Come previsto dal calendario reso noto dal ministero, nelle ultime settimane si sono svolte le prove d’accesso ai Tfa a cui sono seguite non poche polemiche. Gli aspiranti insegnanti che in questi giorni hanno affrontato quello che è stato definito il “quizzone” hanno criticato soprattutto l’eccessivo nozionismo delle prove, considerate inadatte a individuare i futuri insegnanti, ma molto utili a compiere una rigida selezione tra i tanti partecipanti. Un esempio su tutti: la prova per la classe di concorso A036 in Filosofia, psicologia e scienza dell’educazione per il Liceo delle Scienze Umane ha visto, su 588 posti disponibili in tutta Italia, solo 141 ammessi (circa il 3% dei partecipanti). A ciò si aggiungono i non pochi errori nei quesiti che non hanno risparmiato l’ennesima figuraccia al ministero. Un gruppo di laureati in Spagnolo ha addirittura scritto una lettera direttamente al ministro Profumo per segnalare ben sei domande errate o ambigue presenti nel test per la classe di concorso A445-A446. Esaminiamo quindi i contenuti di alcune prove d’accesso di area umanistica:
-Classi di concorso A043 e A050: insegnamento di materie letterarie per le scuole medie e gli istituti tecnici. Gran parte dei quesiti di argomento letterario partono da citazioni di versi di cui si chiede di individuare l’autore o l’opera. Gli scrittori e le opere in questione sono quasi tutti grandi nomi della letteratura italiana, studiati di certo anche al liceo: Montale, Dante, Tasso, Alfieri, Petrarca, Pascoli. In altri quesiti si chiede di associare l’autore all’opera o viceversa: qui agli scrittori più conosciuti come Ungaretti con Il dolore, Leopardi con Discorso sulla Batracomiomachia e Fogazzaro con Daniele Cortis, troviamo anche autori più recenti come Baricco con Oceano mare, Guglielmi e Pagliarani con il loro Manuale di poesia sperimentale e scrittori di certo meno conosciuti come Dino Compagni con Cronica delle cose occorrenti ne’ tempi suoi, Anna Maria Ortese, autrice di Il cardillo addolorato. Quattro sono i quesiti meramente nozionistici per i quali è necessario sapere la data di pubblicazione di alcune opere, tra cui il Sentimento del Tempo di Ungaretti e la Gerusalemme conquistata di Tasso. La parte relativa alla storia pare strettamente legata alla conoscenza di date, alcune fondamentali, altre meno: la morte di Caio Gracco, la battaglia della foresta di Teutoburgo, la fine della guerra del Peloponneso, la battaglia di Azio, la Lunga Marcia in Cina e altre. Un inquietante silenzio su Risorgimento, unità d’Italia e guerre mondiali. I quesiti di ambito geografico si concentrano sulla geografia fisica: confini, laghi, capitali e nazioni. Altro inquietante silenzio è quello sulla geografia italiana: nessuna domanda verifica la conoscenza geografica del Bel Paese; di regioni, capoluoghi, monti o fiumi italiani neanche l’ombra.
