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	<title>Il Giornale di Letterefilosofia.it &#187; Roma</title>
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		<title>Rateizzami questo!</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 16:01:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Lucia Schito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[trasporto pubblico]]></category>

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		<description><![CDATA[Sindaco, Atac e assessore alla mobilità ce la stanno mettendo proprio tutta per farci digerire gli aumenti che scatteranno il 1 giugno.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono sempre più ammirata. Oggi in dieci minuti all&#8217;incrocio <strong>Nomentana-XXI aprile</strong> ho visto passare tre (!) autobus col numero indicato tramite un A4 appiccicato con lo scotch. <strong>Il futuro è vicino.</strong> Senza considerare il fatto che <strong>venerdì 11 maggio c&#8217;è il secondo <a href="http://www.irispress.it/241953/roma-venerdi-11-maggio-sciopero-trasporti-disagi-per-tutto-il-giorno" target="_blank">sciopero</a> del trasporto pubblico in meno di quindici giorni</strong> (l&#8217;ultimo è stato lunedì 30 aprile), tutti casualmente a ridosso di weekend e feste comandate. Ma ci sono buone notizie: <strong>Alemanno</strong> e <strong>Aurigemma</strong>, dopo aver sgridato i giornalisti di tutta Roma perché avevano capito male, non c&#8217;era stata nessuna <a href="http://www.letterefilosofia.it/2012/05/non-e-una-citta-per-giovani/" target="_blank">abolizione</a> degli abbonamenti mensili, i comunisti la devono finire con questa demagogia (ma intanto la <a href="http://www.comune.roma.it/PCR/resources/cms/documents/Delibera_53_tariffe_agevolazioni_trasporti.pdf" target="_blank">delibera</a> è là, a futura memoria), &#8220;stanno lavorando&#8221; per prevedere una rateizzazione di quelli annuali. Ma accorgersene prima no? Va a finire che &#8216;sta delibera l&#8217;ho scritta io a mia insaputa? Comunque, non temete:<strong> le rateizzazioni non partiranno prima di settembre</strong>. Nel frattempo, da giugno ad agosto potete pure camminare a piedi, che tanto c&#8217;è caldo, magari sudate un po&#8217; e così siete pronti per la prova costume (sempre posto che dopo gli aumenti possiate permettervi di raggiungere il mare).</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 490px"><a href="http://img.youtube.com/vi/gUAJ9LrzmRA/0.jpg"><img src="http://img.youtube.com/vi/gUAJ9LrzmRA/0.jpg" alt="" width="480" height="360" /></a><p class="wp-caption-text">Alemanno non ha bisogno della prova costume.</p></div>
<p>Come dimenticare poi l&#8217;entusiasmante campagna <strong>&#8220;<a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/05/04/news/te_lo_do_io_il_biglietto_la_task_force_dell_atac-34453948/" target="_blank">Te lo do io il biglietto</a>&#8220;</strong> (fra le altre cose ogni tanto potreste almeno assumere un pubblicitario decente, però) che si propone di educare i passeggeri scorretti. Davvero, non ho nient&#8217;altro da aggiungere. Ci ritroveremo <strong>i dirigenti dell&#8217;Atac</strong> (cioè in pratica tutta la famiglia Alemanno) che, su bus nei quali già in genere si sta stipati come sardine,  non faranno multe ma <strong><em>inviteranno</em> i trasgressori a comprare il biglietto o a scendere dal mezzo</strong>. La comicità involontaria di tutta l&#8217;operazione è davvero disarmante.</p>
<p>Ma la ciliegina sulla torta, ovviamente, è l&#8217;<strong>odissea della metro B1</strong>. Sono mesi (per la precisione, <strong>da agosto 2010</strong>) che si ritarda l&#8217;apertura delle <strong>prime tre stazioni</strong> (avessi detto trenta). Si vociferava finalmente di un&#8217;inaugurazione fissata per il <strong>2 giugno</strong> con tanto di presidente della Repubblica a presenziare. Nel frattempo però: fermo dell&#8217;intera linea B nello scorso weekend per i collaudi; tre &#8220;guasti tecnici&#8221; in cinque giorni (pare proprio dovuti agli stessi collaudi); marciapiedi divelti dall&#8217;umido ancora prima che le stazioni siano aperte al pubblico. Questo per citare solo gli avvenimenti degli ultimi tempi. Mi pare giusto. Ce la stanno mettendo proprio tutta per farci digerire gli<strong> aumenti su biglietti (+50%) e abbonamenti </strong>che sarebbero dovuti scattare il 1 giugno ma, per ovvio contrappasso alla vicenda della metro, saranno <strong>anticipati al 25 maggio.</strong></p>
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		<title>Non è una città per giovani</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 06:05:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Lucia Schito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[petizione]]></category>
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		<category><![CDATA[trasporto pubblico]]></category>

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		<description><![CDATA[Trasporti, niente più agevolazioni su base mensile: la protesta monta, il Comune ci ignora.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_12196" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="lightbox" title="biglietti-atac" href="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2012/05/biglietti-atac1.gif"><img class="size-medium wp-image-12196" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2012/05/biglietti-atac1-300x298.gif" alt="Atac, da giugno l'adeguamento delle tariffe: la corsa singola rincara a 1,50€ e si annunciano novità non proprio piacevoli per gli studenti." width="300" height="298" /></a><p class="wp-caption-text">Atac, da giugno l&#039;adeguamento delle tariffe: la corsa singola rincara a 1,50€ e si annunciano novità non proprio piacevoli per gli studenti.</p></div>
<p>La <strong><a href="http://www.comune.roma.it/PCR/resources/cms/documents/Delibera_53_tariffe_agevolazioni_trasporti.pdf" target="_blank">delibera 53</a></strong> varata dalla giunta <strong>Alemanno</strong> lo scorso <strong>29 febbraio</strong> è una realtà con la quale dovremo tristemente avere a che fare, molto presto (per la precisione<strong> a partire dal 1 giugno</strong>).</p>
<p>Il Comune di Roma non va famoso per le sue politiche giovanili: ignora forse di ospitare <strong>più di 250.000 studenti universitari</strong> e <strong>il maggior numero di atenei</strong> d&#8217;Italia (dati di <strong><a href="http://romasenzastudenti.tumblr.com/alemanno" target="_blank">Link</a></strong>). I trasporti sono un tasto particolarmente dolente: disservizi e scioperi sono all&#8217;ordine del giorno, i lavori per le nuove linee metro procedono molto a rilento, il piano del trasporto pubblico sembra concepito da una mente piuttosto caotica. Senza dimenticare gli scandali della <strong>parentopoli</strong> venuta alla luce qualche tempo fa.</p>
