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	<title>Il Giornale di Letterefilosofia.it &#187; Editoriali</title>
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		<title>Per brevità chiamata Filesuso</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 14:37:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Spangenberg Yanes</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[FiLeSUSO]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia Lettere Scienze Umanistiche Studi Orientali]]></category>
		<category><![CDATA[Gaetano Lettieri]]></category>
		<category><![CDATA[Humanities]]></category>
		<category><![CDATA[sapienza]]></category>

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		<description><![CDATA[La facoltà umanistica della Sapienza decide di dotarsi di un nome meno ridicolo, ma degli studenti chissenefrega. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se anche voi provate un po&#8217; di pudore o vergogna quando dovete confessare ad amici e parenti che siete iscritti a “Filosofia, Lettere, Scienze Umanistiche e Studi Orientali” (o non lo dite affatto e continuate a parlare di “Lettere”), se avete pensato di chiedere i danni al Consiglio di Facoltà per l&#8217;impresa epica di contenere il nome della Facoltà in un solo rigo sul frontespizio della tesi, se siete stanchi di sentir dire in giro che studiate nella Facoltà di “Failsuso”, converrete che <strong>urga sostituire questa denominazione</strong>, nata dalla mera giustapposizione dei nomi delle vecchie Facoltà umanistiche della Sapienza e concepita come provvisoria. Parimenti sarebbe opportuno riformulare in modo più sintetico <strong>anche i nomi di alcuni Dipartimenti</strong>, informati anch&#8217;essi dall&#8217;esigenza di dare visibilità a tutte le discipline studiate al loro interno: Dipartimento di Scienze documentarie, linguistico-filologiche e geografiche; Dipartimento di Storia dell&#8217;arte e spettacolo – Arti visive, digitali, teatro, cinema, danza, patrimoni culturali [<em>sic</em>, anzi <em>sigh</em>]; Dipartimento di Storia, culture, religioni; Dipartimento di Studi europei, americani e interculturali; Dipartimento di Studi greco-latini, italiani, scenico-musicali.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi ha seguito nell&#8217;ultimo anno <a href="http://www.letterefilosofia.it/2011/06/crisi-didentita-per-la-facolta-di-robba-umana/">il dibattito</a> sulla scelta di una nuova denominazione per la Facoltà, accoglierà con gioia la <strong>nuova sezione del sito internet di Filesuso, “<a href="http://www.filesuso.uniroma1.it/?q=node/295">Un nome alla Facoltà?</a>”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Con meno entusiasmo, però, verificherete subito che <strong>la funzione è accessibile ai soli docenti</strong>. Insomma, Filesuso non è certo l&#8217;Islanda che ha riscritto nel 2011 la propria costituzione avvalendosi del contributo di ogni cittadino su facebook e twitter (rinfrescatevi <a href="http://www.letterefilosofia.it/2011/06/i-rappresentanti-sono-un-optional/">qui</a> la memoria su come vengono scritti i regolamenti di Dipartimento), ma non conosce neanche il meccanismo elementare dell&#8217;illusione di democrazia offerta dai sondaggi d&#8217;opinione. È un vero peccato, poi, constatare che delle centinaia di professori che la Facoltà conta, in oltre un mese solo otto abbiano espresso il proprio parere; segno del disinteresse generale per tale questione o della diffusa consapevolezza del poco conto in cui si terranno le proposte avanzate su internet?</p>
<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="lettere folla" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=9364"><img class="alignright size-medium wp-image-9364" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/12/lettere-folla-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>L&#8217;unica denominazione presentata insieme ad una <a href="http://www.filesuso.uniroma1.it/allega/comunicati/Lettieri%20Nuovo%20Nome%20Facoltà.pdf">ricca spiegazione</a> è quella del Professor Gaetano Lettieri: “<strong>Lettere e Fi</strong><strong>losofia – Humanities</strong>”. Essa «testimonierebbe – in un regime ormai imperante e crescente di bilinguismo accademico – lo straordinario sforzo di ristrutturazione degli studi umanistici da noi intrapreso, traducendo internazionalmente con grande eleganza e proprietà la nostra ricca identità culturale». Che nella versione inglese del sito (ancora tutto da venire), “Lettere e filosofia” si possa <em>tradurre</em> con “Humanities” è molto ragionevole, ma che vi sia <strong>contaminazione tra il nome della Facoltà e la sua traduzione</strong> è sbagliato concettualmente prima che per provincialismo linguistico. Sarebbe a dire che la traduzione viene prima dell&#8217;originale o, peggio, che se l&#8217;originale è “Lettere e Filosofia &#8211; Humanities” e accogliamo Humanities come traduzione elegante di “Lettere e Filosofia”, la traduzione del nome completo della Facoltà da presentare nelle versione inglese del suo sito internet sarebbe “Humanities – Humanities”!</p>
<p style="text-align: justify;">Basta un rapido controllo per verificare che i siti delle <strong>Facoltà umanistiche dei principali atenei europei</strong>, già tutti e da molto tempo almeno bilingui, conservano -com&#8217;è ovvio- il nome originale della Facoltà nella versione in lingua locale del sito, che traducono nella sua versione inglese; <strong>nessuno contamina il nome in lingua originale con la sua traduzione inglese</strong> e quasi tutti lo traducono <em>ad verbum</em> (contrariamente a quanto crede il Professor Lettieri, che ritiene “Philosophy, Arts and Humanities and Oriental Studies” resa «fedele, ma davvero troppo politicamente corretta»). La facoltà di “Philosophie und Geisteswissenschaft” della Freie Universität di Berlino diventa in inglese “Philosophy and Humanities”; così alla Sorbona “Lettres et civilisations” è reso con “Literature and civilizations”. Ma persino nei paesi scandinavi, tradizionalmente più disponibili all&#8217;uso dell&#8217;inglese, l&#8217;università di Uppsala (Svezia) mantiene i nomi tradizionali di “Språkvetenskapliga fakulteten” e “Historisk-filosofiska fakulteten” distinti dalle traduzioni “Faculty of Languages” e “Faculty of Art”.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ideatori della funzione “Un nome per la Facoltà?” sul sito internet di Filesuso non hanno contemplato la possibilità che gli studenti si esprimessero al riguardo e difficilmente le <a href="http://www.letterefilosofia.it/2011/12/filesuso-e-rappresentanza-studentesca/">malconce rappresentanze studentesche</a> della Facoltà potranno pesare qualcosa nella scelta di una nuova denominazione. <strong>Il Giornale di Letterefilosofia.it vuole tentare un piccolo esperimento democratico </strong>offrendo, invece, a tutti l&#8217;opportunità di <strong>presentare e discutere le proprie proposte e quelle altrui nei commenti a quest&#8217;articolo</strong>. Chiunque studi o insegni nella Facoltà sa che occorre modificare quanto prima il suo nome, ma sarà in generale necessaria anche una sana riflessione (come già scritto, estensibile ai nomi dei Dipartimenti) sul fatto che onnicomprensività non è sinonimo di addizione (si dice “mondo”, non “Europa, Asia, America, Oceania, Artide e Antartide”) e che l&#8217;adeguazione agli standard europei non si misura sull&#8217;assunzione della denominazione oxoniense di “Humanities Division”.</p>
<p style="text-align: justify;">Da ultimo vale spendere qualche parola sul significato della denominazione &#8220;Lettere&#8221; che, contrariamente a quanto crede chi la trova troppo restrittiva rispetto al vasto spettro di discipline studiate nelle Facoltà umanistiche, è l&#8217;esatto corrispettivo dell&#8217;inglese &#8220;Humanities&#8221; e del tedesco &#8220;Geisteswissenschaft&#8221;, trattandosi di <strong>&#8220;lettere&#8221; nel senso di <em>humanae litterae </em>e non di sola letteratura</strong>. Per guardare a casi analoghi in Europa, qualcuno pensa forse che i titoli di <em>Doctor Philosophiae</em> e <em>Magister Artium</em> debbano essere applicati, rispettivamente, ai soli studiosi di Storia della filosofia o di Storia dell&#8217;arte?</p>
<p style="text-align: justify;">Pur continuando a tenere strenuamente per <strong>il ritorno al tradizionale “Lettere e Filosofia”,</strong> più antico, più riconoscibile e più bello, vi lascio con una proposta alternativa, sperando che nessuno la prenda sul serio: “Facoltà di Altre attività formative, Preistoria e Protostoria, Storia greca, Storia romana, Numismatica, Etruscologia, Archeologia classica, Archeologia cristiana, Topografia antica, Storia dell&#8217;arte medievali, moderna, contemporanea, Spettacolo, Musicologia, Etnomusicologia, Filologia micenea, greca, latina, romanza, italiana, germanica, Letteratura italiana, Linguistica italiana, Lingua e traduzione inglese, francese, tedesca, spagnola, portoghese, olandese, islandese, norvegese, svedese, danese, Slavistica, Egittologia, Assiriologia, Anatolistica, Semitistica, Armenistica, Lingua e letteratura araba, persiana, cinese, giapponese, coreana, Indologia e tibetologia, Discipline demoetnoantropologiche, Storia delle religioni, del cristianesimo, medievale, moderna, contemporanea, Paleografia, Archivistica, Geografia, Sociologia&#8230;”</p>
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		<title>Filesuso e rappresentanza studentesca</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 11:15:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michelangelo Pecoraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[incontro di facoltà]]></category>
		<category><![CDATA[rappresentanti degli studenti]]></category>
		<category><![CDATA[Rappresentanza studentesca]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra illegalità e carenze democratiche: incontro di Facoltà mercoledì 7 dicembre, h 15:00, aula A ex-Dip. di Studi Orientali (I° piano edificio Lettere e Filosofia).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="Ti senti rappresentato?" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=8991"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8991" title="Ti senti rappresentato?" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/12/Ti-senti-rappresentato-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Era il <strong>18 gennaio 2011</strong> quando, dalle pagine di questo sito, la nostra redattrice Elena Spangenberg <a href="http://www.letterefilosofia.it/2011/01/promemoria-per-la-nuova-facolta/">scriveva</a> che «nei Consigli di Dipartimento è stata introdotta una rappresentanza studentesca, ma questa, dopo molti mesi dall’approvazione dello statuto Frati, non è stata ancora eletta. Una nota del 12 gennaio della preside Marta Fattori chiarisce che le nomine dei rappresentanti di studenti e personale tecnico-amministrativo delle vecchie Facoltà sono prorogate a tempo indeterminato, &#8220;in attesa di precisazioni sulle modalità di elezione dei rappresentanti delle nuove Facoltà da parte del Senato Accademico&#8221;.»</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>18 febbraio</strong>, a un mese di distanza, la stessa redattrice pubblicava l&#8217;articolo <em><a href="http://www.letterefilosofia.it/2011/02/ahi-che-male-alla-rappresentanza/">Ahi, che male alla rappresentanza!</a> </em>di cui consiglio vivamente la lettura, in cui venivano spiegati i principali problemi della rappresentanza di Facoltà (e dei Dipartimenti) all&#8217;epoca e si metteva per iscritto la decisione del Consiglio di Facoltà: «nessuna elezione è stata indetta, anche se è stato proposto il momento adatto: il mese di novembre, cioè un anno dopo la riunificazione delle cinque Facoltà umanistiche.»</p>
