Macrocosmo che diventa microcosmo: una “realtà parallela”, come ci suggerisce il titolo di questa mostra di Alberto Di Fabio (1966), in corso alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna fino al prossimo 22 luglio.
Nell’inusuale spazio del corridoio di raccordo tra il vecchio e il “nuovo” (del 1930) edificio della Galleria, mai utilizzato per una mostra, è esposta questa installazione site-specific dell’artista abruzzese: un po’ trittico, un po’ vetrata istoriata, ma certamente una sintesi del suo lavoro, composta da sessanta elementi di carta cinese intelaiata (70×50) realizzati tra il 2007 e il 2010 e ispirati a microrganismi e a “processi di determinazione della fisica”, come lo stesso artista ha dichiarato in un’intervista.
Di Fabio ha spiegato di essere passato, in gioventù, da un soggetto macroscopico – come le montagne abruzzesi – a un soggetto microscopico, all’interno del mondo della chimica e della fisica, suscitato dai libri scientifici della mamma (un’insegnante di scienze naturali) e della sorella (una dottoressa), cercando di tradurre in pittura appunto quelle teorie scientifiche.
Quest’installazione dà appunto quest’idea: la prima impressione, infatti, è quella di trovarsi davanti a riproduzioni di cellule neuronali, per poi perdersi dentro a questa sintesi tra ordine e caos, dove si alternano riquadri “geometrici” ad altri più “lirici”, ma nel complesso è tutto così omogeneo e grande da avvolgerti in un’altra dimensione, dove il confine tra arte e scienze si fa labile, e dove i colori – tutti sui toni del grigio-azzurro-violetto – trasmettono una sensazione di calma e tranquillità. Senza accorgersene ci si ritrova incantati e a testa in su, a cercare di leggere uno per uno gli elementi dell’opera.
La scelta della Galleria non è affatto casuale, poiché l’artista, ai tempi del liceo – studente dell’Artistico di via Ripetta – era solito frequentarla per ammirare i lavori dei suoi “maestri” o per fermarsi a disegnare dal vero: anche il luogo stesso dell’installazione può simbolicamente leggersi come un dialogo con i grandi artisti del Novecento che lo hanno ispirato, presenti nella sala antecedente il corridoio.
Contemporaneamente all’esposizione è stato pubblicato un catalogo, che oltre a documentare la mostra, storicizza il lavoro di Di Fabio: di notevole visibilità espositiva all’estero ma limitata in Italia (si tratta della prima mostra in un ambiente istituzionale per il pittore).
La mostra è curata da Pierpaolo Pancotto e Angelandreina Rorro.
«Dipingo prevalentemente sulla carta, perché lo scorrere del pennello mi dà un grande senso di libertà e poi questo colore che si stratifica sulla carta e la muove mi dà l’impressione di un tempo sedimentato» (Alberto Di Fabio).
Francesca Castellani





