È un torrido 8 giugno 2012 quando il Dipartimento di Storia, Culture, Religioni si riunisce in seduta straordinaria per discutere un’importante questione di cui, spesso, si parla troppo poco: l’attribuzione delle borse di studio ai corsi di dottorato. Da pochi giorni è stato pubblicato il bando per il 28° ciclo e la Commissione Istruttoria, composta da membri nominati con decreto rettorale (non eletti) e praticamente invariata da oltre quattro anni, ha assegnato gli “stock” di borse. A guidare le decisione della Commissione, i criteri stabiliti dal Senato Accademico nella seduta del 30 gennaio 2012: minimo sei borse per ogni corso di dottorato, minimo quindici docenti tra ordinari e associati. Del perché siano stati scelti questi criteri, ne abbiamo già scritto.
La seduta si conclude con una decisa presa di posizione: il Consiglio di Dipartimento approva, all’unanimità, una mozione polemica riguardante tale assegnazione, prontamente pubblicata sul sito del Dipartimento. Cosa si chiede in tale documento? Il Dipartimento chiede al Magnifico Rettore «di rendere noti i criteri in base ai quali la Commissione istruttoria ha deciso la ripartizione del numero di borse tra i dottorati, nonché di pubblicare nel sito della Sapienza i Collegi dei docenti e i programmi di formazione dottorale di tutti i dottorati e Scuole di dottorato che risultano essere stati attivati per il 28° ciclo».
Incuriositi dal documento siamo andati da Mariano Pavanello, ordinario di Antropologia nonché Direttore del Dipartimento, per farci spiegare qualcosa in più sulla questione: l’intervista è stata pubblicata da poco sul nostro Giornale. Alcune delle cose raccontateci da Pavanello ci sono sembrate abbastanza gravi: «Finora siamo di fronte a una FORTE opacità. [...] Quali altri criteri ha utilizzato tale Commissione per definire il numero delle borse attribuite ai singoli Corsi di Dottorato? Questo non è dato sapere. [...] Mi risulta che c’è un dottorato il cui Coordinatore non figura tra il personale docente in servizio, [...] se il Coordinatore non è tra il personale docente in servizio, beh, forse sarebbe opportuno indagare e capire quali sono i componenti del suo Collegio docenti».
A quale Coordinatore faceva riferimento Pavanello? A quale Collegio? Abbiamo cominciato a cercare. Tra i Corsi di Dottorato del 28° ciclo, l’unico che sembra corrispondere al profilo è quello in Storia dell’Europa, coordinato da Giovanna Motta: la professoressa non figura in alcuna lista docenti dell’ateneo. Siamo andati, allora, a verificare i componenti del Collegio docenti del dottorato in questione: operazione tutt’altro che semplice, visto che la maggior parte dei corsi di dottorato si guardano bene dal rendere pubblici tali elenchi nei loro siti.
Il Collegio del Dottorato di Storia dell’Europa ha solo dieci professori tra associati e ordinari della Sapienza (undici con Francesco Dante che però, alla verifica fatta sui dati online, non risulta tra gli incardinati della Sapienza); tra questi Antonello Folco Biagini, marito di Giovanna Motta, Prorettore alla Cooperazione Internazionale e membro della Commissione Istruttoria per l’assegnazione delle borse di dottorato. Per raggiungere il numero minimo di quindici docenti indicato dal Senato Accademico, bisogna conteggiarne anche alcuni afferenti a università straniere: uno dell’Universidad Autónoma de Madrid, uno concesso dall’Université de Paris XII-Val-de-Marne, un’altra fornita dalla Okan University di Istanbul e ben due professori dall’università rumena Babeş-Bolyai/Cluj-Napoca.
Quella di utilizzare nel proprio collegio docenti un’alta percentuale di afferenti a università estere (33% circa), per raggiungere il numero minimo tra ordinari e associati, è una pratica così diffusa all’interno del nostro ateneo? A quanto pare no. Ecco una tabella nella quale vi forniamo i dati riguardanti alcuni corsi dottorali di area umanistica:
|
Nome dottorato
|
Borse |
Associati/Ordinari università italiane – tra parentesi i non afferenti alla Sapienza |
Docenti università straniere |
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Civiltà, culture e società dell’Asia e dell’Africa |
7 |
33 (8) |
0 |
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Filologia e storia del mondo antico |
7 |
29 (1) |
0 |
|
Scienze storiche, antropologiche e storico-religiose |
6 |
37 (0) |
0 |
|
Storia dell’Europa |
6 |
10 (0) |
5 |
|
Storia dell’Arte |
9 |
22 (4) |
4 |
L’unico altro corso di dottorato che presenta docenti di università straniere, quello in Storia dell’Arte, raggiunge il numero minimo senza bisogno di conteggiarli e, comunque, presenta un numero complessivo di docenti maggiore (la percentuale degli stranieri è solo del 15 % circa).