<p style="text-align: justify;">Arriviamo al <strong>13 marzo</strong>, alla presentazione del nuovo Dipartimento di Scienze dell&#8217;Antichità, uno dei dipartimenti nati dalla riaggregazione post &#8220;Statuto Frati&#8221;: al termine dell&#8217;evento, dei ragazzi fanno notare al Direttore, il prof. Gregori, che nel Consiglio di Dipartimento già operante non è ancora presente alcun rappresentante degli studenti. <a href="http://www.letterefilosofia.it/2011/03/il-dipartimento-di-scienze-dellantichita-si-presenta/">L&#8217;articolo</a> scritto sull&#8217;evento termina con queste parole: «il professor Gregori ha finalmente annunciato che nel regolamento del Dipartimento di Scienze dell’Antichità si è accolto il nuovo livello di rappresentanza, cui avranno diritto gli iscritti ai corsi di laurea magistrale. Dagli studenti non ci si aspetta, quindi, solo il “contributo informale”, di cui ha parlato il professor Lippolis, e ora non resta che sperare che al più presto vengano indette le elezioni per integrare nel Consiglio di Dipartimento la componente studentesca.»</p>
<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="Il tempo scorre..." href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=8992"><img class="aligncenter size-full wp-image-8992" title="Il tempo scorre..." src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/12/Il-tempo-scorre....jpg" alt="" width="140" height="210" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dicembre 2011</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A più di un anno di distanza dalla fusione delle cinque ex-Facoltà umanistiche della Sapienza, avvenuta nell&#8217;ottobre dello scorso anno e in seguito alla quale si sarebbero dovute azzerare tutte le cariche e indire nuove elezioni, <strong>la facoltà presenta ancora ampie carenze democratiche</strong>. I rappresentanti di Facoltà degli studenti, grazie a un&#8217;illegale proroga <em>ad libitum </em>(illegale perché siamo ben oltre il limite massimo di 45 giorni stabilito dalla L. 15.7.94 n. 444 per il principio della <em><a href="http://web.tiscalinet.it/daansal/Relazioni/proroga.htm">prorogatio</a></em>), sono sempre gli stessi e, visto che molti nel frattempo si sono laureati, abbiamo <strong>sempre meno rappresentanti in Consiglio di Facoltà</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda i Dipartimenti, la situazione è più frammentaria: in alcuni casi (tra cui quello di Scienze dell&#8217;Antichità) <strong>ancora non si sono indette le elezioni per i rappresentanti di Dipartimento</strong> e i relativi Consigli di Dipartimento operano da mesi, prendendo decisioni che riguardano anche o soprattutto noi studenti, senza darci neppure la possibilità di obiettare, criticare o anche solo conoscere con rapidità le decisioni prese.</p>
<p style="text-align: justify;">In alcuni Dipartimenti le elezioni si sono tenute, ma non è stata data la giusta pubblicità alla notizia: hanno partecipato alla votazione un numero ridicolo di studenti e <strong>molti studenti non sanno neppure di avere dei rappresentanti di Dipartimento</strong>. In altri Dipartimenti le elezioni si sono tenute, ma <strong>i docenti hanno permesso la candidatura solo a studenti laureandi della magistrale o a dottorandi</strong>, con l&#8217;ovvio problema della loro brevissima durata (alcuni di loro già non si presentano più ai Consigli di Dipartimento) e della loro <strong>ignoranza di molti dei problemi degli studenti della triennale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In quasi tutti i Dipartimenti, infine, <strong>i Regolamenti sono stati redatti in assenza di rappresentanti degli studenti</strong>: ragion per cui <strong>molti Regolamenti sono scarsamente democratici, al limite della legalità</strong> (non è chiaro se siano al di là o al di qua dello steccato) quando <a href="http://www.letterefilosofia.it/2011/06/i-rappresentanti-sono-un-optional/">vi si trovano</a> punti come questo: «La mancata partecipazione di una o più componenti alle elezioni ovvero la mancata individuazione della loro rappresentanza non incidono sulla valida costituzione dell’organo»; come dire &#8220;non è importante che tutte le rappresentanze, anche se garantite dalla legge, siano presenti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;">Noi del Giornale ci interessiamo a questo problema da oltre un anno. Grazie all&#8217;interesse del sindacato universitario Link, ora si è deciso che, quanto meno, <strong>è venuto il momento di discutere questa umiliante situazione</strong>. Abbiamo richiesto e ottenuto <strong>l&#8217;aula A dell&#8217;ex-Dipartimento di Studi Orientali (al primo piano dello storico edificio di Lettere e Filosofia, nella città universitaria) per le 15:00 di mercoledì 7 dicembre </strong>(<a href="https://www.facebook.com/events/137868316322511/">link all&#8217;evento facebook</a>): è invitato a partecipare non solo ogni studente che senta il peso di queste problematiche, ma anche ogni rappresentante (con l&#8217;intenzione di discutere problemi e scelte effettuate) e ogni studente che senta di avere problemi di differente tipo (aule sovraffollate, corsi che si sovrappongono, piani di studio carenti, non ancora usciti o contraddittori, prof. assenti, ecc.) che potrebbero essere risolti più facilmente in presenza di rappresentanti consapevoli ed effettivamente rappresentativi.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="lightbox" title="Volantino evento - fronte" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=8988"><img class="aligncenter size-large wp-image-8988" title="Volantino evento - fronte" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/12/volantino-fb-706x1024.jpg" alt="" width="329" height="478" /></a></p>
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		<title>Se dodici ore vi sembran poche</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 14:45:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Spangenberg Yanes</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca Universitaria]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[12 ore]]></category>
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		<category><![CDATA[didattica integratica]]></category>
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		<category><![CDATA[sapienza]]></category>

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		<description><![CDATA[In un periodo simile, possibile che 24 ore di insegnamento extra all'anno siano vissute dai docenti come una condanna a morte?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dall’a. a. 2011/12 alla Sapienza, per una decisione centrale dell’Ateneo, al numero di ore di lezione normale di ogni corso se ne aggiungono alcune di laboratorio. Nella Facoltà di Filosofia, Lettere, Scienze Umanistiche e Studi Orientali ogni modulo semestrale da 6 cfu comporterà <strong>36 ore di lezione e 12 di didattica integrativa</strong> (un termine che a molti ricorderà certamente lo stanco rito dell’autogestione-cogestione al liceo prima delle vacanze natalizie). In base al &#8216;nuovo&#8217; ordinamento 270, infatti, ad 1 credito corrispondono 6 ore di lezione, 8 ore secondo il precedente ordinamento 509, nel quale però i corsi semestrali valevano 4 cfu per un totale di 32 ore di lezione.</p>
<p style="text-align: justify;">L’applicazione coatta a tutte le Facoltà dell’Ateneo di una <strong>misura nata per soddisfare le esigenze delle sole Facoltà scientifiche</strong> ha prodotto tra gli umanisti non poco malumore: per l’ennesima volta è balzato agli occhi di tutti il poco peso della pur corposa Facoltà di FiLeSuSo nelle decisioni prese a livello centrale nella Sapienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque il malcontento dei professori di FiLeSuSo è pienamente condivisibile nel contesto di una gestione dell’Ateneo – e più in generale delle università italiane a livello ministeriale &#8211; che tende a mortificare le peculiarità degli <em>studia humanitatis</em> (che, ad esempio, non hanno bisogno di ore di laboratorio). <a class="lightbox" title="aula" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=8473"><img class="alignright size-medium wp-image-8473" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/10/aula-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nondimeno queste 12 ore (24 nel caso di moduli annuali) a semestre ci sono e occorre riempirle. Sorprende che la decisione su <strong>cosa fare nelle 12 ore extra</strong> sia diventato per molti professori un problema, e ci piace credere che sia dovuto solo all’imbarazzo della scelta. A seconda delle peculiarità delle singole materie i professori della Facoltà di FiLeSuSo stanno optando per approfondimenti, esercitazioni, visite a musei. Una soluzione molto discussa è quella di mandare gli studenti a seguire convegni e seminari, anche sfruttando una stessa occasione per &#8220;consumare&#8221; le 12 ore extra di due o più corsi diversi. Si tratta solo di un modo per indurre gli studenti a trarre maggior profitto dalla ricchezza della vita scientifica della Facoltà anche al di fuori della didattica obbligatoria, o anche di un escamotage per sollevare i docenti dal peso delle 12 ore di didattica alternativa, sì, ma nondimeno obbligatoria? Non è ancora chiaro &#8211; data la novità della disposizione relativa alle 12 ore extra &#8211; se sia legittimo che due professori impieghino la stessa attività per due corsi diversi, dovendo quindi tenere 6 ore extra a testa invece che 12. A prescindere da questo, <strong>la condivisione, cioè il dimezzamento, delle ore di &#8220;laboratorio&#8221;</strong> non è lesiva del diritto degli studenti a poter seguire tutte quelle ore di lezione?</p>