<p>Roma è una delle poche città italiane a prevedere sconti per gli abbonamenti solo in misura minima. Possono usufruirne infatti <strong>soltanto i residenti o i fuori sede vincitori di borsa di studio</strong>. Non certo un&#8217;idea brillante. Spesso i fuori sede, non possedendo mezzi propri, non hanno altri modi di spostarsi, affollano le periferie e devono raggiungere le sedi universitarie con mille difficoltà (e molte bestemmie). Anziché risolvere al ribasso, la giunta ha pensato bene di uniformare gli abbonamenti al rialzo, ed <strong>eliminare qualsiasi genere di riduzione su base mensile</strong>. Come se non bastassero le frotte di controllori che già battono a tappeto le linee maggiormente frequentate dagli universitari, specie (casualmente) nei pressi del capolinea del Verano. Soggetti che è più facile trovare senza biglietto (nessuna giustificazione, semplice dato di fatto) e che stanno fruttando fior di quattrini alle casse esangui dell&#8217;azienda di trasporti.</p>
<p>Ci sono solo due cose che possiamo fare.</p>
<p>La prima è <strong><a href="http://romasenzastudenti.tumblr.com/tu" target="_blank">firmare la petizione</a></strong> per ripristinare e allargare le riduzioni, e <strong>sensibilizzare</strong> al problema <strong>attraverso i social network</strong>.</p>
<p>La seconda è correre a fare l&#8217;<strong>abbonamento annuale</strong>. Con un <strong>ISEE fino a 20000 €</strong> infatti è possibile pagare al <strong>massimo 150 €</strong> <strong>per 365 giorni</strong> dal momento della richiesta (resta naturalmente il vincolo di essere vincitori di borsa di studio). La formula in sé sarebbe anche abbastanza conveniente. Il problema è che non tutti gli studenti possono permettersi di sborsare<strong> più di 100 euro in un&#8217;unica soluzione</strong>, e il Comune di Roma sembra sordo alle proteste.<strong><br />
</strong></p>
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		<title>Lo Spazio della Psicosi delle 4.48</title>
		<link>http://www.letterefilosofia.it/2010/12/lo-spazio-della-psicosi-delle-4-48/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 07:58:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Flavia Vecchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacoli teatrali]]></category>

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		<description><![CDATA[Fino al 12 dicembre in scena al Teatro lo Spazio Psicosi delle 4.48 di Sarah Kane con Micaela Esdra

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3716" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="lightbox" title="6" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=3716"><img class="size-medium wp-image-3716" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/12/6-300x200.jpg" alt="Micaela Esdra" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Micaela Esdra</p></div>
<p style="text-align: justify;">Poche poltrone circondano su tre lati uno spazio ristretto al cui centro campeggia un letto d’ospedale; sul soffitto uno specchio che offre un altro punto di vista del talamo ospedaliero. È questo lo scenario che ospita la rappresentazione di <strong><em>Psicosi delle 4.48 </em></strong>di <strong>Sarah Kane,</strong> in scena al <strong>Teatro lo Spazio</strong> fino al 12 dicembre, così come l’ha immaginata il regista <strong>Walter Pagliaro</strong>. Il testo della drammaturga britannica, scritto nel 1999 (anno della sua morte), non presenta alcuna indicazione di scena o riguardante i personaggi. È un testo che si compone di  ricordi, odori, sensazioni che scorrono senza sosta come in preda ad un flusso di coscienza, «tutti uniti da un comune denominatore: il dolore» &#8211; secondo quanto afferma Pagliaro. Il regista pugliese ha voluto ambientare la rappresentazione in una fredda e vuota stanza d’ospedale, probabilmente un ospedale psichiatrico, al centro del quale vi è il letto su cui è stesa la protagonista, colei che espone questa cascata di pensieri sinistri, crudi, disincantati al confine tra la pazzia e l’estrema lucidità. Ad interpretarla un’abilissima <strong>Micaela Esdra</strong>, già in passato attrice in diverse rappresentazioni dirette da Pagliaro: ha catturato per un&#8217;ora e un quarto lo sguardo e la partecipazione anche fisica dei (purtroppo o per fortuna) pochi spettatori in sala. Si tratta infatti di <em>in-yer-face theatre, </em>un tipo di teatro nato in Inghilterra negli anni ’90 che prende lo spettatore per la gola e lo scuote, lo induce violentemente a riflettere scaraventandogli in faccia la realtà dei fatti. Scene di sesso, abuso, cannibalismo: violenze di ogni tipo sono portate sul palco da autori bisognosi di scuotere il pubblico borghese affinchè prenda coscienza del lato oscuro che la società nasconde dietro il velo dell’apparenza. Quando la Kane scrive questo testo, la vita le calza come un vestito troppo stretto di cui ha solo voglia di liberarsi. All’età di 28 anni, rinchiusa in un manicomio dopo aver tentato il suicidio in preda alla depressione, l’autrice decide di mettere nero su bianco la disperazione dei pensieri che si rincorrono nella sua mente. Una grande solitudine l’attraversa, si sente lontana dai meccanismi corrotti della società e dei rapporti umani e soprattutto rifiutata dall’amore. Alle 4.48 la voglia di farla finita fa capolino in una giornata in cui non c’è distinzione fra notte e giorno: le 4.48 sono l’ora in cui la lucidità si fa spazio in una mente spenta dagli psicofarmaci.  Pagliaro si accosta a quest’opera partendo dall’idea «che dica cose forti sul <strong>vuoto d’amore</strong> che oggi sente ogni essere umano che tenti di vivere in un mondo non brutale». Con la convinzione che ogni tipo di perbenismo ed integrazione nelle istituzioni sia la tomba del teatro, il regista si avvicina al testo della Kane spiegando così le sue motivazioni:  «<em>Impazzisci e muori o diventa equilibrato e malsano</em>. Questa lancinante frase Sarah Kane l’aveva affissa ai muri che ospitavano la sua esistenza. A me piacerebbe appenderla in teatro, perché nella sua assolutezza esplicita il malessere, il disagio, la delusione, l’orrore per quello che accade quotidianamente nel nostro paese».</p>