Dunque, senza addentrarci nei cavilli del problema specifico, ovvero se il Corso di Dottorato in Storia dell’Europa sia o meno in possesso dei requisiti minimi necessari, l’intera questione pone una serie di problemi e interrogativi ai quali sarebbe bene dare pronta ed esaustiva risposta, se si vogliono perseguire gli obiettivi di trasparenza, legalità e imparzialità sbandierati nel Codice Etico recentemente approvato dalla Sapienza.
È possibile che un docente faccia parte del Collegio Docenti di un Corso di Dottorato e, contemporaneamente, sieda nella Commissione Istruttoria chiamata a giudicare l’assegnazione delle borse? Possiamo considerare questo problema come un “conflitto di interessi”? È possibile che una Commissione così importante per la vita economica e scientifica dell’ateneo più grande d’Europa sia composta da membri nominati dal Rettore e rimanga quasi invariata per oltre quattro anni? Ma la domanda più importante potrebbe essere: su quali criteri, oltre al numero dei docenti, si è basata la Commissione Istruttoria per assegnare gli “stock” di borse ai corsi di dottorato?
Proprio a causa dei vistosi scarti quantitativi non sarebbe opportuno rendere conto dei criteri usati? Perché, con un numero nettamente inferiore di docenti, il Corso di Dottorato in Storia dell’Arte riceve più borse di altri corsi? Addirittura il 50% in più di borse rispetto a quello in Scienze Storiche, Antropologiche e Storico-Religiose, che conta quindici docenti in più (quanti ne sarebbero bastati a far richiesta per un altro “stock” di sei borse!). Si spiega tutto con il valore intrinseco dei progetti presentati? Questo vorrebbe dire che 37 docenti del nostro ateneo non sono stati in grado di scrivere un progetto di dottorato decente, mentre altri dieci ne hanno scritto uno favoloso, al punto tale da meritare lo stesso numero di borse? Del resto i progetti sono valutabili da chiunque, basta aprire questa pagina e leggere gli obiettivi dei singoli corsi di dottorato. Ci si potrebbe chiedere, così facendo, anche un’altra cosa: perché la maggior parte dei corsi di dottorato sembrano richiamare, già dal titolo, delle macro-aree di studio, mentre quello coordinato dalla prof.ssa Motta sembra far riferimento a un ristretto numero di settori scientifico-disciplinari?
Vista l’enorme cifra sulla quale, ogni anno, la Commissione Istruttoria è chiamata a decidere (si parla di oltre 550 borse, quest’anno, ognuna delle quali verrà a costare, alla fine del triennio, circa 50.000 euro, per un importo totale di oltre 28 milioni di euro), ci sembra che questi interrogativi siano fondamentali per la vita democratica dell’ateneo. Attendiamo, ora, una serie di risposte: magari entro il 20 luglio, data in cui scadranno le iscrizioni ai concorsi per i futuri dottorandi, tra cui anche quelli che vorranno tentare l’accesso al Corso in Storia dell’Europa.
Michelangelo Pecoraro & Fabio Poroli










grazie mille per il riassunto e la ricerca… un lavoro non solo difficile ma anche deprimente!
La Sapienza invoglia proprio a venirci a lavorare…
Complimenti per l’articolo. Complimenti pure ai docenti, questo è un bel modo per contribuire a migliorare l’immagine della nostra università. Avanti così.
Più di 28 milioni di euro? alla faccia della crisi… magari questo, che insegna storia dell’europa, poi in classe fa pure i predicozzi sugli errori economici degli stati nei periodi di recessione e spiega perché e come vanno spesi i soldi.
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Menomale che ci sono questi due dottorati (storia dell’arte e storia dell’europa orientale) ad avere più borse e dare più possibilità ai laureati per concorrere a un posto finanziato…Se non ci fossero nemmeno questi due corsi, le borse sarebbero veramente poche in Sapienza.
Sarcasm? Spero proprio di sì, visto che i soldi complessivi stanziati sono quelli, e si discute su come vengano gestiti e in base a quali criteri: non è che siccome c’è Storia dell’Europa o Storia dell’Arte ci sono più borse. Evidentemente ci sono dottorati che sembrerebbero meritare più borse di altri, che invece ne meriterebbero di meno: e se non è così ci dovrebbero spiegare sulla base di quali criteri sono stati assegnate queste borse. Spiegazioni che ancora non sono arrivate.
Beh, semplice. Basta andare su internet e vedere tutte le attività organizzate dal dottorato Storia d’Europa. Non basta tanto per capire che si tratta del dottorato più attivo della Sapienza e poi si chiedono perchè abbia 3 borse in più, quando moltissimi altri dottorati (se non la totalità) si adagiano sul “dolce far niente”.
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