<p style="text-align: justify;">È curioso comunque che tra convegni, seminari e seminari tenuti dagli studenti, esercitazioni, visite a musei, varie ed eventuali (soprattutto quelle), quasi <strong>a nessuno sia venuta in mente la possibilità di leggere qualche testo in più, di spiegare un nuovo autore o un’altra opera</strong> (12 ore aggiuntive significa che un corso semestrale è aumentato di un terzo della sua durata!). Improvvisamente, gli stessi professori che periodicamente deplorano l’impoverimento dei programmi d’esame rispetto al passato, temono che riempiendo le 12 ore extra di contenuti troppo consistenti gli studenti facciano indigestione, abbiano difficoltà ad assimilare la materia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma le 12 ore extra pongono anche concreti problemi organizzativi, soprattutto per <strong>la penuria cronica di aule</strong> di cui soffre la Facoltà di FiLeSuSo: impossibile fare lezione più volte a settimana di quelle abituali, sconsigliato (soprattutto nell’interesse degli studenti) <strong>protrarre i corsi sin troppo a ridosso delle sessioni d’esame</strong>. E poi non tutti i docenti gradiscono l’idea di dover tenere moduli più lunghi e percepiscono le 12 ore aggiuntive come un aggravio della pena che già scontano: per alcuni, insomma, un corso annuale, lievitato da 72 a 96 ore, si trasforma kafkianamente in un ergastolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Memori di un certo <a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/07/comunicato-dallassemblea-del-30-giugno/" target="_blank">afflato combattivo</a> vissuto dalla Facoltà di Lettere e Filosofia nell’estate 2010 (in quella circostanza contro i tagli all’Università) e condiviso in modo corale da studenti e professori, ci chiediamo se esso non sia rimasto sepolto tra le macerie delle vecchie Facoltà umanistiche della Sapienza o fagocitato dal grosso omogeneizzato burocratico che è FiLeSuSo, e se il primo atto di protesta contro le decisioni calate dall’alto dal Rettore o dal Ministro non sia dimostrare che gli umanisti sanno fare meglio e più:  <a class="lightbox" title="esami aperto" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=8474"><img class="alignright size-medium wp-image-8474" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/10/esami-aperto-300x225.jpg" alt="" width="367" height="283" /></a>se non abbiamo bisogno di ore di laboratorio, perché non <strong>cogliere l’occasione per arricchire i programmi</strong> che spesso si lamentano essere troppo risicati per mancanza di tempo? La più vigorosa reazione contro il deprezzamento della cultura umanistica in Italia non sarebbe proprio un accresciuto impegno nell’insegnamento e nello studio delle <em>humanae litterae</em>, a prescindere dalla <strong>gabbia mentale</strong> del 36 + 12 = 48 ore = 6 cfu? Tutti gli studenti di questa Facoltà si sentono ripetere, dal primo giorno della loro vita di matricole alla discussione della tesi magistrale, che nel loro percorso di studi non apprendono che una briciola di quello che si studiava con il Vecchio Ordinamento: 12 ore in più a semestre per ogni modulo non sono molte, ma neanche poche, come chi tiene le lezioni sa meglio degli studenti. Proporre di impiegarle per <strong>recuperare i pezzi delle nostre discipline</strong> che anno dopo anno, nel perpetuo naufragio degli ordinamenti universitari, si perdono, è troppo rivoluzionario o troppo reazionario? O più semplicemente l’afflato combattivo e la voglia di spendersi nella didattica non possono più esistere perché non sono registrati nel <a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Una-camicia-di-forza-per-l-universita-5837" target="_blank">GOMP</a>?</p>
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		<title>Studenti contro gli scontri</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 13:44:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michelangelo Pecoraro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[15 ottobre]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci sono differenze tra la manifestazione del 15 ottobre e quella del 14 dicembre scorso? Come si sono comportati gli studenti e le associazioni studentesche?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8650" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="lightbox" title="Scontri - foto di Fanpage.it" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=8650"><img class="size-medium wp-image-8650" title="Scontri - foto di Fanpage.it" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/10/Scontri-300x199.jpg" alt="Scontri - foto di Fanpage.it" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Scontri - foto di Fanpage.it</p></div>
<p style="text-align: justify;">Poco meno di un anno fa scrissi <a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/12/falsi-argomenti-sugli-scontri-del-14/">un editoriale</a> tentando un&#8217;analisi di ciò che era accaduto il 14 dicembre. Per quello che avevo scritto mi toccò litigare anche a lungo con colleghi di alcune <a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/12/le-proteste-universitarie-%E2%80%93-parte-ii-le-associazioni-studentesche/">associazioni studentesche</a>. Perché? Perché giustificavano l&#8217;accaduto e ricorrevano a categorie analitiche (che si potrebbero anche definire pippe mentali, se non fosse che alcuni ci credono veramente) come &#8220;responsabilità collettiva&#8221; e &#8220;inevitabilità&#8221;. Qualsiasi studente politicamente non inerte ricorda <a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/12/tra-finanzial-time-e-black-box/">la grama figura</a> che tre colleghi fecero fare all&#8217;intera categoria presenziando alla trasmissione televisiva Annozero. E ora?</p>
<p style="text-align: justify;">Il day-after è stato segnato dal silenzio, perlomeno online, dei maggiori gruppi studenteschi. Ma se internet ha taciuto, non altrettanto si può dire per altri mezzi di comunicazione. In televisione, nel programma &#8220;In mezz&#8217;ora&#8221; di Lucia Annunziata, Francesco Raparelli (Uniriot) in diretta dalla Sala Arrigoni a San Lorenzo spiegava con un espressivo sorriso che, se Berlusconi non avesse ottenuto la fiducia, «sicuramente la manifestazione sarebbe stata un&#8217;enorme festa» e, insomma, non sarebbe accaduto nulla.</p>
<div id="attachment_8608" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="lightbox" title="Studenti alla testa del corteo dopo l'inizio degli scontri - Foto di Link, Coordinamento Universitario" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=8608"><img class="size-medium wp-image-8608" title="Studenti alla testa del corteo dopo l'inizio degli scontri - Foto di Link, Coordinamento Universitario" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/10/Studenti-15-ottobre-300x200.jpg" alt="Studenti alla testa del corteo dopo l'inizio degli scontri - Foto di Link, Coordinamento Universitario" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Studenti alla testa del corteo dopo l&#39;inizio degli scontri - Foto di Link, Coordinamento Universitario</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ma come si sono comportati gli studenti nel corso della manifestazione? Hanno cambiato atteggiamento rispetto all&#8217;anno scorso: allo scoppiare dei primi tafferugli e nel momento in cui ci si è resi conto della pericolosa organizzazione di alcuni nuclei di &#8220;neri&#8221; (etichetta che uso per comodità), la metà posteriore del corteo in cui si trovavano gli studenti, i partiti e il carro del Teatro Valle ha cambiato percorso, dirigendosi prima verso Circo Massimo, poi verso Piramide e infine tornando a San Giovanni tramite via Marco Polo più o meno alle otto di sera, quando ormai gli scontri si erano spostati in via Merulana, Labicana e nelle viuzze limitrofe. Non solo: gli studenti hanno in qualche modo cordonato la fetta di corteo che era rimasta intatta e festosa, evitando che violenti sbandati riuscissero a rifugiarvisi. Un atteggiamento responsabile di positività, grazie al quale i mezzi di comunicazione, in questi giorni, non sono stati occupati solo da immagini degli scontri.</p>
<p style="text-align: justify;">La considerazione a questo punto, essendo gli studenti pressappoco gli stessi dello scorso dicembre, è d&#8217;obbligo: o hanno sbagliato allora, nel giustificare l&#8217;accaduto e nel non tentare di prevenire quello che si sapeva sarebbe successo, o hanno dimostrato incoerenza oggi, costretti a distaccarsi dall&#8217;accaduto a causa della unanime condanna dell&#8217;opinione pubblica e a evitare scontri con una parte del corteo per preservarne l&#8217;incolumità. <em>Tertium non datur</em>. Ovviamente mi riferisco a coloro che all&#8217;epoca giustificarono le violenze (<a href="http://www.ateneinrivolta.org/rivolta/rebel-rebel">Ateneinrivolta</a> e <a href="http://www.unicommon.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=2315:centomila-in-piazza-rivolta-contro-il-governo-comunicato-dalla-sapienza-in-mobilitazione&amp;catid=85:comunicati&amp;Itemid=279">Uniriot</a>), non per chi all&#8217;epoca riuscì, anche a costo di tortuose analisi, a condannarle (<a href="http://www.coordinamentouniversitario.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=156:ancora-liberi-di-solcare-il-mare-riflessioni-sul-14-dicembre&amp;catid=36:approfondimenti&amp;Itemid=59">Link-Coordinamento Universitario</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Fortunatamente non è mai troppo tardi per cambiare opinione, ma visto che anche gli studenti sottostanno alle leggi del marketing, l&#8217;errore non si ammette mai. Ecco allora, ad alcuni giorni di distanza, <a href="http://www.ateneinrivolta.org/rivolta/oltre-il-15-ottobre-una-rivolta-permanente">un comunicato dei collettivi</a> in cui si tengono insieme capra e cavoli e si falsifica addirittura il dato storico, giungendo a dire che il 14 dicembre scorso «nessuno ha avuto la sensazione di essere stato sovradeterminato da pochi manifestanti» (loro forse non l&#8217;avranno avuta, questa sensazione, ma spalmare su tutti il proprio punto di vista è un procedimento retorico non corretto, anche nei confronti di chi quella giornata l&#8217;ha vissuta e l&#8217;ha interpretata diversamente); tutti e tre i siti, invece, riportano <a href="http://www.coordinamentouniversitario.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=352:oltre-il-15-ottobre-non-un-passo-indietro-neanche-per-la-rincorsa-&amp;catid=3:newsflash&amp;Itemid=57">un comunicato comune</a> in cui, senza eccedere in chiarezza («nell’irriducibile molteplicità di pratiche e di idee che contraddistingue i movimenti più grossi»), si prendono le distanze dalle violenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante l&#8217;ottima risposta della componente studentesca agli scontri di piazza, visto che tale componente è risultata fondamentale nell&#8217;organizzazione della giornata, alcuni dubbi vanno espressi: sapendo che sarebbe potuto accadere qualcosa del genere (chiunque sappia utilizzare internet senza prosciutto sugli occhi era ben consapevole dei rischi), come mai non si è previsto un servizio d&#8217;ordine generale in grado di espellere dal corteo uno spezzone &#8220;nero&#8221;, giungendo a farsi togliere, di fatto, il proprio percorso stabilito e a intraprenderne un altro di ripiego? Perché si è lasciata la testa del corteo a un gruppo (il carro di San Precario) che non ha tentato di scansare i &#8220;neri&#8221; o non è riuscito a farlo?</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;assenza di un servizio d&#8217;ordine comune, a conti fatti, è stata utile a preservare dal caos almeno la metà posteriore del corteo; l&#8217;impressione che ne è derivata, però, è stata quella di un corteo non unitario, in cui ogni spezzone ha pensato, nel momento del pericolo, a mettere in salvo la propria parte. Sulla testa del corteo, invece, si è consumato un vero e proprio tradimento dell&#8217;ala più oltranzista: evidentemente l&#8217;organizzazione, lasciando la testa del corteo ai gruppi più a rischio, pensava che si sarebbero rivolti contro la &#8220;zona rossa&#8221; deviando dal corteo all&#8217;altezza di via dei Fori Imperiali. I &#8220;neri&#8221; invece hanno volontariamente coinvolto il resto del corteo nelle violenze e nei successivi scontri, al grido &#8220;non arriveremo mai a San Giovanni&#8221;, giungendo allo scontro fisico con i più irritati tra gli altri manifestanti (in particolare con il gruppo dei Cobas, il più arcigno in questo contesto).</p>