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		<title>Un rapido sguardo a Duilio Cambellotti illustratore</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 15:04:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Carrera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Se in questi giorni vi trovate a passeggiare per il centro e passate da via del Babuino, intrufolatevi in una delle sue traverse, via Alibert:  <a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/12/un-rapido-sguardo-a-duilio-cambellotti-illustratore/">Leggi il resto...</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="rev98751(1)-ori" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=3692"><img class="alignleft size-medium wp-image-3692" title="rev98751(1)-ori" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/12/rev987511-ori-152x300.jpg" alt="" width="152" height="300" /></a>Se in questi giorni vi trovate a passeggiare per il centro e passate da via del Babuino, intrufolatevi in una delle sue traverse, via Alibert: lì, al civico 20, è situata la <a href="http://www.galleriarusso.it/index.php">Galleria Russo</a>. Vi troverete la piccola mostra <em>Duilio Cambellotti illustratore</em>, prorogata all’8 gennaio 2011 (doveva terminare ieri), imperdibile occasione per ammirare un buon numero di illustrazioni dell’eclettico artista romano vissuto tra il 1876 e il 1960 (il 30 gennaio ricorre il cinquantenario della sua morte).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Non è una rassegna espositiva propriamente detta: per scrutare le opere, disseminate per le salette in modo molto informale, bisogna scavalcare le scrivanie degli impiegati intenti a tenere la contabilità della galleria. I pezzi esposti, infatti, sono in vendita.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Duilio Cambellotti è un artista che, nonostante abbia un <a href="http://www.musei.it/lazio/latina/museo--duilio-cambellotti-.asp">museo tutto suo a Latina</a>, non ha ancora trovato un posto nella grande storia dell’arte, quella da manuale, ancora poco riconoscente nei confronti di quegli italiani del Novecento che hanno seguito un percorso vario e difficile da etichettare, lontano dalle Avanguardie. Il suo immaginario attinge all’area simbolista: figure allungate e misteriose, ombre colorate e sofisticati decorativismi popolano un universo affascinante, legato alla sfera onirica, che spesso racconta più degli stessi episodi che è volto ad illustrare.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua produzione è una delle punte più alte dell’epopea grafica di inizi ‘900, epoca in cui persino i manifesti reclamizzanti prodotti cosmetici avevano tutte le caratteristiche di vere e proprie opere d’arte.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Questa mostra, da sola, non basta a conoscere il lungo cammino artistico di Cambellotti: è comunque un’ottima introduzione che alimenterà in molti la curiosità e la voglia di approfondire. Un modo per continuare il percorso cambellottiano è fare visita alla deliziosa <a href="http://www.museivillatorlonia.it/casina_delle_civette/la_casina_delle_civette">Casina delle Civette</a> di Villa Torlonia, insolito villino che prende il nome dalle figure di civette disegnate proprio dal Nostro: le altre decorazioni sono firmate da altrettanto grandi artisti del liberty italiano, come Vittorio Grassi e Umberto Bottazzi, anche loro in attesa di essere (ri)presi in considerazione dalla manualistica della storia dell’arte nostrana.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="lightbox" title="cache-cache_5485804d41320e89893c4b461440b244_08604d2e5d84b63da4eb4bc9fa3f4fb5" href="http://www.letterefilosofia.it/2010/12/un-rapido-sguardo-a-duilio-cambellotti-illustratore/cache-cache_5485804d41320e89893c4b461440b244_08604d2e5d84b63da4eb4bc9fa3f4fb5-2/"><img class="size-large wp-image-3695 aligncenter" title="cache-cache_5485804d41320e89893c4b461440b244_08604d2e5d84b63da4eb4bc9fa3f4fb5" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/12/cache-cache_5485804d41320e89893c4b461440b244_08604d2e5d84b63da4eb4bc9fa3f4fb51-1024x542.jpg" alt="" width="414" height="219" /></a></p>
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		<title>Il Male Oscuro di Mario Monicelli</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 13:07:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Chiocchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monicelli]]></category>
		<category><![CDATA[regista]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1995 Mario Monicelli diresse Facciamo Paradiso. Lo stesso girò anche il Male Oscuro nel 1989. Ben ventun&#8217; anni dopo viene girato l’ultimo ciak della  <a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/12/il-male-oscuro-di-mario-monicelli/">Leggi il resto...</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel 1995 <strong>Mario Monicelli </strong>diresse <em>Facciamo Paradiso</em>. Lo stesso girò anche il <em>Male Oscuro</em> nel 1989. Ben ventun&#8217; anni dopo viene girato l’ultimo ciak della vita di Mario Monicelli, senza di lui in cabina di regia però.<a rel="attachment wp-att-3629" href="http://www.letterefilosofia.it/2010/12/il-male-oscuro-di-mario-monicelli/i29217monicellifu1/"><img class="alignleft size-full wp-image-3629" title="i29217monicellifu1" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/12/i29217monicellifu1.jpg" alt="" width="417" height="428" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il “maestro” non ha assistito a quella scena e nemmeno l’ha ideata o pensata prima d’ora, tant’è vero che se n’è andato prima che l’infausto gesto fosse compiuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 29 Novembre 2010 il corpo di Mario Monicelli è volato dal 5 piano del reparto Urologia dell’ospedale <strong>San Giovanni</strong> di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha scelto questo modo il grande regista novantacinquenne per togliersi la vita, rimanendo sotto i riflettori pur non essendo consapevole di far spettacolo anche così. Aldilà del modo, più o meno sindacabile, credo che tutti possano essere d’accordo sul fatto che l’uomo che s’è <strong>gettato dalla finestra</strong> non era più Mario Monicelli. Il maestro è probabilmente scomparso già da tempo poiché il cancro alla prostata l’ha consumato più velocemente di questi <strong>95 anni</strong> vissuti con il lume della ragione sempre acceso. L’ultimo pensiero del grande regista fu probabilmente un pensiero triste circa il suo stato di solitudine e di sofferenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Appare difficile credere che un <strong>maestro della regia</strong> e del cinema italiano come lui abbia deciso di ritirarsi dalle scene in questo tragico modo, a 95 anni, proprio lui che superò con difficoltà il suicidio di un padre.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma di tutte queste chiacchiere non ci resterà nulla. Quel che resta è invece il frutto del suo operato, delle sue collaborazioni e i monumenti di alcuni dei suoi capolavori (<em>I soliti ignoti</em> 1958; <em>La grande guerra</em> 1959; <em>L’ armata Brancaleone</em> 1966; <em>Amici miei</em> 1975; <em>Un borghese piccolo piccolo</em> 1977; <em>I nuovi mostri</em> 1977; <em>Il Marchese del Grillo</em> 1981; <em>Amici miei atto II</em> 1982; <em>Parenti serpenti</em> 1992 ; <em>Le rose del deserto</em> 2006 tra gli altri) eretti nel cuore degli italiani di almeno tre generazioni e che difficilmente verranno demoliti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci resta l’immagine del primo <strong>Totò</strong>; di un <strong>Alberto Sordi</strong> preso ad inizio carriera e ritrovato nel periodo di maturità artistica più importante; ci restano le note commoventi e le armonie intense prestategli da <strong>Nicola Piovani</strong>; la collaborazione fruttuosa e profonda con <strong>Vincenzo Cerami</strong> e una lista di capolavori gestiti col massimo dell’arguzia e soprattutto di ironia critica affezionata a quella Commedia all’italiana che prolifera nel <strong>Belpaese</strong> dal secondo dopoguerra in poi.</p>
