere subacqueo

Alessandria d'Egitto

Alessandria d'Egitto

Gianfrotta, docente di Topografia antica presso l’Università degli Studi della Tuscia, è considerato uno dei fondatori del metodo archeologico subacqueo condotto secondo criteri scientifici. Chiudiamo quindi l’articolo con una sua citazione, a proposito dell’autonomia disciplinare (sostenuta da diversi studiosi) dell’Archeologia subacquea rispetto a quell’Archeologia che abbiamo definito terrestre. Sicuramente l’indagine subacquea è svolta con mezzi, strumenti e procedimenti peculiari, ma può davvero essere scissa dall’Archeologia in senso lato e considerata uno studio indipendente? Non è forse l’obiettivo finale dell’Archeologo, anche di quello subacqueo, la «ricostruzione delle civiltà antiche»?
Il prof. Gianfrotta afferma che non si tratta di «sfera autonoma, né disciplina archeologica, ma soltanto tecnica particolare al servizio dell’Archeologia; tecnica che permette all’Archeologia di estendere il suo campo d’indagine al vasto e ricco mondo subacqueo».

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