<p style="text-align: justify;">Queste due problematiche, in particolare, dovranno essere al centro di una riflessione da parte degli studenti che hanno contribuito all&#8217;organizzazione della grande manifestazione del 15 ottobre, affinché in futuro si eviti che migliaia di giovani venuti da tutta Italia possano rischiare danni, anche permanenti, come purtroppo accaduto in quest&#8217;occasione.</p>
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		<title>Valutazione e democrazia all&#8217;università</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 16:48:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michelangelo Pecoraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
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		<category><![CDATA[statuto Frati]]></category>
		<category><![CDATA[Tullio De Mauro]]></category>

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		<description><![CDATA[Discutiamo di "meritocrazia", democrazia interna e rappresentanza studentesca alla Sapienza, in una delle facoltà umanistiche più grandi del mondo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«In realtà noi cerchiamo di sviluppare, nel discente, una capacità di discernimento che gli tornerà utile in qualsiasi momento egli debba esercitare la propria capacità di analisi e critica. Noi miriamo a non far diventare lo studente una sorta di piccolo birillo, che si butta giù per le palle che gli vengono scagliate contro, ma un piccolo protagonista, che riesce a scegliere consapevolmente la propria posizione. Questo deve fare una facoltà umanistica, prima di ogni altra cosa.» (F. Piperno, <a href="http://www.letterefilosofia.it/2009/10/intervista-al-prof-piperno/">intervista dell&#8217;ottobre 2009</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Se la libertà fosse partecipazione, potremmo tranquillamente affermare che gli studenti di una delle facoltà umanistiche più grandi del mondo (perlomeno in base al numero di iscritti) vengono sistematicamente privati della possibilità di essere liberi. Stando alla metafora dell&#8217;ex-preside Piperno, potremmo dire che negli ultimi tempi i docenti si sono divertiti un po&#8217; troppo a giocare a bowling con gli studenti. Potrebbe sembrare un <em>incipit </em>retorico, ma &#8211; ahimè &#8211; non lo è e ne fornirò qualche esempio in questo articolo. Sembrano ormai lontani i tempi dell&#8217;«ampio confronto con gli studenti» messo in atto <a href="http://w3.uniroma1.it/lettere2/Avvisi/Presidenza.aspx">nell&#8217;estate del 2010</a>. Come se non bastasse, tale <strong>sistematica eliminazione dei diritti studenteschi</strong> va di pari passo alla <strong>sterile contrapposizione tra &#8220;bande armate&#8221; di accademici </strong>(definizione adottata, non troppo ironicamente, dagli stessi docenti)<strong> </strong>che ancora oggi impera tra queste mura, nonostante l&#8217;unità che dovrebbe contraddistinguere un settore così tartassato dalla politica e da una fetta della pubblica opinione. Il Consiglio della nuova Facoltà di Lettere, Filosofia, Scienze Umanistiche e Studi Orientali (visto che l&#8217;infantilismo dei nostri luminari si spinge al punto tale da <a href="http://www.letterefilosofia.it/2011/06/crisi-didentita-per-la-facolta-di-robba-umana/">non aver ancora trovato un nome meno ridicolo</a>, dopo <a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/10/la-nuova-megafacolta-di-robba-umana/">la fusione delle quattro ex-facoltà umanistiche</a>) tenutosi il 28 settembre fornisce una bella galleria di <em>exempla </em>su entrambe le questioni.<a class="lightbox" title="Docenti universitari" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=8367"><img class="alignright size-medium wp-image-8367" title="Docenti universitari" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/10/Docenti-universitari2-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Esaminiamo <em>in primis</em> uno dei principali argomenti del CdF:<strong> l&#8217;elezione del già infelicemente noto Nucleo di Valutazione</strong>. Riassumo brevemente <a href="http://www.letterefilosofia.it/2011/07/umanisti-emarginati-alla-sapienza/">la battaglia durata mesi</a> attorno all&#8217;organo che dovrà attuare la valutazione, nella &#8220;meritocratica&#8221; università gelminiana: la Giunta di Facoltà (<a href="http://www.letterefilosofia.it/2011/07/umanisti-emarginati-alla-sapienza/">organo scarsamente democratico</a> dal quale gli studenti sono stati tenuti fuori per molto tempo, con una procedura al limite dell&#8217;illegalità) propose al CdF di giugno una lista bloccata di otto docenti interni; dopo uno scambio polemico di lettere, nelle quali veniva ricordato dal Dipartimento di Storia, Culture, Religioni un articolo del nuovo Statuto d&#8217;ateneo (il cosiddetto &#8220;Statuto Frati&#8221; ) in cui si specifica che <strong>i Nuclei di Valutazione devono essere composti da una maggioranza di esterni</strong>, il CdF decise di respingere, in un&#8217;infuocata seduta, la lista della Giunta, rimandando ogni decisione a settembre. Nel frattempo, via epistolare, è esplosa <strong>la battaglia per i nomi</strong>: due docenti sono usciti dalla lista e la Preside (e con lei la Giunta) ha accettato l&#8217;idea che i Dipartimenti proponessero altri nomi e si procedesse con una votazione per la scelta finale; sono stati inviati via mail i curriculum di tutti gli aspiranti e si è fatto in modo che non mancassero candidature per ogni &#8220;banda armata&#8221;, dai Dipartimenti alle ex-Facoltà. Quasi ogni membro del CdF ha potuto esprimere quattro preferenze e si è così determinata la composizione del NdV.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho scritto «quasi» per un motivo ben preciso: <strong>ai rappresentanti degli studenti è stato proibito il voto</strong>. Le motivazioni? Inesistenti. Gli animi di molti docenti si sono scaldati per impedire che gli studenti potessero votare, ma la parità di carica (sia gli studenti eletti come rappresentanti che i docenti sono, a pari titolo, membri del Consiglio di Facoltà), la prassi, il fatto che non sia scritto su alcuno statuto o regolamento che gli studenti non possano partecipare alle votazioni per l&#8217;elezione del Nucleo di Valutazione nonché la rassicurazione fornita dal Preside in Giunta (!) concorrevano nel non dare adito a fraintendimenti sulla possibilità degli studenti di esprimere le proprie preferenze. L&#8217;unico rappresentante a protestare per questa decisione è stato <strong>Francesco Maniscalco</strong>, vero e proprio veterano della rappresentanza al suo secondo mandato. Gli altri hanno accettato senza troppi problemi.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo ennesimo episodio ci costringe a fissare esterrefatti, ancora una volta, la situazione della rappresentanza studentesca in una facoltà in cui <strong>i docenti non fanno altro che ripetere di voler formare un pensiero critico</strong>, di voler abituare gli studenti ad assunzioni di responsabilità, di volerli educare alla legalità, eccetera eccetera, per poi dimostrare nei fatti la propria incapacità di attenersi ai valori sbandierati a destra e manca.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la legge, al momento della fine di un organismo come erano le vecchie Facoltà e alla nascita di un nuovo organismo tutte le cariche istituzionali andrebbero &#8220;resettate&#8221;. <strong>Bisognava procedere a nuove elezioni per tutte le cariche di rappresentanza studentesca</strong>, ma si è deciso di mantenere i vecchi rappresentanti, per non complicare ulteriormente la situazione durante il caotico periodo di transizione. Va bene.</p>
<p style="text-align: justify;">Il periodo di transizione è trascorso, la nuova Facoltà è divenuta una realtà, i nuovi Dipartimenti sono stati assemblati e così la Giunta di Facoltà. Questa è la scandalosa situazione venutasi a creare: a rappresentare gli studenti nella nuova Facoltà ci sono ancora i vecchi eletti (quei pochissimi che si presentano, perché la maggior parte non si fa più vedere da tempo), <strong>nella Giunta non ci sono stati studenti per molto tempo e in alcuni Dipartimenti ancora non ci sono</strong>. E questa non è la prima volta che il nostro Giornale fa notare tali mancanze: <a href="http://www.letterefilosofia.it/2011/02/ahi-che-male-alla-rappresentanza/">ripetiamo le stesse cose da tempo</a>, <em>voces clamantes </em>nell&#8217;arido deserto dei moderni &#8220;umanisti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="Aaaaaaaah!" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=8371"><img class="alignleft size-medium wp-image-8371" title="Aaaaaaaah!" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/10/Orecchie-da-mercante-300x220.jpg" alt="" width="300" height="220" /></a>Come se non bastasse, in assenza di rappresentanti degli studenti, Facoltà e Dipartimenti hanno creato <a href="http://www.letterefilosofia.it/2011/06/i-rappresentanti-sono-un-optional/">regolamenti e statuti interni che penalizzano la componente studentesca</a>. E poi, colmo dell&#8217;ironia, potremmo scoprire che a causare questo stato di cose sono gli stessi docenti che, a lezione, amano prodursi in invettive legalitarie contro Berlusconi e il cancro della democrazia rappresentato dal suo conflitto di interessi. Ma <strong>non tutte le colpe si possono ascrivere ai docenti</strong>: quelli che dovrebbero rappresentarci cosa fanno? Si concedono il lusso di non svolgere il proprio incarico, di farsi togliere il diritto di voto senza battere ciglio, di rimanere mesi al di fuori della Giunta di Facoltà senza accordarsi sul nome di qualcuno da spedirci, di non premere affinché Facoltà e Dipartimenti indichino nuove elezioni per gli studenti. Eppure gli strumenti per dialogare con gli studenti che dovrebbero rappresentare non mancano di certo: mailing list, avvisi in giro per la Facoltà, gruppi su facebook (<a href="https://www.facebook.com/groups/136018239761624/">un piccolo esempio</a>) e altro. Alcuni di loro, probabilmente, preferiscono impiegare il proprio prezioso tempo per svolgere assemblee assieme ai soliti quattro gatti, in cui discutere i grandi problemi delle università mondiali, dimenticando i concreti problemi dei molti studenti che sono chiamati a rappresentare.