<p style="text-align: justify;">Monicelli non s’è suicidato ma ha scelto la via più breve per resistere a quella <strong>vita senza lavoro</strong>, senza ciak, senza copioni e sceneggiature, senza provini, senza produttori, senza truccatori e costumisti, senza macchine da presa e senza riflettori. L’inquadratura finale è quella di un grande uomo che non sopporta la vita di quel semplice “<em>borghese piccolo piccolo</em>” che vive senza lavoro e senza stimoli, sprofondando passo dopo passo nel buco nero del “<em>Male oscuro</em>”.</p>
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		<title>Sherlock Holmes a teatro: un inedito a Roma</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 18:59:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Francesca De Felice racconta al Giornale la messa in scena di Sherlock Holmes al teatro Ruskaja di Roma.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a class="lightbox" title="sherlock-holmes" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=3658"><img class="alignleft size-medium wp-image-3658" title="sherlock-holmes" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/12/sherlock-holmes-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Sherlock Holmes e lo strano caso di Alice Faulkner</em> è l’inedito andato in scena per la prima volta in Italia al teatro Ruskaja di Roma, presso l’Accademia Nazionale di Danza, il 27 novembre scorso. Il progetto è stato inserito all’interno della <em>Serata Vittoriana</em>, ideata e curata dal prof. Gebbia, presidente dell’Associazione <em>Uno studio in Holmes</em>, in collaborazione con l’Accademia di Danza e l’Università La Sapienza di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">L’evento, iniziato con più di un’ora di ritardo a causa del prolungamento del convegno, è stato aperto dal <em>Concerto per soprano e pianoforte</em> con Eleonora Damizia e Corrado Severi Silvestrini, i quali hanno eseguito due brani tratti dagli spettacoli musicali <em>Sherlock Holmes &#8211; the musical</em> e (1988) e <em>Baker Street</em> (1965). La seconda tappa è stata scandita dal balletto <em>Reverse Tea Room</em>, ideato dalle studentesse di coreografia dell’Accademia Marta Capitani, Federica M. Cucinotta e Sara De Santis con la supervisione di Cristina Caponera. Il balletto, dal linguaggio chiaro e comprensibile anche per chi come me non è una habitué della danza, ci introduce al tema del doppio, che tenterà poi di emergere nella messa in scena teatrale. Tentativo riuscito solo a tratti.</p>
<p style="text-align: justify;">La commedia di William Gillette e Sir Arthur Conan Doyle, spiega il prof. Gebbia in apertura, è importante per la nascita di alcune di quelle caratteristiche assenti nei romanzi ma note al grande pubblico, come la celebre battuta “Elementare, Watson” e l’uso della pipa ricurva, ed ha avuto un enorme successo in America e nel Regno Unito, tanto da essere replicata per ben trentacinque anni, finché il cinema non si è imposto anche a Baker Street. In Italia è stata portata in scena dalla <em>Compagnia Teatrale C’era una volta</em> con la regia del ventitreenne Danilo Puce. Con stupore, tra la fine del balletto e l’inizio dello spettacolo, vedo più di un terzo della sala, quello composto dagli studenti dell’Accademia Nazionale di Danza, alzarsi e andare via: non tutto è considerato arte da tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il regista, incontrato il giorno della prova generale, ci aveva fornito alcune spiegazioni su questo suo lavoro e sulle sue esperienze precedenti:</p>
<p style="text-align: justify;">-         <strong>Danilo, quali sono le tue esperienze formative e teatrali e come è nata la tua collaborazione con l’Associazione <em>Uno Studio in Holmes</em>?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sono laureato in Letteratura, Musica e Spettacolo alla Sapienza, e ho partecipato a diversi laboratori teatrali. Nel 2009 ho fondato un mio gruppo indipendente con il quale ho allestito tre spettacoli, due dei quali scritti da me. Mi sono laureato con il prof. Gebbia facendo una tesi proprio su Sherlock Holmes, entrando anche a far parte dell’Associazione, di cui però non sono un membro attivo, e quando è capitata l’occasione di dover mettere in scena questo testo, il professore mi ha contattato.</p>
<p style="text-align: justify;">-         <strong>Parlaci del testo, della tua idea di messa in scena.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questa commedia ci presenta uno Sherlock Holmes atipico, che si innamora, mentre quello dei romanzi è totalmente disinteressato, potremmo dire quasi asessuato. È un testo che presenta tutte le caratteristiche tipiche del romanzo dell’epoca: sentimento, eroismo, intriso di melodramma. Noi abbiamo tentato di smorzare questi toni dando alla messa in scena un taglio più fumettistico e un’ambientazione noir incentrando lo spettacolo, più che sul mistero e la storia d’amore, su Sherlock Holmes e il suo doppio. Per restituire l’atmosfera e l’esperienza della lettura del romanzo, abbiamo mantenuto Watson come voce narrante e creato uno sfondo scenografico a forma di libro; per il tema del doppio abbiamo giocato sulla classica opposizione del bianco e del nero come simbolo del bene e del male, così abbiamo su una pagina (del libro/scenografia, n.d.r.) linee dritte e geometriche per rappresentare il mondo “nero” di Moriarty, sull’altra linee curve e contorte per rappresentare Holmes, che non può essere definito totalmente un buono, ma alla fine vince grazie alla sua fantasia, con la quale arriva a creare diverse soluzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">-         <strong>Hai incontrato difficoltà con questo