-Classe di concorso A051: insegnamento di materie letterarie e latino nei licei e nell’istituto magistrale. Anche in questo test alcuni quesiti riportano dei versi di cui si deve individuare l’autore: un sonetto di Foscolo, Il tramonto della luna di Leopardi, una poesia di Alfieri, alcune rime di Giovan Battista Marino e Primo Levi non particolarmente famose. Si chiede inoltre di associare autore e opera: qui le domande si concentrano sulla letteratura contemporanea con, ad esempio, La beltà di Zanzotto, Diceria dell’untore di Bufalino, Stella variabile di Vittorio Sereni e un racconto di Dino Buzzati di cui il testo della prova riporta il titolo sbagliato Qualcosa era accaduto invece che Qualcosa era successo; il ministero si è permesso di correggere Buzzati scegliendo un termine più aulico. Questo, comunque, non è il solo errore presente nel test: al quesito cinque si chiede di scegliere la corretta definizione di “variante” in filologia. Peccato però che nessuna delle quattro risposte sia quella giusta. La parte storica richiede la conoscenza di date, forse più famose rispetto a quelle presenti nel test per l’insegnamento nelle scuole medie: la battaglia di Lepanto, l’entrata in vigore della Costituzione degli Usa, l’anno di fondazione della Giovine Europa. Due quesiti sono dedicati al periodo risorgimentale e uno alla seconda guerra mondiale. Nella parte di geografia compare una sola domanda relativa all’Italia in cui si chiede di che arcipelago fa parte l’isola di Favignana; per il resto, i quesiti riguardano Africa, Sud-Est asiatico e America. Le ultime quattordici domande verificano la conoscenza della grammatica e della letteratura latina. Gli autori citati sono i classici studiati anche al liceo: Virgilio, Nevio, Terenzio, Tacito, Quintiliano. I quesiti di grammatica toccano vari argomenti: periodi ipotetici, perfetti, gerundivo, nominativi e accusativi di sostantivi di terza declinazione.
-Classe di concorso A052: insegnamento di materie letterarie, latino e greco al liceo classico. Giunti a quella che potremmo definire l’elite degli insegnanti, quelli del liceo classico, ci si accorge subito come il ministero abbia voluto compiere una selezione strettissima, proponendo quesiti decisamente più difficili rispetto a quelli presenti negli altri test. In che senso però “difficili”? Le domande di letteratura si concentrano su autori oggettivamente poco conosciuti: Enzo Striano, Emilio Cecchi, Carlo Michelstaedter, Camillo Sbarbaro; compaiono poi timidamente anche alcuni autori classici, come Dante, Carducci, Machiavelli. Stando a questi quesiti, il professore del liceo classico si distingue dagli altri perché conosce più autori di nicchia o la data di pubblicazione del Gattopardo (da scegliere, tra l’altro, tra quattro date molto vicine). La parte storica prevede una conoscenza meramente nozionistica di leggi, date, editti e trattati. Un professore di storia del liceo classico deve avere, per il ministero, necessariamente una memoria di ferro per ricordare la data del trattato di Portsmouth e quella della “legge Acerbo” e, soprattutto, per riconoscerle tra quattro date consecutive; tralasciando il fatto che un professore di storia al liceo classico insegnerà tutto un altro periodo storico. I quesiti di geografia non toccano minimamente il territorio italiano, ma a questo ormai siamo abituati. La parte di latino e greco è abbastanza complessa e richiede anche qualche traduzione simultanea di brevi frasi e la conoscenza di nozioni basilari di grammatica storica. Una “difficoltà” sicuramente più sensata di quella della parte di letteratura italiana, perché vengono toccati argomenti importanti, la cui conoscenza non è fine a se stessa: apofonia indoeuropea, forme verbali greche; in letteratura, autori come Seneca, Ennio, Esiodo, Omero. Chi sarà ammesso alla prova successiva dovrà affrontare la prova più temuta: la versione di greco e quella di latino. Sicuramente la capacità di destreggiarsi bene in una traduzione scritta è un requisito fondamentale per l’insegnamento delle lingue classiche, ma forse occorrerebbe che i professori universitari riflettessero sulle modalità con cui gli studenti vengono formati a tradurre. Guardando ad esempio al Corso di Laurea triennale di Studi italiani, non è preoccupante che non sia previsto alcun esame di traduzione scritta? Come si può pretendere di formare dei professori in grado di tradurre con una certa elasticità solamente con esami orali?
Il quadro degli insegnanti di domani che emerge dalle prove d’accesso ai Tfa non è quindi rassicurante: il rischio è quello di precludere la strada dell’insegnamento a tanti studenti validi che hanno privilegiato, nella loro carriera scolastica e universitaria, uno studio organico piuttosto che nozionistico. Sicuramente, grazie a prove d’accesso pagate a peso d’oro, il ministero ha raccolto una notevole somma, che ci auguriamo verrà spesa a vantaggio di tutti. Essendo la prima prova di questa nuova modalità di reclutamento del corpo insegnante, gli interrogativi sono ancora tanti, ma forse quello che più sta a cuore ai neolaureati che sognano una cattedra è sapere se insegnanti ci diventeranno davvero dopo il Tfa.