<a class="lightbox" title="I magnifici otto" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=8369"><img class="alignright size-medium wp-image-8369" title="I magnifici otto" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/10/otto-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, per tornare all&#8217;ultimo CdF, constatiamo come, alla fine, siano stati scelti per comporre il Nucleo di Valutazione 4docenti esterni e 4 interni, con classico finale all&#8217;italiana tarallucci-e-vino in cui nessuno è del tutto contento, nessuno è del tutto scontento, la legge è stata quasi seguita e quasi non seguita. E non pensiate che stiamo parlando del sesso degli angeli: il Nucleo di Valutazione dovrebbe essere l&#8217;organo che, ponendo le fondamenta della gelminiana valutazione, diventerà importantissimo col passare del tempo nella distribuzione dei fondi-extra. Si parla, dunque, di soldi. Ecco<strong> l&#8217;elenco degli otto docenti eletti </strong>col quale noteremo, inoltre, che i 4 esterni in realtà hanno quasi tutti un rapporto abbastanza intimo con il nostro ateneo, essendoci transitati per periodi più o meno lunghi<strong>:</strong> <strong>Tullio De Mauro</strong> (esterno, ex linguista sapientino, consenso trasversale per un totale di 120 voti), <strong>Armando Montanari</strong> (associato di Geografia, ex-Scienze Umanistiche, 98 voti), <strong>Marco Galli</strong> (associato di Archeologia Classica, proposto dal Dip. di Scienze dell&#8217;Antichità, 89 voti), <strong>Francesco Gandolfo</strong> (esterno, ordinario di Storia dell&#8217;Arte Medievale nell&#8217;università di Tor Vergata con un passato sapientino, 85 voti), <strong>Christopher Celenza </strong>(esterno, storico e latinista in forza alla Johns Hopkins University nonché Direttore dell&#8217;American Academy di Roma dallo scorso anno, proposto dal Dip. di Studi Greco-Latini, italiani e scenico-musicali, 80 voti), <strong>Alfonso Marini </strong>(associato di Storia Medievale, proposto dal Dip. di Storia, Culture, Religioni, 74 voti), <strong>Mario Rosa</strong> (esterno, prof. emerito di Storia Moderna alla Normale con un passato sapientino, proposto dal Dip. di Storia, Culture, Religioni, 74 voti) e infine <strong>Claudia Ciancaglini </strong>(associato in Glottologia e Linguistica, linguista storica del Dip. di Scienze dell&#8217;Antichità, 64 voti). Rimasta fuori per un solo voto <strong>Paola Carucci </strong>(63 voti), poi a seguire <strong>Vittoria Borsò </strong>(59 voti), <strong>Pierluigi Valenza </strong>(54 voti), <strong>Marco Santagata </strong>(45 voti) e <strong>Francesco Noci</strong> (40 voti).</p>
<p style="text-align: justify;">In attesa di conoscere gli esiti lavorativi e valutativi di questo comitato, stendiamo un velo pietoso sul resto. Come in una piccola <em>summa</em>, sembrano riassunti nel microcosmo (non troppo micro) della facoltà umanistica della Sapienza alcuni tipici prodotti italiani: tendenza a ignorare illegalità non plasticamente rappresentabili (finché non scorre sangue, tutto ok), superficialità o malafede nella ricezione e nell&#8217;interpretazione dei regolamenti, perenne applicazione del principio del minimo sforzo.</p>
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		<title>Se un giorno all&#8217;orientamento una matricola</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 00:26:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Spangenberg Yanes</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[anno accademico]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzione Universitaria dei Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Theatron]]></category>

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		<description><![CDATA[Prove d'accesso, sbocchi lavorativi, l'inizio delle lezioni e molta altra confusione: ricomincia l'anno accademico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cosa direste a due ragazzi, appena ammessi a Medicina, che si presentano al banchetto dell’orientamento indecisi se iscriversi invece a Lettere classiche? Questo articolo nasce da quella conversazione.</p>
<p style="text-align: justify;">In primo luogo le future matricole della Facoltà di Filosofia, Lettere, Scienze Umanistiche e Studi Orientali della Sapienza dovranno affrontare <strong>un test di valutazione il 22 settembre</strong>: 40 domande a risposta multipla su grammatica italiana, capacità di comprensione del testo e abilità logico-matematiche [<em>ndr</em> in altre Facoltà “logiche dei gusti della grattachecca”] cui rispondere in 90 minuti. Per la maggior parte dei corsi di laurea non si tratta comunque di una vera prova di accesso, ma solo di verifica delle competenze dei nuovi iscritti, che potrebbero al massimo essere ammessi con un debito formativo da recuperare nel I anno di corso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo passo è l’inizio delle lezioni. Dopo il I semestre scoprirete che l’impossibilità di frequentare tutti i moduli previsti per voi è pari al principio fisico dell’impenetrabilità dei corpi; nel frattempo però la smania di non perdervi neanche una lezione vi avrà regalato anche splendidi momenti come l’uscita dalla Facoltà d’inverno alle 7 di sera in una città universitaria deserta e al buio. <a class="lightbox" title="minerva notte" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=8139"><img class="alignright size-medium wp-image-8139" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/09/minerva-notte-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a> Ma tralasciamo<strong> i clichés sugli orari dei corsi</strong> che si sovrappongono e<strong> sulle aule sovraffollate</strong>; il vero ostacolo con cui misurarsi è un ordinamento universitario privo di qualsiasi elasticità. Si esce da scuola e ci si ritrova in un’università divisa anch’essa in sezioni, chiamate talvolta corsi di laurea, talaltra canali alfabetici, dove non si può scegliere con quale professore sostenere l’esame di una data materia. Non bisogna tuttavia rinunciare a sfruttare la <strong>multiforme offerta formativa</strong> della Facoltà di FiLeSuSo. Vale la pena di <strong>seguire un corso di Storia della Musica o Antropologia <em>gratis et amore dei</em></strong> (imparerete presto che questo è il motto dei letterati), anche se non è contemplato nel vostro piano di studi, per non pentirvi in futuro di non averlo fatto, quando non avrete più sottomano docenti di quasi qualsiasi disciplina umanistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la vita universitaria non è costituita solo da corsi ed esami. Alla Sapienza si viene, ad esempio, per <strong>i concerti in Aula Magna</strong> organizzati dall’<a href="http://www.concertiiuc.it/" target="_blank">Istituzione Universitaria Concerti</a>, l’unica iniziativa romana che permetta agli studenti universitari di assistere a dei concerti di musica ‘classica’ a prezzi ridottissimi. <a class="lightbox" title="lettere folla" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=8140"><img class="alignleft size-medium wp-image-8140" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/09/lettere-folla-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a> Chi abbia qualche interesse per la recitazione può, invece, partecipare al bando per il<a href="http://www.theatron.it" target="_blank"> progetto Theatron</a>, che ogni anno <strong>mette in scena un testo teatrale classico</strong> tradotto da un laboratorio di studenti di Lettere classiche ed interpretato da studenti e dipendenti di tutto l’Ateneo. E questi sono solo due degli esempi possibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, ovviamente, c’è <strong>il presente giornale</strong>, col quale <a href="http://www.letterefilosofia.it/presentazioni/">siete invitati a collaborare sin da subito</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è venuto il momento di tornare alle due aspiranti matricole indecise tra Medicina e Lettere classiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è venuto il momento della <strong>consueta domanda sugli sbocchi lavorativi</strong>. Nessun cliché in questo caso: l’insegnamento nella scuola è realmente off limits; la ricerca in Italia gode di poca considerazione, magra remunerazione e scarsa sovvenzione; gli altri sbocchi lavorativi descritti nelle guide didattiche sono evanescenti. Mentre penso a questa cruda risposta uno dei due ragazzi che ho davanti mi dice che la cosa che di Medicina lo spaventa maggiormente è l’idea di non mettere più mano al greco, al latino ed alla letteratura italiana. “Ma no, se siete bravi qualcosa troverete anche con una laurea in Lettere”.</p>
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		<title>Studenti umanisti emarginati alla Sapienza</title>
		<link>http://www.letterefilosofia.it/2011/07/umanisti-emarginati-alla-sapienza/</link>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 15:09:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michelangelo Pecoraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[culture]]></category>
		<category><![CDATA[Dipartimento di Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Giunta di Facoltà]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleo di Valutazione]]></category>
		<category><![CDATA[religioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli umanisti della Sapienza, sempre più emarginati nelle decisioni della Facoltà, analizzano gli ultimi cambiamenti strutturali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Chi ci legge costantemente sarà già informato dei <strong>due principali problemi discussi nell&#8217;ultimo Consiglio della Facoltà &#8220;di robba umana&#8221; della Sapienza</strong>: dopo aver approvato il nuovo Regolamento di Facoltà, i docenti si sono presi a cornate <a href="http://www.letterefilosofia.it/2011/06/crisi-didentita-per-la-facolta-di-robba-umana/">sul nome della facoltà</a> (l&#8217;attuale, improponibile, è «Facoltà di Lettere, Filosofia, Scienze Umanistiche e Studi Orientali», col suo acronimo ancor più brutto «FileSUSO») e <a href="http://www.letterefilosofia.it/2011/07/umanisti-e-meritocrazia-il-nucleo-di-valutazione/">sulla composizione del Nucleo di Valutazione</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Cos&#8217;è che i docenti non hanno assolutamente preso in considerazione? L&#8217;opinione degli studenti, categoria amata e coccolata nei momenti in cui serve, disprezzata e snobbata quando si arriva alle decisioni concrete.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di entrare nel merito delle due questioni facciamo un piccolo passo indietro, per capire in che modo gli studenti siano stati totalmente emarginati rispetto alle decisioni da prendere in questo importante periodo di ristrutturazione interna. Chi di voi sa dire con esattezza cosa sia la Giunta di Facoltà? In pochi sanno rispondere, eppure questo è l&#8217;organo che ha operato la maggior parte dei cambiamenti in questo concitato periodo, in quasi totale autonomia.</p>
<div id="attachment_7513" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="lightbox" title="Assemblea di studenti nell'Aula I dell'ex-Facoltà di Lettere e Filosofia" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=7513"><img class="size-medium wp-image-7513" title="Assemblea di studenti nell'Aula I dell'ex-Facoltà di Lettere e Filosofia" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/07/Studenti-assemblea-300x201.jpg" alt="Assemblea di studenti nell'Aula I dell'ex-Facoltà di Lettere e Filosofia" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">Assemblea di studenti nell&#39;Aula I dell&#39;ex-Facoltà di Lettere e Filosofia</p></div>