testo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente rappresentare un personaggio del genere non è stato semplice, specialmente perché, da amante dei romanzi, lavorare con un Holmes totalmente diverso significava stravolgere l’idea dell’eroe letterario a cui sono invece particolarmente legato, per questo ho tentato di dare più risalto all’azione rispetto al sentimentalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Lavorare con questo personaggio, però, da quello che ho potuto notare come pubblico, non è stato difficile solo per il regista ma anche per Concetto Calafiore, l’attore che lo interpretava: forse ricercando l’<em>aplombe</em> inglese, è scivolato in un tono di voce a tratti monocorde, lasciandosi sfuggire tra le dita la possibilità di giocare con le forti evoluzioni che subisce il personaggio, dai problemi con la droga all’amore per Alice Faulkner. Ma era in buona compagnia: diversi personaggi hanno concorso a creare una sensazione di tempo diluito. Tuttavia, a parte qualche appiattimento, abbiamo visto diversi momenti frizzanti e ritmati; dico abbiamo perché non scrivo da critico asettico, ma da spettatore presente in sala che, con gli altri, è diventato pubblico, e il pubblico (spettatori che formano un insieme) in alcuni casi partecipava molto. Ma voglio anche tenere in conto tutta una serie di incastri sfavorevoli. Ad esempio, il regista ha anche interpretato il ruolo di Moriarty, l’antagonista del più famoso investigatore, con tutte le problematiche proprie dello stare in scena e contemporaneamente dover capire, con occhio esterno, ciò che funziona e ciò che non funziona. Puce, a mio avviso, si è distinto più nella veste di attore che in quella di regista: personaggio ben studiato, calibrato, è riuscito a trasmettere le sue intenzioni e a sostenere il “cattivo” Moriarty. Molto vive anche Cristina Filardo nel ruolo di Alice Faulkner e Ylenia Petrelli in quello di Madge Larrabbee, una dei “cattivi” del dramma. Ben caratterizzati anche Craigin (Antonio De Luca) e Felpato McTague (Alessandro Giova), i cosiddetti personaggi minori che, invece, hanno portato a termine il loro compito dall’inizio alla fine. La calda voce narrante di Watson, per finire la rassegna dei personaggi (che in realtà non sono finiti, ma mi fermo qui) alias Simone Ruggiero, nonostante una mano non proprio ferma, era un ottimo accompagnamento durante i cambi scena a vista, peccato soltanto che ha perso il punto luce proprio nell’ultima scena, e quindi ha chiuso lo spettacolo con il volto totalmente in buio.</p>
<p style="text-align: justify;">L’espediente dei cambi scena a vista è stata una soluzione intelligente e aggraziata al problema tecnico di trovarsi senza sipario; invece ho trovato più discutibili altre scelte registiche, ad esempio mi è sembrato che, a parte alcuni momenti, non ci fosse un disegno troppo chiaro delle luci, quando invece l’illuminazione può parlare molto, tuttavia, se consideriamo l’altra faccia della medaglia, questo può essere un bene perché gioca a favore di semplicità e asciuttezza; non condivido il far recitare ad Holmes una scena piuttosto lunga totalmente di spalle al pubblico, o aver “massacrato” poco gli attori per fargli spingere la voce, ma grazie all’ottima acustica dell’antica cisterna romana in cui ci trovavamo questo problema non c’è stato. Capiamo però che il fattore emozione ha giocato molto a sfavore della giovane compagnia, per questo non mi sento di bocciare questo lavoro, anzi: una compagnia professionista probabilmente non avrebbe accettato le dure condizioni di lavoro a cui sono stati sottoposti questi ragazzi, costretti a provare in spazi non convenzionali (vedi: casa del regista, Villa Torlonia…). Ci tengo a ripetere poi che il testo rappresentato è un inedito, quindi messa in scena del tutto originale, per questo continuo a pensare che abbia fatto bene Danilo/Moriarty a non eccedere e a tenersi sul semplice. Attenzione però che il non eccedere non diventi anche un non osare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ultima nota di merito: le musiche briose e calzanti di Riccardo Messori.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Se prima della messa in scena abbiamo parlato con il regista, dopo abbiamo incontrato il prof. Alessandro Gebbia, che ci ha parlato della commedia da un altro punto di vista.</p>
<p style="text-align: justify;">-         <strong>Professore, lei ha curato la traduzione e l’adattamento di <em>Sherlock Holmes e lo strano caso di Alice Faulkner</em>. Sappiamo che sono state apportate modifiche al testo anche mentre la messa in scena era in corso d’opera. Ci spieghi le particolarità di questo testo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, la traduzione è integrale, tuttavia ci sono stati degli adattamenti perché i tempi teatrali di oggi sono diversi rispetto ai primi del ‘900. Ci siamo trovati di fronte ad un testo vittoriano, che non è mai facile da tradurre, a cominciare dai pronomi: “you” rende sia il tu, sia il voi, sia il lei; la differenza dipende dall’intonazione, dalla gestualità, dalla postura del corpo. In quest’epoca non abbiamo quasi mai il tu, anche in Italia, soprattutto al sud: veniva usato il voi anche tra marito e moglie, o dai figli nei confronti dei genitori, era una grande forma di rispetto e un modo per mantenere le distanze tra i diversi ruoli sociali. Nel mondo vittoriano assistiamo ad una esasperazione del voi, per questo quando ho visto in scena Holmes abbracciato ad Alice Faulkner l’ho trovato eccessivo per il tempo, anche se poi la società vittoriana era solo un sistema di apparenze. I dialoghi tra i coniugi Larrabbee, invece, li abbiamo tradotti con il tu perché questo può essere giustificato dalla loro appartenenza ad una classe medio-bassa.</p>
<p style="text-align: justify;">Avremmo potuto scegliere una via diversa, ma abbiamo deciso di alleggerire la traduzione in modo tale che il testo potesse essere sia recitabile che leggibile con piacere: al giorno d’oggi sentire in scena parole come “poffarbacco” e “ohibò” sarebbe stato eccessivo.</p>