avevo già sentito da amiche l’assurdità dei test per la classe di latino e greco, ho dato inoltre uno sguardo alla 037 (storia e filosofia), non mi è sembrata eccessivamente complicata, almeno per la parte storica, forse un pò meno quella filosofica, qua tenete conto di altri alti e bassi nella difficoltà (in certi casi potremmo dire assurdità, ché sapere certe cose oltrepassa la specializzazione e il nozionismo e rientra nella categoria Trivial Pursuit).
La domanda perciò è, anche tenendo conto della “riforma” nella disponibilità di insegnamenti di cui avete dato notizia l’altro giorno, che idea di università e di scuola si sta profilando? Cos’è lo studio?
Classe 37/A filosofia e storia. Direi che il test non era assolutamente facile, non credo che tutti ricordassero che fosse stato Benedetto XV a pronuciare la frase “Inutile strage” o che Adriano VI fosse stato l’ultimo papa non italiano prima di Giovanni Paolo II o ancora che l’ enciclica Rerum Novarum fosse di Leone XIII. In filosofia non credo che tutti abbiano letto “Naming and Necessity” di Saul Aaron Kripke o “Principia ethica” di George Edward Moore. Non credo che tutti possano conoscere Sigieri di Brabante. Con ciò non ho nulla da recriminare a questo test. E’ giusto che una preselezione abbia delle difficoltà, non voglio nulla in regalo. Tuttavia non si dica che era semplice, perchè non lo era. La mia “rabbia” nasce solo dai quesiti inerenti la comprensione del testo. Vere e proprie domande-tranello. I dieci quesiti erano stati presentati come “volti all’accertamento di conoscenze grammaticali” ed io ho rispolverato il tomone di grammatica.Fatica inutile perchè di domande di grammatica neanche l’ombra. Cadere su questi quesiti è stato odioso. Cadere su un quesito di storia o filosofia è motivo di feconda autocritica e voglia di approfondire le mie materie. Ma non superare un test per la maledetta “comprensione” del testo è da pazzi.
Come spesso accade si parla soltanto gli errori delle facoltà umanistiche, ma errori ed ambiguità si sono susseguiti nei test di selezione del TFA per le facoltà scientifiche.
Addirittura nella classe A042 (Informatica) si sono registrate oltre 10 domande sbagliate, mal poste o ambigue.
Forse ormai non serve più un professore a scuola, l’essenziale è un computer. Non vogliono una formazione umana né umanistica, solo risposte flash a domande da superquiz. Non serve a nulla che un aspirante docente di Lettere, Latino e Greco sappia tradurre o scrivere, amare le sue discipline e saperle commentare con la passione necessaria. Non importa che si conosca la lingua italiana perfettamente, una “x” è eloquente più di ogni altra parola e testimonia tutto il sapere di una persona. Non importa che si conosca la poetica di un letterato, bisogna saper istantaneamente capire da dove sia stata estrapolata taluna frase o parola. Gli autori maggiori sono più in ombra dei minori, la storia va studiata nei suoi fatti più nascosti, lo studio di preparazione non ha fonti sicure né programmi definiti. Forse pretendere di sapere su quali argomenti si sarà esaminati è come pretendere di non sentirsi di troppo in una sede dove tante povere vittime hanno osato lasciarsi ospitare, tentando presuntuosamente un’impresa eroica e sovrannaturale, pena la perdita di dignità e un alto grado di sfiducia…verso le cose, verso il sistema, ma vi prego ragazzi, facciamo in modo che non sia verso noi stessi!
L’elite degli insegnanti??? Ma chi ha scritto quest’articolo?
Ridicolo e patetico…
Le CdC di Lettere hanno pari dignità e stupisce che qualche classicista si senta davvero così superiore se non conosce Cecchi, Michelstaedter, Sbarbaro…
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