<p style="text-align: justify;">Piccola e arrabbiata digressione sulla Giunta di Facoltà. Organo composto da Preside, Direttori di Dipartimento e, in teoria, rappresentanti dei prof. associati, dei ricercatori, del personale TAB e degli studenti. I docenti &#8220;di rango inferiore&#8221; hanno dovuto faticare per vedersi riconosciuto il diritto di eleggere i propri rappresentanti: all&#8217;inizio in Giunta si entrava per designazione, ovvero decideva la Presidenza assieme a pochi altri docenti. Ancor peggio è andata a noi studenti, perché i nostri rappresentanti, finora, non sono stati scelti, quindi <strong>la Giunta fino a questo momento ha lavorato in assenza di rappresentanti degli studenti, in una sorta di &#8220;deficit&#8221; legale, andando contro non solo alle disposizioni dello Statuto d&#8217;Ateneo, ma anche a quelle contenute nel Regolamento di Facoltà</strong>, &#8220;salvandosi&#8221; soltanto grazie a una postilla al limite dell&#8217;illegalità inserita all&#8217;art. 15, sotto la voce «Norme finali e transitorie» che recita, testualmente: «La mancata partecipazione di una o più componenti alle elezioni o la mancata individuazione della loro rappresentanza non infirmano la valida costituzione degli Organi»; per dirla in breve la Giunta, senza la partecipazione degli studenti, ha emanato un regolamento (poi approvato in CdF dopo qualche modifica) secondo il quale può bellamente continuare a lavorare senza la partecipazione degli studenti, alla faccia dell&#8217;«<a href="http://w3.uniroma1.it/lettere2/Avvisi/Presidenza.aspx">ampio confronto con gli studenti»</a> messo in piedi nella famosa &#8220;notte bianca degli esami&#8221;, in un clima di fattiva collaborazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa voragine democratica si somma ad <a href="http://www.letterefilosofia.it/2011/02/ahi-che-male-alla-rappresentanza/">altre carenze nei confronti della rappresentanza studentesca</a>; <strong>carenze sicuramente amplificate dal disastroso lavoro che i rappresentanti degli studenti stanno svolgendo per conto dell&#8217;intera categoria</strong>. Ne parleremo più approfonditamente in seguito, con articoli dedicati ai singoli problemi, ma i rappresentanti degli studenti, oltre a non informare su pressoché nulla di tutte queste problematiche (ecco il famoso &#8220;voto strumentale&#8221; chiesto dai soliti quaquaraquà), non hanno provveduto a sorvegliare sui lavori della Giunta, non hanno provveduto a individuare un nome da scegliere come Garante degli Studenti, non hanno provveduto a garantire una data per le elezioni studentesche che avrebbero già dovuto aver luogo, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Cominciamo con l&#8217;esaminare le principali posizioni in merito ai due problemi, ma leggete attentamente, perché tutti i tecnicismi che seguiranno formano l&#8217;ossatura del sistema di valutazione che inciderà, nei prossimi anni, sulla qualità della didattica e, di conseguenza, sulla vostra pellaccia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sul nome da dare alla Facoltà</strong>, vista anche la scarna consistenza della disputa, ci sono relativamente pochi argomenti: una parte dei docenti propone di ritornare al classico «Lettere e Filosofia» ante-scissione. Il problema è proprio questo: viviamo in una Facoltà che si porta ancora addosso i traumi di una scissione violenta avvenuta pochi anni fa e ora obbligata, <em>ope legis</em>, a tornare insieme; come un marito e una moglie che, subito dopo il divorzio, vengano costretti a dormire nella stessa camera da letto. La levata di scudi delle altre ex-neo-Facoltà è stata immediata, con argomenti di vario tipo tra cui il gettonatissimo &#8220;non mi sento rappresentato da questo nome&#8221;, utilizzabile tanto da un docente di storia del cinema quanto da un musicologo o da uno studioso di orpelli strambiformi. A questo punto il problema sarebbe trovare un nome che comprenda semanticamente tutti i possibili insegnamenti ma che, al contempo, non ricordi il nome di una delle quattro ex-Facoltà (quindi, ad esempio, via ogni nome che ricordi i termini &#8220;umanistico&#8221;, &#8220;lettere&#8221;, &#8220;filosofia&#8221;, &#8220;studi&#8221; o &#8220;studio&#8221;).</p>
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<div id="attachment_7519" class="wp-caption alignleft" style="width: 301px"><a class="lightbox" title="Simbolo della Giunta di Facoltà" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=7519"><img class="size-full wp-image-7519  " title="Simbolo della Giunta di Facoltà" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/07/Giunta.jpg" alt="Simbolo della Giunta di Facoltà" width="291" height="294" /></a><p class="wp-caption-text">Simbolo della Giunta di Facoltà</p></div>
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<p><strong>Sulla composizione del Nucleo di Valutazione</strong> la questione è più complessa e, forse, significativa. Per capire cosa farà (o dovrebbe fare) il Nucleo vi invito a leggere l&#8217;articolo linkato precedentemente. Orientarsi all&#8217;interno delle normative che regolano i Nuclei di Valutazione non è semplice: per quanto riguarda la nostra Facoltà, poi, ancora più difficile, visto che <strong>il nuovo Regolamento di Facoltà ancora non è disponibile sui siti istituzionali</strong> (ma viene utilizzato già dai docenti per regolarsi nell&#8217;attività istituzionale). Per fortuna ci siamo noi, quindi andate a leggere l&#8217;art. 8 cliccando sul link che trovate in fondo all&#8217;articolo. Nell&#8217;ultimo CdF, dalla Giunta di Facoltà (ma, a quanto sappiamo, anche all&#8217;interno della Giunta si sono levate, prontamente zittite, alcune voci contrarie), <strong>è stata proposta una lista bloccata di otto nomi</strong>. Il coperchio del vaso di Pandora è stato sollevato e, in un attimo, si è scatenata la molto professorale gazzarra.</p>
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<p style="text-align: justify;">Il grosso degli scontri si è appuntato su due questioni: gli otto membri (otto come le aree disciplinari &#8211; leggi Dipartimenti &#8211; che compongono la Facoltà) che comporranno il Nucleo dovranno essere docenti interni o esterni? Come verranno selezionati? Proviamo a elencare alcune possibili e/o già prospettate risposte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ipotesi 1 -</strong> Gli otto membri del Nucleo verrebbero designati dai rispettivi Dipartimenti. In questo modo ogni Dipartimento selezionerebbe il membro che dovrà valutare il dipartimento stesso (per un problema di competenze difficile che un italianista possa esprimere una valutazione sull&#8217;operato di un docente di storia romana, a meno che lo storico non prenda a coltellate gli studenti in aula durante la lezione), creando un problema di legittimità nel giudizio o, quantomeno, di &#8220;conflitto di interessi&#8221;. Rimarrebbe ancora aperto il dilemma tra valutatori interni e esterni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ipotesi 2 &#8211; </strong>Ogni Dipartimento dovrebbe fornire una rosa di nominativi esterni che, poi, sarebbe vagliata dal Consiglio di Facoltà. Dopo una discussione preliminare si procederebbe a una votazione generale con una scheda su cui segnare otto preferenze, una per ogni area disciplinare (leggi sempre Dipartimento). Il problema di questa soluzione potrebbe essere che, operando senza nessun docente interno, quindi senza nessuna &#8220;bussola&#8221; per orientarsi, per prendere le loro decisioni gli otto esterni facciano affidamento esclusivamente &#8211; un pochino ciò avverrà comunque &#8211; su giudizi di docenti interni scelti arbitrariamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ipotesi 3 &#8211; </strong>Lo stesso procedimento dell&#8217;ipotesi 2 si potrebbe attuare con una rosa di docenti interni. Ma i problemi, a questo punto, sarebbero opposti: che valutazione sarebbe quella fatta tra colleghi, se non la stessa che regola le assunzioni, priva di criticità? Oltretutto in caso di elezioni, ovviamente, ogni Dipartimento convoglierebbe i voti su un nominativo precedentemente stabilito, rendendo questo metodo molto simile a quello della designazione già esplicato nell&#8217;ipotesi 1.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ipotesi 4 (proposta dal Dipartimento di Storia, Culture, Religioni) &#8211; </strong>La proposta si fa forte dell&#8217;art. 3 comma 5 del nuovo Statuto di Ateneo, che recita «La valutazione delle attività istituzionali è attuata attraverso Nuclei o Comitati di valutazione composti in maggioranza da esperti esterni all’istituzione e struttura da valutare». Il Nucleo sarebbe composto in maggioranza (cinque membri su otto) di esterni, tra i quali, probabilmente, anche alcuni ex-docenti della Facoltà; ogni Dipartimento proporrebbe due nomi (un docente esterno e uno interno) e il Consiglio di Facoltà poi voterebbe per l&#8217;elezione, provvedendo i votanti di apposite schede in grado di consentire una scelta di otto nominativi di cui cinque esterni. Il problema di questo metodo potrebbe essere il grado di complessità delle schede elettorali, ma si tratta pur sempre di elettori docenti, si spera &#8211; risata beffarda &#8211; che almeno l&#8217;acume per mettere otto crocette lo abbiano. In generale, comunque, il documento approvato dal Dipartimento di Storia, Culture, Religioni ha il merito di rilanciare un dibattito interno aperto e democratico, tutto l&#8217;opposto, insomma, dell&#8217;<em>iter </em>seguito fino a questo punto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema comune a tutte le ipotesi rimane la possibilità che, in caso di selezione di docenti esterni (siano essi ex-docenti della Facoltà o meno), questi facciano affidamento su giudizi di docenti interni scelti arbitrariamente, per tramite di amicizia o altri rapporti. Probabilmente <strong>la valutazione sarebbe più limpida e obiettiva qualora venissero scelti docenti selezionati all&#8217;estero che non abbiano comprovati rapporti con docenti interni</strong>, ma questo vorrebbe dire cominciare una vera ed effettiva opera di valutazione, cosa che gli stessi docenti non vedono di buon&#8217;occhio.</p>