<p style="text-align: justify;">-         <strong>Come mai ha scelto di affidare questo testo al giovane Danilo Puce?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Credo molto nella collaborazione con gli studenti, tra l’altro alla base di questa traduzione c’è Monica Meloni, che si è laureata con me sia alla triennale che alla specialistica, e ora la sto seguendo in un master, e anche Danilo si è laureato con me. Credo che sia importante coinvolgere gli studenti in esperienze di questo tipo, e trovo che l’università Sapienza stia facendo grossi passi avanti, sebbene sia carente nel favorire attività che, facendo un calco dall’inglese, potrei definire <em>extra-murali</em>. Questo è uno dei motivi per cui insisto sul fatto che il Centro Teatro Ateneo non può restare chiuso e non deve essere un luogo teorico, ma pratico. Un altro spazio inutilizzato è la Sala Pasolini, ora recuperato da Anna Fraioli, dirigente della segreteria dell’ex facoltà di Lettere ma anche attrice e autrice comica, che lo sta utilizzando per un laboratorio teatrale gratuito rivolto agli studenti, ma continua ad essere poco.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tornare alla domanda, ho lavorato molto con Danilo e i ragazzi della compagnia; sono andato con il prof. Guerra a vedere una filata circa a metà lavorazione e li abbiamo indirizzati su alcuni punti, poi ho incontrato le allieve dell’Accademia di Danza, alle quali ho spiegato i meccanismi della società vittoriana, e dopo il nostro incontro, con l’aiuto della professoressa Caponera, hanno ideato la coreografia. Trovo che parlare con gli studenti sia sempre molto fruttuoso se non ci si pone come detentori di una verità assoluta.</p>
<p style="text-align: justify;">-         <strong>Durante il suo lavoro di traduzione, aveva in testa un suo personale allestimento, e l’ha ritrovato poi nello spettacolo che ha visto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ci tengo a ricordare che sono un allievo di Agostino Lombardo, il quale non amava, ed io come lui, le teorie, soprattutto le teorie della traduzione. Le trovo spesso solo <em>chiacchiere</em> intellettuali: tradurre è un mestiere pratico e si impara con la pratica. E così, traducendo il copione, lo leggevo a voce alta per cercare di capire gli intoppi, ad esempio i punti in cui serviva una pausa far tirare il fiato agli attori, e per ascoltare la musicalità delle parole, perché un testo teatrale è fatto, per citare Eduardo, di “parole di voce e non d’inchiostro”. È chiaro che l’ho anche messo in scena nella mia testa, ma l’ho tenuto per me: è il regista che dà il taglio e imposta l’allestimento secondo sue idee. Dopo aver visto la prima filata abbiamo dato dei consigli, alcuni sono stati seguiti ed altri no, come è giusto che sia, perché qui sta l’autonomia del regista; è importante che i giovani imparino a rischiare esponendo il loro punto di vista, imparino ad osare.</p>
<p style="text-align: justify;">-         <strong>Un’ultima domanda: lo spettacolo ha portato via tempo ed impegno alla Compagnia, ma è stato messo in scena una sola volta. Pensa che sia possibile fare altre repliche?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se i ragazzi trovassero un teatro e fossero tutti d’accordo certo, o anche se riuscissi a convincere il Rettore per avere la Sala Pasolini o il Centro Teatro Ateneo, la mia traduzione è a loro completa disposizione.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Francesca De Felice</em></p>
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		<title>La Bella e la Bestia: Il musical – L’amore va in scena al Brancaccio di Roma</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 13:09:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Ogni favola è un gioco che si fa con il tempo / ed è vera soltanto a metà / la puoi vivere tutta in un  <a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/12/la-bella-e-la-bestia-il-musical-l%e2%80%99amore-va-in-scena-al-brancaccio-di-roma/">Leggi il resto...</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3607" href="http://www.letterefilosofia.it/2010/12/la-bella-e-la-bestia-il-musical-l%e2%80%99amore-va-in-scena-al-brancaccio-di-roma/cate-003/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3607" title="cate 003" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/12/cate-003-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>&#8220;Ogni favola è un gioco che si fa con il tempo / ed è vera soltanto a metà / la puoi vivere tutta in un solo momento / è una favola non è realtà…&#8221; così canta Edoardo Bennato in un suo celebre testo, ma a dire il vero assistendo <strong>al musical de <em>La Bella e la Bestia</em> presso il teatro Brancaccio</strong>, ho avuto la sensazione che realtà e magia si fondessero in un unico vortice di colori, suoni e luci meravigliose.</p>
<p>La fiaba è indubbiamente il classico Disney tra i più amati, storia di una ragazza semplice, Belle e del suo amore per un principe trasformato in Bestia da un terribile sortilegio.</p>
<p>È ormai <strong>dal 22 Ottobre</strong> che il pubblico romano viene letteralmente incantato da questo spettacolo che vede come protagonisti <strong>Arianna Bergamaschi </strong>(in arte semplicemente Arianna), nel ruolo di <strong>Belle </strong>e <strong>Antonello Angiolillo, </strong>in quello della <strong>Bestia. </strong>La loro presenza scenica è sorprendente, è chiaro che siano entrambi artisti con grande esperienza alle spalle, si donano al pubblico completamente e con semplicità, senza mai risultare troppo artefatti ed eccessivi.</p>
<p>Ma non sono da meno gli altri divertentissimi personaggi che colorano la scena per circa <strong>due ore di spettacolo</strong>, senza mai attimi di noia e con costumi davvero creativi. C’è <strong>Lumiere, </strong>il candelabro dall’accento francese, <strong>Din Don, </strong>l’orologio e <strong>Mrs. Bric</strong>,<strong> </strong>premurosa mamma-teiera del dolce <strong>Chicco, </strong>la tazzina (rimarrete indubbiamente sorpresi da come questo personaggio viene rappresentato). E poi ancora la cantante lirica, oramai guardaroba, <strong>Madame de la Grande Bouche </strong>e <strong>Babette, </strong>la provocante scopa che fa “accendere” di desiderio (e dal vivo con fiamme vere!) Lumiere. Abile nella sua performance il vanitoso e arrogante pretendente di Belle, <strong>Gaston </strong>(<strong>Andrea Croci</strong>), che ci regala dei momenti di pura esilarante comicità e in cui si rispecchiano tutte le caratteristiche del tipico e attualissimo “spaccacuori maschilista”.</p>
<p>La vera apoteosi dello spettacolo si raggiunge però nella celeberrima scena della cena: ballerine di can-can vestite da tovaglioli o da piatti luccicanti, altre ancora che simulano con piroettes dei cava-tappi, forchette, coltelli e cucchiai, saliere e tappetini acrobati che lasciano il pubblico a bocca aperta. <strong>Uno spettacolo per gli occhi.</strong></p>