<p style="text-align: justify;">La Giunta di Facoltà si riunirà il 21 luglio per analizzare la questione e, forse, prendere provvedimenti in merito. Altrimenti tutto sarebbe rimandato al prossimo CdF da tenersi a settembre o ottobre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In questo desolante scenario, si apre però un margine di intervento per gli studenti</strong>: proprio l&#8217;incertezza che regna sovrana darebbe peso a un parere espresso dal maggior numero di studenti possibile. Ovviamente, viste le modalità con le quali la Giunta ha agito finora, il presupposto per una collaborazione fruttuosa sarebbe il blocco di ogni decisione. Gli studenti non possono consultarsi bene a luglio, con gli esami, il caldo, i fuorisede ormai lontani e i già partiti in vacanza. La Giunta che si riunirà il 21, nel rispetto degli studenti finora assai poco rispettati, dovrebbe certificare che, al momento, una decisione non è assumibile. Si dovrebbe, a questo punto, rimandare ogni decisione a metà o fine settembre, dando modo agli studenti di aprire una consultazione interna per partecipare a queste importanti decisioni o, almeno, per fornire pareri o proposte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Esortiamo tutti i colleghi a partecipare e a diffondere la notizia</strong>, anche linkando questa pagina su social newtork o facendo girare su mailing-list. I docenti, certo, potrebbero continuare a ignorarci come hanno spesso fatto, ma &#8211; considerando anche l&#8217;estrema duttilità con cui abbiamo accolto ogni loro iniziativa fino a questo momento &#8211; speriamo vivamente che a ciascuno di loro parli ancora, da qualche parte in fondo all&#8217;anima, il piccolo umanista assieme al quale hanno cominciato la lunga strada che li ha condotti agli scranni sui quali, ora, insegnano.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-7470" href="http://www.letterefilosofia.it/2011/07/umanisti-emarginati-alla-sapienza/regolamento-di-facolta/">Nuovo Regolamento di Facoltà</a></p>
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		<title>La &#8220;megafacoltà di robba umana&#8221; a un anno dallo Statuto Frati</title>
		<link>http://www.letterefilosofia.it/2011/05/cosa-accade-in-facolta-a-un-anno-dallo-statuto-frati/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 23:34:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Di Iorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[statuto Frati]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa accade, a un anno dall'entrata in vigore dello "Statuto Frati", nella facoltà umanistica più grande d'Europa?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="cubo-rubik" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=6654"></a>Il Rettore Frati è orgoglioso della <strong><a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/09/una-magnifica-trovata/">Nuova Sapienza</a> </strong>che ha plasmato con il suo Statuto: nuove facoltà, nuovi dipartimenti, nuovi corsi di laurea, nuovo portale web&#8230;  Tutto sembra essere nuovo, o almeno viene proposto come tale; qualche tempo fa, sull&#8217;<em>home page</em> dell&#8217;Ateneo era addirittura disponibile un <em>test </em>telematico per sondare il grado di soddisfazione degli studenti e delle loro famiglie: un modo per dare un volto forse più umano ad un apparato mastodontico perennemente in apnea (secondo i più informati) di personale e che spesso e volentieri stritola tra le ganasce della sua burocrazia una larga fetta di studenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/06/a-tappe-forzate-liter-della-riforma-frati/">Voglia di rinnovare</a>, insomma, e <strong>tante buone intenzioni</strong>. È trascorso circa un anno dalla delibera del Senato Accademico che ha dato il via al <a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/05/verso-i-nuovi-dipartimenti-di-lettere-e-filosofia-2/"><em>restyling </em>della Sapienza</a> e si potrebbe già fare un bilancio, seppur provvisorio. I numeri potrebbero fioccare abbondantemente e in libertà, ma vorrei invitarvi a fare delle considerazioni di natura diversa.  A mio parere importa ben poco che facoltà e dipartimenti siano stati dimezzati: dobbiamo chiederci se questa ristrutturazione ha portato <strong>qualcosa di concreto </strong>nella vita di tutti i giorni di noi studenti.  Mi dispiace per il Magnifico, ma il mio parere di studente non può che essere negativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come studente della <strong> <a href="http://www.letterefilosofia.it/2011/01/promemoria-per-la-nuova-facolta/">nuova facoltà FiLeSUSO</a> </strong>(!) posso dirvi che siamo in una fase di stasi, con <strong>attriti continui</strong> (seppur minimi e velati), fra cattedre e dipartimenti: responsabilità e competenze vengono troppo spesso rimpallate da un ufficio all&#8217;altro, da uno studio all&#8217;altro; come rappresentante degli studenti posso dirvi che ogni  decisione è stata avocata a sé da un vero e proprio <strong>direttorio di docenti</strong> (la Giunta di facoltà), che <a href="http://www.letterefilosofia.it/2011/02/ahi-che-male-alla-rappresentanza/">ha lasciato fuori dalla porta gli studenti</a> proprio nel momento in cui s&#8217;è messo a scrivere le nuove regole e a dettare le linee guida per il futuro. Una fase di completo interregno, in poche parole, con <strong><a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/10/finis/">una facoltà non riunificata</a> ma ulteriormente divisa in otto grandi dipartimenti</strong> dai nomi più o meno lunghi e astrusi, per poteri e competenze quasi assimilabili a delle facoltà vere e proprie, seppur in miniatura.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, in questo il Rettore Frati non ha alcuna colpa: in teoria <a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/03/la-testa-di-medusa/">il suo Statuto nasce <strong>per far del bene</strong></a>, lo spirito è la razionalizzazione e la riduzione degli sprechi <a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/12/i-numeri-giusti/">(almeno così dice)</a>. Al momento dell&#8217;applicazione ogni facoltà viene traghettata in maniera diversa verso il nuovo stadio, da persone diverse. Probabilmente nella nostra facoltà gran parte del lavoro viene svolto <strong>dietro le quinte</strong>: si emendano gli abomini della 270, si cerca di far quadrare i conti, si lavora (e spesso si lotta) per adeguare il sistema e renderlo funzionale. Esistono molte persone, docenti e non, che si spendono quotidianamente per il bene della facoltà: approfitto dell&#8217;occasione per ringraziarli tutti. Stando così le cose, l&#8217;unica spiegazione è che, per mandare avanti la baracca, <strong>si sia dovuti scendere a compromessi</strong>: cercare di far contenti un po&#8217; tutti e non sconvolgere troppo i delicati equilibri interni. La <em>Realpolitik </em>non va mai sottovalutata.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa ci rimane, allora, di questo Statuto Frati? Per adesso soltanto <strong>promesse </strong>di un futuro migliore, come sempre. Facoltà riunificate? Manco per sogno: in alcuni dipartimenti ancora si litiga fra chi sta da una parte e chi dall&#8217;altra. Meno burocrazia? Al contrario: sono state create commissioni e sottocommissioni; ufficiosamente i dipartimenti, seppur unificati, conservano ancora una certa pluralità interna. Gestione diretta e semplificata dei corsi di laurea? Magari! A tutt&#8217;oggi l&#8217;offerta formativa dell&#8217;anno prossimo non è ancora stata pubblicata: sembra ci siano &#8220;difficoltà di varia  natura&#8221;. Potenziamento della ricerca tramite lo sviluppo delle competenze dei dipartimenti? Ma se i professori sembra si siano distribuiti col gioco delle sedie: ognuno s&#8217;è seduto al finire della musica, che importa se la sua cattedra ha ben poco a che vedere con quelle degli altri? Ecco spiegati quei <a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/10/la-nuova-megafacolta-di-robba-umana/">nomi altisonanti </a>che non finiscono più: <em>Dipartimento di studi greco-latini, italiani e scenico-musicali</em> e via di seguito. Mi fermo qui, non voglio infierire oltre.</p>
<p style="text-align: justify;">I problemi ci sono ancora, sono tanti; se scrivo non è certo per accusare soltanto: in fondo io son convinto che la nostra facoltà ce la stia mettendo tutta. Sono però convinto che si possa fare di più e meglio: spero che queste mie poche, aspre righe possano servire da stimolo per chi di dovere, e possano portare in alto il punto di vista degli studenti, almeno di una parte.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/05/cubo-rubik-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
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		<title>Un convegno sostenibile</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 05:46:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Spangenberg Yanes</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[convegno]]></category>
		<category><![CDATA[Frascati]]></category>
		<category><![CDATA[Giacomo Leopardi]]></category>
		<category><![CDATA[Novella Bellucci]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Di Tommaso]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato]]></category>

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		<description><![CDATA[Un mirabile esempio di iniziativa "sostenibile", su Leopardi, patrocinata dal Comune di Frascati e alla quale hanno partecipato molti docenti e studenti della Sapienza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il <strong>convegno su Leopardi, </strong><em>La forza della poesia</em>, svoltosi a Frascati la scorsa settimana (9-13 maggio), del quale abbiamo <a href="http://www.letterefilosofia.it/2011/05/leopardi-a-scuola-la-forza-della-poesia/">già dato notizia</a> su questo giornale, merita qualche riga in più per raccontare questo mirabile esempio di <strong>organizzazione &#8220;sostenibile&#8221; dell&#8217;iniziativa</strong>, per la quale si è tenuto conto, oltre che dell&#8217;aspetto scientifico, anche di quello sociale, scolastico, del rapporto col territorio; per usare una parola sola, vien da dire “politico”.</p>
<p style="text-align: justify;">«<strong>Anche in una situazione di crisi economica </strong>come quella che stiamo attraversando &#8211; scrive la promotrice delle giornate leopardiane, la professoressa <strong>Novella Bellucci</strong>, docente di Letteratura italiana presso la nostra Facoltà -, particolarmente pesante per i comuni penalizzati dalla finanziaria, <strong>è possibile organizzare eventi culturalmente significativi </strong>(e quanto mai necessari),</p>
<div id="attachment_6536" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="lightbox" title="frascati" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=6536"><img class="size-medium wp-image-6536" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/05/frascati-300x200.jpg" alt="Foto di Anna Gioffreda." width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Anna Gioffreda.</p></div>
<p style="text-align: justify;">facendo ricorso a forme innovative di collaborazioni e contributi. […] Sono in moltissimi a desiderare una vita fondata su valori etici (ed estetici), sul senso della condivisione, su spinte ideali e solidali piuttosto che sul consumo, sull&#8217;accumulo, sulla esibizione, sulle forme più chiassose e insopportabili dell&#8217;apparenza e del possesso».</p>
<p style="text-align: justify;">Quasi tutti <strong>i relatori </strong>convenuti da altre città sono stati <strong>ospitati da famiglie di Frascati</strong>; ogni giorno <strong>una classe </strong>diversa delle scuole ( elementari, medie e superiori) che partecipavano all&#8217;iniziativa <strong>ha preparato il pranzo</strong> per i convegnisti, da consumarsi rigorosamente nelle fraschette su lunghe tavolate dove si sono mescolati studenti delle scuole e dell&#8217;università, ricercatori, insegnanti e professori universitari. Una sera è stato offerto <strong>un buffet preparato dai volontari dell&#8217;associazione “Occupiamoci”</strong>, che impartisce ad immigrati senza lavoro una formazione professionale nel settore della ristorazione; le altre cene dei convegnisti sono sempre state in casa di una famiglia volontaria.</p>