<p>Sempre romantico e commovente il ballo tra Belle e la Bestia sulle note della <strong>colonna sonora del film</strong>, che suggella l’innamoramento tra i due e che ancora ci fa sognare una società priva di apparenze e ingiusti stereotipi. Ecco dunque che l’incantesimo è finalmente spezzato e la Bestia appare come un meraviglioso principe anche se agli occhi di lei lo è sempre stato.<a rel="attachment wp-att-3608" href="http://www.letterefilosofia.it/2010/12/la-bella-e-la-bestia-il-musical-l%e2%80%99amore-va-in-scena-al-brancaccio-di-roma/cate-022-2/"><img class="alignright size-medium wp-image-3608" title="cate 022" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/12/cate-0221-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Avete tempo<strong> fino al</strong><strong> 30 Gennaio</strong> per godervi un po’ di Broadway nella capitale ad un costo, comunque, accessibile:<strong> si va dai 26 ai 65 euro nelle giornate di Martedì, Mercoledì, Giovedì e Domenica sera </strong>e<strong> dai 35 ai 75 euro il Venerdì, Sabato pomeriggio e sera e Domenica pomeriggio. </strong>La particolarità dei biglietti è che in base al prezzo vengono chiamati con i nomi dei nostri protagonisti: <strong>Bella, Lumiere e Din Don assicurano posti in platea, mentre Babette e Maurice in galleria, </strong>da cui è comunque possibile avere una buona visuale spendendo poco.</p>
<p><em>La Bella e la Bestia </em>è un musical che riempie di gioia, antidoto ideale se avete trascorso una giornata negativa o se semplicemente volete rilassarvi senza pensieri e preoccupazioni; canticchierete per giorni le sue orecchiabili melodie, proprio come sto facendo io in questo momento.</p>
<p><a href="http://www.labellaelabestia.it/tmpl/template2.aspx?page=home" target="_blank">Link al sito dell&#8217;evento</a></p>
<p style="text-align: right;"><em>Cecilia Spano</em></p>
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		<title>Il corteo romano del 30/11/2010 (con video originali)</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 21:56:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La cronaca della manifestazione odierna, via per via, momento per momento, con video originali degli scontri avvenuti in via del Corso.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float: left; margin-right: 10px;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="300" height="180" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/gkN2NMdLwOE?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="300" height="180" src="http://www.youtube.com/v/gkN2NMdLwOE?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, 30 novembre, è stata la giornata della manifestazione studentesca in concomitanza con la discussione alla Camera del DDL Gelmini. Il corteo principale, partito alle nove a mezza da piazzale Aldo Moro, era composto da decine di migliaia di studenti universitari e delle scuole superiori. Durante il tragitto, attraverso stazione Termini e via Cavour, il corteo si è ingrossato grazie all&#8217;afflusso di altri spezzoni partiti da altri luoghi della capitale.<br />
Il corteo, spostandosi poi lungo via dei Fori Imperiali, ha raggiunto piazza Venezia; da lì, largo di Torre Argentina e nelle vie interne, passando accanto al Pantheon, in direzione della Camera dei deputati. L&#8217;acceso a piazza di Montecitorio è stato impedito da un folto schieramento di forze dell&#8217;ordine che, presidiando tutti gli accessi alla piazza grazie all&#8217;ausilio di camionette blindate, ha bloccato i manifestanti.</p>
<p style="float: right;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="300" height="180" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/dnyvettlRLc?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="300" height="180" src="http://www.youtube.com/v/dnyvettlRLc?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Gli studenti in protesta hanno reagito con un fitto lancio di ortaggi, carta igienica e fumogeni ma, dopo aver richiesto invano alla polizia di poter accedere alla piazza, hanno dovuto far dietrofront per poi ricompattarsi a largo Argentina. Da lì il corteo, muovendosi lungo corso Vittorio Emanuele, passando quindi sul Lungotevere e attraversando via di Ripetta, ha tentato una manovra di aggiramento cercando una via di accesso alla piazza negata. Entrati in via del Corso però, i manifestanti hanno incontrato, all&#8217;altezza di via delle Viti, un ennesimo blocco di polizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Hanno allora tentato di forzare lo sbarramento, avanzando compatti difesi dagli scudi-libro. Al tentativo di ribaltare una delle camionette che bloccava la strada, la polizia ha risposto con un lancio di fumogeni ed effettuando un paio di cariche. Gli studenti hanno allora desistito e, dopo aver transitato da piazza del Popolo, si sono diretti alla stazione Termini, dove hanno bloccato i binari dei treni prima di far ritorno alla città universitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3589" href="http://www.letterefilosofia.it/2010/11/il-corteo-romano-del-30112010/ante30/"><img class="aligncenter size-large wp-image-3589" title="ante30" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/11/ante30-1024x462.jpg" alt="" width="1024" height="462" /></a></p>
<p style="text-align: right;"><em>Servizio a cura di Mauro Genovese, Michelangelo Pecoraro, Fabio Poroli</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ancora a Montecitorio</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 17:07:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michelangelo Pecoraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[Montecitorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il racconto della seconda manifestazione romana contro l'approvazione del DDL Gelmini. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3435" href="http://www.letterefilosofia.it/2010/11/ancora-a-montecitorio/striscion/"></a><a rel="attachment wp-att-3435" href="http://www.letterefilosofia.it/2010/11/ancora-a-montecitorio/striscion/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3435" title="striscion" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/11/striscion-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>La giornata degli studenti in protesta comincia presto, alla Sapienza. Molti sono rimasti, questa notte, nelle Facoltà occupate; chi ha dormito tre ore, chi non ha proprio dormito. I volti sono affaticati ma entusiasti. Per i corridoi si sentono echeggiare i primi cori: &#8220;il Senato è solo l&#8217;inizio&#8221; e &#8220;questa riforma non passerà&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Un breve passaggio nelle aule in cui si sta facendo lezione e, verso le 10:00, inizia l&#8217;assembramento in piazzale Aldo Moro, di fronte alla città universitaria. Il numero di studenti è scarsino, probabilmente non arriva al migliaio, ma un po&#8217; per la trionfale giornata di ieri, un po&#8217; per la musica che cadenza i passi gli studenti si muovono decisi. Nel frattempo, di fronte a Montecitorio, cominciano ad arrivare i primi studenti per il sit-in.</p>
<p style="text-align: justify;">A Castro Pretorio il corteo scende nella metropolitana, con la quale, al grido &#8220;noi la metro non la paghiamo&#8221;, arriva sino a Colosseo. Da Colosseo si procede, tra gli sguardi dei turisti e dei carabinieri che sorvegliano ogni spostamento, verso Montecitorio.<a rel="attachment wp-att-3434" href="http://www.letterefilosofia.it/2010/11/ancora-a-montecitorio/dsc03387/"><img class="alignright size-medium wp-image-3434" title="DSC03387" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/11/DSC03387-225x300.jpg" alt="" width="135" height="180" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;arrivo a Montecitorio è festoso: applausi e grida da parte degli studenti che già si trovano là, seguiti da alcuni comizi megafonati di fronte alle decine di giornalisti presenti. Il corteo, dopo una breve pausa di fronte al palazzo dentro cui si sta discutendo il DDL, riprende in direzione Piazza del Popolo, ingrossato dai presenti al sit-in. Nel frattempo, alla Camera, la Gelmini vota a favore di un emendamento, insieme all&#8217;opposizione. Lapsus freudiano?</p>
<p style="text-align: justify;">Il corteo prosegue, nonostante la pioggia che inizia a cadere intorno all&#8217;una e trenta, per le vie del centro: via Condotti, via del Corso. I cori intonati sono i classici &#8220;la gente come noi non molla mai&#8221; e &#8220;noi la crisi non la paghiamo&#8221;. Iniziano ad apparire ombrelli, ma quasi nessuno defeziona, anzi in via del Corso, complici i turisti e la gente in giro per lo shopping, il corteo sembra apparire più maestoso e deciso.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3433" href="http://www.letterefilosofia.it/2010/11/ancora-a-montecitorio/dsc03425-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3433" title="DSC03425" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/11/DSC034251-300x225.jpg" alt="" width="180" height="135" /></a>Giunti alla fine, verso le 14:20, i manifestanti tornano sui propri passi e, dopo aver percorso via dei Fori Imperiali, tornano davanti al Colosseo. Qua, dopo un rapido blitz, alcuni manifestanti espongono uno striscione con la scritta &#8220;nessun profitto sulla nostra pelle&#8221;, parte il coro &#8220;siamo noi, siamo noi, oggi i leoni siamo noi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il corteo termina e i manifestanti tornano, sempre in metropolitana, alla città universitaria. L&#8217;approvazione del DDL è stata spostata a martedì, dopo la sconfitta del Governo in aula e i bisticci interni alla maggioranza. Altro tempo a disposizione di opposizione sociale e parlamentare per confrontarsi su una riforma sempre più appesa a un filo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3432" href="http://www.letterefilosofia.it/2010/11/ancora-a-montecitorio/scudi/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3432" title="Scudi" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/11/Scudi-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Corteo e sit-in anti-DDL Gelmini</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 15:53:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca Universitaria]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[corteo]]></category>
		<category><![CDATA[DDL Gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sit-in]]></category>

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		<description><![CDATA[Cronaca del corteo e del sit-in di protesta contro l'approvazione del DDL Gelmini.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/11/corteo-e-sit-in-anti-ddl-gelmini/flash-mob/" rel="attachment wp-att-3396"><img class="alignleft size-full wp-image-3396" title="Flash mob" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/11/Flash-mob.jpg" alt="" width="397" height="179" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Piazza di Montecitorio non è riuscita a contenere tutti i partecipanti al presidio contro il DDL Gelmini: sono state numerosissime le persone che stamattina hanno manifestato il loro dissenso alla riforma in discussione alla Camera.</p>
<p style="text-align: justify;">Le bandiere presenti erano quelle della CGIL &#8211; Federazione Lavoratori della Conoscenza, Unione sindacale di base, Unione degli universitari, Rete universitaria nazionale, Studenti democratici, Gioventù attiva. Ma la presenza più consistente è stata quella degli studenti e dei ricercatori, che da sempre difendono la natura spontanea della propria mobilitazione, lontana da sindacati e partiti.</p>
<p style="text-align: justify;">I primi a riempire la piazza sono stati gli studenti del liceo Montale di Roma, che hanno dato vita ad un <em>flash mob</em> in cui si è rappresentato lo stato di prigionia e morte imminente della scuola pubblica. A centinaia si sono poi spostati poi verso viale Trastevere, per dare man forte ad un altro presidio. Nel frattempo piazza di Montecitorio si è riempita di universitari, fino all’arrivo del corteo partito da piazzale Aldo Moro. Gli studenti universitari hanno affollato per circa un’ora le strade tra via del Corso e il Pantheon. Poi sono ripartiti in corteo per le vie del centro. Qualche tensione tra un gruppo di manifestanti e le forze dell&#8217;ordine, scaturita da un tentativo di accedere al Senato e condita un lancio di uova.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla testa del corteo una enorme pacchetto di sigarette recava la scritta “DDL GELMINI. Nuoce gravemente a te e chi ti sta intorno”. Ma per i manifestanti non è solo una questione di istruzione e università. Al grido di “dimissioni, dimissioni”, gli studenti interpretano lo stato di profonda crisi della  politica italiana e del governo <em>in primis</em>: i tagli alla ricerca e alla scuola pubblica di un sistema educativo che sembra puntare sempre più alla privatizzazione rappresentano uno dei numerosi punti di non ritorno a cui si è giunti, guidati da una classe politica che non pare avere seri progetti a lungo termine e che pare sempre più disinteressata al governare e maggiormente attenta a non destabilizzare l&#8217;equilibrio dei poteri.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-3405" title="DSC03372" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/11/DSC03372-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">Così i giovani che sfilano criticano consapevolmente tutte le falle del sistema Italia. Aspettando l’esito della discussione alla Camera (oltre 400 gli emendamenti da votare), la mobilitazione si dà come prossimo importante appuntamento la manifestazione di sabato 27 novembre organizzata dalla CGIL e che coinvolgerà giovani e lavoratori.</p>
<p style="text-align: right;"><em><br />
</em></p>
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