<p style="text-align: justify;">La città di<strong> Frascati</strong>, che ospita anche <strong>innumerevoli altre iniziative culturali </strong>di vario spessore dalla Notte europea dei ricercatori nel mese di settembre a un premio nazionale di poesia, è stata oltre che sede fisica del convegno anche partecipe attiva, nella persona del <strong>sindaco Stefano Di Tommaso</strong> e con l&#8217;intera cittadinanza, che ha fornito alloggio e pasti ai relatori del convegno ed ha prestato orecchio alle letture pubbliche leopardiane tenute dagli studenti mercoledì 11 maggio. Ci piace pensare che se nessuno dei volantini (prodotti e autofinanziati dagli studenti) con versi e pensieri di Leopardi, che sono stati distribuiti nelle piazze dove si leggeva, è rimasto a terra, la ragione sia, oltre che la coscienza civica dei frascatani, anche il fatto che tutti si siano voluti portare a casa qualche parola del poeta.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a questi aspetti e alla collaborazione con le scuole, nelle quali alunni e insegnanti hanno iniziato a lavorare sui testi di Leopardi con molti mesi di anticipo, <em>La forza della poesia</em> è stata occasione di grande innovazione anche per quanto riguarda il momento scientifico dell&#8217;iniziativa. <strong>Dedicare un convegno a soli ricercatori non strutturati è cosa inaudita</strong> (e forse non solo nel significato etimologico dell&#8217;aggettivo): i laureandi, dottorandi, dottori di ricerca, gli assegnisti intervenuti sono figure di spicco della leopardistica contemporanea che non hanno un impiego o lo hanno solo nella scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Un convegno sostenibile dunque sembra la definizione più calzante per quello che vorremmo divenisse <strong>un modello di virtù per l&#8217;università</strong>, che ha mostrato in questi giorni di avere le forze per intervenire sulla società in modo costruttivo e a vasto raggio. Un&#8217;università in grado di additare una via etica nell&#8217;organizzazione materiale della vita, di &#8216;scendere&#8217; a collaborare con le scuole senza sentirsi per questo sminuita, di provare che queste diverse attenzioni non intaccano la validità del lavoro e dell&#8217;incontro scientifico. Contrariamente a quanto vorrebbe far credere la propaganda dei legislatori che hanno aperto l&#8217;amministrazione degli atenei ai privati, giustificandosi con <strong>l&#8217;esigenza di creare un ponte con il territorio</strong>, l&#8217;università è capace di lavorare con esso <strong>per tramiti esclusivamente pubblici</strong>, gli enti locali, appunto, e le scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;università è contro gli sprechi; il fatto che possa agire nonostante i tagli non significa che più fondi sarebbero un lusso, ma che iniziative come le giornate leopardiane di Frascati, parche di denaro e prodighe di energie umane, potrebbero moltiplicarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrive ancora la professoressa Bellucci: «Forse non è più il tempo di sperare in rivolgimenti radicali (che tuttavia potrebbero imporsi di necessità), in palingenesi definitive; ma <strong>praticare la possibilità di cambiamenti anche di esigue proporzioni, nelle vite individuali e nelle piccole comunità</strong>, cercando poi momenti di confronto e di messa in comune, questo è possibile».</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;auspicio in conclusione (e l&#8217;esortazione per chi legge) è di imbatterci sempre più spesso al termine di seminari e convegni in buffet prodotti da associazioni di volontariato, perché no, anche sostituendo il couscous ai vol-au-vent!</p>
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		<title>Altre perplessità sui concorsi universitari</title>
		<link>http://www.letterefilosofia.it/2011/05/altre-perplessita-sui-concorsi-universitari/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 10:36:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Poroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[concorsi]]></category>
		<category><![CDATA[dottorato di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Fioravanti]]></category>
		<category><![CDATA[Frabotta]]></category>

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		<description><![CDATA[Il concorso, per come è strutturato attualmente, è il miglior metodo valutativo? Le prove dei concorsi sono effettivamente trasparenti e oggettive?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="lightbox" title="Gerry-Scotti-Chi-vuol-essere-milionario" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=6447"><img class="alignleft size-medium wp-image-6447" title="Gerry-Scotti-Chi-vuol-essere-milionario" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/05/Gerry-Scotti-Chi-vuol-essere-milionario-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a>Dopo aver espresso <a href="http://www.letterefilosofia.it/2011/04/il-potere-di-un-assegno-di-ricerca/">dubbi su concorsi e assegni di ricerca</a>, colpevoli di instaurare meccanismi ben poco meritocratici all&#8217;interno di un dipartimento, è da valutare il <strong>concorso pubblico</strong> come modalità di accesso, che dovrebbe essere la più imparziale e oggettiva, mentre mi sembra, per come è strutturato, sia la più deresponsabilizzante e vaga. Non bisogna per forza essere in mala fede, anzi, i concorsi si potrebbero migliorare soprattutto per non far sostituire la buona fede con dalla aleatorietà. Renderò conto, per esperienza diretta, soprattutto dei concorsi di dottorato, che sono stati <a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/10/preparazione-al-dottorato/">la mia croce per qualche mese </a>.</p>
<p>La prima cosa che lascia perplessi è la <strong>varietà delle prove d&#8217;accesso</strong>, da concorso a concorso: a volte è richiesta la tesi e un progetto di ricerca due mesi prima, a volte due giorni prima, altre volte c&#8217;è una prova scritta, delle volte all&#8217;orale ti chiedono il progetto di ricerca, ma non sempre è necessario, altre volte se vuoi puoi portarlo ma possiamo pure parlare d&#8217;altro, altre volte ancora ci sono talmente tanti paletti che forse è meglio se non ti presenti. Questo perché il <a href="http://www.miur.it/0006Menu_C/0012Docume/0098Normat/2012Regola_cf2.htm">regolamento generale</a> delega alle università le modalità d&#8217;accesso: non vedo cosa ci sia di male a istituire un tipo di concorso generale, magari suddiviso per facoltà (o classi di facoltà). Bisogna ammettere che l&#8217;inefficienza valutativa delle prove d&#8217;accesso (progetti di ricerca, prove scritte, prove orali, valutazione tesi) rende difficile una regolamentazione seria: facendo così le facoltà hanno tutta la libertà di scegliere le peggiori.</p>
<p>Qualche concorso prevede come pre-valutazione, o come prima valutazione, <strong>la presentazione di tesi e progetto di ricerca</strong>. Se costituisce una pre-valutazione il più delle volte è un proforma, vengono ammessi quasi tutti e la commissione si limita a escludere chi ha inviato una testa di cavallo mozzata o la cacca conservata di un ordinario. Questo si può vedere facilmente quando, alla prova orale, davanti alla commissione, qualcuno esordisce con “Allora, di cosa parla il suo progetto di ricerca?”. Sarebbe molto più semplice non farla e limitarsi a segnalare nel bando di non spedire materiali umidi-organici, soprattutto se in decomposizione. Quando invece la presentazione della tesi e del progetto di ricerca costituisce una prima valutazione la prova diventa più emozionante: quello che saprete, il più delle volte, è un voto. Basta. Non si sa sulla base di cosa, non è dato saperlo, se per il progetto, per la tesi, per la simpatia o per quei 1000 euro in banconote di piccolo taglio allegati al curriculum: bisogna fidarsi ciecamente, una scommessa pascaliana. I SEAL sono riusciti a scovare Osama Bin Laden, e io ancora non sono riuscito a scoprire perché a Pisa ho preso 29 e non 30 o 28. Il concorso non sarebbe più trasparente se ci fosse una relazione, che almeno testimoni la lettura del progetto (vedi infra)? Scegliere il concorso come modalità d&#8217;accesso ha senso se il concorso è trasparente, altrimenti perde le sue qualità.</p>
<p>Passiamo alla <strong>prova scritta</strong>: anche qui si lascia totale libertà a chi istituisce il concorso. Prove scritte di 2 ore, 3 ore, 4 ore, fino alle 8 ore dove vince l&#8217;ultimo che sbrocca perché vuole fumare. Nella maggior parte dei casi si tratta di un tema da svolgere attenendosi alle indicazioni della traccia, e nella maggior parte dei casi la traccia lascia ampio margine: l&#8217;argomento generale è quello che va per la maggiore. Anche qua sarebbe da chiedersi se costituisca un&#8217;idonea valutazione giudicare i concorrenti su tracce come “Il medioevo: problemi e questioni”, “La lingua italiana da Dante a oggi” o “Storia del mondo tutto: prospettive”. Non che la traccia selettiva sia migliore, visto che crea una sproporzione tra chi si è occupato di quel particolare argomento e chi no. Forse sarebbe da ripensare la prova scritta: renderla meno esame e più valutazione, cercare di misurare la reale capacità per qualcuno di fare ricerca, per esempio dotandolo di strumenti bibliografici e valutando come sappia usarli. L&#8217;università dovrebbe puntare ad avere ricercatori, non concorrenti di <em>Chi vuol esser milionario</em>.</p>
<p>La <strong>prova orale</strong> è ancora più spassosa: non si sa nulla di come avverrà, la commissione ha totale potere. Potrebbero limitarsi a commentare con te la prova scritta, farti domande varie su qualche argomento, chiederti di parlare della tua tesi o del progetto di ricerca. Questo naturalmente varia da &#8220;concorrente&#8221; a &#8220;concorrente&#8221;, snaturando del tutto l&#8217;oggettività della prova: non deve essere carino portare un bel progetto di ricerca e prendere di meno di quello a cui hanno chiesto di fare la verticale.</p>
<p>Mi rendo conto che non possa esistere il concorso perfetto, con le prove d&#8217;accesso perfette, d&#8217;altra parte mi sembra che ci sia una tendenza ad accontentarsi di questo tipo di concorsi: lasciano una patina di regolarità; nel caso possono essere aggiustati, mancando una vera trasparenza; di tanto in tanto fanno emergere i meritevoli. Una più concreta valutazione delle valutazioni e le proposte che ne seguirebbero potrebbero essere troppo compromettenti e potrebbero caricare le commissioni di troppa responsabilità: meglio lasciare un sistema fin troppo elastico e formalmente regolare, difficile da criticare nei singoli svolgimenti, e di cui, proprio per questo, si lamentano in pochi.</p>
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